A Bruxelles si riuniscono per discutere di Ucraina, Cina, Medio Oriente, migrazione, droga, competitività e un bilancio da 2.000 miliardi di euro.
Traduzione: quasi tutti i problemi che oggi affliggono l’Europa.
E la cosa più surreale è che molti di questi problemi sono stati prodotti proprio dalle stesse élite che oggi si riuniscono per risolverli.
La Russia continua ad avanzare sul campo di battaglia? Si parla di nuove strategie.
L’industria europea perde competitività? La colpa è della “concorrenza sleale cinese”.
L’energia costa più che altrove? Silenzio.
Le fabbriche chiudono? Silenzio.
La dipendenza strategica cresce? Silenzio.
Poi arriva il capolavoro.
Bilancio europeo da 2.000 miliardi.
Duemila miliardi.
Una cifra che farebbe girare la testa perfino agli imperatori romani.
Eppure il cittadino medio continua a vedere infrastrutture che invecchiano, servizi che si riducono, imprese che arrancano e stipendi che inseguono l’inflazione come un pensionato dietro all’autobus appena partito.
La parte davvero distopica non è nemmeno il contenuto del vertice.
È il fatto che nessuno sembri più chiedersi come siamo arrivati fin qui.
L’Europa assomiglia sempre più a un paziente che organizza convegni sulla propria salute mentre continua a fumare tre pacchetti al giorno.
Ma tranquilli.
Dopo questo summit arriverà un altro summit.
Poi una task force.
Poi una road map.
Poi un piano strategico.
E infine un nuovo vertice per capire perché il precedente non ha funzionato.
L’unica produzione europea che non conosce crisi è quella delle riunioni.

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