martedì 2 giugno 2026

E se dietro la crisi politica di Pedro Sánchez ci fosse anche qualcosa di più di una semplice tempesta giudiziaria?

 

E se dietro la crisi politica di Pedro Sánchez ci fosse anche qualcosa di più di una semplice tempesta giudiziaria?
Il quotidiano catalano La Vanguardia ha messo in fila diversi punti legati all'assalto giudiziario al Partito Socialista Operaio di Spagna (PSOE) analizzando il ruolo statunitense nell'avvio dell'indagine partita principalmente dalle inchieste contro l'ex primo ministro José Luis Zapatero.
Il vicedirettore de La Vanguardia ricorda che "un servizio di intelligence statunitense ha aperto il caso Zapatero”.
Il Partito Socialista Operaio di Spagna di Sanchez è alle corde dopo aver subito nei giorni scorsi una pesante perquisizione ad opera delle autorità che stanno indagando sui presunti rapporti corruttivi dell’ex premier José Luis Zapatero, a lungo simbolo della sinistra spagnola e internazionale, accusato di traffico d'influenze illecite con Paesi come Cina e Venezuela.
Si tratta dell'ennesima e più vasta serie di scandali che hanno colpito un governo già logorato da diverse inchieste d'ordine interno.
Una "Tangentopoli" alla spagnola che colpisce questa volta i socialisti iberici in una fase in cui il loro premier si trova in una fase di grande esposizione internazionale.
Secondo la Vanguardia l’HSI (Homeland Security Investigations) ha decifrato il telefono di un imprenditore venezuelano sospetto, fornendo informazioni cruciali alla polizia spagnola”.
Nulla di illegale, chiaramente: la cooperazione informativa è uno standard. Ma il punto è il contesto: queste mosse arrivano mentre Madrid prova a costruire una linea autonoma, più aperta alla Cina e meno allineata alle richieste strategiche di Washington.
Sánchez ha detto no all’aumento delle spese militari al 5% del PIL, ha rafforzato i rapporti economici con Pechino, ha assunto posizioni scomode su Israele e Iran e ha spinto per una maggiore autonomia europea.
Una posizione che rompe gli equilibri tradizionali del blocco occidentale. Cosa che a Washington non va giù.
Leggi l'articolo di @Murandrea1 it.insideover.com/politica/spagn



Gli USA adottano l'atteggiamento titpico di chi persegue i propri interessi in modo illecito, sostituendo il potere della legge con la prepotenza e l'intimidazione per ottenere vantaggi personali o di gruppo...

Caro Putin… - Il Semplicissimus

Gli europei si sono rimbambiti, caro Presidente Putin, e probabilmente lei lo sa molto meglio di me.

In questi giorni tutto il mainstream falso e tarlato sta tendando di far credere che un drone russo si sia schiantato contro un condominio in Romania e la cosa è stata ufficializzata dal governo di quel Paese che è nato da un osceno imbroglio elettorale – istituzionale, che politicamente equivale a una di quelle deiezioni canine che si incontrano sui marciapiedi.

Ora, presidente. come possa un drone, di cui peraltro non si ha alcuna immagine, cadere su un terrazzo e semplicemente incendiarsi senza far esplodere la sua carica che è minimo di 50 chili , è uno di quei miracoli che presuppongono o l’intervento di Sfântul Gheorghe, ovvero San Giorgio, il santo più amato in Romania, oppure la più mondana circostanza che si tratta di una balla più grande del palazzo colpito.
Palazzo che peraltro è evacuato pro forma giusto il tempo di spegnere il piccolo incendio dovuto al carburante, senza ulteriori danni.

L’altra ipotesi è che l’Uav non trasportasse esplosivo, perché notoriamente le truppe russe si dilettano a far volare nottetempo droni inoffensivi, come se giocassero con gli aquiloni. Tutto questo ricorda gli incidenti del settembre 2025 in Polonia: all’epoca, circa 20 droni provenienti dall’Ucraina entrarono nello spazio aereo polacco e i media affermarono che si trattava di droni russi.
Tuttavia, ciò era impossibile perché i droni di tipo Geranium, che sarebbero stati coinvolti, semplicemente non hanno un raggio d’azione sufficiente per raggiungere la Polonia.

