Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
lunedì 11 maggio 2026
MELONI: DEBITI E INCIUCIO. PER UN'ITALIA IN BOLLETTA - Ivo Caizzi
«MA MI FACCIA IL PIACERE» - Marco Travaglio
«Ballusti. “Contrordine del Fatto Quotidiano: pecunia non olet. Marco Travaglio si è arreso: Daniele Luttazzi, collaboratore del quotidiano, spiega ai lettori che stanno per arrivare gli odiati contributi pubblici”
(Alessandro Sallusti, Politico Quotidiano, 9.5).
Sicuro sicuro sicuro? Aspetta qualche altra ora e poi ci divertiamo.
La meglio gioventù. “Un poster di Navalny alla Biennale. L’appoggio bipartisan all’iniziativa del Foglio: Scalfarotto, Craxi, Osnato, Pastorella, Rosato, Verini, Quartapelle, Burioni” (Foglio, 9.5). E Bombolo e la Gegia niente?
Buri(o)ni. “Siamo passati in poche ore da milioni di esperti di mine navali nello stretto di Hormuz a criminologi per Garlasco e adesso tutti virologi di nuovo come ai tempi del covid” (Roberto Burioni, testuale, X, 7.5).
Praticamente un’autobiografia in pillole.
Portobella. “Ricapitolo: la notizia quella di uno scoop della grazia a Minetti la fa Mi manda rai3. Il fatto ci si butta e si porta dietro (purtroppo) il Quirinale, con racconti evidentemente non attinenti se oggi la Procura di Milano dice che per ora non sono emersi elementi per cambiar Parere sulla grazia.
Va tutto bene. Ovviamente aspettiamo con ansia le conclusioni. Nel frattempo sono certa che in caso verrà praticata la disciplina meno in voga in certo giornalismo.
Le scuse” (Gaia Tortora, testuale, X, 7.5). Ecco, brava: adesso prendi la solita pastiglia di Maalox post-referendum, fai un bel respiro e riscrivi tutto in lingua italiana.
L’esegeta. “La lapidazione di Minetti”, “Non mi piace per niente la lapidazione della Maddalena” (Francesco Merlo, Repubblica, 5.5). Infatti nel Vangelo non c’è nessuna lapidazione della Maddalena: semmai dell’adultera.
Sottovuoto. “Meloni è finita in un vuoto galattico” (Matteo Renzi, leader Iv, Repubblica, 10.5).
Così ti fa un po’ di compagnia.
La deriva dei continenti. “Napolitano, l’ex comunista che diventò presidente… capace di fare il salto dall’esperienza del Pci alla visione di un’Italia riformista e ancorata al suo continente” (Stefano Folli, Repubblica, 10.5). Prima di lui, stavamo in Oceania.
Quattro stagioni. “Graziano Delrio (Pd): ‘Bene Schlein-Obama, può ripartire la stagione Clinton-Blair’” (Stampa, 10.5).
Evvai: chi bombardiamo e invadiamo, stavolta?
Trova l’intruso. “Che cosa c’entra la strage di Ustica con le vittime del terrorismo?” (Carlo Giovanardi, ex ministro Udc, Giornale, 10.5). Tutto ‘sto casino per un incidente aereo.
Gli olgettini. “Minetti, al ‘Fatto’ arriva il conto per le fake” (Giornale, 9.5). “Su Minetti restano solo le bufale” (Foglio, 8.5).
Le vostre.
Mo’ me lo segno.
“La voce di Giavazzi: ‘Trattano la Consob come la Rai. Il voto su Freni? Non è normale. No agli amici di Putin a Venezia’” (Foglio, 8.5). Già che ci sei: per Natale, panettone o pandoro?
La riforma della giustizia. “L’ex sostituta Pg Laura Barbaini condannò Stasi. ‘E poi suggerì un esposto contro Pavia’” (Corriere della sera, 10.5). Perbacco: una procuratrice generale che condanna un imputato al posto dei giudici. Questo sì che sarebbe uno scandalo. Se fosse vero.
Fazzate. “Biennale, l’accusa di Fazzolari: ‘Si è data visibilità gratuita a Putin’” (Corriere della sera, 10.5). Infatti prima non lo conosceva nessuno.
Slurp. “Roma e il ponte con gli Usa. Meloni ha svolto il compito di garantire l’interesse nazionale e quello dell’Occidente” (Francesco Verderami, Corriere della sera, 9.5).
Ma pure quello della galassia.
Vogliono il bis. “Forza Italia arruola i Comitati del Sì in vista delle Politiche” (Dubbio, 7.5). Come amuleti portafortuna.
Sala d’attesa. “La scoperta di Sala (con 10 anni di ritardo): ‘Troppo spesso la politica si fa in Procura” (Giornale, 7.5). Poi c’è un sindaco di Milano chi finisce in Tribunale, viene condannato per falso in atto pubblico sulla più importante gara d’appalto di Expo e si fa prescrivere il reato in Corte d’appello.
Che bel trio.
“Di chi è la Costituzione. Antonio Polito riflette sull’uso politico della carta. Un saggio per Silvio Berlusconi Editore” (Sabino Cassese, Corriere della sera, 9.5). Polito El Drito, Scassese e il Cainano in un colpo solo: dev’essere un capolavoro.
Il titolo della settimana/1. “Pensioni, la metà degli italiani prende ‘troppo’: come rivedere i sussidi (e finirla con il buonismo)” (Corriere della sera, 5.5). E magari finirla pure coi finanziamenti pubblici italiani ed europei al Corriere.
