lunedì 24 dicembre 2012

Il caso Scarpinato verso l’archiviazione, la discussione del Csm.


Lo scorso 7 novembre il Plenum del Csm ha votato a favore dell'archiviazione della pratica relativa alle dichiarazioni del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, in occasione dell'anniversario di via D'Amelio. Quel giorno Scarpinato aveva letto una lettera a Paolo Borsellino.
“Caro Paolo – si leggeva nel testo - stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti  riservati alle  autorità,  anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e  di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco  le cui vite – per usare le tue parole - emanano quel puzzo del compromesso morale  che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà”. Parole ineccepibili, prive di alcun cenno offensivo o infamante, nella piena libertà di espressione che rientra in una democrazia compiuta. Ma non in Italia, dove, su decisione del Comitato di presidenza del Csm (su richiesta del laico del Pdl Nicolò Zanon), a seguito di quelle dichiarazioni, si era proceduto ad inviare gli atti riguardo la nomina del nuovo procuratore generale di Palermo al pg della Cassazione Gianfranco Ciani. In questo modo si metteva a rischio la domanda di trasferimento di Roberto Scarpinato da Caltanissetta al capoluogo siciliano, così da minare la sua nomina a procuratore generale di Palermo. A sostegno di Scarpinato era stata redatta una lettera-appello firmata da oltre 400 magistrati, da diversi familiari di vittime di mafia (tra cui Agnese, Salvatore e Rita Borsellino) e numerosi esponenti della società civile; anche l'Anm aveva criticato l'apertura della pratica nei confronti del pg nisseno.

Riportiamo di seguito il testo integrale della discussione al Plenum del Csm in attesa di conoscere la decisione dell’organo di autogoverno delle toghe.

SCARICA IL DOCUMENTO: Trascrizione discussione Csm

Le "Ragioni di Stato" e le parole vuote di Nicola Mancino. - Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo


mancino-interrogato-processo
“Ho buoni e doverosi motivi per affermare che io non sono stato spregiudicato nel coinvolgere nelle indagini sulla cosiddetta trattativa il capo dello Stato, che ho sempre stimato per la sua alta funzione e con il quale ho avuto modo di conservare, collaborando, stima, rispetto, amicizia e devozione”.
La penosa replica dell'ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, alle pesanti accuse di Agnese Borsellino rilasciate alla giornalista di Servizio Pubblico si commenta da sola. L’ex vice presidente del Csm ha ribadito la sua totale estraneità alla trattativa Stato-mafia: “Non ho mai saputo niente e, perciò, non ho avuto nessun ruolo...”. 
Al di là della sua prevedibile autodifesa resta però ancora sospesa la mancata spiegazione di una sua affermazione intercettata al telefono con l’allora Consigliere di Giorgio Napolitano, Loris D’Ambrosio, scomparso lo scorso 26 luglio. In quella telefonata il privato cittadino Nicola Mancino dichiarava di essere “un uomo solo” che in quanto tale “va protetto” affinché non chiami in causa “altre persone”. 
Di fronte alla nostra richiesta di un chiarimento Mancino aveva definito “una sciocchezza” la domanda stessa, aggiungendo che prima di rispondere alla stampa lo avrebbe riferito “al giudice”. 
Ma allo stato non ci risulta alcuna sua intenzione di fare chiarezza in merito. La sua paventata “estraneità” alla trattativa Stato-mafia stride ulteriormente con le sue stesse affermazioni fatte a D’Ambrosio. 
Quello che vorremmo chiedere al senatore Mancino è cosa avrebbe risposto se a chiedergli conto di quella telefonata fosse stata la signora Agnese Borsellino. Quali giustificazioni avrebbe utilizzato per sviare l’attenzione dalla gravità di quelle sue affermazioni? E soprattutto quale diabolica “ragione di Stato” avrebbe possibilmente chiamato in causa per scagionare se stesso e quelle “altre persone” coinvolte di cui sarebbe a conoscenza? 
Il suo silenzio è forse legato alla paura di finire vittima di un sistema criminale che non perdona coloro che “parlano”? Al momento non è possibile ipotizzare se Mancino mai riferirà ad un giudice tutto – ma proprio tutto – quello che sa su una trattativa che si è consumata anche nel periodo della sua reggenza al ministero dell’Interno. 
“Perché Paolo rientrato la sera di quello stesso giorno da Roma, mi disse che aveva respirato aria di morte?”, si è chiesta la signora Agnese. Il riferimento al primo luglio 1992 è legato al suo incontro al Viminale con Paolo Borsellino. Senatore Mancino, a distanza di vent’anni, seppur con fatica, lei ammette di avergli potuto stringere la mano, ma non chiarisce minimamente il tema di quell’incontro. Oggi, dopo le dichiarazioni di Agnese Borsellino, lei tenta nuovamente la carta dell’auto assoluzione. 
Di fonte alla purezza d’animo della signora Agnese nei confronti della quale siamo tutti debitori e soprattutto di fronte alla pretesa di giustizia della vedova del giudice Borsellino lei ha il dovere di dire la verità. Non ci potrà essere alcuna “ragione di Stato” eterna che potrà proteggere chi la utilizza a mo’ di scudo protettivo. Allo stesso modo non ci potrà essere alcuna garanzia di impunità per chi non ha intenzione di fare luce sul biennio stragista ‘92/’93, costoro non potranno in ogni caso ritenersi esenti da eventuali ritorsioni da parte di quegli stessi apparati che hanno ordito stragi e depistaggi. Probabilmente è questo il dilemma che agita le notti e i giorni di coloro che, in un modo o nell’altro, sono stati protagonisti o spettatori della trattativa. E Nicola Mancino non può non essere consapevole di ciò. Se, come abbiamo riportato all’inizio, Mancino afferma di non essere stato “spregiudicato nel coinvolgere nelle indagini sulla cosiddetta trattativa il capo dello Stato” implicitamente fa intendere invece di avere coinvolto Napolitano.
E allora perché l’ha coinvolto?