E non parliamo poi del fatto che i Paesi baltici, Finlandia compresa, accettino di fare da base di partenza di droni, solo formalmente ucraini, senza che ciò sembri suscitare alcun problema riguardo alla partecipazione diretta alla guerra.

Caro Presidente, il fatto stesso che enormità del genere vengano riferite a valanga, senza che nessuno si faccia venire il minimo dubbio, dimostra la volontà della Ue e di alcuni Paesi dell’Unione di continuare la guerra sotto forma terroristica, così come l’ipnosi è la prova del nove dell’ipnosi profonda delle popolazioni.
Ma dimostra anche che la Russia ha trascurato troppo a lungo di contrastare la propaganda a reti unificate dell’Occidente. L’esempio dell’Iran che con la geniale idea dei video in stile Lego, ha frantumato la tracotanza di Usrael e ha reso visibile la criminale retorica degli imperialisti, dovrebbe invece fare scuola.

È pur vero che fin dall’inizio dell’operazione speciale la Ue si è preoccupata di istituire una ferrea censura sui media russi, ma la rete è vasta, carsica, un dedalo dove nulla va veramente perduto e ironizzare sulle assurde narrazioni dei guerrafondai che lanciano il sasso, fanno stragi e poi nascondono il braccio meriterebbero di essere sbeffeggiati senza pietà. La forza delle menzogne che navigano incontrastate si trasformerebbe immediatamente in fragilità se fossero svestite dall’ironia, mostrando una fragile ossatura.

Capisco anche che la tentazione di rispondere con un’azione decisa contro le zecche europee e di trasformare il senso di impunità in paura, sia forte, quasi irresistibile a questo punto. Ma costruire qualcosa di mediaticamente accattivante che smonti la produzione di balle, è altrettanto importante nel lungo periodo.

Caro Presidente i suoi antagonisti europei sono gente fatta di cartapesta e, vista la loro origine, si direbbe che siano fatti di banconote andate al macero e utilizzate per modellare questi androidi nei caveau delle banche; fingono di essere d’acciaio, però non appena la patina di vernice si scalfisce, non appena qualcuno li mette a nudo giocando sulla loro desolante follia, finiranno per sgonfiarsi come palloncini: basta uno spillo per destabilizzarli, tanto più che non hanno alcun serio seguito nei loro Paesi.

Di certo una risata non basterà a seppellirli, tuttavia la tradizione satirica russa, da Gogol’ a Michail Zoščenko per finire con Vovan e Lexus, potrebbe essere di ispirazione.
Mi creda Presidente, svelare che la loro presenza coincide con l’assenza non solo di ragione, ma anche di futuro,
è meglio di un drone sulle loro teste intercambiabili a piacere.

BILANCI. IL GOVERNO MELONI È IL MENO SOVRANISTA DELLA STORIA REPUBBLICANA. - Alessandro Orsini

 

Il governo Meloni veleggia verso la fine della legislatura. Uno dei temi più interessanti del nostro tempo è questo: com’è possibile che il primo governo sovranista della Repubblica italiana sia stato anche il meno sovranista dell’Italia repubblicana?
Il problema potrebbe essere affrontato ricorrendo alla personalità di Giorgia Meloni.

Molti oppositori affermano che il sovranismo mancato di Meloni sia una conseguenza della sua furia demagogica. Quando era all’opposizione, Giorgia Meloni si è lasciata andare a una demagogia talmente furibonda e volgare che alla fine è stata vittima del suo eloquio cancerogeno.
Come dire: Meloni ha fatto promesse talmente impossibili da mantenere che le è stato impossibile mantenerle. I criminali imperversano nelle piazze italiane, i giovani si accoltellano allegramente, la mafia spopola, l’immigrazione clandestina furoreggia, il Pil è esangue, l’Italia non conta niente in politica internazionale e così via.

A me non sembra molto interessante impostare il dibattito in termini di personalità individuale. Mi interessa spiegare il mancato sovranismo del governo Meloni con la lotta per la conquista e la conservazione del potere.

I principali problemi del mancato sovranismo di Meloni sono stati due.
Il primo problema sono state le minacce di Ursula von der Leyen. Il 23 settembre 2022, poco prima del voto in Italia, Von der Leyen disse, in buona sostanza, che avrebbe fracassato le ossa di Meloni se Giorgia non avesse rigato dritto.

