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giovedì 19 marzo 2026

Marco Travaglio Show Ridicolizza la Santanchè e il Pubblico RIDE

 

Travaglio. [applauso] >> Daniela Santanchè, lo sapete, è stata rinviata a giudizio per falso in bilancio di Visibigli editore perché secondo il GUP di Milano i bilanci del gruppo sono stati falsificati per 7 anni dal 2016 al 2023. i primi cinque sotto la sua gestione. Conti truccati, secondo il giudice, per evitare di fallire o di tirar fuori i soldi per ripianare il buco, nascondendo perdite enormi anche con falsi crediti per almeno 3 milioni di pubblicità inesistenti.

Il processo inizia il 20 marzo e la vedrà imputata insieme a 15 persone, tra cui il suo compagno Dimitri Kunz, l’ex fidanzato Canagio Mazzauro e la sorella Fiorella Garnero. Ma la Santan è imputata anche per truffa all’INPS, cioè allo Stato per aver usato in pandemia la cassa integrazione Covid per alcuni dipendenti che non sapevano di essere in cassa, infatti andavano regolarmente a lavorare e intanto lei incassava.

 erò quel processo rischia di andare a Roma e di finire, come quasi tutti i processi a Roma, no? Eh, il 29 gennaio la Cassazione deciderà sulla competenza e se Milano la perde i tempi si allungano e lei su questo punta. Ma non basta perché la Santanche è anche indagata per bancarotta fraudolenta per il crack della Ky Group che è una società del settore alimentare biologico che è finita in liquidazione giudiziale per un buco di oltre 8,6 milioni, perché la Santa Sì, è una pessima ministra ma è molto peggio come imprenditrice. Lei ha il pollice nero per gli affari, qualunque cosa tocchi finisce in malora. Quindi, quindi [applauso] la domanda è: deve dimettersi o no? Ecco, io lo chiederei a lei che di dimissioni è un’esperta di fama mondiale, ma di dimissioni altrui però, perché negli ultimi 13 anni ha chiesto di dimettersi praticamente a tutti gli avversari politici per qualsiasi motivo, anche il più miserabile. Breve riepilogo per gli smemorati, quindi soprattutto per la Sant’Anchè 2012 Gianfranco Fini, casa di Montecarlo, non è nemmeno indagato e lei ha già deciso. L’Espresso certifica la casa di Fini non è quella dei moderati, ma quella di Montecarlo. Mettersi no è uno. Teniamo il conto, eh, perché son tanti. 2013, terzi di Sant’Agata, ministro degli esteri del governo Monti, gestisce il caso dei due marò arrestati per avere sparato a due pescatori indiani. Oggi aspetto le dimissioni del ministro Terzi. Non sapeva che poi Terti sarebbe diventato senatore di Fratelli d’Italia, cioè del suo stesso partito in cui oggi militano entrambi. E due. 2013 Josefa l’escapionessa di Canoa, che era ministra del governo Letta non aveva pagato € 3000 di IMU su una palestra che aveva censito come abitazione. La Meloni disse: “Sono certa della buona fede della idem, ma le dimissioni sarebbero auspicabili. serve un atto di responsabilità. La politica deve dare l’esempio. Oggi ha detto che la Santanche non si deve dimettere perché non basta un rinvio a giudizio, ma la Iden non era almeno indagata. Vabbè, altri tempi. Che disse la Santch della Iden? Se fosse successo a una di noi del centrodestra saremmo già state cacciate. Ma quando mai? Letta farebbe bene a sostituirla. Si è dimostrata molto arrogante. L’arroganza non premia mai. Certamente non è una ladra, ma si è presentata come paladina della morale, dell’etica e della correttezza. E le cose che ha fatto, pur essendo per me un peccato veniale, sono del tutto incompatibili con l’immagine che aveva dato di campionessa integerma, quindi basta presentarsi come dei delinquenti e poi si può fare i delinquenti e rimanere i ministri, no? E intanto siamo a tre. 2014 inchiesta mondo di mezzo mafia capitale. Coinvolti politici di destra, di centro e di sinistra che aspettano i consiglieri comunali di Roma a dare le dimissioni. Dice la Santa Che i consiglieri comunali di Roma sono 48. Molti di loro non c’entravano niente, ma lei in blocco li voleva cacciare tutti. 48 + 3 siamo a quota 51 richieste di dimissione. 