mercoledì 13 maggio 2026

ULTIME NOTIZIE: Il campione di tennis Jannik Sinner lascia senza parole l'élite mondiale - non con un titolo, ma con uno scopo!

 

Il campione di tennis Jannik Sinner, una stella nascente dal talento sempre più influente, ha appena lasciato senza parole alcuni dei circoli più ricchi e influenti del pianeta. Non con una prestazione in campo. Non con successi sportivi. Ma con una decisione audace, potenzialmente in grado di cambiare la vita, che in pochi avevano previsto.
Il 26 aprile, durante uno scintillante gala sul tappeto rosso a Los Angeles, a cui hanno partecipato dirigenti di Hollywood, miliardari del settore tecnologico, figure di potere globali e membri dell'élite culturale, Jannik Sinner è salito sul palco per ricevere un "Global Impact Award".
Molte erano le aspettative riposte nella sua carriera, nella sua ascesa nel tennis e nella sua fama. D'altra parte, ciò che hanno ricevuto è stato silenzio e fermezza.
A Jannik Sinner non piaceva festeggiare. Non cercava gli applausi del pubblico. Non voleva addolcire il suo messaggio per le telecamere. Rimase lì, immobile e impassibile, osservando una sala permeata di ricchezza, influenza e privilegi.
"Stasera siamo tutti eleganti", disse con calma. "Celebriamo il successo. Celebriamo le vittorie. Ma fuori da queste porte ci sono famiglie che pregano per avere qualcosa da mangiare. I veterani continuano a combattere anche dopo essere tornati a casa. I genitori sono costretti a scegliere tra pagare l'affitto o comprare le medicine. Questo non dovrebbe essere considerato normale."
Un silenzio assoluto calò nella sala.
"Non è una questione politica", continuò. "È una questione di responsabilità. Se abbiamo la fortuna di ricevere troppi privilegi e scegliamo la consolazione invece della compassione, cosa facciamo veramente con ciò che ci è stato dato?"
Poi arrivò il momento che cambiò completamente l'atmosfera.
In piedi sotto le luci brillanti del palco, Jannik Sinner annunciò che avrebbe destinato una parte consistente dei suoi futuri guadagni – stimati in oltre 150 milioni di dollari – a iniziative umanitarie a lungo termine. Gli obiettivi: alloggi per veterani, supporto per la salute mentale, programmi di recupero dalle dipendenze, iniziative contro l'insicurezza alimentare e sostegno diretto alle famiglie in difficoltà.
"Ho ricevuto più di quanto avessi mai immaginato", ha affermato. "Ma ci sono ancora tantissime persone che faticano persino ad arrivare a fine settimana. La compassione senza azione vale poco."
Non ci fu una reazione esplosiva. Nessun applauso assordante, almeno non all'inizio. Piuttosto, qualcosa di più profondo: un silenzio pesante e riflessivo. Una sala piena di personaggi influenti costretti a confrontarsi con parole non pensate per intrattenere, ma per affrontare la realtà.
Jannik Sinner concluse con un messaggio che continuò a risuonare a lungo dopo la fine della serata:
"L'eredità non ha nulla a che fare con la fama o la fortuna. Riguarda l'aiutare qualcuno quando la vita ti ha messo al tappeto. Se lasciamo questo mondo nel benessere, ma nulla è realmente cambiato, allora non abbiamo fatto abbastanza."

UN GOVERNO PER I TROPPO RICCHI - Viviana Vivarelli

 