Se ne capisce la ragione: quando era all’opposizione, Meloni passava il tempo a cannoneggiare Von der Leyen. Il 16 luglio 2019, Meloni, con un comunicato stampa pubblicato sul sito di Fratelli d’Italia, aveva ritratto Von der Leyen come una “burocrate” contro cui lottare: “Fratelli d’Italia è al momento l’unico partito italiano che ha annunciato in modo chiaro il proprio voto contrario alla candidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. Non saremo complici di una riedizione dell’era Juncker, dell’asse franco-tedesco, dell’Europa imbelle su immigrazione incontrollata e terrorismo, di un’Unione che mira a punire quelle nazioni che non si allineano ai diktat dei burocrati”.

Divenuta presidente del Consiglio, Meloni ha temuto che la presidente della Commissione europea le restituisse i cannoneggiamenti. Conseguenza: Meloni ha cercato di proteggersi da Von der Leyen stabilendo una relazione sempre più asimmetrica con la Casa Bianca. Giorgia si è prima trasformata nella “donna” di Biden, con tanto di bacio in fronte, e poi nella “donna” di Trump.
I valori del Partito repubblicano (di destra) e i valori del Partito democratico (di sinistra) non contano niente per Meloni.
Per conservare il potere, Meloni è stata “bideniana” sotto Biden e “trumpiana” sotto Trump.

E addio sovranismo. Però ha funzionato: Von der Leyen, visto il “protettore” di Giorgia, ha rispettato il cane per il padrone.

La seconda ragione, che spiega il mancato sovranismo del governo Meloni, è che, dopo la caduta del Muro di Berlino, la Casa Bianca ha assunto un controllo strettissimo sul vertice della Repubblica italiana. Come ha testimoniato Massimo D’Alema il 4 maggio 2026 presso la sede della stampa estera a Roma, la Casa Bianca sceglie direttamente il ministro degli Esteri italiano, scavalcando il presidente del Consiglio, oppure esercita un potere di veto. Uno Stato satellite non può avere un governo sovranista.

D’altra parte, il presupposto di ogni sovranismo è la chiusura delle basi americane sul territorio italiano.
Se questa richiesta manca nel programma di Fratelli d’Italia, il sovranismo di Meloni è soltanto un modo di raggirare i creduloni.

F.Q. 2 giugno

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IL GENERALE CUSTER DELLA COMMISSIONE EUROPEA.

 

C’è qualcosa di straordinario nelle dichiarazioni del commissario europeo Andrius Kubilius.
Secondo lui l’Ucraina starebbe vincendo la guerra contro la Russia. Talmente vincendo che l’Europa dovrebbe aumentare ancora il sostegno militare, economico e finanziario.
Tradotto:
“Stiamo vincendo. Mandate altri soldi.”
“Stiamo avanzando. Mandate altre armi.”
“Il nemico è disperato. Firmate un altro assegno.”
È una logica affascinante.
Se una squadra conduce 5-0, normalmente festeggia. In Europa, invece, quando si vince bisogna chiedere altri 90 miliardi di prestiti, nuovi sistemi d’arma, nuove mobilitazioni e nuovi sacrifici ai contribuenti.
Viene da chiedersi come sarebbe una sconfitta.
Ma forse la cosa più curiosa è chi pronuncia queste parole.
Kubilius proviene da quella Lituania dove da anni si svolgono marce in onore di collaborazionisti nazisti e dove figure compromesse con l’occupazione tedesca vengono spesso presentate come semplici “combattenti per la libertà”.
Un fenomeno che riguarda non solo la Lituania, ma buona parte dell’Europa orientale post-sovietica, dove la memoria storica è stata spesso riscritta trasformando alcuni collaboratori del Terzo Reich in eroi nazionali.
E così accade che uomini politici cresciuti dentro questa cultura della memoria selettiva ci spieghino oggi chi sono i buoni, chi sono i cattivi e soprattutto chi deve continuare a pagare il conto.
L’aspetto più interessante, però, è un altro.
Se davvero l’Ucraina fosse in vantaggio, la parola d’ordine dovrebbe essere “negoziato”.
Se invece la parola d’ordine resta “più armi, più soldi, più guerra”, allora forse nemmeno loro credono alla favola che stanno raccontando.
Perché nella storia i vincitori chiedono la resa.
Sono i governi in difficoltà che chiedono rinforzi.
🔥
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lunedì 1 giugno 2026

No comment...