2017 La Boschi, governo Gentiloni. Conflitti di interessi di Banca e Truria, vi ricordate? Cosa aspetta Mariaena Boschi di mettersi? Che è giusto, no? Però poi la Santanche non si è accorta di avere anche lei un conflitto di interessi con il Tiga, essendo ministra del turismo e siamo a 52. 2019. Il sindaco di Milano Beppe Sala viene condannato in primo grado per falso in atto pubblico e poi in appello lo salverà la prescrizione. Per lui la Santanche fa un’eccezione dice “Non chiederò le dimissioni di Beppe Sala”. Garantisti lo sia sempre. La sinistra giustizialista invece dovrebbe chiedere le sue dimissioni per coerenza. Si vede che il falso in atto pubblico le piaciucchia parecchio, no? i condannati poi prescritti le piacciono tantissimo, quindi Sala deve restare. 2019 Lorenzo Fioramonti, ministro dell’istruzione del governo Conte 2, aveva fatto in passato dei commenti insultanti contro Berlusconi, Giuliano Ferrara eppure la Santanchè e lei implacabile. A me questi omuncoli non fanno né caldo né freddo, ma vi chiedo, può uno così continuare a fare il ministro? Io sono una risposta dimissioni. E siamo a 53. 2020 Manglio Di Stefano, sottosegretario agli esteri dei 5 Stelle, fa un tweet dove invece di scrivere libanesi scrive libsus e la Santa che è implacabile. Se sei sottosegretario degli esteri e confondi il Libano con la Libia e i libanesi coi libici, ti tocca dare le dimissioni per dichiarata inadeguatezza di Stefano fuori. Lei invece ha solo attribuito il film Il Gatto Pardo a un certo Lucchini. Forse perché essendo la editrice di Chuck, che è il giornale del cinema, non aveva mai sentito parlare questo sconosciuto regista Luchino Visconti. [applauso] 2020 e siamo a 54 eh con Di Stefano, ma non basta. 2020 Paola Pessina, vicepresidente del PD della Fondazione Cariplo, posta una foto della Meloni e commenta: “Giorgia Meloni sta diventando calva. L’eccesso di testosterone, oltre che cattivi, fa diventare brutti”. È una cazzata, no? Apriti cielo. La Santachella Azanna. Il PD si vanta di difendere le donne la parità di genere, ma insulta di continuo fin sul piano fisico che è imbarazzo le donne di destra. Giorgia Meloni è quotidianamente vittima di attacchi ributtanti. Fondazione Caribbero esiga le dimissioni dell’inqualificabile Pessina. Quella se ne va, ma alla santa anche non basta. La pessima pessina ha altre poltrone da cui dimettersi e siamo a 55. Negli stessi giorni un certo Carlo Borghetti, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, anche lui del PD, mette un mi piace al post della famigerata pessina. Apriti cielo, la Santanché. Capito? Quelli per i diritti delle donne. Dimissioni subito pure di sto Borghetti e siamo a 56. 2020 Giuseppe Conte era al governo, doveva dimettersi praticamente un giorno sì e l’altro pure per qualsiasi ragione. Anche il giorno in cui ha detto “Domani mi dimetto”. A lei non bastava. Giuseppe non ha rinviato la salita al colle domani mattina per concedersi un’altra notte di mercato delle vacche a caccia di volta Gab di responsabili, vero? Conte di missioni, Conte di Met e siamo a 57 2020-2022. Sono i 3 anni in cui Speranza è ministro della salute, prima del Conte 2, poi del governo Draghi. anche lui doveva dimettersi in continuazione per qualunque motivo, per la gestione della pandemia, per la proroga dello stato di emergenza e per una cosa ancora più grave, la chiusura degli impianti sciistici. Chiediamo le dimissioni di speranza da mesi. La una nazione non può sostenere oltre i suoi guai. Un esempio, in Svizzera piste di sci, nessun impatto sui contagi. Qui ha chiesto investimenti ai gestori e li ha chiusi a 48 ore dall’apertura. Come abbia fatto a chiudere degli impianti che non erano ancora aperti? Non si capisce. Evidentemente li ha chiusi al cubo. Nel 2022, [applauso] nel 2022 la Santanchet torna alla carica sempre con speranza, stavolta per le mascherine a scuola. Manco quelle si dovevano portare. Gravissimo quanto scoperto fuori dal coro. Il ministro della salute non è in possesso di documentazione scientifica che dimostri rapporto rischi benefici su uso mascherina a scuola. Il ministro si dimostra ancora una volta inadeguato e ne chiediamo le dimissioni e siamo a 58 20. Sempre i giudici di sorveglianza con la scusa