sabato 20 giugno 2026

LA FINE DELLA “GUERRA” CONTRO IL CANCRO?

 

Per un secolo, l’oncologia è stata definita da una terminologia militare: “Combattere”, “Uccidere”, “Distruggere”. La chemioterapia è essenzialmente una campagna di bombardamento: avvelenare il corpo per uccidere il nemico prima che uccida l’ospite. Ma il 3 febbraio 2026, un team di scienziati della Corea del Sud (KAIST) ha proposto un approccio radicalmente diverso: la riabilitazione.
E se il cancro non fosse un invasore straniero, ma un file corrotto? E se potessimo semplicemente eseguire un “Ripristino del Sistema” per riportare la cellula al suo stato originale?
Il progresso dei gemelli digitali
Il team di ricerca, guidato da esperti di biologia dei sistemi, non ha iniziato con una piastra di Petri. Ha iniziato con un supercomputer. Hanno creato “Gemelli Digitali”: simulazioni virtuali perfette delle reti regolatrici dei geni all’interno delle cellule del cancro al colon. Eseguendo milioni di simulazioni, hanno posto una domanda semplice: “Esiste un interruttore maestro che possa invertire lo stato canceroso?”
La tripla chiave (MYB, HDAC2, FOXA2)
La simulazione ha identificato una combinazione nascosta. Non si trattava di un singolo gene, ma di una triade specifica di regolatori principali:
• MYB: un fattore di trascrizione spesso iperattivo nel cancro.
• HDAC2: un enzima che modifica quanto strettamente il DNA è avvolto.
• FOXA2: un fattore pionieristico coinvolto nello sviluppo.
Quando gli scienziati hanno manipolato contemporaneamente questi tre interruttori in laboratorio, è successo qualcosa di straordinario. Le cellule cancerose hanno smesso di dividersi in modo incontrollato. Non sono morte (apoptosi); si sono differenziate. Hanno recuperato la loro identità come cellule del colon normali e funzionali. In sostanza, hanno “dimenticato” di essere cellule tumorali.
Perché questo cambia tutto
I trattamenti attuali (chemioterapia/radiazioni) provocano un’infiammazione massiccia ed effetti collaterali perché uccidono le cellule. Le cellule morte rilasciano tossine (Sindrome da lisi tumorale). Questa “Terapia di Reversione” non è citotossica. Non uccide; cura. Suggerisce che il cancro sia uno stato reversibile di confusione epigenetica, non una condanna permanente dovuta a fatalità genetica.
⚡ Il nostro insight: Il futuro della medicina “basata sul codice”
Questo dimostra che la biologia si sta trasformando in tecnologia dell’informazione. Utilizzando l’IA per simulare il “codice sorgente” della malattia, possiamo trovare patch e correzioni che il tentativo ed errore umano non scoprirebbe in mille anni. Stiamo passando dall’Era della Chimica (farmaci) all’Era della Computazione (regolazione genica).
📚 Fonte: KAIST Research News, “L’analisi biologica dei sistemi rivela regolatori principali per la reversione delle cellule tumorali”, Rapporto di febbraio 2026.
🏥 Contesto: KAIST Research News, febbraio 2026 (Laboratorio del Prof. Kwang-Hyun Cho).
🆔 Verifica: [Ricerca: “KAIST Cancer Reversion Kwang-Hyun Cho”] (PMID: in attesa – Pubblicazione recente)

venerdì 19 giugno 2026

LA NOTIZIA CHE SI LEGGE SOTTOVOCE E A DENTI STRETTI.

 


Curiosa questa stampa occidentale.
Quando una decisione favorisce Kiev diventa una svolta storica, una vittoria della democrazia, un segnale al mondo.
Quando invece una sentenza riconosce le ragioni di Mosca, il tono cambia improvvisamente. Si abbassa la voce. Si schiarisce la gola. Si aggiungono tre subordinate, due precisazioni e un analgesico per il lettore.
La notizia resta lì.
In mezzo al giornale.
Nera su bianco.
La Russia vince.
E allora parte il numero di equilibrismo: “sì, però…”, “attenzione però…”, “non significa che…”, “bisogna contestualizzare…”.
Manca soltanto il messaggio finale:
“Ci scusiamo per l’inconveniente. La realtà ha temporaneamente interferito con la narrazione prevista.”

Don Chisciotte 

https://www.facebook.com/photo?fbid=1026953446658024&set=a.168933332460044

IL VERTICE DEL MONDO AL CONTRARIO.