In Italia, il numero di persone con patrimoni estremamente elevati è in crescita, concentrando una parte significativa della ricchezza nazionale nelle mani di pochi.
Il numero di miliardari in Italia è stimato tra 62 e 79 individui, con un patrimonio complessivo che supera i 300 miliardi di dollari.
Circa 2.600 persone in Italia possiedono un patrimonio superiore ai 100 milioni di euro.
Si stimano circa 517.000 milionari (che hanno più di 1 milione di dollari), pari a meno dell'1% della popolazione
Il 5% più ricco delle famiglie italiane possiede circa la metà della ricchezza nazionale (49,4%), con una tendenza che vede il 91% della nuova ricchezza prodotta finire nelle mani di questa fascia elitaria.
C'è dunque una forte disuguaglianza, con i super ricchi che aumentano il proprio potere economico e politico e la propria impunità penale, mentre una parte della popolazione subisce una riduzione del potere d'acquisto e un peggioramento del tenore di vita.
Si consideri anche che questi super ricchi spesso evadono il fisco, e, quando vengono beccati, patteggiano con riduzioni consistenti delle quote da pagare così che l'evasione fisccale non solo non è penalizzata o multata ma viene addirittura premiata.
Un caso reale ha visto un'impresa con ingenti debiti fiscali e il conto corrente pignorato ottenere, tramite la procedura di composizione negoziata della crisi e una transazione fiscale, una riduzione del debito dell'85%, con il pagamento della parte residua spalmato su 96 rate!
Un albergatore o un imprenditore può arrivare a una riduzione del peso fiscale fino all'80%!
Contemporaneamente chi per povertà non riesce a pagare l'affitto ora sarà sfrattato più rapidamente, mentre la famiglia che non ce la fa a crescere decentemente i figli se li vedrà sottrarre dallo Stato, mentre 6 milioni di Italiani non hanno più i soldi per curarsi.
Attraverso la transazione fiscale, molte aziende, specialmente nel settore turistico o della ristorazione, riescono ad ottenere un forte abbattimento dell'IVA e delle sanzioni (che spesso costituiscono la parte maggiore del debito), garantendo la continuità aziendale.
Un'impresa che ha un fatturato superiore ai 2 milioni può negoziare con l'Agenzia delle Entrate una transazione fiscale nel quadro di un Accordo di ristrutturazione dei debiti, riducendo la spesa fiscale complessiva.
Ci aggiungiamo i condoni fiscali a pioggia, da Berlusconi in poi, provvedimenti straordinari che permettono ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione tributaria pagando somme ridotte rispetto al dovuto, spesso eliminando sanzioni e interessi, per cui chi può evita di pagare le tasse sperando in un successivo condono.
Vedi rottamazione delle cartelle esattoriali, stralcio dei debiti fino a 1.000€, e condono tombale legato al concordato preventivo 2024-2025.
Nel 2025 l'evasione fiscale ha toccato i 120 miliardi (l'ultima Finanziaria è stata di 20 miliardi) e il fisco ha recuperato 36,2 miliardi di euro su 120 mentre la stima complessiva del sommerso è tornata a toccare i 100 miliardi di euro, con il lavoro autonomo e d'impresa che registra ancora tassi elevati. Ovviamente si aumenta la classe politica, ma non si aumentano gli operatori fiscali e si ignora il fatto che ora, con i satelliti, è facilissimo sapere tutto di tutto.
In realtà sarebbe facilissimo individuare tutte le transazioni finanziarie e le reali entrate di ogni contribuente se solo avessimo al Governo una classe politica che non vuole favorire così smaccatamente evasori e ricchissimi.
E una patrimoniale applicata ai super milionari ridurrebbe di molto il debito pubblico. Loro rimarrebbero super ricchi esattamente come prima ma il paese avrebbe una spinta formidabile per uscire dal pantano del debito che oggi si pretende di far pagare alle classi medio basse.
