Visualizzazione post con etichetta Chomsky. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chomsky. Mostra tutti i post

lunedì 2 dicembre 2019

Noam Chomsky e Pepe Mujica insieme in un documentario che lancia un messaggio importante alle nuove generazioni. - Francesca Biagioli

Risultati immagini per chomsky e mujica film

Uno speciale incontro tra Noam Chomsky, noto linguista, filosofo e attivista politico, e Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay, è già stato registrato nei giorni scorsi e a breve diventerà un documentario, a patto di trovare i finanziamenti necessari al post-produzione.
Due “giganti” della cultura e della politica di oggi a livello mondiale si sono incontrati per discutere di società, cultura e politica. Parliamo di Noam Chomsky che, secondo il New York Times, è “il più importante intellettuale oggi vivente” e di José “Pepe” Mujica, l’amatissimo ex presidente dell’Uruguay di cui anche noi più volte vi abbiamo parlato.
Il primo è un filosofo americano e uno dei più iconici attivisti politici dei nostri tempi, conosciuto anche per i suoi importanti contributi nel campo della linguistica,  mentre Mujica faceva parte del movimento Tupamaros in Uruguay a cui si unì negli anni sessanta durante la dittatura uruguaiana, trascorse quasi 15 anni in prigione e dal 2010 al 2015 divenne presidente dell’Uruguay.
A filmare il loro incontro è stato il giovane regista messicano Saúl Alvídrez, che ha avuto la brillante idea di far trascorre ai due intellettuali un fine settimana insieme in modo da realizzare un documentario. L’obiettivo era parlare dell’attuale e non certo rosea situazione mondiale conoscendo il parere e le possibili soluzioni di Chomsky & Mujica (così si intitola il documentario).
L’incontro si è svolto a Montevideo, sia il linguista e filosofo americano che l’ex presidente dell’Uruguay hanno partecipato con le loro mogli, Valeria e Lucia, e hanno trascorso l’intero fine settimana a chiacchierare mentre le telecamere li filmavano.
Nonostante la loro età (Chomsky ha 90 anni e Mujica, 84) il documentario è molto attuale ed è destinato in particolare ai giovani.
Come ha dichiarato il regista:
”È un messaggio bellissimo e urgente per l’umanità. Esplora l’amore, la vita, la libertà, il potere e le principali sfide del 21° secolo insieme a due personaggi straordinari che non si erano mai incontrati prima. Le giovani generazioni hanno ereditato il più grave pericolo e la responsabilità di tutta la storia umana. Oggi, il collasso ecologico, economico, politico e sociale della nostra insostenibile civiltà sembra imminente. Pertanto, le nuove generazioni devono realizzare un cambiamento globale radicale nei prossimi decenni; ma come? Questo progetto cerca di rispondere a questa domanda, semplicemente perché è la domanda più importante del momento”
Questo speciale incontro si appresta dunque a diventare un documentario a tutti gli effetti pieno di riflessioni e conversazioni molto profonde ma per il post produzione sono necessari molti fondi e per ottenerli è stata aperta una raccolta su una piattaforma di crowdfunding, Kickstarter dove è disponibile anche l’anteprima video.
Per poter coprire le spese di post-produzione del documentario è necessario raccogliere circa 17mila dollari (obiettivo già raggiunto) ma meglio 30mila dollari in modo da poterlo far uscire entro maggio 2020 e, ancora meglio, 38 mila dollari, in modo da coprire anche i costi per la distribuzione del documentario nei festival.
Deve essere stato davvero un incontro senza precedenti e pieno di saggezza. Siamo molto curiosi di conoscere tutti i dettagli del loro speciale finesettimana!

martedì 16 aprile 2019

Noam Chomsky : Auguri Professore!