A Bruxelles si riuniscono per discutere di Ucraina, Cina, Medio Oriente, migrazione, droga, competitività e un bilancio da 2.000 miliardi di euro.
Traduzione: quasi tutti i problemi che oggi affliggono l’Europa.
E la cosa più surreale è che molti di questi problemi sono stati prodotti proprio dalle stesse élite che oggi si riuniscono per risolverli.
La Russia continua ad avanzare sul campo di battaglia? Si parla di nuove strategie.
L’industria europea perde competitività? La colpa è della “concorrenza sleale cinese”.
L’energia costa più che altrove? Silenzio.
Le fabbriche chiudono? Silenzio.
La dipendenza strategica cresce? Silenzio.
Poi arriva il capolavoro.
Bilancio europeo da 2.000 miliardi.
Duemila miliardi.
Una cifra che farebbe girare la testa perfino agli imperatori romani.
Eppure il cittadino medio continua a vedere infrastrutture che invecchiano, servizi che si riducono, imprese che arrancano e stipendi che inseguono l’inflazione come un pensionato dietro all’autobus appena partito.
La parte davvero distopica non è nemmeno il contenuto del vertice.
È il fatto che nessuno sembri più chiedersi come siamo arrivati fin qui.
L’Europa assomiglia sempre più a un paziente che organizza convegni sulla propria salute mentre continua a fumare tre pacchetti al giorno.
Ma tranquilli.
Dopo questo summit arriverà un altro summit.
Poi una task force.
Poi una road map.
Poi un piano strategico.
E infine un nuovo vertice per capire perché il precedente non ha funzionato.
L’unica produzione europea che non conosce crisi è quella delle riunioni.


Praticamente, a Bruxelles creano i problemi che, in seguito, dovrebbero risolvere, ma combinano altri danni perchè non sanno come risolvere i problemi creati...
cetta.

Chi è costui? Un affabulatore?

 

Quando un uomo “ capo di Stato “. Eletto al 48% per una fiction. Un uomo per il popolo (su Netflix.) non è più in grado di pagare le pensioni alla sua gente.
Quando quest’uomo ha un patrimonio valutato (per difetto) 5 milioni di dollari. Quando un uomo non paga più i suoi soldati lasciandoli nel fango, abbandonandoli al “ nemico”.
Quando un uomo rifiuta lo scambio dei prigionieri, il ridare alle famiglie dei morti i figli uccisi in battaglia (per non pagare la pensione alle famiglie).
Quando un uomo cerca di coinvolgere altri stati (europei) con bombardamenti dando la colpa all’avversario ma puntualmente si scopre che la meccanica è chiaramente del suo paese o paesi esteri che lo appoggiano.
Quando un uomo bombarda le centrali atomiche del nemico per coinvolgere altri stati e chiede soldi a tutto il mondo facendosi passare per aggredito.
Quando un “ presidente “recluta forzatamente ragazzi , uomini che camminano per le strade arruolandoli a botte non deve poi lamentarsi dei fenomeni di partigianesimo contro di lui.
Quando un uomo assume come guardia del corpo uomini di altri paesi “ amici” e non si fida più della sua gente non è un uomo del popolo eletto dal suo popolo.
Diventa un criminale senza scrupoli piangendo miseria agli europei ed è solo uno stupido uomo che sa che presto non avrà nessun rifugio da nessuna parte del mondo. Volodia non sei nemmeno ucraino.
Sei al posto di comando per merito dei nazisti ucraini ed occidentali. Al potere in Ucraina ci sono gli eredi della Waffen SS Ukrainien di Banderas. Uccidi la tua gente e lo sai.
Volodia Zelensky. Un uomo per il popolo ( su Netflix), spero tu faccia la fine di Mussolini, ucciso dal suo popolo.

mercoledì 17 giugno 2026

Putin.

 


Il suo grande problema è che gli "USA americani" lo odiano e, quindi, obbligano anche il resto del mondo ad odiarlo. Io non so se il tizio sia una brava o una brutta persona, so solo che se ne deve parlare male senza se e senza ma..

Perchè? non lo so, ma loro comandano ed il resto del pianeta obbedisce...

cetta,

Simone Alaimo.

