martedì 2 giugno 2026

BILANCI. IL GOVERNO MELONI È IL MENO SOVRANISTA DELLA STORIA REPUBBLICANA. - Alessandro Orsini

 

Il governo Meloni veleggia verso la fine della legislatura. Uno dei temi più interessanti del nostro tempo è questo: com’è possibile che il primo governo sovranista della Repubblica italiana sia stato anche il meno sovranista dell’Italia repubblicana?
Il problema potrebbe essere affrontato ricorrendo alla personalità di Giorgia Meloni.

Molti oppositori affermano che il sovranismo mancato di Meloni sia una conseguenza della sua furia demagogica. Quando era all’opposizione, Giorgia Meloni si è lasciata andare a una demagogia talmente furibonda e volgare che alla fine è stata vittima del suo eloquio cancerogeno.
Come dire: Meloni ha fatto promesse talmente impossibili da mantenere che le è stato impossibile mantenerle. I criminali imperversano nelle piazze italiane, i giovani si accoltellano allegramente, la mafia spopola, l’immigrazione clandestina furoreggia, il Pil è esangue, l’Italia non conta niente in politica internazionale e così via.

A me non sembra molto interessante impostare il dibattito in termini di personalità individuale. Mi interessa spiegare il mancato sovranismo del governo Meloni con la lotta per la conquista e la conservazione del potere.

I principali problemi del mancato sovranismo di Meloni sono stati due.
Il primo problema sono state le minacce di Ursula von der Leyen. Il 23 settembre 2022, poco prima del voto in Italia, Von der Leyen disse, in buona sostanza, che avrebbe fracassato le ossa di Meloni se Giorgia non avesse rigato dritto.

Se ne capisce la ragione: quando era all’opposizione, Meloni passava il tempo a cannoneggiare Von der Leyen. Il 16 luglio 2019, Meloni, con un comunicato stampa pubblicato sul sito di Fratelli d’Italia, aveva ritratto Von der Leyen come una “burocrate” contro cui lottare: “Fratelli d’Italia è al momento l’unico partito italiano che ha annunciato in modo chiaro il proprio voto contrario alla candidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. Non saremo complici di una riedizione dell’era Juncker, dell’asse franco-tedesco, dell’Europa imbelle su immigrazione incontrollata e terrorismo, di un’Unione che mira a punire quelle nazioni che non si allineano ai diktat dei burocrati”.

Divenuta presidente del Consiglio, Meloni ha temuto che la presidente della Commissione europea le restituisse i cannoneggiamenti. Conseguenza: Meloni ha cercato di proteggersi da Von der Leyen stabilendo una relazione sempre più asimmetrica con la Casa Bianca. Giorgia si è prima trasformata nella “donna” di Biden, con tanto di bacio in fronte, e poi nella “donna” di Trump.
I valori del Partito repubblicano (di destra) e i valori del Partito democratico (di sinistra) non contano niente per Meloni.
Per conservare il potere, Meloni è stata “bideniana” sotto Biden e “trumpiana” sotto Trump.

E addio sovranismo. Però ha funzionato: Von der Leyen, visto il “protettore” di Giorgia, ha rispettato il cane per il padrone.

La seconda ragione, che spiega il mancato sovranismo del governo Meloni, è che, dopo la caduta del Muro di Berlino, la Casa Bianca ha assunto un controllo strettissimo sul vertice della Repubblica italiana. Come ha testimoniato Massimo D’Alema il 4 maggio 2026 presso la sede della stampa estera a Roma, la Casa Bianca sceglie direttamente il ministro degli Esteri italiano, scavalcando il presidente del Consiglio, oppure esercita un potere di veto. Uno Stato satellite non può avere un governo sovranista.

D’altra parte, il presupposto di ogni sovranismo è la chiusura delle basi americane sul territorio italiano.
Se questa richiesta manca nel programma di Fratelli d’Italia, il sovranismo di Meloni è soltanto un modo di raggirare i creduloni.

F.Q. 2 giugno

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IL GENERALE CUSTER DELLA COMMISSIONE EUROPEA.