Noam Chomsky  ha compiuto 90 anni. A Boston parla di Oggi, guarda al Futuro e ci ricorda il Passato.
Riportiamo qui di seguito la traduzione della trascrizione di una trasmissione televisiva, andata in onda su Democracy Now, sulla conferenza tenuta a Boston il 12 aprile da Noam Chomsky. Per comodità di esposizione la trascrizione della conferenza è stata suddivisa  in quattro sezioni e presentata  da AMY GOODMAN  in forma di intervista
 Qui il Video
AMY GOODMAN: stiamo trasmettendo da Boston e oggi passeremo la nostra ora con  Noam Chomsky, che questa settimana è tornato nella sua città Boston dove è stato professore al Massachusetts Institute of Technology per più di cinquant’anni, ora insegna alla University of Arizona di  Tucson. Giovedì scorso più di 700 persone si sono affollate nella  Old South Church  per ascoltare il noto linguista e dissidente politico, padre della moderna linguistica  che ha parlato sulle minacce alla democrazia:  ha parlato  della questione Israelo-Palestinese, dell’arresto di Julian Assange, della guerra nucleare e del cambiamento climatico. Dopo aver visto un frammento  di un nuovo film  che parla di lui “Internationalism or Extinction” Noam Chomsky ha parlato degli ultimi due anni e della presidenza  Trump.
Parte 1. Dobbiamo confrontarci con i movimenti  “Ultranazionalisti reazionari”  che stanno crescendo in tutto il mondo
Noam Chomsky ha parlato ricordando le origini del fascismo nel 20º secolo e il  germogliare di movimenti ultranazionalisti dal  Brasile agli  USA, da Isreaele all’ Arabi Saudita.
NOAM CHOMSKY:  Se me lo concedete, avrei piacere a cominciare con una breve reminiscenza di un periodo che è stranamente simile a oggi, sotto molti sgradevoli aspetti. Mi riferisco esattamente a 80 anni fa, ricordo che fu proprio di questi giorni che scrissi il mio primo articolo che parlava di politica. E’ facile ricordare la data, fu subito dopo la caduta di Barcellona nel febbraio 1939.
L’articolo parlava di quella che sembrava essere l’inesorabile avanzata del fascismo in tutto il mondo. Nel 1938, l’Austria era stata annessa alla Germania nazista. Pochi mesi dopo, la Cecoslovacchia fu tradita e abbandonata in mano ai nazisti, dopo la Conferenza di Monaco. In Spagna, una città dopo l’altra stava cadendo in mano ai franchisti. A febbraio 1939 cadde anche Barcellona e quella fu la fine della Repubblica spagnola. Quella che era stata una grande rivoluzione popolare, la rivoluzione anarchica del 1936, ’37, ’38, era già stata annientata con la forza. Sembrava che il fascismo si sarebbe allargato a macchia d’olio.
Non è esattamente quello che sta succedendo oggi, ma, se possiamo prendere in prestito la celebre frase di Mark Twain, “La storia non si ripete ma a volte fa rima“.  Ci sono troppe analogie per non volerle vedere.
Quando cadde Barcellona, ​​ci fu un’enorme ondata di profughi che scapparono dalla Spagna. La maggior parte se ne andò in Messico, circa 40.000. Qualcuno andò a New York e una libreria dove si vendevano libri usati, sulla 4° Avenue, divenne la sede degli anarchici. È lì, girovagando da quelle parti, che io cominciai a sentir parlare di politica. Questo succedeva 80 anni fa.
All’epoca nessuno riusciva a capirlo, ma sembra che anche il governo degli Stati Uniti stesse cominciando a cercare di comprendere come mai questa marcia del fascismo potesse sembrare ormai inarrestabile. Il governo di allora non vedeva questo fenomeno con lo stesso senso di allarme che poteva sentire un bambino di 10 anni. Ora sappiamo che l’atteggiamento del Dipartimento di Stato era piuttosto confuso nel comprendere quale fosse il significato del movimento nazista. In realtà, c’era un console a Berlino, il console statunitense a Berlino, che stava inviando a Washington dei commenti piuttosto contraddittori sui nazisti, suggerendo che forse non erano così male come dicevano tutti. Rimase lì fino al Pearl Harbour Day, quando fu richiamato, era il famoso diplomatico George Kennan. In fondo non era una sbagliato esprimere  lo stato di profonda confusione in cui versava chiunque cercasse di comprendere quegli eventi.
Oggi scopriamo che, anche se all’epoca non potevano saperlo, già nel 1939, lo State Department ed il Council on Foreign Relations cominciarono a pianificare il dopoguerra, cominciarono a pensare come sarebbe stato il mondo del dopoguerra. E subito dopo, nei primissimi anni, cominciarono a ipotizzare che il mondo del dopoguerra sarebbe stato diviso tra un mondo controllato dalla Germania  -un mondo sotto il controllo nazista- composto da buona parte dell’Eurasia e un mondo  sotto il controllo Usa, che avrebbe incluso l’emisfero occidentale, l’ex impero  britannico, che gli Usa avrebbero  preso in consegna. e parte dell’estremo oriente. Quello sarebbe stato il modello del mondo post bellico e questa panoramica, che noi oggi conosciamo, restò valida fino a quando i russi non entrarono in azione e cambiarono il corso della storia. Stalingrado nel 1942, poco dopo,  la grande battaglia fatta con i carri armati a Kursk, che rese ben chiaro che i russi avrebbero potuto sconfiggere i nazisti e fu allora che l’orizzonte americano cambiò: l’immagine del mondo del dopoguerra cambiò e prese le sembianze di quello che noi abbiamo visto negli anni  che sono succeduti a quel momento. Bene questo era ottant’anni fa.
Oggi non è così —noi non ci troviamo di fronte a qualcosa che è il Nazismo, ma siamo di fronte ad un dilagare di quello che a volte viene chiamato reazione internazionale ultranazionalista, sbandierato apertamente dai suoi sostenitori, compreso Steve Bannon, l’ impresario del movimento.  Proprio ieri c’è stata una sua vittoria: Le elezioni di Netanyahu in Israele che hanno reso più solida l’alleanza reazionaria che sta prendendo forma in tutto il mondo, sotto l’egida degli USA, gestita dal triumvirato Trump-Pompeo-Bolton — potrei facilmente prendere in prestito una frase di  George W. Bush per descriverli, ma per delicatezza, preferisco non farlo. L’alleanza del medio oriente è formata dagli Stati più reazionari della regione — Arabia Saudita, Emitati Arabi Uniti, Egitto sotto la più brutale delle dittature di tutta la sua storia e  Israele che si trova nel centro — contro l’Iran. Altre gravi minacce vengono anche dall’America Latina. L’elezione di  Jair Bolsonaro in Brasile ha insediato  al potere il più estremista, il più oltraggioso dei governi ultranazionalisti di destra che ora stanno affliggendo l’intero emisfero. Ieri Lenín Moreno dell’ Ecuador ha compiuto un passo decisivo che lo porta ad aderire a questa alleanza di estrema destra, cacciando Julian Assange dalla ambasciata dellì’Ecuador. Presto gli USA se faranno consegnare quest’uomo che andrà incontro a un brutto periodo a meno che  non si metta in moto una importante protesta popolare. Il Messico è uno dei paesi dell’ America latina che fa eccezione a tutto ciò sta accadendo, come in Europa occidentale, dove i partiti di estrema destra stanno crescendo e alcuni di questi mettono davvero paura.
Ma si intravedono delle controindicazioni. Yanis Varoufakis, ex Ministro delle Finanze della Grecia, una persona molto interessante, insieme a Bernie Sanders, ha cercato di dar vita ad una formazione Progressista Internazionale per contrastare l’internazionale di estrema destra che si sta creando. A livello di Stati,  c’è uno schiacciante sbilanciamento nella direzione sbagliata. Ma gli stati non sono le uniche entità che contano, a livello delle persone è tutta un’altra cosa. E questo potrebbe fare la differenza. Significa che bisogna dare una protezione agli Stati che funzionano democraticamente per migliorarli, per sfruttare le opportunità che questi Stati offrono a quelle tipologie di attivismo che hanno portato nel passato a raggiungere importanti progressi e che potrebbero salvare il nostro futuro. 
Parte 2 :Armi Nucleari, Cambiamenti Climatici & Minacce alla Democrazia nel Futuro del Pianeta
Mentre il Presidente Trump si ritira dagli accordi nucleari con la Russia e si accinge ad ampliare l’arsenale nucleare Usa, Noam Chomsky vede come la minaccia di guerra nucleare resti una delle questioni più importanti per l’umanità. Nel suo discorso alla Old South Church ha parlato anche dei cambiamenti climatici e dei rischi per la democrazia in tutto il mondo.
NOAM CHOMSKY: Vorrei  fare un paio di osservazioni sulle grosse difficoltà per riuscire a mantenere in vita le nostre istituzioni democratiche, sulle poderose forze che si sono da sempre opposte e sui risultati che in qualche modo  devono permettere di tenerle in vita, di valorizzarle e sul significato che tutto ciò costituisce per il futuro. Ma prima, vorrei dire un paio di parole sulle sfide che dobbiamo fronteggiare,  sfide delle quali avete già sentito parlare e che già conoscete. Pertanto una discussione seria sul futuro dell’umanità  deve cominciare riconoscendo un fatto essenziale, un fatto che la specie umana deve affrontare oggi, una domanda che non si era mai presentata finora nella storia dell’umanità, la domanda a cui dobbiamo rispondere e presto è: per quanto tempo riuscirà ancora a sopravvivere la società umana?