Italo Calvino.



“Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perchè le risorse mancano, o i costi sono eccessivi.
Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.”
Italo Calvino


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A Varchetella. - Francesca Riccio



a Varchetella...la barchetta....la giostra che veniva montata dal giostraio ambulante quando c'era la festa del sabti del quartiere, e costava cinquanta lire...e anche quando non c'erano i soldi per salirci restavamo comunque intorno a guardarla.....

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Siria: centinaia di morti in un raid aereo su un panificio.



Un nuovo massacro porta la guerra in Siria sulle prime pagine di tutto il mondo: decine di civili, 94 secondo gli attivisti, oltre 300 secondo al Arabiya, sono rimasti uccisi da un bombardamento aereo mentre facevano la fila per comprare un pezzo di pane, a Helfaya, nella provincia di Hama.

"C'erano mille persone in coda", ha raccontato un testimone ad al Arabiya: "Da giorni non arrivava farina, oggi per la prima volta il panificio aveva prodotto qualcosa". Tra le
vittime molte donne e bambini. I video pubblicati sul web dagli attivisti anti-regime mostrano decine di cadaveri dilaniati, brandelli di carne umana sparsi ovunque, il sangue che imbratta la strada e le mura dell'edificio rimaste in piedi. Uno scatto
tra gli altri testimonia la strage, quello di un ribelle che raccoglie una tradizionale pita, il pane siriano, da una pozza di sangue.

"Quando sono arrivato c'erano mucchi di cadaveri, anche donne e bambini", racconta un altro attivista. I comitati locali dell'opposizione (Lcc) hanno contato almeno
90 morti, ma il bilancio finale e' difficile da prevedere: "Stiamo ancora effettuando i soccorsi, i feriti sono molti, il numero finale dei morti e' destinato a crescere a dismisura", avvertono sui social network.

La notizia del massacro nella citta' conquistata dai ribelli la scorsa settimana, e' rimbalzata in tutto il mondo, come anche nel Paese nonostante i limiti imposti dalla censura: numerose manifestazioni spontanee si sono celebrate sfidando il regime,
accusato di questo nuovo orrendo crimine. A Gharb Mashtal, un sobborgo di Hama, "l'esercito siriano ha sparato sulla folla", denunciano ancora gli Lcc in una nota diffusa in tarda serata.

Non e' la prima volta che le forze fedeli al presidente Bashar al Assad finiscono con il colpire luoghi di raduno dei civili: questa estate un bombardamento su un panificio di Aleppo ha causato almeno 60 morti, e spinto le organizzazioni della difesa dei diritti umani, tra le quali Human Rights Watch, a condannare il governo di Damasco, accusato di non prestare troppa attenzione agli obiettivi da colpire, e dunque di sparare intenzionalmente sui civili.