del Covid scarcerano due boss mafiosi. La Santanché, come tutta la destra, finge di non sapere che i giudici di sorveglianza non prendono ordini dal ministro. Il ministro non può arrestare e nemmeno scarcerare nessuno, ma lei dà la colpa a Bonafede, ministro della giustizia del Conte 2. Spostare boss mafiosi fuori dalle carceri è un atto gravissimo che non può rimanere impunito. Vogliamo le dimissioni immediate del ministro Bonafede. Siamo a 59, ma non è finita. Tocca a Lucia Zolina, ministra 5 Stelle dell’istruzione, per i leggendari banchi a rotelle, che l’abbiamo spiegato, non l’ha inventati Lazolina, li hanno ordinati i dirigenti scolastici e glieli hanno mandati su ordinazione. La Santan però non bada a queste sottigliezze. Ecco che fine hanno fatto i famosi banchi a rotele della Zolina. 400.000 banchi comprati con i soldi di tutti rimasti inutilizzati. Vadano a casa incapaci di missioni e siamo a 60. Stesso anno, via pure il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, perché il governo gli aveva aumentato lo stipendio, come se fosse una scelta sua. Migliaia di famiglie sono sul lastrico ma Tridico, si raddoppia lo stipendio con effetto retroattivo. Vergogna, vergogna, vergogna. Rettifichi la porcata e dia le dimissioni. Prima di stasera gli dava anche il timing e siamo a 61. Scandalo Palamara. Quattro membri del CSM si dimettono, ma la Santanche vuole che se ne vadano anche gli altri che non c’entravano niente. In tutto sono 24, quindi Fratelli d’Italia chiedere dimissioni immediate di tutti i membri del CSM. Finalmente si metterà la parola fine a questo scandalo perché lei è garantista naturalmente. Quindi 61 + 24 siamo a 85 richieste di dimissione. 2021 Luciana Lamorgese ministra dell’interno del governo Draghi doveva dimettersi perché aveva addirittura permesso che si tenesse un RVE party che naturalmente non sapeva nemmeno che si era tenuto perché i Reay Party notoriamente si tengono in segreto. Dopo quello che è successo a Reay Party nel viterbese con una manifestazione illegale di quella portata durata 6 giorni, un ministro dell’interno dovrebbe interrogare la propria coscienza e rassegnare le dimissioni e siamo a 86. Stesso anno viene ucciso in Congo l’ambasciatore italiano Luca Attanasio. E di chi è la colpa per la Sant’anchè? Di di Maio. Il ministro Di Maio era colpevole. Perché ha negato il potenziamento della scorta ad Attanasio? La Farnesina dica la verità, se la notizia venisse confermata le dimissioni di Di Maio sarebbero d’obbligo e siamo a 87. 2021 Giuseppe Provenzano, vicesegretario del PD scrive su Twitter che Fratelli d’Italia è fuori dall’arco democratico e repubblicano. La Santachè fuoribonda è Provenzano essere fuori dall’arco costituzionale per le sue gravissime dichiarazioni. Non c’è nulla di più antidemocratico che eliminare il primo partito d’Italia. Adesso l’unica cosa che può fare è dimettersi. Ma va. Non dice da cosa, visto che Provenzano non era né ministro né sottosegretario, quindi non aveva da dimettersi da nulla. Ma siamo a 88 [applauso] e gran finale, gran finale sempre nel 2021 il presidente della Commissione antimafia Nicola Morra critica un centro vaccinale nella sua città Cosenza. La Santanch è implacabile lo stende. Ogni secondo che passa senza che vengano annunciate le dimissioni di Nicola Morra è un insulto alla memoria di una donna straordinaria come Io Santelli che non si capisce che cosa c’entrasse alla politica e all’umanità addirittura. Morra dimettiti e chiudiamo con 89. Poi quando la destra è andata al governo, la Santanché ha smesso proprio sul più bello, no? Perché sarebbe toccato a lei. Perché il guaio che sui social nulla si cancella, tutto rimane, no? rimane tutto. È la migliore mozione di sfiducia contro la Sant’anchè, l’ha scritta proprio la Sant’Anchè con i nomi che abbiamo appena enumerato. Però io qualche dubbio sulle sue dimissioni ce l’ho, intanto perché sono terrorizzato da chi viene dopo, cioè conoscendo la classe dirigente del centr-destra, se la prima scelta della Meloni era la Santanché, figuriamoci chi potrebbe essere la seconda? Un lombrico, un una muffa, un calamaro, plank. 