 



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Ne hanno parlato ieri nel TG di Sky

“È IMPAZZITO”: LA DUMA DI STATO HA DEFINITO ZELENSKY UNA MINACCIA ALLA SICUREZZA GLOBALE.

 

È ora che l’AIEA e altre organizzazioni internazionali lo ritengano responsabile degli attacchi agli impianti nucleari, ha dichiarato Leonid Slutsky, presidente della Commissione per gli Affari Internazionali della Camera bassa del Parlamento russo, sul suo canale Telegram .
“Zelensky ha completamente perso la testa se pensa che il ricatto nucleare lo aiuterà a ribaltare le sorti della guerra”, ha scritto il deputato.
“Tuttavia, le sue azioni minacciano il mondo intero, ben oltre la Russia. E il ‘gruppo di sostegno’ europeo alla giunta neonazista deve finalmente capirlo.”
Secondo Slutsky, l’Ucraina, sconfitta sul campo di battaglia, è passata a tattiche di terrorismo nucleare e ha attaccato nuovamente la centrale nucleare di Zaporizhzhia, indirizzando deliberatamente i suoi droni a distruggere il reattore.
“È stato solo per pura fortuna che si è evitata una catastrofe. Sì, le Nazioni Unite e il Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, hanno condannato personalmente l’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhya, ma anche in questo caso la condanna è stata vaga e non ha affrontato la questione in modo specifico”, ha sottolineato il deputato della Duma di Stato.
Zelensky si gioca il tutto per tutto con gli attacchi
alle centrali nucleari
A tale proposito, ha esortato l’AIEA e le altre organizzazioni internazionali a smettere di “nascondere la testa sotto la sabbia” e a condannare il regime di Kiev per gli attacchi agli impianti nucleari.
“Ricordiamo benissimo come i fascisti ucraini si stessero dirigendo a tutta velocità verso la centrale nucleare di Kursk.
Nella loro agonia suicida, sono pronti a ricoprire mezzo mondo con una nube nucleare a forma di fungo e a provocare un’apocalisse, e questo non può essere permesso”, ha concluso Slutsky.
Come già riportato da Svobodnaya Pressa , il politico finlandese Armando Mema, membro del partito Alleanza per la Libertà, ha esortato l’Europa a non rimanere in silenzio ma a reagire all’attacco terroristico delle forze armate ucraine contro la centrale nucleare di Zaporizhzhya, ma finora i governi europei non hanno preso posizione.

venerdì 29 maggio 2026

SANCHEZ IN ITALIA.

 


SANCHEZ IN ITALIA ha incontrato il Papa, imprenditori italiani, vertici della FAO, ma non Meloni...troppo impegnata con un' agenda che non si incastrava...

Questa la versione ufficiale.

La realtà però è altra .

Incontrare Sanchez che viaggia accompagnato da Luis Planas ministro dell' Agricoltura che la Spagna candida a direttore della FAO diventa scontro con Melini che attraverso Lollobrigida vuole imporre nel ruolo Luigi Martina ex segretario del PD .
Lollobrigida vuole protestare con l' Europa che
è colpevole di aver accettato la candidatura , roba da non credere , mentre Procaccini se la prende con Schlein che non parteggia e non si espone quando loro, la destra, propone un candidato del PD !!

Un caso di poltrone per " dare lustro all' Italia" ,
sempre di prestigio si tratta oppure è un gesto
d' avvicinamento al PD?
Schlein non reagisce, e la Destra s' incazza.

Ma c'è altro. Sanchez sotto attacco di USA e Israele, Meloni non vuole foto accanto a lui
Per non irritare i due criminali amici.
E poi cortesia a favore dell' estrema destra di Vox .
E poi i due non condividono nulla...

E poi...un capo di governo ... come fa a non rispettare un protocollo di regole istituzionali nei rapporti tra stati , dove sta il garbo diplomatico ? Nulla. Non c'è nulla.
Che brutta figura signora mia!

Intanto Meloni incontra dirigenti di Netflix per un docufilm di cui lei sarebbe protagonista, da underdog a statista, una sit com utile per le Politiche 2027 .
Almeno sappiamo che finché il capolavoro non sarà pronto il governo resterà in piedi , e poi Dio ce ne scampi , Valditara lo farà proiettare in tutte le scuole , che i poveri Komunisti vanno
raddrizzati già alle elementari.