I sodali di Assad rimandano al mittente le accuse, spiegando che sono i ribelli, i 'terroristi', che si nascondono tra i civili perche' questi vengano colpiti. L'escalation militare delle ultime settimane, con il regime che ha iniziato a usare i missili Scud contro le postazioni dei ribelli nel nord, sta causando oltre 100 morti al giorno.
Israele sottolinea che "nonostante il governo stia perdendo" la battaglia, le "armi chimiche restano sotto il suo controllo".

I ribelli guadagnano terreno, con le fazioni jihadiste che secondo molteplici fonti stanno acquistando fama e sempre più peso all'interno dell'opposizione armata.
Le minacce arrivate a due villaggi cristiani, sempre nella provincia di Hama, hanno spinto oggi anche la conferenza islamica (Oci) a condannare i gruppi estremisti: "Queste minacce sono contrarie ai principi dell'Islam, la tolleranza, la fratellanza e la pace", si legge in un comunicato dell'Oci in riferimento all'ultimatum lanciato contro le citta' cristiane di Mharda e Sqilbiya, che gli insorti sunniti hanno posto sotto
assedio, chiedendo ai residenti di schierarsi contro il regime se vogliono evitare un attacco.

Intanto, a Damasco e' arrivato a sorpresa l'inviato speciale di Onu e Lega Araba, Lakhdar Brahimi: le autorita' siriane hanno affermato di non essere stati informati della visita. Potrebbe trattarsi dell'ultimo serio tentativo per arrivare ad una pace negoziale.


http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=172993

domenica 23 dicembre 2012

Via libera a riforma forense, cambia professione avvocati.




Il provvedimento atteso dalla categoria per cambiare norme che risalgono a 80 anni fa. I commenti di Cnf e Cassa forense.


Roma, 21 dic. (Labitalia) - Con l'approvazione definitiva da parte del Senato, diventa legge la riforma della professione forenseIl provvedimento, atteso dalla categoria per cambiare norme che risalgono a 80 anni fa, interviene nei rapporti tra avvocato e cliente e stabilisce, tra l'altro, importanti novità per i compensi. E' bandito ogni riferimento alle tariffe: il professionista ha libertà nella determinazione del compenso, informando il cliente sulla complessità dell'incarico e sulle spese ipotizzabili e fornendogli, a richiesta, un preventivo. In caso di disaccordo, vengono in soccorso i parametri del ministero.
Per quanto riguarda il tirocinio, il disegno di legge stabilisce la durata di 18 mesi. Può essere svolto contestualmente ad attività di lavoro pubblico o privato, purché con modalità e orari compatibili e in assenza di conflitto di interessi. E' possibile svolgerlo anche presso due avvocati contemporaneamente. Cambiano anche le regole per i procedimenti disciplinari: il potere disciplinare viene sottratto all'ordine di appartenenza del singolo avvocato per passare ai consigli distrettuali di disciplina forense, composti da membri eletti secondo le regole fissate dal Cnf.
Via libera alle società di capitali tra avvocati ma senza il socio esterno, per garantire l'autonomia della prestazione professionale. Potranno esercitare la professione in forma societaria solo le società di persone, di capitali e cooperative, i cui soci siano avvocati iscritti all'Albo. Introdotto l'obbligo dell'iscrizione alla Cassa forense, e di stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità civile. L'esercizio della professione dovrà essere effettivo e continuativo come condizione per la permanenza nell'albo. Arrivano anche le quote rosa nelle elezioni dei consigli dell'Ordine, del Cnf e dei Consigli distrettuali di disciplina.