Bene, come tutti ben sapete, da 70 anni viviamo sotto l’ombra di una guerra nucleare. Tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di comprendere quello che è successo, non possono far altro che esprimere tutto il loro stupore per il fatto che siamo riusciti a sopravvivere fino ad oggi. Ogni minuto che passa l’ora del disastro finale  sembra avvicinarsi sempre più rapidamente. È quasi un miracolo il fatto che siamo sopravvissuti, ma i miracoli non durano per sempre. Questa storia deve essere risolta e presto. La recente Nuclear Posture Review  fatta dall’amministrazione Trump fa aumentare in modo drammatico le minacce di uno scoppio  della conflagrazione, cosa che in effetti porterebbe  alla fine della specie. Potremmo ricordare che questa Nuclear Posture Review è stata sponsorizzata da Jim Mattis, che è considerato troppo acculturato per restare a far parte di questa amministrazione:  questo può darci un’idea di che cosa può essere tollerato nel mondo dei Trump-Pompeo-Bolton.
Bene, c’erano tre importanti trattati sulle armi: il trattato ABM, il trattato sui missili anti-balistici – il trattato INF, Intermediate Nuclear Forces –  il nuovo trattato START.
Gli Stati Uniti si sono ritirati dal Trattato ABM nel 2002. E chiunque creda che i missili anti-balistici siano delle armi di difesa resterebbe deluso dalla natura di questi sistemi. Gli Stati Uniti sono appena usciti dal trattato INF, che fu firmato da Gorbaciov e Reagan nel 1987 e che fece diminuire drasticamente quelle minacce di guerra in Europa, che si sarebbero diffuse in breve tempo. Il background della firma di quel trattato sono le dimostrazioni che avete appena visto nel film che è stato proiettato. Quelle massicce dimostrazioni pubbliche hanno fatto da sfondo a un trattato che ha cambiato le cose in modo significativo. Vale la pena ricordare che sia quello che avete visto che molti altri casi sono stati importanti esempi di una presa di coscienza popolare che fece una enorme differenza. Le lezioni sono troppo ovvie per essere ricordate una ad una. Bene, l’amministrazione Trump si è appena ritirata dal Trattato INF; i russi si sono ritirati subito dopo. Se osservate attentamente, scoprirete che ognuna  delle parti ha trovato una specie di alibi credibile per poter dire che è stato l’avversario a non rispettare il trattato. Per chi volesse farsi un’idea di come potrebbero averla vista i russi, il Bulletin of Atomic Scientists, la principale rivista sui problemi di controllo degli armamenti, aveva pubblicato un  articolo di piombo scritto da Theodore Postol un paio di settimane fa,  articolo che sottolineava quanto fossero pericolose le installazioni anti- missili balistici USA posizionate sul confine russo: quanto siano pericolose queste istallazioni e come possano essere percepite dai russi.  Come un cartello messo sul confine russo e le tensioni stanno aumentando sul quel confine. Tutte e due le parti stanno facendo azioni provocatorie. In un mondo razionale, quello che dovremmo immaginare sono negoziati tra le due parti, con degli esperti indipendenti che  valutino le accuse che ciascuna parte sta facendo contro l’altra, in modo da arrivare  a una risoluzione per mettere fine a  queste accuse e per ripristinare il trattato. Questo accadrebbe in un mondo razionale. Ma sfortunatamente questo non è il mondo in cui stiamo vivendo. Non è stato fatto nessuno sforzo in questa direzione. E non ce ne sarà nessuno, a meno che i governi non  siano messi sotto una fortissima pressione.
Bene, ci resta solo il nuovo trattato START. Il nuovo trattato START è già stato definito dalla figura in carica  — colui che si è modestamente descritto come il più grande presidente della storia americana — con i soliti titoli che dà a  tutto ciò che è stato fatto dai suoi predecessori: il peggior trattato che sia mai stato stipulato in tutta la storia, quindi  dobbiamo sbarazzarcene. Se, come in effetti è, questo contratto dovrà essere rinnovato subito dopo le prossime elezioni, molto è ancora in gioco. Molto sarà ancora in gioco, se questo trattato sarà rinnovato. Questo accordo è riuscito a ridurre in modo molto significativo il numero delle armi nucleari, certo saranno sempre molto più di quante dovrebbero essere, ma comunque  molto al di sotto di quante erano prima. E potrebbe essere prorogato.
Bene, nel frattempo, il riscaldamento globale procede nel suo inesorabile corso. Durante questo millennio, ogni singolo anno, con una unica eccezione,  è stato più caldo del precedente. Ci sono recenti articoli scientifici –  James Hansen e altri – che dicono che il ritmo del riscaldamento globale, che sta aumentando continuamente dal 1980 circa, potrebbe subire delle brusche impennate e passare da una crescita lineare a una crescita esponenziale, il che significa che potrebbe raddoppiare ogni due decenni . Ci stiamo già avvicinando alle condizioni di 125.000 anni fa, quando il livello del mare era di circa 25 piedi più alto di oggi, con lo scioglimento, il rapido scioglimento dell’Antartico, e delle sue enormi distese di ghiaccio. Potremmo arrivare a quel punto. Le conseguenze di quello che sto dicendo sono quasi inimmaginabili. Voglio dire, non cercherò nemmeno di descriverle, ma si potrà  capire presto di cosa sto parlando.
Bene, intanto, mentre stanno succedendo tutte queste cose, leggiamo tutti i giorni sulla stampa articoli euforici di come gli Stati Uniti stanno progredendo nella produzione di combustibili fossili. Ora hanno superato la produzione dell’Arabia Saudita. Siamo in testa nella produzione di combustibili fossili. Le grandi banche, JPMorgan, Chase e altre stanno pompando altro denaro nei nuovi investimenti sui combustibili fossili, compresi i più pericolosi, come le sabbie bituminose del Canada. E tutto questo viene presentato con grande euforia, con una specie di eccitazione. Stiamo raggiungendo l’indipendenza energetica. Possiamo controllare il mondo, possiamo decidere che devono essere usati i combustibili fossili nel mondo.
Devo dire almeno una parola sul significato di queste affermazioni, benché sia abbastanza ovvio. Non è che i giornalisti e i commentatori non lo sappiano, non è che i CEO delle banche non lo sappiano. Certo che lo sanno. Ma sono tutti soggetti a certe pressioni istituzionali dalle quali è estremamente difficile districarsi. Provate a mettervi nei panni di –  per esempio –  il CEO di JPMorgan Chase, o del Ceo di una delle  banche che stanno spendendo cifre enormi  in investimenti sui combustibili fossili. Certamente, anche voi, come CEO, siete a conoscenza di quello che sanno tutti sul riscaldamento globale. Non è un segreto per nessuno: Ma che autonomia di scelta avete? Fondamentalmente avete due scelte. Una scelta sarebbe fare esattamente quello che stanno facendo oggi tutti i CEO. L’altra scelta sarebbe dimettersi ed essere sostituiti da qualcun altro che farebbe esattamente quello che stanno facendo oggi tutti i CEO. Non è un problema individuale. È un problema istituzionale, che può essere affrontato, ma solo se il sistema sarà messo sotto una tremenda pressione pubblica.
E lo abbiamo visto da poco, molto chiaramente, come cio è possibile – come si può raggiungere  un obiettivo. Un gruppo di giovani, il Sunrise Movement, è arrivato al punto di sedersi negli uffici del Congresso, ci sono state nuove figure progressiste che hanno suscitato interesse e che sono riuscite a presentarsi al Congresso. Grazie a una forte pressione popolare, Alexandria Ocasio-Cortez, affiancata da Ed Markey, è riuscita a far inserire il Green New Deal nell’agenda del Congresso. Questo è un risultato importante. Ovviamente, deve fronteggiare attacchi ostili che arrivano da qualsiasi parte, ma non importa. Un paio di anni fa sarebbe stato inimmaginabile che questo sarebbe stato discusso, ma questo è il risultato dell’attivismo di questo gruppo di giovani, è ora un loro punto è al centro dell’agenda. In un modo o nell’altro dovrà essere implementato. È un punto essenziale per la sopravvivenza, forse non è essenziale esattamente nella forma in cui sarà approvato, forse servirà qualche modifica, ma questo è già un enorme cambiamento ottenuto grazie all’impegno di un piccolo gruppo di giovani. Questo deve farci comprendere che tipo di azioni devono essere intraprese.
Nel frattempo, il Doomsday Clock del Bulletin of Atomic Scientists lo scorso gennaio è arrivato a due minuti prima di mezzanotte. Questo è il punto più vicino alla catastrofe finale mi raggiunto dal 1947. Questo annuncio — dei due minuti a mezzanotte  — è dovuto all’esistenza sia delle due minacce maggiori che ci sono familiari: la minaccia della guerra nucleare e la minaccia del riscaldamento globale, che stanno entrambe aumentando sempre di più, ma ora si sta aggiungendo per l prima volta anche  una nuova minaccia: l’indebolimento della democrazia. Con  questa sono tre le minacce. E questo sembra un fatto abbastanza normale, perché una democrazia che funziona bene costituisce l’unica speranza con cui si possono sconfiggere queste minacce. Non si vince con i trattati firmati dalle istituzioni dello Stato, o dalle istituzioni private o muovendosi senza avere alle spalle una massiccia pressione dell’opinione pubblica. Per questo bisogna che i mezzi che garantiscono il funzionamento democratico siano sempre mantenuti in vita e usati come ha fatto il Sunrise Movement, come hanno dimostrato le grandi manifestazioni di massa all’inizio degli anni ’80 e il modo in cui questi ragazzi stanno muovendosi oggi.
Parte 3 : L’Arresto di  Assange è  “Scandaloso”  e spiega lo scioccante Potere Extraterritoriale U.S.A.
Gli avvocati del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange,  promettono di dare battaglia contro la possibile estradizione negli Stati Uniti, dopo l’arresto a Londra, dopo essere stato prelevato con la forza  dall’ambasciata equadoregna, dove era rimasto in asillo per quasi sette anni.  Amy Goodman di Democracy Now ha parlato con Noam Chomsky  sull’ arresto di Assange, su WikiLeaks e sul potere americano.