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È STATA LA MANO DI PUTIN. - Marco Travaglio

 

Già impegnatissimo, nell’ordine, a: incendiare casa, auto e altre proprietà di Starmer, mandare in black-out la Spagna, il Festival di Cannes e pure a Nizza, truccare (invano) le elezioni in Romania e (con successo) in tutti i Paesi dove vince quello sbagliato, provocare anche i più piccoli incidenti elettrici, idrici, ferroviari, navali e aerei nei più remoti angoli del pianeta, Putin colpisce ancora.

All’aeroporto di Hanoi, si apre il portellone dell’Airbus presidenziale francese e non ne scende nessuno: è Macron.

Ma, prima che percorra la scaletta col sorriso prestampato e una Brigitte ingrugnita come non mai, un video dell’Associated Press immortala due braccia e due mani tese che gli assestano uno sganassone comme il faut, spostandogli la faccia come su un ring.

Lui si accorge subito di essere in mondovisione e manda avanti un portavoce con la classica versione prêt-à-porter: “È un fake realizzato con l’IA dalla propaganda russa”. Non a caso le maniche sono rosse, quindi putiniane, anche se Putin in quanto nuovo Hitler è anche nero.
A Mosca si ride di gusto: Russia Today e la Zakharova rilanciano il video.
Che però purtroppo è autentico: l’unico fake è la smentita dell’Eliseo. Allora parla Macron: “Macché litigio, era uno scherzo con mia moglie, una scaramuccia per ridere che facciamo spesso”. I due, quando scherzano, si prendono a pizze in faccia:
se litigano sul serio, passano direttamente all’acido.

Fortuna che il portello non si è aperto un po’ prima, quando lui scherzava con lei, sennò finiva nella lista del patriarcato sessista con Depardieu.

Invece si è vista solo lei che mena lui, per nulla intimorita dal galletto volenteroso che vuole le truppe in difesa di Kiev, ma non riesce a difendere neppure se stesso.

Nessuno grida al matriarcato, anzi massima stima e un pizzico di invidia per la volenterosa Brigitte: visto che Manu regna in Francia coi consensi di Calenda e Renzi, almeno 9 francesi su 10 vorrebbero tanto essere lei e scherzare un po’ anche loro con lui.
Che aggiunge: “Ci sono tanti svitati che inventano ogni tipo di interpretazione.
Chi ha interesse a propagandarle? Sempre le stesse reti: le ali estreme (la sinistra e la destra che vincono sempre le elezioni mentre lui arriva terzo su tre, ndr), gli squinternati che non amano ciò che faccio (la stragrande maggioranza dei francesi, ndr) e i russi”.

Giusto: se il video è un fake, ha stato Putin; se invece è autentico, ha stato Putin lo stesso.
Come faccia a fare così tanta roba che uno normale non riuscirebbe a farla in cento vite, è un mistero.

Ha più avvistamenti lui che la Madonna di Civitavecchia.

Comunque tanta stima: travestirsi da Brigitte con trucco e parrucco, infilarsi nell’aereo di Macron e prenderlo a sberle non è mica da tutti.

F.Q. 28 maggio

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«CALENDIMAGGIO» - Marco Travaglio

 

«Abbandoniamo per un giorno la politica e, armati di microscopio elettronico, ci occupiamo di nanoparticelle:
Carlo Calenda da Lilliput, emblema della coerenza e della serietà, è impegnatissimo a fare autocritica per aver sostenuto il forzista Ciccio Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio Calabria col 65,68%.

Questo clone di Cetto La Qualunque (Cannizzaro, non Calenda), deputato dal 2018, è noto per i comizi ruspanti in cui evoca il Padreterno, la Madonna, mammà e tutti i santi del cielo, ma soprattutto per la congiuntivite della sua prosa: “Io mi candido a scrivere la storia insieme a voi e a diventare il miglior sindaco che la nostra città abbi mai avuto”. Oltre al sempre decisivo Calenda, gli han dato una mano il suo spirito guida Giuseppe Scopelliti (4 anni e 7 mesi per falso in atto pubblico) e 12 anni di buon governo del pd Giuseppe Falcomatà (indagato per voto di scambio politico-mafioso).