 

Biografia

Dopo aver compiuto gli studi letterari e musicali, tra il 1974 e il 1976 frequentò il biennio presso il Centro di Perfezionamento Artisti Lirici del Teatro Massimo di Palermo. Successivamente vinse il concorso presso l'Accademia di canto del Teatro alla Scala di Milano frequentando quindi il triennio (1977–1980) del Corso di Perfezionamento per Giovani Artisti Lirici sotto la guida di Ettore Campogalliani e Gina Cigna. Debuttò nel 1977 a Pavia quale protagonista di Don Pasquale. Durante gli stessi anni vinse l'AS.LI.CO. di Milano (1977) e cantò in L'oca del Cairo e Bastiano e Bastiana di Mozart, La serva padrona di Pergolesi, Rigoletto di Verdi, Don Pasquale di Donizetti e infine in Le nozze di Figaro di Mozart, sempre in ruoli da protagonista.

Negli stessi anni conseguì il 1º premio assoluto in numerosi concorsi internazionali: "Voci Verdiane" di Busseto (1977); "Achille Peri" di Reggio Emilia (1978); "Beniamino Gigli" di Macerata (1978); "Bel Canto" di Ostenda (1979); "Toti Dal Monte" di Treviso (1979); "Maria Callas" (1980, per la RAI in eurovisione). Quindi con gli altri vincitori tra i quali Cecilia Gasdia, cantò in Luisa Miller di Verdi al Teatro Fraschini di Pavia diretto da Gianandrea Gavazzeni ripreso dalla Rai. Dal 1981 fu seguito negli studi di canto da Rodolfo Celletti. Ebbe così inizio la sua carriera internazionale, che lo vide ospite dei più grandi teatri del mondo.

Aveva in repertorio circa 90 opere con cui spaziò in trent'anni di carriera, dal barocco all'Ottocento italiano, dal verismo al contemporaneo. Fu ospite di teatri internazionali come il Metropolitan di New York, il Covent Garden di Londra, l'Opéra Bastille di Parigi, i Teatri dell'Opera di San Francisco, Chicago, Dallas, Vienna, Berlino, Monaco di Baviera'[1]. Nel 2000 vinse il premio "Gigli D'Oro" alla carriera.

https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Alaimo


La prima volta lo vidi in televisione, quando gli conferirono un premio, poi ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e di riceverlo anche a casa con sua moglie.

Una splendida persona, gli sono affezionata e posso garantire  che merita tutto ciò che ha: una bella carriera da baritono, una splendida famiglia e un carattere gradevolissimo.

cetta.

CARO TRUMP, INDOVINA CHI VIENE A CENA…

 

Trump incontra Zelensky e lascia cadere sul tavolo una frase che, da sola, vale più di decine di comunicati diplomatici:
«Non ha alcun impatto su di noi, a parte il fatto che vendiamo armi. Siamo a migliaia di chilometri di distanza.»
Una dichiarazione quasi poetica nella sua sincerità.
Siamo lontani. Non ci riguarda. Però vendiamo armi.
Il tutto pronunciato mentre, al vertice delle grandi economie industriali del pianeta, compare ancora una volta Zelensky.
E qui nasce una domanda semplice.
Che ci faceva Zelensky al G7?
Il G7 dovrebbe discutere di competitività, debito, inflazione, energia, dazi, terre rare, declino industriale europeo e sfida cinese.
E invece, come in quelle vecchie commedie dove l’ospite inatteso arriva sempre nel momento meno opportuno, ecco che la porta si apre di nuovo.
«Caro Trump, indovina chi viene a cena…»
L’Ucraina non fa parte del G7.
Non fa parte dell’Unione Europea.
Non fa parte della NATO.
Eppure è diventata la presenza più costante di molti membri effettivi.
Si parla di commercio? Arriva Zelensky .
Si parla di sicurezza? Arriva Zelensky.
Si parla di bilanci? Arriva Zelensky.
Tra poco basterà organizzare un congresso mondiale di apicoltura e qualcuno proporrà una sessione straordinaria sugli aiuti a Kiev.
La parte più interessante, però, è la frase di Trump.
Perché, nel momento stesso in cui afferma che quella guerra è lontana migliaia di chilometri dagli Stati Uniti, aggiunge l’unica attività che sembra davvero collegare Washington al conflitto: la vendita di armi.
Un dettaglio non trascurabile.
Soprattutto dopo anni in cui il conflitto è stato raccontato come una questione vitale, esistenziale e imprescindibile per l’intero Occidente.
Alla fine il paradosso è tutto qui.
Zelensky continua a presentarsi ai vertici che non gli appartengono.
Trump ammette che il suo Paese è lontano dal campo di battaglia.
E il G7, nato per governare l’economia mondiale, assomiglia sempre più a una fiera dove il prodotto principale non è la crescita economica ma la gestione permanente della guerra.
Forse Zelensky non era fuori posto.
Forse era semplicemente nel reparto giusto.