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sabato 8 luglio 2023

LE MULTE DELLA SANTANCHE'. - Gioacchino Musumeci L'opinione Contro

 

Santanché afferma che le multe ( oltre 400) non sono sue ma dei Carabinieri che avevano la sua macchina in comodato d'uso gratuito.
Se ne deduce una verità piuttosto singolare: il contratto di leasing era stato stipulato da Visibilia ma i Carabinieri, avendo il comodato d'uso gratuito, guidavano la Maserati della società della Santanché e non si preoccupavano di eventuali infrazioni.
Quindi passavano col rosso ai semafori, oppure sforavano i limiti di velocità durante le gare notturne ai navigli di Milano. Dovremmo indagare su qualche testa coda della famosa Maserati, guidata dai Carabinieri sia chiaro, nel piazzale del Duomo, tutto gratis.
Oppure 400 infrazioni potrebbero essere state necessarie quando i Carabinieri hanno inseguito i malviventi milanesi con la Maserati della Santanché.😁😁
Che matti questi Carabinieri, chi sono Daniè, se po sapè?
Un'altra cosa su cui non nutrire dubbi dato che parla la ministra, è che delle oltre 400 multe guadagnate dai Carabinieri, nulla è mai trapelato nella sede di Visibilia oppure nella sede della società con cui Visibilia ha formalizzato il leasing. Direi che è abbastanza strano...
Secondo una nuova prassi studiata appositamente per la Maserati della Santanché, gli avvisi delle infrazioni commesse dai Carabinieri, saranno sicuramente stati inviati dalla stradale, oppure da altri carabinieri, alla stazione dell'arma in cui veniva posteggiata la Maserati della Santanché.
I carabinieri, colpevoli, facevano finta di niente e scaricavano tutto sulla ministra odiata ingiustamente da tutti, Carabinieri compresi dato che vogliono rovinarle la reputazione. Tutto ciò almeno per 400 volte sempre che una parte dei verbali non sia stato addebitato agli alieni che usufruivano della Maserati in comodato d'uso gratuito. Insomma la verità mai, figure di merda sempre.

G. Musumeci 

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Il problema è che i carabinieri non possono neanche smentire la ministra, perché rappresenta un'istituzione; 

a me, intanto, pare più logico pensare che non si tratti di "comodato d'uso gratuito", come afferma la tizia, ma sequestro belle buono dell'auto per multe non pagate e che lei, per vendetta, abbia attribuito, ironicamente, le sue infrazioni ai carabinieri colpevoli di averla privata dell'auto.

cetta

mercoledì 28 giugno 2023

Daniela Santanchè - Giuseppe Salamone

 

Macchine di lusso e appartamenti da migliaia di euro in centro. Tutto a nome della sua azienda, Visibilia Spa che continuava ad accumulare perdite nel bilancio.

Nello stesso momento, chi lavorava per lei, non veniva pagato così come i fornitori a cui chiedeva sacrifici e pazienza. E mentre la paladina ci veniva a fare la morale a reti unificate con pianti e vittimismo da due soldi perché nel suo bel locale estivo non trovava dipendenti con la scusa de "i ggggiovani non hanno voglia di lavorare" o "la ggggente preferisce stare sul divano a prendere il reddito di cittadinanza", metteva i dipendenti in cassa integrazione COVID a zero ore mentre continuava a farli lavorare.

Qua non siamo solo davanti al "non conoscere vergogna", siamo davanti a un personaggio che non dovrebbe avere accesso nemmeno al concorso pubblico per operaio Comunale (con tutto rispetto per gli operai Comunali), altro che Ministro di un Paese. Intanto in un paese serio si sarebbe già dimessa perché quando ci sono determinate testimonianze provate da parte dei dipendenti, non puoi stare un minuto in più nei vertici delle istituzioni.

Ma siccome siamo la Repubblica delle banane, anche la sua Presidente del Consiglio non dice mezza parola in merito tantomeno la accompagna alla porta. Un povero cittadino se dimentica di pagare mezza tassa si ritrova l'ufficiale giudiziario alla porta, questi invece fanno carriera. Incredibile!