AMY GOODMAN: Sono Amy Goodman da Boston  e sono seduta accanto a  Noam Chomsky per una conversazione pubblica. Gli ho chiesto dell’arresto di Julian Assange.
NOAM CHOMSKY: L’arresto di Assange è scandaloso sotto molti aspetti. Basta pensare solo allo sforzo dei governi, e non è solo a quello del governo degli Stati Uniti. Gli inglesi stanno collaborando. L’Ecuador, ovviamente, ora sta collaborando. La Svezia, prima, aveva collaborato. Gli sforzi per mettere a tacere un giornalista che produceva materiale che gli uomini del potere non volevano che fosse conosciuto dalla moltitudine del volgo – Capito? – questo è praticamente quanto  è successo. WikiLeaks stava divulgando informazioni che la gente dovrebbe conoscere su chi è al potere, ma questo non piace alle persone al potere  e quindi dobbiamo metterlo a tacere. Capito? Questo è il tipo di cosa, il tipo di scandalo, a cui stiamo assistendo, purtroppo, ancora una volta.
Per fare un altro esempio, andiamo proprio in un paese vicino all’Ecuador, in Brasile, dove quello che è successo è  estremamente sintomatico. Il Brasile è il paese più importante dell’America Latina, uno dei più importanti del mondo. Sotto il governo Lula all’inizio di questo millennio, il Brasile era il paese forse maggiormente rispettato al mondo. Era diventato la voce del Global South sotto la guida di Lula da Silva. Guardate bene cosa è successo. C’è stato un colpo di stato, un colpo di stato-soft, per eliminare gli effetti nefasti del partito laburista, il Partito dei Lavoratori. Questi effetti sono stati descritti dalla Banca Mondiale – non da me, dalla Banca Mondiale – che parla di un “decennio d’oro” nella storia del Brasile, di una radicale riduzione della povertà, di un aumento massiccio dell’inclusione di popolazioni emarginate, di vaste parti della popolazione afro-brasiliana e di indigeni che sono stati fatti entrare nella società, un senso di dignità e di speranza per il popolo. Questo non poteva essere tollerato.
Dopo che Lula ha completato il suo mandato, ha avuto luogo una specie di “colpo di stato”, non entrerò nei dettagli, ma l’ultima mossa è stata lo scorso settembre quando Lula da Silva, il protagonista e figura più popolare del Brasile, che era quasi certo di vincere le prossime elezioni, è stato messo in prigione, in isolamento, come per una condanna a morte, 25 anni di carcere, senza poter più leggere un libro o una rivista e, essenzialmente con il divieto di rilasciare dichiarazioni pubbliche, nemmeno fosse stato un serial killer nel braccio della morte. Questo solo per mettere a tacere la persona che avrebbe probabilmente vinto le elezioni. È il prigioniero politico più importante del mondo. Ne avete sentito parlare?
Bene, Assange è un caso simile: abbiamo dovuto mettere a tacere questa voce. Torniamo a parlare di storia  Qualcuno si ricorderà di quando il governo fascista di Mussolini mise in prigione Antonio Gramsci. Il PM dichiarò: “Dobbiamo mettere a tacere questa voce per 20 anni. Non possiamo lasciarlo parlare“.   E’ quello che è successo a  Assange, a  Lula e ci sono altri casi.  Questo è uno scandalo.
Altro scandalo è la portata extraterritoriale del potere esercitato dagli Stati Uniti che è scioccante. Voglio dire, perché dovrebbero gli Stati Uniti — o meglio, perché dovrebbe qualsiasi stato — poter esercitare questo potere? Perché gli Stati Uniti dovrebbero avere il potere di controllare quello che si sta facendo in un altro posto del mondo?  Voglio dire, è una situazione bizzarra, ma così va avanti così da tempo e ormai non ci facciamo più nemmeno caso e comunque nessuno ne parla.
Per esempio, prendiamo gli accordi commerciali con la Cina. OK? Di cosa parlano gli accordi commerciali? Sono uno sforzo per evitare lo sviluppo economico della Cina. È proprio di questo che si tratta. Ora, la Cina ha un modello di sviluppo che non piace all’amministrazione Trump. Quindi, dobbiamo fare in modo di  indebolire quel modello di sviluppo. Proviamo a chiederci: cosa accadrebbe se la Cina non osservasse le regole che gli Stati Uniti stanno cercando di imporre? Se la Cina, per esempio, quando la Boeing o la Microsoft, o un’altra importante azienda, che investe in Cina, pretendesse di avere un certo controllo sulla natura dell’investimento. Se pretendesse un certo grado di trasferimento tecnologico. Se volesse ottenere qualcosa dalla tecnologia. Ci sarebbe  qualcosa di sbagliato in queste richieste? In fondo è così che si sono sviluppati gli Stati Uniti, rubando – rubando tecnologia come dicono in Inghilterra. È così che si è sviluppata l’Inghilterra, prendendo la tecnologia da altri paesi più avanzati: dall’India, dai Paesi Bassi, persino dall’Irlanda. È così che ogni paese sviluppato ha raggiunto lo stadio di sviluppo avanzato. Se la Boeing e la Microsoft non gradiscono questo tipo di accordi, non devono investire in Cina. Nessuno gli sta  puntando  una pistola alla nuca. Se qualcuno credesse veramente nel capitalismo, dovrebbe essere libero di firmare qualsiasi accordo con la Cina. E se questi accordi prevedono un trasferimento di tecnologia, OK.
Gli Stati Uniti vogliono bloccare questi trasferimenti e quindi la Cina non può svilupparsi.
Prendiamo ad esempio quelli che vengono chiamati diritti di proprietà intellettuale, diritti di brevetto esorbitanti sui farmaci. Oppure la Microsoft che ha il monopolio sui sistemi operativi, grazie all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Supponiamo che la Cina non voglia osservare questi diritti di proprietà intellettuale. Chi ci guadagnerebbe e chi ci perderebbe? Bene, il fatto è che i consumatori negli Stati Uniti ci guadagnerebbero. Significherebbe che le medicine costerebbero di meno. Significherebbe che quando si compra un computer, non si resta bloccati senza Windows. Si potrebbe trovare un sistema operativo migliore. Bill Gates farebbe un po’ di soldi in meno. Le società farmaceutiche non sarebbero tanto ricche, sarebbero solo un po ‘meno ricche. Ma i consumatori ci guadagnerebbero. Che cosa c’è di sbagliato in questo? Qual è il problema?
Bene, potreste chiedervi: Ma che cosa c’è nascosto dietro tutte queste discussioni e queste trattative? Questo è il vero problema. Di quasi qualsiasi problema vogliamo cominciare a parlare, la domanda è sempre la stessa: perché viene accettato tutto questo? Quindi, in questo caso, perché troviamo accettabile che gli Stati Uniti abbiano anche solo il potere per cominciare a suggerire una proposta di estradare qualcuno il cui crimine è stato di esporre al pubblico delle informazioni che la gente al potere non vuole che vengano esposte? Fondamentalmente questo è ciò intorno a cui tutto gira.
Parte 4 : Trump ha interferito profondamente sulla rielezione di Netanyahu in Israele       
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta cominciando il suo quinto mandato, dopo aver sconfitto l’ex Capo militare Benny Gantz.  In una discussione con Amy Goodman di Democracy Now!, Noam Chomsky parla di come il presidente Trump abbia interferito direttamente sulle elezioni israeliane aiutando più volte Netanyahu, trasferendo l’ambasciata USA a Gerusalemme e riconoscendo la sovranità di Israele sulle alture del Golan, in spregio al diritto internazionale.
AMY GOODMANNoam, che è successo in Israele, il primo ministro Netanyahu ha conquistato il record di un  quinto mandato. Poco prima delle elezioni ha annunciato che annetterà gli insediamenti illegali israeliani nella West Bank occupata. Il mese scorso, Trump ha ufficialmente riconosciuto la sovranità di Israele sulle alture del Golan.
NOAM CHOMSKYBeh, prima di tutto, se Benny Gantz fosse stato eletto al posto di Netanyahu, non ci sarebbe stata una grande differenza. La differenza tra i due candidati non è sostanziale in termini di politica. Netanyahu: ecco un altro esempio della portata extraterritoriale degli Stati Uniti. Netanyahu è un po’ più estremista. Gli Stati Uniti volevano disperatamente che venisse eletto. E l’amministrazione Trump gli ha fatto un regalo dopo l’altro per fare in modo che fosse rieletto. Bastava farlo arrivare vicino al 50/50, prima delle elezioni.
Uno di questi regali è stato, naturalmente, lo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme, in violazione non solo della legge internazionale, ma anche delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza a cui gli Stati Uniti avevano partecipato. Uno spostamento molto drammatico.
Un secondo regalo, altrettanto drammatico, è stato quello di autorizzare l’annessione a Israele delle alture del Golan. Le alture del Golan siriano sono, secondo il diritto internazionale, territori occupati da  Israele. Tutte le principali istituzioni, tutte le istituzioni competenti, il Consiglio di Sicurezza, la Corte Internazionale di Giustizia, tutti sono d’accordo su questo punto. Israele si è formalmente annesso le alture del Golan. Ma il Consiglio di Sicurezza, il Consiglio di Sicurezza, dell’ ONU, con la partecipazione degli Stati Uniti, ha dichiarato che questa annessione è nulla. OK?  Trump ha smentito unilateralmente, le istituzioni internazionali,  un altro regalo a Netanyahu, dimostrando, con questo gesto al popolo di Israele che, con il sostegno degli Stati Uniti, può ottenere tutto quello che vuole.
L’ultimo regalo di Trump, poco prima delle elezioni, è stata la dichiarazione di Netanyahu  che se fosse stato eletto, avrebbe annesso  le zone della West Bank, con la tacita autorizzazione degli Stati Uniti.