All'inverso, lavoratori dipendenti e pensionati sono pesantemente tassati, i pensionati addirittura alla fonte anche se il lavoro aveva già pagato le tasse a suo tempo, per cui la tassazione risulta raddoppiata.
In Italia, nel 2026, la tassazione sulle pensioni si basa sugli scaglioni IRPEF e, con aliquote simili a quelle del lavoro dipendente, tra aliquote IRPEF, addizionali regionali e comunali, l'impatto fiscale è significativo, spesso superando il 30% per i redditi medio-alti. La tassazione è progressiva: 23% fino a 15.000€, 25% da 15.001€ a 28.000€, 35% da 28.001€ a 50.000€, e 43% oltre 50.000€.
Il Governo Meloni non ha fatto che aumentare queste iniquità fiscali con i recenti regali alle banche e alle società energetiche, evitando di tassare i loro extraprofitti e non intervenendo sugli aumenti esagerati delle bollette o dei servizi bancari, a fronte di interessi ridotti praticamente a zero.
Nel triennio meloniano le banche hanno generato profitti elevati per oltre 112 miliardi.
Le Società Energetiche sono cresciute del 135% rispetto al periodo pre-Covid con extraprofitti di 120 miliardi di euro.
Ma la Meloni li ha premurosamente protetti.
Viceversa ha infierito sul taglio del welfare, ovvero dello stato sociale", che comprende tutti quei servizi o quelle sovvenzioni dello Stato che migliorano la vita dei cittadini più poveri o disabili o con redditi inferiori al costo della vita.
L'articolo 38 della Costituzione garantisce che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere abbia diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. Prevede aiuti pubblici per i lavoratori in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria. Prevede pensioni di vecchiaia, invalidità e sussidi di disoccupazione. Accesso a cure mediche, ospedali e prevenzione. Accesso al sistema scolastico e universitario. Sostegno a persone in condizioni di povertà, disabilità o marginalità. Tende a ridurre le disuguaglianze redistribuendo il reddito attraverso la tassazione progressiva. Garantisce protezione dai rischi legati al ciclo di vita (vecchiaia) o al mercato del lavoro. Garantisce che i bisogni primari siano considerati diritti di cittadinanza e non merci.
Al contrario la Meloni e i suoi Ministri non solo hanno falcidiato i diritti dei lavoratori e penalizzato disoccupati e pensionati, eliminando il reddito minimo di cittadinanza, negando il salario minimo, tassando in modo iniquo e discriminatorio, tagliando sempre più ospedali, asili e scuole... (ora si parla anche di eliminare il medico di base e di aumentare la privatizzazione della sanità pubblica), tagliando gli aiuti ai disabili, agli anziani, alle donne, ma anche aumentando il peso e il costo dell'apparato politico, con un fiorire di leggi penali finalizzate a rendere impunibili ricchi, politici e mafiosi, con chiare collusioni della classe politica con i peggiori elementi della società.
Ormai in questo tentativo continuo di premiazione dei più ricchi sia fiscalmente che penalmente e di compressione e immiserimento dei più poveri con la protezione iniqua di evasori, trasgressori e criminalità organizzata, il Governo Meloni ha calpestato anche le leggi europee ed è indifferente ai suoi richiami continui.
Come se non bastasse, in 3 anni e mezzo la Meloni si è mangiata la bellezza di 209 miliardi di PNRR senza aver investito un euro nella ripresa economica, nel miglioramento della sanità, della scuola, o della ricerca, nel recupero del territorio, nelle rinnovabili... aumentando i troppo poveri, mettendoci dentro guerre che non ci appartengono a arrivando a cadere in una procedura di infrazione europea a causa di spese superiori agli incassi.
Il fatto che ancora, malgrado questo operato inaccettabile e distruttivo, la triade di destra continui ad incassare voti, specie in Lombardia e Veneto, e miri, nell'indifferenza generale al premierato assoluto con una legge elettorale incostituzionale, dice da solo lo stato di degradazione culturale e sociale di questo Paese.