T.me/GiuseppeSalamone
Giuseppe Salamone
Giuseppe Salamone 

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martedì 25 agosto 2020

Santanchè-La Russa, il reale punto debole di Giorgia Meloni. - Andrea Scanzi

Daniela Santanché, fotomontaggi su Twitter per l'abito alla Scala ...
Il vero problema politico di Giorgia Meloni, oltre a un tristissimo (per lei) appiattimento sui temi del mal sopportato alleato Salvini, è la classe dirigente. Al netto di esponenti preparati e amministratori capaci, Fratelli d’Italia – che continua a salire nei sondaggi – appare troppo spesso un coacervo di nostalgici fascisti, capibastone improponibili e personaggi diversamente immacolati. Per capire la penuria di figure credibili interne al partito, basta poi pensare ai volti che la Meloni deve diuturnamente mandare in tivù quando non può – o non vuole – andarci lei. Chi sono (al mattino e al pomeriggio: quasi mai in prima serata) gli onnipresenti catodici meloniani? Facile: Ignazio La Russa e Daniela Santanchè. E già questo, oltre a essere malinconico (per la Meloni), è tremendo (per noi): se la “nuova destra” deve convincere nel 2020 gli elettori con carampane (politicamente parlando) di tal levatura, tanto vale darsi fuoco tutti con la Diavolina.
Ignazio & Daniela sono da sempre legati, avendo la seconda esordito in politica come collaboratrice personale del primo. Daniela, nata (nel 1961) Garnero e ancora Santanchè sebbene divorziata da tempo, è ai margini del dibattito da sempre. Perfino quando – ebbene sì, lo è stata! – era sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio. Vantava però al tempo un cipiglio da guerrigliera del piccolo schermo: sorta di Ghedini al femminile, andava da Santoro come una Giovanna d’Arco disposta a tutto pur di difendere il Capo. Quel Capo che criticava per i modi machisti, al punto da contattare Di Pietro e ipotizzare di scendere in campo con l’ex pm, salvo poi divenire una delle più esaltate Farinacci del Caimano. Mai granché preparata e men che meno coerente, la sua “carriera” politica l’ha vista membra del Msi e poi di Alleanza Nazionale. Quindi La Destra e poi Mpl (che nessuno sa cosa sia stato). Poi Partito della Libertà e Forza Italia (dal 2010 al 2017). Tre anni fa l’approdo alla Meloni, dove ha ritrovato il suo ‘Gnazio e quel bell’ambiente fascio-nostalgico che tanto la inebria. Sotto il lockdown, la signora Garnero da Cuneo è uscita dai radar: avevamo già abbastanza disgrazie, verosimilmente. Poi, quando è arrivata l’estate, è stata una delle prime a minimizzare i rischi di un riacutizzarsi del contagio. Amica ed ex socia di Briatore, ne ha condiviso le intemerate per la “liberalizzazione delle discoteche”, che in tempi normali sono luoghi saturi di musica orrenda e che dentro una pandemia assurgono ad Armageddon Totale. Vestita di un imprecisato verde ramarro shocking, Garnero ha pure imbastito un sensualissimo balletto anti-Conte, la cui valenza erotica è parsa prossima (per difetto) a quella della Gegia in ciabatte e bigodini nei film anni 80. Quindi, in tivù, ha attaccato Crisanti sul Covid (?!?) e condiviso Calenda (che diceva l’esatto opposto di quel che asseriva lei). Poi, d’improvviso, il colpo di coda della Pitonessa che fu. Riporto testualmente il suo tweet: “Da madre mi terrorizza l’idea che se le discoteche vengono chiuse mio figlio possa rinchiudersi in case di amici senza distanziamento, senza mascherine e senza controlli. Basta prendersela con i locali dove ci si diverte in sicurezza!”. Capolavoro puro. Un po’ supercazzola, un po’ delirio, un po’ paraculata. E nel mezzo, sparsi a terra, i neuroni vilipesi sul selciato. Proprio come ai bei tempi (i suoi: i nostri no). Daje Garnero: il tramonto politico è prossimo, per non dire già in atto, ma c’è forse ancora spazio per qualche altro scampolo d’arrogante evanescenza. Ti sia dunque lieve quest’ultimo giro di valzer.