Il titolo della settimana/2. “Un kit di emergenza per salvare il Belgio, Acqua, cibo, farmaci e pure fischietti:
il governo invita la popolazione a dotarsi di un set di strumenti da usare in caso di catastrofi naturali o di crisi con la Russia” (Venerdì Repubblica, 8.5).
Ma infatti, l’invasione russa del Belgio è un attimo.
Però col fischietto risolvi.
Il titolo della settimana/3. “Pahlavi alla guida della transizione. Gli iraniani non ammettono ambiguità” (Riformista, 6.5). Non vedono l’ora di passare a un regime ancor più feroce, anzi praticamente è fatta.
Il titolo della settimana/4. “Perché non è una scelta liberale far partecipare gli artisti russi alla Biennale” (Libero, 6.5). La scelta liberale è censurare gli artisti.
I titoli della settimana/5. “Da Gaza a Vogue, le ‘avventure’ mediatiche di Albanese” (Francesco Roncone, Corriere della sera, 4.5). “Premi e onori dalla Spagna alla Francia. La ‘passione’ delle sinistre per Albanese” (Claudio Bozza, Corriere della sera, 9.5).
Strano che non si arrapino per Netanyahu.»
F.Q. 11 maggio
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sabato 9 maggio 2026
“Dazi illegali, potere fuori controllo”: la nuova bocciatura dei tribunali travolge Trump. - Paolo Consiglio
Il mistero dei Moai.
venerdì 8 maggio 2026
Il tramonto del "Privilegio Esorbitante": la fine del Petrodollaro? - Marco Casario
mercoledì 6 maggio 2026
MARCO TRAVAGLIO - Sempio e lo scempio - IFQ - 6 maggio 2026
Da quando la cronaca giudiziaria la fa chi non ha mai visto un processo neppure col binocolo e crede che l’incidente probatorio sia la bicicletta delle gemelle Cappa che va a sbattere contro quella di Alberto Stasi, può succedere di tutto. Anche lo scempio del diritto, della pietà e della decenza che dura da più di un anno sul caso Garlasco, da quando la Procura di Pavia decise di battere le piste alternative alla condanna definitiva del fidanzato di Chiara Poggi. Dopo mesi di “rivelazioni” partorite da giornalisti, mitomani e giornalisti mitomani o fatte trapelare da avvocati e investigatori, neppure l’invito a comparire recapitato al sospettato Andrea Sempio, amico di Marco Poggi (fratello della vittima), ha chiarito cosa abbiano trovato i pm a suo carico. Ma si pensa, o si spera, che sia una prova formidabile. Perché dev’essere in grado di annientare la sentenza definitiva su Stasi. Senza una revisione che cancelli la sua condanna in Cassazione, il processo a Sempio sarebbe uno spasso. Potremmo avere un fatto unico nella storia: una donna morta due volte, uccisa da due diversi uomini a poche ore di distanza. Spiace per la compagnia di giro del Circo Garlasco, ma al momento il colpevole è solo uno, Stasi, che nessuno ha scagionato. Invece di Sempio – sempre in attesa della pistola o del pistolino fumante – non risulta alcuna traccia sulla scena del delitto (che pure frequentava per far visita all’amico Marco): anzi, le nuove tracce sulla colazione, che qualcuno sperava fossero sue, erano anche quelle di Stasi. La cui posizione esce peggiorata dall’inchiesta che doveva scagionarlo.
martedì 5 maggio 2026
Melillo scrive a Nordio e Piantedosi.
Questa è una di quelle giornate che segnano un prima e un dopo. Una di quelle date che finiscono dritte nei libri di storia perché quello che è successo non ha precedenti.
Il Procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo ha preso carta e penna e ha scritto una lettera senza appello al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo. Non era mai successo che la massima autorità investigativa contro le mafie dovesse arrivare a un gesto così estremo e pubblico per denunciare il rischio di un collasso del sistema.
Il contenuto è da brividi. Melillo parla di unl“obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”
Avete capito bene? Grazie alle norme di questo governo, siamo tornati indietro nella lotta ai clan e ai terroristi. Un effetto che il Procuratore definisce “oltremodo grave e allarmante”
Siamo davanti a paradossi che gridano vendetta. Per colpa dei nuovi limiti, oggi puoi usare le intercettazioni di un altro processo per una ricettazione o un documento falso, ma non puoi usarle per inchiodare qualcuno per riciclaggio mafioso o scambio elettorale-mafioso. È una follia pura che favorisce solo i colletti bianchi e i boss. Le procure sono costrette a spendere il doppio dei soldi per rifare le stesse intercettazioni, sprecando risorse preziose.
E mentre accade tutto questo, la Presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo si è tenuta la lettera nel cassetto per giorni senza dire nulla a nessuno.
È “gravissimo e inaccettabile” che una comunicazione così urgente sia stata nascosta. Sembra quasi che qualcuno debba fare da "guardaspalle" al governo invece di difendere la legalità.
Dopo questo schiaffo della realtà, ci auguriamo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più i nomi di Falcone e Borsellino. Non puoi fare passerelle ogni 19 luglio e poi avallare leggi che, come dice Melillo, creano un vulnus nell'azione di contrasto ai rapporti tra mafia e colletti bianchi. La lotta alla mafia si fa con i fatti, non con le sceneggiate da Mentana mentre si disarmano i magistrati.
Noi non stiamo zitti. Gli italiani hanno già detto NO a questo scempio con il Referendum, ma loro continuano a ignorare il voto e gli allarmi di chi rischia la vita sul campo. È ora di finirla con questa ipocrisia.
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