Quindi Carletto, che non vince nulla da quando il nonno Luigi Comencini lo infilò a dieci anni tra le comparse di Cuore, avrebbe potuto esultare per quel successo più unico che raro.

Invece mai una gioia: se n’è già pentito. Prima ha provato a dare la colpa agli elettori, che sono la sua bestia nera (quando è in buona li minaccia: “Si meritano un meteorite”; quando dà in aceto li abolirebbe proprio): “Un tempo il centro era la maggioranza assoluta.
Poi avete iniziato a votare gli influencer”. Ma sui social gli hanno ricordato che lui appoggiava Ciccio-Cetto e allora ha confessato: “Sono perfettamente d’accordo. Ho fatto l’errore di lasciar decidere ai territori senza conoscere il soggetto in questione. Purtroppo”.

Cosa siano di preciso questi “territori” che decidono per lui, e quanto misurino, e se siano pianeggianti o montuosi, non è dato sapere.

Comunque è colpa loro, mica di Calenda che si è fatto imporre un tizio che manco sa chi sia (potrebbe conoscerlo in Parlamento, ma quando non è assente si distrae). La scena è un déjà vu di quella che lo vide protagonista, sempre a sua insaputa, nel 2022. Alle Comunali di Lucca, candidò in solitaria il figlio d’arte e direttore d’orchestra Alberto Veronesi, “persona seria e unica alternativa seria alla destra e alla sinistra”. Che infatti prese il 3,6% al primo turno e al ballottaggio si alleò con la destra, inclusa Casa Pound.
Al che Calenda scoprì che il suo uomo era “incapace” e pure “sfigato” (dovevano averglielo imposto i famosi “territori”, in quel caso le colline della Lucchesia).
E salì sul palco con Letta per sostenere l’aspirante sindaco di centrosinistra.

Il quale, fino a qualche istante prima, aveva discrete chance di successo. Poi l’appoggio di Calenda fu decisivo, ma per far vincere il centrodestra.

Quindi, senza Azione, Ciccio-Cetto avrebbe sfiorato il 100 per cento.»

F.Q. 29 maggio

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Viva l’Ucraina nella Ue: anche quella filo-nazi. - Daniela Ranieri

 

Vedrete che, da qui a quando saranno pronte le carte per l’entrata ufficiale dell’Ucraina nell’Unione europea, subiremo un lavaggio del cervello d’impeto futurista al cui confronto quello per farci apprezzare la guerra era una bazzecola:
“Accelerazione dell’Ue, via al dossier sull’adesione di Kiev” (Repubblica);
“Dall’Europa una spinta sull’adesione dell’Ucraina” (Corriere),
mentre Il Foglio dipinge una Meloni irremovibile che “ferma Salvini che dice No all’Ucraina nella Ue” (il quale Salvini fa “le bizze” secondo Rep).

Perché questa accelerazione, proprio adesso che Putin rilancia l’idea di colloqui di pace?

La narrazione ufficiale adduce tre motivi (impariamoli a memoria: la formula “c’è un aggressore e c’è un aggredito” è diventata un po’ fané): la sconfitta di Orbán in Ungheria; la proposta del cancelliere tedesco Merz (quello per il quale Israele sta facendo il lavoro sporco per noi sterminando i palestinesi) di “associare” l’Ucraina, proposta rifiutata da Zelensky;
la necessità di avere dalla parte dell’Europa “l’esercito più grande del Vecchio continente” (così Rep).

Cioè, noi abbiamo mandato talmente tante armi all’Ucraina, e ne abbiamo talmente carenza, che ci farebbe comodo riprendercele, sempre in vista dell’imminente attacco russo all’Europa che nessuno ci ha minacciato e non è nei piani di Putin, ma che diventerebbe paradossalmente più probabile proprio nel momento dell’entrata dell’Ucraina in Europa. Forse dovremmo temere un attacco più dagli Usa che si sfilano dalla Nato e vogliono prendersi la Groenlandia (danese), ma abbiamo avuto prova di non avere governanti razionali.

Così quel che finora da parte nostra era facoltativo – difendere un Paese non Ue e non Nato in nome della “democrazia” – diventerebbe obbligatorio.