Queste sono misure forti che sono state prese per interferire decisamente con elezioni straniere. Avete sentito qualcosa su quanto sia considerata una cosa terribile interferire nelle elezioni straniere? Penso che forse ne abbiate già sentito parlare da qualche parte. Qui, è stato fatto con decisione, e sembra  che non ci sia niente di male. Ma quali sono esattamente le conseguenze di questo comportamento in termini di evoluzione della politica? Alla fine dei conti non sono molte.
Quindi, prendiamo l’annessione delle alture del Golan. In effetti, questa decisione è stata dichiarata nulla dal Consiglio di sicurezza. È stata condannata dalla Corte internazionale di giustizia. Ma a parte queste dichiarazioni  c’è qualcuno che abbia fatto qualcosa di concreto? È stata fatta qualche mossa per impedire che Israele prenda possesso delle alture del Golan?  che vengano fatti degli insediamenti, che vengano aperte delle imprese, che si costruiscano  delle stazioni sciistiche sul monte Hermon? Nulla. Nessuno ha alzato un dito. E nessuno ha alzato un dito per una semplice ragione: gli Stati Uniti non lo permettono. Nessuno lo dice, ma questo è il fatto. Bene, ora è formalmente autorizzato, e non è solo un fatto che è accaduto.
Prendiamo questa proposta di Netanyahu di annettere le parti della West Bank. E’ una storia che sta andando avanti da 50 anni, letteralmente. Subito dopo la guerra del ’67, sia i partiti politici, sia i principali raggruppamenti in Israele – l’ex partito laburista, il conglomerato basato sul Likud – hanno politiche leggermente diverse, ma sostanzialmente portano tutti avanti un programma di espansionismo in Cisgiordania orientato verso un obiettivo  molto chiaro:  creare quella che sarà una specie di Grande Israele, in cui Israele prenderà possesso di qualsiasi cosa abbia valore in Cisgiordania, lasciando che le concentrazioni di popolazione palestinese, come a Nablus e Tulkarm. restino isolate. Nel resto della regione ci sono circa 150 enclave palestinesi, più o meno circondate da posti di blocco, e la gente che vive spesso lontano dai campi dove lavora, riesce a malapena a sopravvivere.
Nel frattempo, gli insediamenti ebraici si sono sviluppati. Sono state costruite nuove città – una città importante, Ma’ale Adumim, costruita durante il periodo di Clinton, casualmente, a est di Gerusalemme. La strada che porta a questa città divide in due la West Bank. Poi Gerusalemme stessa si è estesa verso nord  ed ora è forse cinque volte più grande di quanto sia mai stata. Tutte queste nuove infrastrutture sono collegate da progetti altamente sviluppati. Potete fare un viaggio e andare a vedere quanto siano piacevoli i nuovi quartieri che stanno sorgendo attorno a Tel Aviv e a Gerusalemme nella West Bank. Si può  andare da Ma’ale Adumim a Tel Aviv con una grande autostrada— riservata agli israeliani e ai turisti, ma non ai palestinesi — più comoda della strada che va da South Shore a Boston — senza mai vedere un arabo.
Tutto questo è stato fatto costantemente, anno dopo anno, con il tacito supporto degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti forniscono il loro appoggio diplomatico, gran parte del sostegno economico, l’aiuto militare. E nel frattempo, il governo dice “Non ci piace quello che state facendo, fermatevi ” ma continua a fornire i mezzi. Bene, l’unica differenza nella dichiarazione di Netanyahu con il tacito appoggio di Trump è: “Ho intenzione di andare avanti e di annettere i territori, di annettere tutto, non voglio continuare a costruire, aspettando una eventuale annessione”. Queste sono le cose vere che sono successe.
Ora, la vittoria di Netanyahu, come ho detto prima, consolida un’alleanza — che è già in atto — e che in qualche modo, tacitamente va avanti da anni, non formale, ma funzionale, ora sta venendo allo scoperto sotto gli occhi degli stati arabi più reazionari come, in primo luogo, l’Arabia Saudita, uno degli stati più reazionari del mondo,  dell’Egitto di Sisi, il peggior dittatore della storia egiziana, degli Emirati Arabi Uniti. Ora Israele, si trova proprio al centro di tutto ciò. Fa parte del sistema delle alleanze internazionali di destra, del sistema di alleanza reazionario internazionale ultranazionalista che sta prendendo forma con la leadership degli Stati Uniti, una specie di nuovo sistema globale che sta nascendo. L’America del Sud, con Bolsonaro, è un’altro pezzo di questo sistema.
AMY GOODMAN: Eppure, negli Stati Uniti, c’è una crescente consapevolezza. Per esempio, il voto repubblicano-democratico contro la guerra dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti nello Yemen, alimentata dagli Stati Uniti. Questo le dà qualche speranza?
NOAM CHOMSKY: Questo è uno punto molto interessante ed in realtà è Bernie Sanders. Questo è  — guardiamolo bene — uno sviluppo molto importante, ma osserviamo che cosa è successo. La guerra tra Emirati Arabi Uniti e Emirati Arabi Uniti nello Yemen è stata una terribile atrocità. Probabilmente, nessuno lo sa, forse 60.000, 70.000 sono state le persone uccise, metà della popolazione riesce in qualche modo a sopravvivere. L’ONU descrive questa guerra come il peggior disastro umanitario del mondo. È una vera mostruosità. Sta andando avanti anno dopo anno, e l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti stanno impiegando armi statunitensi — e poi armi britanniche — c’è l’appoggio diretto e indiretto dell’intelligence USA che lavora a stretto contatto con i sauditi per colpire e bombardare e così via. Tutto questo sta succedendo senza nessuna protesta.
Poi è arrivata l’uccisione di Khashoggi, l’uccisione brutale di un giornalista del The Washington Post. Omicidio che ha causato indignazione. OK? Questo non dovrebbe essere il motivo per cui all’improvviso si accendono i riflettori sulla guerra in Yemen, non dovrebbe essere così, ma così è stato. Poi è arrivato Bernie Sanders, con un paio di altre persone, e ha dato il  via alla legislazione che ha cominciato a mettere qualche freno sul sostegno diretto degli Stati Uniti per questa guerra. Il che è significativo, ma dovremmo inserirlo meglio in tutto il contesto di quanto è successo realmente. E penso che possiamo essere abbastanza fiduciosi che il triumvirato Trump-Pompeo-Bolton troverà un modo per aggirare quelle regole e continuare questa guerra, a meno che a gente non cominci a protestare seriamente.
Ora, c’è qualche altra cosa a cui  vale la pena prestare attenzione. Il sostegno all’espansionismo di Israele, alla repressione, all’intera alleanza che si sta sviluppando, questo  sostegno negli USA si è spostato dai settori più liberali – grosso modo, il Partito Democratico – all’estrema destra. Non molto tempo fa, il sostegno a Israele contava sulla passione dei settori liberali della popolazione. Era una questione democratica. Ora, in effetti, non è più così se si guarda ai sondaggi, le persone che si identificano come democratiche tendono più a sostenere i diritti dei palestinesi che non quelli di Israele. Questo è un cambiamento drammatico. Il sostegno per Israele ora poggia sulla parte più reazionaria della popolazione: cristiani evangelici, ultranazionalisti. Fondamentalmente, è diventato un problema di estrema destra. Tra i più giovani questo sentimento è ancora più forte.
Voglio dire, posso vederlo sulla mia persona, in base alla mia personale esperienza. Fino a  10 o 15 anni fa, se dovevo tenere un discorso in un’università su Israele-Palestina, anche nella mia stessa università, il MIT, dovevo avere la protezione della polizia, letteralmente. La polizia doveva cercare di impedire che l’evento venisse rotto. Non mi permettevano di tornare verso la mia macchina da solo. Dovevo essere accompagnato dalla polizia. Le conferenze venivano interrotte e nessuno si opponeva a questi fatti che succedevano ogni volta. Ora questo è cambiato totalmente ed è un cambiamento molto importante. Penso che prima o poi, spero prima, questo possa portare a un cambiamento nella politica degli Stati Uniti.
Ci sono alcune mosse molto semplici che potrebbero essere fatte nella politica degli Stati Uniti che farebbero cambiare radicalmente la situazione in Medio Oriente. Quindi, per esempio, una semplice proposta è che il governo degli Stati Uniti dovrebbe rispettare la legge degli Stati Uniti. Non sembra troppo difficile. Gli Stati Uniti hanno delle leggi, come la cosiddetta legge Leahy o la Patrick Leahy Law, che prevedono che nessun aiuto militare possa essere dato a organizzazioni militari coinvolte in sistematiche violazioni dei diritti umani. Bene, l’esercito israeliano è coinvolto in massicce violazioni dei diritti umani. Se gli Stati Uniti dovessero rispettare la legge degli Stati Uniti, taglieremmo gli aiuti alle IDF, le forze di difesa israeliane. Questo passo da solo avrebbe un effetto importante, non solo toglierebbe gli aiuti materiali, ma avrebbe anche un  significato simbolico. Ed è del tutto possibile che con lo spostamento dell’opinione pubblica, specialmente tra i più giovani, potrebbe arrivare un momento in cui ci sarà un appello per chiedere che gli Stati Uniti rispettino le proprie leggi. OK? Ancora una volta, non parliamo di richieste molto drammatiche. E non si dovrebbe pensare troppo.
AMY GOODMAN: Noam Chomsky. Abbiamo parlato  con lui alla Old South Church, giovedì sera, quando è tornato alla sua vecchia casa di Boston. È stato professore al Massachusetts Institute of Technology per oltre 50 anni e alla fine dell’evento, abbiamo festeggiato il suo 90° compleanno.