martedì 12 maggio 2026

LA PACE DURATURA CHIAMA LE OPPOSIZIONI A SCEGLIERE - Elena Basile

 

Una delle caratteristiche comuni al Sud globale, alle potenze del surplus attaccate dalla belva ferita del capitalismo finanziario, è rappresentata dalla pazienza strategica. La Russia, la Cina non rispondono alle provocazioni, a volte non esercitano la deterrenza attesa dai molti e confidano che il tempo giochi a loro favore.
La Russia ha tuttavia avvertito attraverso il suo ministro della Difesa che un attacco terroristico, condotto da ucraini e alleati Nato, contro la parata militare in programma a Mosca il 9 maggio, avrebbe come conseguenza una rappresaglia durissima anche contro gli alleati di Kiev. Una dichiarazione che qualora le linee rosse non vengano rispettate vincolerebbe Mosca all’azione.
Fino ad oggi tuttavia, nonostante le critiche aperte del politologo Karaganov e del direttore del Valdai Club Bordachev, la Russia ha incassato gli attacchi alla leadership, allo stesso Putin e alle infrastrutture civili, reagendo con una mano legata dietro la schiena. La superiorità militare aerea permetterebbe bombardamenti a tappeto, decapitazione della leadership di Kiev, rappresaglie sugli alleati.
Sulla stampa occidentale non è riconosciuta la cautela russa che si astiene dai massacri del popolo fratello ucraino. Allo stesso modo se Mosca reagisse, i falchi ne approfitterebbero per descriverne la rappresaglia come “non provocata” ed essa fornirebbe il pretesto a scandinavi, baltici e polacchi per sostenere l’attacco diretto alla Russia, per quanto folle questo possa sembrare. Putin preferisce quindi lasciare che il tempo e le sanzioni destabilizzino l’Europa e il fronte occidentale e indeboliscano ulteriormente l’Ucraina.
La Cina è riluttante a esercitare una vera e propria deterrenza. Teme l’imprevedibilità dell’impero in declino e spera che il lento passaggio alla egemonia di Pechino, iscritto nella tendenza storica attuale, si compia senza bagni di sangue.
Interviene tuttavia nel conflitto di cui è vittima l’Iran per mitigare gli obiettivi di Teheran e sostenere una mediazione basata sull’apertura dello stretto di Hormuz e la sospensione delle sanzioni occidentali. Rimanda tuttavia al mittente le pressioni mafiose di Trump e non accetta di sottostare alle sanzioni unilaterali. Insieme alla Russia difende l’accordo sul nucleare che permetta all’Iran l’arricchimento dell’uranio a fini civili e il deposito dell’uranio arricchito presso Paesi amici. Si rende disponibile, con mille paletti e senza lasciarsi trascinare in guerra, a garantire con l’Onu la non aggressione dell’Iran.
I comportamenti ondivaghi degli Usa, al netto dell’instabilità mentale del presidente e delle dichiarazioni funzionali all’arricchimento delle lobby finanziarie, sono dovuti ai messaggi che anche attraverso l’intelligence pervengono a Washington da Mosca e Pechino.
La libera circolazione dello stretto di Hormuz è un interesse essenziale cinese. Le conseguenze sull’economia mondiale sono tali da portare alla depressione economica.
Gli Stati uniti del resto hanno posto fine al blocco delle navi iraniane dopo le prime rappresaglie sulle navi americane e sulle raffinerie emiratine. L’uscita di Abu Dhabi dall’Opec al fine di superare, data la crisi economica, la quota di 3,5 milioni di barili è la conferma dal punto di vista geopolitico della progressiva distanza degli Emirati, ormai pedina israeliana, dall’Arabia Saudita.
L’obiettivo massimalista iraniano di attaccare la struttura dei petrodollari e di ottenere il ritiro degli Usa dal Golfo Persico viene mitigato dagli alleati di Teheran al fine di pervenire alla mediazione. Trump potrebbe, nel mondo della post verità, pur non avendo conseguito nessun obiettivo (regime change, arricchimento zero di uranio, drastica riduzione della difesa missilistica, fine delle alleanze con Hamas, Hezbollah e Yemen), descrivere la sua effettiva ritirata come una vittoria, vantando le concessioni iraniane sul trasferimento dell’uranio arricchito e la rinuncia al nucleare bellico, in realtà già fatte l’anno scorso nei negoziati di Ginevra.
L’apertura dell’economia iraniana in un mondo sano rappresenterebbe un beneficio per tutti. Si tratterebbe per una pace duratura nel mondo, di rinunciare alle politiche neocon di controllo dei flussi energetici per continuare il dominio unipolare e colpire il rivale sistemico. La dipendenza di ucraini e europei e il loro utilizzo in una proxy war contro la Russia è replicata nell’interruzione di flussi energetici verso il Giappone, il Vietnam, le Filippine, i nuovi proxy nella guerra contro la Cina.
Rinunciare a questa strategia e al condizionamento della lobby americana di Israele, (variabile impazzita che vuole la guerra permanente) è la strada per uscire dalla minaccia nucleare e accettare la cooperazione nel mondo multipolare. L’opposizione al governo Meloni e la diplomazia europea sono in grado di sostenere questa scelta cruciale?

lunedì 11 maggio 2026

MELONI: DEBITI E INCIUCIO. PER UN'ITALIA IN BOLLETTA - Ivo Caizzi

 