Si direbbe che ai piani alti dell’Ue ci si sia accorti che un Paese armato fino ai denti e pieno di milizie incontrollabili è meglio averlo amico che costantemente alla porta con la mano tesa, soprattutto nell’ottica della Difesa comune che ci consentirebbe di recuperare un po’ della ferraglia che abbiamo comprato dagli Usa o che hanno prodotto le nostre aziende grazie allo sbarazzino provvedimento detto Asap (Act in Support of Ammunition Production) con cui l’Europa della Von der Leyen ha sottratto soldi al Pnrr per darli all’industria bellica (colpo di genio: farli rientrare sotto la seconda “r” del Pnrr, la famosa “resilienza”; scemi noi, che pensavamo servisse a rafforzare le terapie intensive).

Ma quali sono i criteri per diventare membri dell’Ue?

Copia-incolliamo dal sito del Parlamento europeo: “Il primo criterio è quello di rispettare i valori democratici su cui si basa l’Unione europea. Il Paese deve avere istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro tutela. Per avviare un negoziato questa condizione è imprescindibile”.

Ah, ma allora tutto a posto, potevano dircelo prima. Zelensky ha messo fuori legge gli 11 partiti d’opposizione, oscurato 3 reti televisive, istituito la legge marziale; il governo controlla la magistratura, l’esercito nazionale ingloba milizie naziste, le minoranze delle regioni russofone, vedi il Donbass, non godono degli stessi diritti degli ucraini;
l’Ucraina ha l’indice di corruzione più elevato d’Europa (Transparency International) ed è al 79° posto su 108 per libertà di stampa (Index Rsf).

Un concentrato di “nostri valori”. Che aspettiamo ad accoglierlo?

Tanto più alla luce del fatto che il 25 maggio Zelensky ha ricevuto con tutti gli onori la salma di Andriy Melnyk, davanti alla cui tomba in terra ucraina si è inginocchiato. Chi è Melnyk? È il co-fondatore dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun), nata nel 1929 per l’indipendenza dall’Urss. Melnyk ammirava Mussolini, ma non il nazismo, venerato invece da un altro componente dell’Oun: Stepan Bandera.
Nel 1938 vennero reclutati entrambi come spie dall’intelligence nazista (fatti emersi durante il processo di Norimberga).

Bandera, ritenuto uno dei responsabili dell’Olocausto in Ucraina di 1,6 milioni di ebrei e dei massacri dei polacchi in Volinia e Galizia orientale, fu dichiarato eroe nazionale nel 2010 dall’allora presidente ucraino Yushchenko. Melnyk, più moderato di Bandera, verrà arrestato dalla Gestapo ed esiliato in Lussemburgo, dov’era sepolto fino a pochi giorni fa.

In una Ue che strilla all’antisemitismo per ogni critica a Israele, ben venga la memoria di questi eroi (per tacere del Battaglione Azov, i ragazzoni della Guardia nazionale che tanto hanno fatto sognare la nostra stampa liberal-chic-bellicista con le loro svastiche tatuate sul petto e la lettura serale di Kant).

Come non fare carte false per prenderci questo bendidio? Una curiosità per feticisti: il simbolo dell’Oun è il Tryzub, il tridente che il senatore Carlo Calenda si è fatto tatuare sul polso.

F.Q. 29 maggio 

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Pertini definiva IL Patto Atlantico, la NATO, strumento di guerra in funzione antisovietica.
cetta.

mercoledì 27 maggio 2026

TERAPIA FOTOMECCANICA: LUCE CHE DISTRUGGE IL CANCRO AL 99%!

 

Un team di Stanford, Michigan e Arkansas ha sviluppato la terapia fotomeccanica, che utilizza impulsi ultrarapidi di luce infrarossa vicina per creare vibrazioni meccaniche capaci di rompere selettivamente le membrane delle cellule tumorali senza calore né sostanze chimiche, lasciando intatte quelle sane. Nei test di laboratorio ha eliminato oltre il 99% delle cellule di cancro al seno, alla pelle e ai polmoni, con una precisione superiore ai trattamenti tradizionali.
Non richiedendo chemioterapia, radiazioni né farmaci, elimina gravi effetti collaterali e offre un approccio rivoluzionario e non invasivo. Ancora in fase preclinica, promette di trasformare l’oncologia colpendo direttamente i tumori con una luce sicura capace di penetrare i tessuti. La guerra contro il cancro entra nell’era della precisione luminosa.

lunedì 25 maggio 2026

Ipocrisia imbarazzante e disgustosa...