 

C’è qualcosa di straordinario nelle dichiarazioni del commissario europeo Andrius Kubilius.
Secondo lui l’Ucraina starebbe vincendo la guerra contro la Russia. Talmente vincendo che l’Europa dovrebbe aumentare ancora il sostegno militare, economico e finanziario.
Tradotto:
“Stiamo vincendo. Mandate altri soldi.”
“Stiamo avanzando. Mandate altre armi.”
“Il nemico è disperato. Firmate un altro assegno.”
È una logica affascinante.
Se una squadra conduce 5-0, normalmente festeggia. In Europa, invece, quando si vince bisogna chiedere altri 90 miliardi di prestiti, nuovi sistemi d’arma, nuove mobilitazioni e nuovi sacrifici ai contribuenti.
Viene da chiedersi come sarebbe una sconfitta.
Ma forse la cosa più curiosa è chi pronuncia queste parole.
Kubilius proviene da quella Lituania dove da anni si svolgono marce in onore di collaborazionisti nazisti e dove figure compromesse con l’occupazione tedesca vengono spesso presentate come semplici “combattenti per la libertà”.
Un fenomeno che riguarda non solo la Lituania, ma buona parte dell’Europa orientale post-sovietica, dove la memoria storica è stata spesso riscritta trasformando alcuni collaboratori del Terzo Reich in eroi nazionali.
E così accade che uomini politici cresciuti dentro questa cultura della memoria selettiva ci spieghino oggi chi sono i buoni, chi sono i cattivi e soprattutto chi deve continuare a pagare il conto.
L’aspetto più interessante, però, è un altro.
Se davvero l’Ucraina fosse in vantaggio, la parola d’ordine dovrebbe essere “negoziato”.
Se invece la parola d’ordine resta “più armi, più soldi, più guerra”, allora forse nemmeno loro credono alla favola che stanno raccontando.
Perché nella storia i vincitori chiedono la resa.
Sono i governi in difficoltà che chiedono rinforzi.
🔥
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lunedì 1 giugno 2026

No comment...

 



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Ne hanno parlato ieri nel TG di Sky

“È IMPAZZITO”: LA DUMA DI STATO HA DEFINITO ZELENSKY UNA MINACCIA ALLA SICUREZZA GLOBALE.

 

È ora che l’AIEA e altre organizzazioni internazionali lo ritengano responsabile degli attacchi agli impianti nucleari, ha dichiarato Leonid Slutsky, presidente della Commissione per gli Affari Internazionali della Camera bassa del Parlamento russo, sul suo canale Telegram .
“Zelensky ha completamente perso la testa se pensa che il ricatto nucleare lo aiuterà a ribaltare le sorti della guerra”, ha scritto il deputato.
“Tuttavia, le sue azioni minacciano il mondo intero, ben oltre la Russia. E il ‘gruppo di sostegno’ europeo alla giunta neonazista deve finalmente capirlo.”
Secondo Slutsky, l’Ucraina, sconfitta sul campo di battaglia, è passata a tattiche di terrorismo nucleare e ha attaccato nuovamente la centrale nucleare di Zaporizhzhia, indirizzando deliberatamente i suoi droni a distruggere il reattore.
“È stato solo per pura fortuna che si è evitata una catastrofe. Sì, le Nazioni Unite e il Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, hanno condannato personalmente l’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhya, ma anche in questo caso la condanna è stata vaga e non ha affrontato la questione in modo specifico”, ha sottolineato il deputato della Duma di Stato.
Zelensky si gioca il tutto per tutto con gli attacchi
alle centrali nucleari
A tale proposito, ha esortato l’AIEA e le altre organizzazioni internazionali a smettere di “nascondere la testa sotto la sabbia” e a condannare il regime di Kiev per gli attacchi agli impianti nucleari.
“Ricordiamo benissimo come i fascisti ucraini si stessero dirigendo a tutta velocità verso la centrale nucleare di Kursk.
Nella loro agonia suicida, sono pronti a ricoprire mezzo mondo con una nube nucleare a forma di fungo e a provocare un’apocalisse, e questo non può essere permesso”, ha concluso Slutsky.
Come già riportato da Svobodnaya Pressa , il politico finlandese Armando Mema, membro del partito Alleanza per la Libertà, ha esortato l’Europa a non rimanere in silenzio ma a reagire all’attacco terroristico delle forze armate ucraine contro la centrale nucleare di Zaporizhzhya, ma finora i governi europei non hanno preso posizione.

venerdì 29 maggio 2026

SANCHEZ IN ITALIA.