SCUGNIZZI… più di ieri e meno di domani … - Claudia Petrazzuolo



I turbamenti dell’età adolescenziale sono come le tempeste di sabbia: violenti, improvvisi,assurdi ed a volte incresciosi e strazianti e, come durante una tempesta di sabbia, occorre cercare e trovare un rifugio da cui guardarli dal di fuori per capirne i motivi, guidarne l’evoluzione, assicurarsi che non lascino cicatrici a deturpare la vita futura. Tutti siamo stati ragazzi, tutti siamo stati spersi nel mare infinito delle curiosità e desiderosi di approdare a quel porto rassicurante del “sentirsi grandi”; ognuno di noi ha provato quel senso di invidia per l’amica o l’amico di qualche anno più grande che ci sembravano essere padroni del mondo e liberi di gestirsi la vita liberati dai divieti dei genitori, dagli obblighi della morale, dalle restrizioni degli usi e dei costumi; nessuno di noi confesserà mai, nemmeno a sé stesso, che quell’aria di autonomia, quella ostentazione di estemporaneità e di estroversione a volte caratteristica di quell’età, quell'aria di sfida sempiterna all’altrui rivolta nascondevano, sempre e per ognuno, un senso di paura per la vita in divenire ed una qualche forma di riservatezza timida e pudica, quale che ne fosse la genesi e la casuale manifestazione spaziale e temporale. Tutti, gestazione dell'uomo che saremmo diventati, abbiamo avuto la certezza di essere in qualche modo differenti dagli altri e, per questo, sentito il bisogno di uniformarci ai più per sentirci rassicurati nel nostro crescere a quella meta così desiderata e così pregna, poi, di accadimenti, ma non avremmo nemmeno potuto immaginarlo, da farci spesso dimenticare chi eravamo, cosa volevamo, dove ambivamo arrivare.
Spesso ho ascoltato persone affermare: “ … se avessi avuto allora l’esperienza che ho adesso … “ e, d’istinto, ho pensato di essere d’accordo; ed infatti, pensate a quante cose nella vita di ognuno e nel mondo sarebbero diverse se al momento della crescita ciascuno avesse quell’esperienza derivante dai dolori, dagli errori, dalle delusioni come dalle gioie, dalle vittorie e dai successi vissuti nel corso degli anni; ma, riflettendoci poi a mente fredda, si giunge all’amara conclusione di come questo vorrebbe dire che si sarebbe stati, tutto e tutti, frutto di una gestione programmata del divenire assoluta e dipendente ed affatto libera nel suo articolarsi ad ogni momento dell’essere; non ci sarebbe il probabile ed il possibile sconfitti  all’origine dal certo e dall’ineluttabile; non ci sarebbe nemmeno la speranza e la sorpresa perché, per quanto ignoto, il futuro sarebbe comunque un susseguirsi di causa ed effetto, l’una e l’altro, giocoforza obbligati al binario della consequenzialità e del lapalissiano. In una sola affermazione: non ci sarebbe la gioventù e la gioia di vivere!

“ … ‘e figlj’ sò piezz‘e cor’ … “ si dice a Napoli; ma pur sentendola razionalmente e filosoficamente perfetta, questa affermazione mi sembrerebbe molto più completa se al termine figli si sostituisse la parola “uagliun’ “ (ragazzi dai 10 ai 16/17 anni) ad individuare quei protagonisti della società civile che nel loro crescere e diventare uomini o donne abbisognano di ogni tipo di cura e di affetto, di insegnamento e di severità, di dolcezza e durezza affinché l’evolversi di ognuno non sia in un qualche modo macchiato da errori indelebili o da masochistici deragliamenti dal giusto cammino quotidiano: i ragazzi, soprattutto in questa società mediata e mediatica non si possono e non si devono, quindi, lasciare a sé stessi ed una nazione, un paese, uno stato ed il suo governo che costringa i ragazzi o costringa i loro genitori a vivere in un contesto colpevole di questo abbandono sono per dogma INDEGNI  e COMPLICI COLLUSI del loro, per questo, incerto futuro.

L’articolo 3 della nostra Costituzione cita testualmente : “ … È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.“; ditemi, a voi sembra che nel tagliare la scuola, la sanità, la spesa sociale in genere a tutto danno delle persone meno abbienti e quindi dei loro figli sia un rimuovere gli ostacoli? A me sembra l’evidente espressione del contrario e quindi, se così è, perché se mi muovo per abbattere questo stato traditore di sé stesso e dei suoi doveri sono io il colpevole?; ma, ditemi, perché nessuno più si preoccupa più della propria progenie?; ed ancora, cosa fanno quelle madri che  nell’avvicinarsi del Natale pur si affannano, a volte al costo di sacrifici enormi, a preparare un qualsivoglia regalo per i propri figli?; ed i padri? … sotto l’albero non fate che ci siano solo inutili regali, fate in modo che cominci ad esserci anche IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI, perché se non ci pensiamo Noi, nessuno lo farà.
NESSUNO!.