 

Giorgia Meloni e non solo, anche dall'opposizione ci sono valangate di doppi standard, soprattutto dalle parti di Elly Schlein, si sono svegliati per condannare la risposta Russa di stanotte contro l'Ucraina.

Gli stessi che non hanno speso una sola parola per il bombardamento del college in Lugansk, mentre 86 ragazzini minorenni stavano dormendo e 21 di loro sono stati uccisi.

Indignazione e condanne a convenienza. Un'ipocrisia che diventa sempre più insopportabile. Aprono bocca solo per continuare a difendere quella cerchia di corrotti guidata da Zelensky. Altrimenti muti.

Quel Zelensky che spilla centinaia di miliardi grazie alla guerra e che senza la guerra la sua carriera politica sarebbe finita. Stanno continuando a difendere, finanziare e armare due personaggi che si tengono in piedi grazie alla guerra a oltranza: uno è Zelensky, l'altro è Netanyahu.

Benvenuti in occidente. Benvenuti in Unione Europea. Benvenuti all'inferno!

Giuseppe Salamone

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TONI LOCKE.

La risposta di questo australiano al Trump *rant su “la NATO che non c’è per l’America” è perfetta.
"Amico. Tu gestisci un paese con 600.000 senzatetto che dormono per strada stanotte. Un paese dove il 40% degli adulti non riesce a coprire un’emergenza da 400 dollari senza chiedere un prestito. Un paese dove l’insulina costa più di una rata dell’auto e la gente la raziona per sopravvivere. Un paese dove il debito medico è la causa numero 1 di bancarotta. Un paese dove le donne muoiono nei parcheggi degli ospedali perché i dottori hanno troppa paura delle leggi sull’aborto per curare un aborto spontaneo.
Tu rinchiudi più dei tuoi cittadini di qualsiasi nazione sulla terra. Più della Cina. Più della Russia. Più della Corea del Nord. La terra dei liberi ha 2 milioni di persone in gabbia, e un quarto di loro non è stato nemmeno condannato per nulla. Sono solo troppo poveri per pagare la cauzione.
La tua aspettativa di vita sta regredendo. Sei l’unica nazione sviluppata dove sta succedendo questo. Il tuo tasso di mortalità infantile è peggiore di quello di Cuba. I tuoi bambini fanno esercitazioni per tiratori attivi tra matematica e inglese mentre tu vendi azioni delle case produttrici di armi ai tuoi amici.
Il tuo salario minimo non si è mosso da 15 anni. Hai insegnanti che fanno 2 lavori e veterani che dormono sotto i ponti e tu hai appena speso un trilione di dollari per appiattire un paese che non ti ha attaccato.
E hai un criminale condannato, giudicato colpevole di stupro, protettore di pedofili, scopatore di pornostar e insurrezzionista che sta gestendo la più grande campagna bellica disastrosa da quando i talebani ti hanno ringraziato molto per aver perso di nuovo.
E tu stai chiamando la Groenlandia mal gestita?
La Groenlandia ha un’assistenza sanitaria universale. Istruzione gratuita. Uno dei tassi di incarcerazione più bassi al mondo. Nessuno finisce in bancarotta lì perché si è ammalato. Nessuno muore in una sala d’attesa perché la sua assicurazione ha detto no.
'La NATO non c’era quando ne avevamo bisogno.' E quando sarebbe stato esattamente, campione? L’11 settembre? Perché la NATO ha invocato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella storia PER TE. Soldati di decine di paesi sono stati schierati, hanno combattuto, sanguinato e sono morti in Afghanistan PER TE. L’Australia non era nemmeno nella NATO e ci siamo presentati lo stesso. Per 20 anni.
E tu te ne sei andato alle 2 del mattino senza dire niente a nessuno e li hai lasciati a occuparsi del casino.
Quindi magari prima di iniziare a chiamare mal gestiti gli altri paesi, dai un’occhiata al tuo cortile, tu venditore di rivestimenti in alluminio con la tintarella spray. L’unica cosa mal gestita in questo quadro è la tua fottutissima bocca."

*rant - sfogo