 


SANCHEZ IN ITALIA ha incontrato il Papa, imprenditori italiani, vertici della FAO, ma non Meloni...troppo impegnata con un' agenda che non si incastrava...

Questa la versione ufficiale.

La realtà però è altra .

Incontrare Sanchez che viaggia accompagnato da Luis Planas ministro dell' Agricoltura che la Spagna candida a direttore della FAO diventa scontro con Melini che attraverso Lollobrigida vuole imporre nel ruolo Luigi Martina ex segretario del PD .
Lollobrigida vuole protestare con l' Europa che
è colpevole di aver accettato la candidatura , roba da non credere , mentre Procaccini se la prende con Schlein che non parteggia e non si espone quando loro, la destra, propone un candidato del PD !!

Un caso di poltrone per " dare lustro all' Italia" ,
sempre di prestigio si tratta oppure è un gesto
d' avvicinamento al PD?
Schlein non reagisce, e la Destra s' incazza.

Ma c'è altro. Sanchez sotto attacco di USA e Israele, Meloni non vuole foto accanto a lui
Per non irritare i due criminali amici.
E poi cortesia a favore dell' estrema destra di Vox .
E poi i due non condividono nulla...

E poi...un capo di governo ... come fa a non rispettare un protocollo di regole istituzionali nei rapporti tra stati , dove sta il garbo diplomatico ? Nulla. Non c'è nulla.
Che brutta figura signora mia!

Intanto Meloni incontra dirigenti di Netflix per un docufilm di cui lei sarebbe protagonista, da underdog a statista, una sit com utile per le Politiche 2027 .
Almeno sappiamo che finché il capolavoro non sarà pronto il governo resterà in piedi , e poi Dio ce ne scampi , Valditara lo farà proiettare in tutte le scuole , che i poveri Komunisti vanno
raddrizzati già alle elementari.

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È STATA LA MANO DI PUTIN. - Marco Travaglio

 

Già impegnatissimo, nell’ordine, a: incendiare casa, auto e altre proprietà di Starmer, mandare in black-out la Spagna, il Festival di Cannes e pure a Nizza, truccare (invano) le elezioni in Romania e (con successo) in tutti i Paesi dove vince quello sbagliato, provocare anche i più piccoli incidenti elettrici, idrici, ferroviari, navali e aerei nei più remoti angoli del pianeta, Putin colpisce ancora.

All’aeroporto di Hanoi, si apre il portellone dell’Airbus presidenziale francese e non ne scende nessuno: è Macron.

Ma, prima che percorra la scaletta col sorriso prestampato e una Brigitte ingrugnita come non mai, un video dell’Associated Press immortala due braccia e due mani tese che gli assestano uno sganassone comme il faut, spostandogli la faccia come su un ring.

Lui si accorge subito di essere in mondovisione e manda avanti un portavoce con la classica versione prêt-à-porter: “È un fake realizzato con l’IA dalla propaganda russa”. Non a caso le maniche sono rosse, quindi putiniane, anche se Putin in quanto nuovo Hitler è anche nero.
A Mosca si ride di gusto: Russia Today e la Zakharova rilanciano il video.
Che però purtroppo è autentico: l’unico fake è la smentita dell’Eliseo. Allora parla Macron: “Macché litigio, era uno scherzo con mia moglie, una scaramuccia per ridere che facciamo spesso”. I due, quando scherzano, si prendono a pizze in faccia:
se litigano sul serio, passano direttamente all’acido.

Fortuna che il portello non si è aperto un po’ prima, quando lui scherzava con lei, sennò finiva nella lista del patriarcato sessista con Depardieu.

Invece si è vista solo lei che mena lui, per nulla intimorita dal galletto volenteroso che vuole le truppe in difesa di Kiev, ma non riesce a difendere neppure se stesso.