sabato 13 aprile 2019

La difesa di Corbyn e Chomsky «Assange non va estradato». - Marina Catucci

L’editor in chief di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson (a destra) e l’avvocata Jennifer Robinson alla Westminster Magistrates Court di Londra
L’editor in chief di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson (a destra) e l’avvocata Jennifer Robinson alla Westminster Magistrates Court di Londra 

La trappola. Clinton all’attacco Trump invece sostiene di non avere «un’opinione in merito». Per il fondatore di WikiLeaks potrebbe riaprirsi anche il processo per stupro in Svezia.

Dopo 7 anni per la prima volta Julian Assange si è svegliato in un luogo diverso dall’ambasciata ecuadoriana a Londra, dopo il drammatico arresto di giovedì il cui eco è lungi dall’essere spento; Assange ha promesso di combattere l’estradizione negli Usa, il che significa che la vicenda è tutt’altro che conclusa. Si apre però un nuovo capitolo, e una battaglia legale lunga e penosa attende il fondatore di WikiLeaks. Se la maggior parte dei politici statunitensi ha festeggiato in modo bipartisan la notizia del suo arresto, Trump, che nel 2016 aveva dichiarato «Io amo WikiLeaks», dopo l’arresto dell’attivista australiano ha risposto di non sapere «nulla su WikiLeaks».
«NON SO NULLA di WikiLeaks, non è il mio campo – ha risposto ai giornalisti – so che è qualcosa che ha a che fare con Julian Assange. Ho visto quello che è successo con Assange, e sarà una decisione, immagino, per lo più del procuratore generale, che sta facendo un ottimo lavoro. Non ho davvero un’opinione al riguardo».
Opinione che al contrario ha Hillary Clinton, che durante un evento a New York ha detto: «Ho una certa familiarità con il lavoro di Assange, deve rispondere per ciò che ha fatto. È chiaro dall’accusa che non si tratta di punire il giornalismo, si tratta di hacking di un computer militare per rubare informazioni del governo degli Stati uniti».
Una delle poche voci politiche non allineate è stata quella di Alexandria Ocasio-Cortez che ai microfoni di Fox News, ha dichiarato: «Per quanto ne so, le accuse specifiche che sono state sollevate per la sua estradizione sono quelle che l’amministrazione Obama aveva valutato e poi rifiutato perché erano un po’ troppo in termini di attacco al giornalismo e ai giornalisti. È questo aspetto specifico delle sorti del giornalismo a preoccuparmi molto».
ORA SI ATTENDE IL 2 MAGGIO, giorno nel quale, per essere stato giudicato colpevole di aver violato i termini della libertà provvisoria, Assange rischia 12 mesi di carcere nel Regno unito. Entro il 12 giugno gli Usa dovranno poi produrre i documenti aggiuntivi per la richiesta di estradizione, alla quale, secondo Jeremy Corbyn, Londra dovrebbero opporsi. Il leader laburista ha ricordato «le atrocità in Iraq e Afghanistan» rivelate da WikiLeaks. 
Analogo atteggiamento è stato quello di Noam Chomsky, che ha specificato come l’arresto di Assange sia «scandaloso», perché «mette in evidenza la scioccante portata extraterritoriale degli Stati uniti» aggiungendo che «Ogni volta che assistiamo a un’ingiustizia e non agiamo, addestriamo il nostro carattere ad essere passivo in presenza di ingiustizie e quindi, alla fine, perdiamo ogni capacità di difendere noi stessi e coloro che amiamo».
I PROBLEMI PER ASSANGE non arrivano solo dal Dipartimento di Giustizia Usa, ma, come molti esperti legali prevedevano, anche dalla Svezia, dove l’avvocato di una delle due donne che lo accusano di molestie sessuali, ha dichiarato di voler far ricominciare le indagini preliminari, e le autorità svedesi hanno confermato che queste possono essere riprese, in quanto la loro prescrizione comincerà a metà agosto 2020.
In difesa di Assange si è posto il Guardian, nonostante la relazione problematica con il fondatore di WikiLeaks, e le Electronic Frontier Foundation, associazione di legali per la difesa dei diritti civili digitali, che hanno dettagliato la loro preoccupazione.
«Diverse parti dell’atto di accusa verso Assange descrivono un comportamento giornalistico molto comune – si legge sul sito delle Eff – come l’utilizzo dello storage nel cloud o la ricezione consapevole di informazioni classificate, o la redazione di informazioni identificative su una fonte. Altre parti rendono sospetti degli strumenti comuni, dei software gratuiti come Linux e Jabber. Siamo sollevati che il governo non abbia incluso accuse anche per le pubblicazioni, ma ha almeno altri 2 mesi per farlo. I leaks sono una parte vitale del libero flusso di informazioni che è essenziale per la nostra democrazia. La segnalazione di materiale trapelato, incluse informazioni riservate, sono parte essenziale del giornalismo americano».

domenica 28 ottobre 2018

Noam Chomsky: "Il popolo si sta rivoltando contro le élite che lo hanno ingannato, il populismo non c'entra e ha anche una storia rispettabile"



Il professore e linguista descrive il tempo che viviamo: "La crescita economica ha favorito solo le istituzioni finanziarie, un danno per l'economia."