venerdì 24 luglio 2020

Aiutate Salvini, Calenda e la Santanchè. - Antonio Padellaro

Salvini: «La Lucarelli sfrutta il figlio per fare politica ...  Carlo Calenda a Non è l'Arena: "Conte dice che i paesi europei ci ...  2 giugno, Santanchè (Fdi): "Domani in piazza per dar voce all ...
Ho visto una Daniela Santanchè nervosissima, ieri mattina a Omnibus su La7, e un po’ mi dispiace perché lei che si lamentava di essere interrotta dalla conduttrice è sempre stata un modello di correttezza televisiva, mai una parola di troppo e assai rispettosa delle opinioni altrui. Ho letto di un Matteo Salvini al Senato che leggermente scosso dagli applausi della maggioranza a Giuseppe Conte, si associava con una faccia un po’ così e ripeteva “e so’ contento”, come il Vittorio Gassman pugile suonato nel film "I mostri".
Un discorso, il suo, coerente e lineare come una pista di ciclocross nella Foresta Amazzonica, con un picco assoluto quando rivolto alla sua sinistra ha sibilato: “Non è abbastanza nobile per i frequentatori di Capalbio parlare di agricoltura?”. Vivo turbamento tra i banchi governativi al pensiero che, invece, sulla spiaggia di Milano Marittima l’ex capitano leghista intrattenga i compagni di racchettoni e le cubiste sulla quantità di latte prodotto dalle mucche frisone e sulle performance delle galline ovaiole nella Pianura Padana. Poi il colpo del ko, contro i “cento parlamentari di Pd e 5 Stelle che ritengono che per rilanciare l’agricoltura italiana occorra legalizzare e spacciare droga in nome e per conto dello Stato”. Nessun nesso logico con il dibattito in corso, ma lui è fatto così: quando perde il filo, improvvisa con argomenti per così dire “ad minchiam”. Ho ascoltato Carlo Calenda esprimere giubilo, sprizzare euforiche bollicine come un Dom Perignon appena stappato e complimentarsi con il premier per l’esito del negoziato europeo. Salvo subito dopo spiegarci che i miliardi a fondo perduto in realtà ce li verseremo noi a noi stessi. Mentre quelli che avremo in prestito dovremo restituirli con le stesse modalità imposte alle laboriose popolazioni di Ostia e Coccia di Morto da “don Ciccio lo strozzino” e dal suo fidato collaboratore slavo “Dejan mani di pietra”. Una cortesia, cari patrioti sempre chini sui supremi interessi del Paese: la prossima volta esultate un cicinin di meno.

mercoledì 10 aprile 2013

Scanzi vs Santanchè: “Con la sua voce da usignolo afono non andiamo avanti”


Scontro brioso in due atti negli studi de “L’aria che tira”, il talk show di approfondimento politico in onda ogni mattina su La7. Protagonisti del duello: Andrea Scanzi e Daniela Santanchè. La polemica si innesca quando il giornalista del Fatto Quotidiano, dopo aver analizzato l’occupazione delle Camere ad opera del Movimento 5 Stelle, tocca il tema dei “furbetti” dai doppi incarichi e della ineleggibilità di Berlusconi. “I problemi in Italia sono altri” – accusa la pasionaria del Pdl – “continuate a fare le trasmissioni su queste sciocchezze quando l’Italia sta bruciando”. E si inerpica in una filippica sull’etica politica: “Se imparassimo tutti a comportarci bene eticamente, rispettando le regole, e non aspettando che ci vengano imposte le regole, sarebbe molto meglio. Scanzi ride? Pazienza”. Il giornalista spiega così la sua reazione: “E’ meraviglioso sentire la Santanchè parlare di etica e di regole, come se lei per venti anni non fosse stata in Parlamento”. Inevitabili le interruzioni polemiche dell’esponente del Pdl, che rivendica il fatto che “un elettore su tre ha votato Berlusconi”, al punto che Scanzi, non riuscendo a completare il suo intervento, afferma: “La sua educazione è nota a tutti. Vorrei parlare senza che lei mi interrompa con la sua voce da usignolo afono“. Il secondo match avviene pochi minuti dopo, quando viene affrontato il toto-nomi per il Quirinale. “Nomi che potrebbero unire il M5S e il Pd” – dichiara Scanzi – “sono quelli di Rodotà o di Zagrebelsky, nomi che la Santanchè definirebbe giustizialisti”. “Sono nomi di garanzia” – replica provocatoriamente l’esponente del Pdl – “e la Boccassini no? E’ una donna, è un nome di garanzia che tranquillizza tutti. Secondo me, è perfetta. Provi a lanciare Boccassini al Quirinale“. “La lancio” – risponde ironicamente Scanzi – “lancerei anche qualcos’altro in questo momento, Santanchè, ma le evito questo


http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/04/10/scanzi-vs-santanche-con-questa-voce-da-usignolo-afono-non-andiamo-avanti/227754/