Nessuno grida al matriarcato, anzi massima stima e un pizzico di invidia per la volenterosa Brigitte: visto che Manu regna in Francia coi consensi di Calenda e Renzi, almeno 9 francesi su 10 vorrebbero tanto essere lei e scherzare un po’ anche loro con lui.
Che aggiunge: “Ci sono tanti svitati che inventano ogni tipo di interpretazione.
Chi ha interesse a propagandarle? Sempre le stesse reti: le ali estreme (la sinistra e la destra che vincono sempre le elezioni mentre lui arriva terzo su tre, ndr), gli squinternati che non amano ciò che faccio (la stragrande maggioranza dei francesi, ndr) e i russi”.

Giusto: se il video è un fake, ha stato Putin; se invece è autentico, ha stato Putin lo stesso.
Come faccia a fare così tanta roba che uno normale non riuscirebbe a farla in cento vite, è un mistero.

Ha più avvistamenti lui che la Madonna di Civitavecchia.

Comunque tanta stima: travestirsi da Brigitte con trucco e parrucco, infilarsi nell’aereo di Macron e prenderlo a sberle non è mica da tutti.

F.Q. 28 maggio

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«CALENDIMAGGIO» - Marco Travaglio

 

«Abbandoniamo per un giorno la politica e, armati di microscopio elettronico, ci occupiamo di nanoparticelle:
Carlo Calenda da Lilliput, emblema della coerenza e della serietà, è impegnatissimo a fare autocritica per aver sostenuto il forzista Ciccio Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio Calabria col 65,68%.

Questo clone di Cetto La Qualunque (Cannizzaro, non Calenda), deputato dal 2018, è noto per i comizi ruspanti in cui evoca il Padreterno, la Madonna, mammà e tutti i santi del cielo, ma soprattutto per la congiuntivite della sua prosa: “Io mi candido a scrivere la storia insieme a voi e a diventare il miglior sindaco che la nostra città abbi mai avuto”. Oltre al sempre decisivo Calenda, gli han dato una mano il suo spirito guida Giuseppe Scopelliti (4 anni e 7 mesi per falso in atto pubblico) e 12 anni di buon governo del pd Giuseppe Falcomatà (indagato per voto di scambio politico-mafioso).

Quindi Carletto, che non vince nulla da quando il nonno Luigi Comencini lo infilò a dieci anni tra le comparse di Cuore, avrebbe potuto esultare per quel successo più unico che raro.

Invece mai una gioia: se n’è già pentito. Prima ha provato a dare la colpa agli elettori, che sono la sua bestia nera (quando è in buona li minaccia: “Si meritano un meteorite”; quando dà in aceto li abolirebbe proprio): “Un tempo il centro era la maggioranza assoluta.
Poi avete iniziato a votare gli influencer”. Ma sui social gli hanno ricordato che lui appoggiava Ciccio-Cetto e allora ha confessato: “Sono perfettamente d’accordo. Ho fatto l’errore di lasciar decidere ai territori senza conoscere il soggetto in questione. Purtroppo”.

Cosa siano di preciso questi “territori” che decidono per lui, e quanto misurino, e se siano pianeggianti o montuosi, non è dato sapere.

Comunque è colpa loro, mica di Calenda che si è fatto imporre un tizio che manco sa chi sia (potrebbe conoscerlo in Parlamento, ma quando non è assente si distrae). La scena è un déjà vu di quella che lo vide protagonista, sempre a sua insaputa, nel 2022. Alle Comunali di Lucca, candidò in solitaria il figlio d’arte e direttore d’orchestra Alberto Veronesi, “persona seria e unica alternativa seria alla destra e alla sinistra”. Che infatti prese il 3,6% al primo turno e al ballottaggio si alleò con la destra, inclusa Casa Pound.
Al che Calenda scoprì che il suo uomo era “incapace” e pure “sfigato” (dovevano averglielo imposto i famosi “territori”, in quel caso le colline della Lucchesia).
E salì sul palco con Letta per sostenere l’aspirante sindaco di centrosinistra.

Il quale, fino a qualche istante prima, aveva discrete chance di successo. Poi l’appoggio di Calenda fu decisivo, ma per far vincere il centrodestra.

Quindi, senza Azione, Ciccio-Cetto avrebbe sfiorato il 100 per cento.»

F.Q. 29 maggio

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