"I lavoratori si stanno rivoltando contro le élite e le istituzioni dominanti che li hanno puniti per una generazione. C'è stata una crescita economica e un aumento della produttività ma la ricchezza generata è finita in pochissime tasche, per la maggior parte a istituzioni finanziarie predatorie che, nel complesso, sono dannose per l'economia". 
Lo dice Noam Chomsky, professore e linguista e teorico della comunicazione, in una intervista al Manifesto. Partendo dall'analisi della situazione politica americana, per Chomsky: "in Europa è accaduto più o meno lo stesso, in qualche modo anche peggio perché il progresso decisionale su questioni importanti si è spostato sulla Troika che è un organismo non eletto. I partiti di centrodestra/centrosinistra si sono spostati a destra abbandonando in gran parte gli interessi della classe lavoratrice".
Secondo l'accademico "ciò ha portato alla rabbia, alla frustrazione, alla paura e al capro espiatorio. Poiché le cause reali sono nascoste nell'oscurità, deve essere colpa dei poveri non meritevoli delle minoranze etniche, degli immigrati o di altri settori vulnerabili. In tali circostanze le persone si arrampicano sugli specchi".
Negli Usa molti lavoratori hanno votato per Obama, credendo nel suo messaggio di speranza e cambiamento, e quando sono stati rapidamente disillusi, hanno cercato qualcosa'altro. Questo è terreno fertile per demagoghi come Trump, che finge di essere la voce dei lavoratori mentre li indebolisce di volta in volta attraverso politiche antisindacali della sua amministrazione, che rappresenta l'ala più selvaggia del Partito Repubblicano.
"Non ha nulla a che fare con il "populismo", un concetto con una storia mista, spesso piuttosto rispettabile", conclude Chomsky.
Fonte: huffingtonpost dell'8/9/2018

martedì 12 maggio 2015

NOAM CHOMSKY: NON HA PIÙ IMPORTANZA CHI DETIENE IL POTERE POLITICO, TANTO NON SONO PIÙ LORO A DECIDERE LE COSE DA FARE. - Noam Chomsky


di Noam Chomsky (basato su dibattiti tenuti in Illinois, New Jersey,Massachusetts, New York e Maryland nel 1994,1996 e 1999)

Un uomo: 
Negli ultimi venticinque anni il capitale finanziario multinazionale, piuttosto che negli investimenti e nel commercio, è stato impiegato nelle speculazioni sui mercati azionari internazionali, al punto da dare l’impressione che gli Stati Uniti siano diventati una colonia alla mercé dei movimenti di capitali internazionali. 
Non ha più importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono più loro a decidere le cose da fare. 
Che portata ha, oggi, questo fenomeno sulla scena internazionale? 
Per prima cosa dobbiamo fare più attenzione al linguaggio che utilizziamo, me compreso. Non dovremmo parlare semplicemente di “Stati Uniti”, perché non esiste una simile entità, così come non esistono entità come l'”Inghilterra” o il “Giappone”. Può darsi che la popolazione degli Stati Uniti sia “colonizzata”, ma gli interessi aziendali che hanno base negli Stati Uniti non sono affatto “colonizzati”. 
A volte si sente parlare di “declino dell’America”, e se si osserva la quota mondiale di produzione che viene effettuata sul territorio degli Stati Uniti è vero, è in declino. Ma se si considera la quota di produzione mondiale delle aziende che hanno sede negli Stati Uniti, ci si accorgerà che non c’è alcun declino, anzi, le cose vanno per il meglio. Il fatto è che questa produzione ha luogo soprattutto nel Terzo mondo.  Quindi possiamo parlare di “Stati Uniti” come entità geografica, ma non è questo ciò che conta nel mondo degli affari. In sintesi, se non si parte da un’elementare analisi di classe non si riesce nemmeno a comprendere il mondo reale: cose come “gli Stati Uniti” non sono entità. Ma lei ha comunque ragione: gran parte della popolazione degli Stati Uniti viene sospinta verso una sorta di condizione sociale da Terzo mondo colonizzato. 
Dobbiamo però ricordare che esiste un altro settore, composto da ricchi manager, da ricchi investitori e dai loro scherani nel Terzo mondo, come i gangster della mafia russa o qualche ricco dignitario brasiliano, che curano i loro interessi a livello locale. E questo è un settore del tutto diverso, i cui affari stanno andando a gonfie vele. Per quanto riguarda i capitali destinati alle speculazioni, anch’essi hanno una parte estremamente importante. 
Lei è nel giusto quando sostiene che hanno un enorme impatto sui governi nazionali. Si tratta di un fenomeno molto esteso; le cifre sono di per sé impressionanti. Intorno al 1970, circa il 90 percento del capitale coinvolto nelle transazioni economiche internazionali veniva utilizzato a scopi commerciali o produttivi e soltanto il 10 percento a scopi speculativi. 
Oggi le cifre si sono invertite: nel 1990, il 90 percento del capitale totale era utilizzato per la speculazione; nel 1994 si era saliti addirittura al 95 percento. Inoltre l’ammontare globale del capitale speculativo è esploso: l’ultima stima della Banca mondiale indicava una cifra di circa 14 000 miliardi di dollari. 

Ciò significa che ci sono 14 000 miliardi di dollari che possono essere liberamente spostati da un’economia nazionale a un’altra: un ammontare enorme, superiore alle risorse di qualsiasi governo nazionale, e che quindi lascia ai governi possibilità estremamente limitate quando si tratta di operare scelte politiche economico-finanziarie. 

Perché si è verificata una crescita tanto imponente del capitale speculativo? I motivi chiave sono due. Il primo ha a che fare con lo smantellamento del sistema economico mondiale del dopoguerra, che avvenne nei primi anni settanta. Vedete, durante la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti riorganizzarono il sistema economico mondiale e si trasformarono in una sorta di “banchiere globale” [durante la Conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite a Bretton Woods, nel 1944]: il dollaro diventò la valuta mondiale, venne fissato all’oro e divenne il punto di riferimento per le valute degli altri paesi. Questo sistema fu alla base della consistente crescita economica degli anni cinquanta e sessanta. Ma negli anni settanta il sistema di Bretton Woods era divenuto insostenibile: gli Stati Uniti non erano più abbastanza forti economicamente da continuare a essere il banchiere del mondo, soprattutto per gli alti costi della guerra nel Vietnam. 
Così Richard Nixon prese la decisione di smantellare del tutto l’accordo: all’inizio degli anni settanta sganciò gli Stati Uniti dal sistema monetario aureo, aumentò le tasse sulle importazioni, distrusse tutto il sistema. La fine di questo sistema di regolamentazione internazionale diede l’avvio a una speculazione sulle valute senza precedenti e a una fluttuazione degli scambi finanziari, fenomeni da quel momento in costante crescita. Il secondo fattore che ha determinato il boom del capitale speculativo è stato la rivoluzione tecnologica nelle telecomunicazioni, che avvenne nello stesso periodo e rese d’improvviso molto facile il trasferimento di valuta da un paese all’altro. 

Oggi, virtualmente, l’intera Borsa valori di New York si sposta a Tokyo durante la notte: il denaro è a New York di giorno, poi viene trasferito “via rete” a Tokyo, e siccome il Giappone è in anticipo di quattordici ore rispetto a noi, lo stesso denaro viene utilizzato in entrambi i posti. Ormai, quasi 1000 miliardi di dollari vengono spostati quotidianamente sui mercati speculativi internazionali, con effetti enormi sui governi nazionali. 
A questo punto, la comunità internazionale che gestisce questi investimenti ha un virtuale potere di veto su tutto ciò che un governo nazionale può fare. È quanto accade oggi negli Stati Uniti. Il nostro paese si sta riprendendo lentamente dall’ultima recessione; certamente è la ripresa più lenta dalla fine della Seconda guerra mondiale. 
Ma c’è stagnazione soltanto sotto un certo punto di vista: la crescita economica è molto bassa, si sono creati pochi posti di lavoro (in realtà, per molti anni, i salari sono persino scesi durante questa “ripresa”), ma i profitti sono andati alle stelle. Ogni anno la rivista Fortune esce con un numero dedicato alla ricchezza delle persone più importanti del mondo, Fortune 500, il quale ci dice che i profitti in questo periodo si sono impennati: nel 1993 erano molto buoni, nel 1994 esaltanti e nel 1995 avevano battuto ogni record. 

Nel frattempo i salari reali scendevano, la crescita economica e la produzione erano molto basse e questa lenta crescita a volte veniva addirittura fermata perché il mercato obbligazionario “dava segnali” di non gradirla. 

Vedete, gli speculatori finanziari non vogliono la crescita: vogliono valute stabili, quindi niente crescita. 

La stampa specializzata parla apertamente della «minaccia di una crescita troppo impetuosa», della «minaccia di un eccesso di occupazione»: tra di loro lo dicono chiaramente. Il motivo? Chi specula sulle valute teme l’inflazione, perché fa diminuire il valore del suo denaro. 

E qualunque tipo di crescita o di stimolo economico, qualunque diminuzione della disoccupazione minacciano di far crescere l’inflazione. Agli speculatori valutari questo non piace, così quando vedono i primi segnali di una politica di stimolo dell’economia o di una qualsiasi iniziativa capace di produrre una crescita, portano via i capitali da quel paese, provocando una recessione. 

Il risultato complessivo di queste manovre è uno spostamento internazionale verso economie a bassa crescita, bassi salari e alti profitti, perché i governi nazionali che cercano di prendere decisioni di politica economica e sociale non hanno mano libera temendo una fuga di capitali che potrebbe far crollare le loro economie. 

I governi del Terzo mondo sono bloccati, non hanno nemmeno la possibilità di portare avanti una politica economica nazionale. 

Ormai c’è da chiedersi se anche le grandi nazioni, Stati Uniti inclusi, abbiano la possibilità di farlo. Non credo che i governi che si sono succeduti in America avrebbero voluto politiche economiche molto diverse ma, nel caso, penso che sarebbe stato molto difficile, se non impossibile, attuarle. 
Per darvi soltanto un esempio, subito dopo le elezioni del 1992, sulla prima pagina del Wall Street Journal comparve un articolo in cui si informavano i lettori che non avevano alcun motivo di temere che qualcuno dei “sinistrorsi” vicini a Clinton avrebbe cambiato qualcosa una volta arrivato al potere. 
Ovviamente il mondo degli affari già lo sapeva, come si può notare osservando l’andamento dei mercati finanziari verso la fine della campagna elettorale. Ma ad ogni buon conto il Wall Street Journal spiegò che, se per qualche sfortunata coincidenza Clinton o qualsiasi altro candidato avesse cercato di avviare un programma di riforme sociali, sarebbe stato immediatamente bloccato. 

L’articolo affermava una cosa ovvia e citava i dati che la confermavano. Gli Stati Uniti hanno un forte debito, che era parte integrante del programma Reagan-Bush per non permettere al governo di portare avanti iniziative di spesa sociale. 

“Essere in debito” significa soprattutto che il dipartimento del Tesoro ha venduto un sacco di titoli – obbligazioni, buoni del Tesoro e via discorrendo – agli investitori, che a loro volta li scambiano sul mercato dei titoli. 
Secondo il Wall Street Journal, ogni giorno si scambiano circa 150 miliardi di dollari esclusivamente in titoli del Tesoro. 
L’articolo spiegava che se gli investitori che possiedono questi titoli non apprezzano le politiche del governo americano possono, come avvertimento, venderne qualche piccola quota e ciò provocherà automaticamente un aumento del tasso d’interesse, che a sua volta farà aumentare il deficit. 
Ebbene, in questo articolo si calcolava che se questo “avvertimento” fosse sufficiente ad alzare il tasso d’interesse dell’1 percento, il deficit aumenterebbe da un giorno all’altro di 20 miliardi di dollari. 
Ciò significa che se Clinton (questa è pura immaginazione) proponesse un programma di spesa sociale di 20 miliardi di dollari, la comunità degli investitori potrebbe trasformarlo istantaneamente in un programma da 40 miliardi dollari, con un solo piccolo segnale, bloccando così ogni altra mossa di quel genere. 

Contemporaneamente, sull’Economist di Londra – grande giornale liberista – si poteva leggere un articolo fantastico sui paesi dell’Europa orientale che avevano votato per far tornare al potere i socialisti e i comunisti. 
Ma in sostanza l’articolo invitava a non preoccuparsi, perché «l’amministrazione è sganciata dalla politica». 

In altre parole, indipendentemente dai giochi che quei tipi si divertono a fare nell’arena politica, le cose continueranno come sempre, perché li teniamo per le palle: controlliamo le valute internazionali, siamo gli unici che possono concedere prestiti, possiamo distruggere le loro economie come e quando vogliamo. 

Che si occupino pure di politica, che fingano pure di avere la democrazia che vogliono, facciano pure: basta che «l’amministrazione sia sganciata dalla politica». Quello che sta accadendo in questo periodo è una novità assoluta. Negli ultimi anni si sta imponendo un nuovo tipo di governo, destinato a servire i bisogni sempre crescenti di questa nuova classe dominante internazionale, che a volte è stata definita “il governo mondiale di fatto”. I nuovi accordi internazionali sul commercio riguardano proprio questo aspetto, e parlo del NAFTA, del GATT e così via, così come della cee e delle organizzazioni finanziarie come il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, la Banca interamericana di sviluppo, l’Organizzazione mondiale del commercio (wto), i G7 che programmano gli incontri tra i grandi paesi industrializzati. 
Questi organismi sono tutti espressione della volontà di concentrare il potere in un sistema economico mondiale che faccia sì che «l’amministrazione sia sganciata dalla politica»; in altre parole, che la popolazione mondiale non abbia alcun ruolo nel processo decisionale, che le scelte strategiche vengano trasferite in un empireo lontanissimo dalle possibilità di conoscenza e di comprensione della gente, che così non avrà la minima idea delle decisioni che influenzeranno la sua vita e certo non potrà modificarle. 
La Banca mondiale ha un proprio modo per definire il fenomeno: lo chiama “isolamento tecnocratico”. Quindi, se leggete gli studi della Banca mondiale, vedrete che parlano dell’importanza dell’ “isolamento tecnocratico”, alludendo alla necessità che un gruppo di tecnocrati, essenzialmente impiegati nelle grandi imprese multinazionali, operi in pieno “isolamento” quando progetta le politiche perché, se la gente venisse coinvolta, potrebbe farsi venire in mente brutte idee, come un tipo di crescita economica che operi a favore di tutti invece che dei profitti e altre sciocchezze del genere. 
Allora bisogna che i tecnocrati siano isolati, e una volta ottenuto lo scopo si potrà concedere tutta la “democrazia” che si vuole, tanto non farà alcuna differenza. Sulla stampa economica internazionale questo quadro è stato definito con una certa franchezza come “la nuova età imperiale”. E la ritengo una definizione azzeccata: di certo stiamo andando in quella direzione.

https://miccolismauro.wordpress.com/2014/11/30/il-capitale-internazionale-la-nuova-eta-imperiale/