Al governo di Meloni, Tajani e Salvini non è bastato aver fallito un primo inciucio con la Commissione europea, che prevedeva di ridurre il deficit eccessivo sotto al 3% del Pil
per uscire dalla relativa procedura d’infrazione Ue e poter aumentare pericolosamente il maxi debito pubblico, verosimilmente per elargire fondi anche a bacini di voti e lobby varie in vista delle prossime elezioni politiche.
Ora Meloni & C. ci riprovano.
Chiedono all’Europa di poter utilizzare da clausole/deroghe fino a revisioni contabili per svicolare le restrizioni imposte ai Paesi membri con difficoltà finanziarie dalle nuove (e pur più blande) regole di controllo sui bilanci nazionali del Patto di stabilità Ue.
Anche questo secondo inciucio servirebbe a sfondare i limiti di spesa pubblica senza subire i richiami della Commissione, politicamente negativi in campagna elettorale. Ma secondo quanto è trapelato informalmente dal negoziato riservato tra Roma e Bruxelles, per superare con un compromesso i “no” dell’Ue all’Italia super-indebitata, verrebbe richiesto al governo di fare concessioni come mantenere l’impegno di acquisti militari multimiliardari e rimangiarsi il “no” al contestatissimo euro-strumento Mes.
Meloni & C. dovrebbero piuttosto attuare con urgenza politiche economiche e di bilancio efficaci, anche per evitare attacchi speculativi sul maxi debito. Non sono scivolati solo sul deficit eccessivo.
Hanno registrato da una crescita rasoterra (nonostante gli aiuti e i prestiti Ue del Pnrr) al rischio di recessione, ammesso dal ministro dell’Economia Giorgetti, fino all’aumento dell’indebitamento a 3.139 miliardi. Un primo allarme di possibili attacchi speculativi è arrivato con il recente deprezzamento dei titoli di Stato.
Clausole/deroghe e inciuci Ue salvano per un po’ dagli euro-richiami sui conti pubblici. Ma non eliminano le pesanti difficoltà di bilancio dell’Italia, peggiorate da effetti delle guerre in corso (non solo energetici), che gravano soprattutto sui meno abbienti.
Spendendo di più e male, il maxi debito sale anche se a Bruxelles concedono più “flessibilità”. Vanno invece investite meglio le ingenti entrate fiscali (incrementabili recuperando tasse evase o eluse e tanto altro) per sostenere adeguatamente l’economia e i cittadini penalizzati da diseguaglianze da Terzo mondo.
In ogni caso, il governo non può sprecare denaro pubblico per mance elettorali.
Né si può chiedere all’Italia con le casse quasi vuote di fare ancora più debito per la difesa da un ipotetico futuro attacco bellico.
La priorità di spesa resta difendere gli italiani nella simil-guerra civile in atto con troppi morti, feriti, devastazioni e impoverimenti.
Già solo l’insufficiente finanziamento e controllo del Servizio sanitario pubblico (spesso penalizzato per favorire la sanità privata) ha contribuito alle molte migliaia di decessi stimati annualmente per presunta “malasanità”.
Si sale nelle centinaia di migliaia contando i pazienti con danni non letali o esclusi dalle cure per lunghe liste di attesa.
Altre migliaia di morti e feriti scaturiscono dal non saper garantire più sicurezza sulle strade, sul lavoro, nelle città, nelle aree in dissesto e nelle carceri. Scontri cruenti si combattono per traffici di droga della criminalità organizzata con tante vittime e menomazioni anche tra i tossicodipendenti e tra incolpevoli abitanti vicini alle piazze di spaccio.
C’è poi la strage lenta tra circa sei milioni di cittadini in condizioni di povertà e di esclusione sociale, che già da bambini scontano carenze alimentari e danni esistenziali destinati a minare salute, equilibrio psico-fisico e aspettative di vita. I bassi salari e i prezzi in salita dei beni necessari stanno decimando la classe media. Un esercito di giovani deve “disertare” – emigrando all’estero – per sfuggire la disoccupazione o compensi vergognosi.
Anziani indifesi finiscono prigionieri in Rsa simili a lager o in balia di bande di truffatori. Gli speculatori immobiliari provocano masse di “gentrificati” e senzatetto paragonabili a sfollati nei conflitti.
Preoccupa vedere Meloni & C., al quarto anno di mandato, mendicare in Europa di poter aumentare l’indebitamento.
Se lo ottenessero e continuassero a mal gestire la spesa pubblica – anche con insostenibili acquisti di armi e sprechi elettorali – moltiplicherebbero i pericoli di morti e feriti in Italia. Potrebbero far esplodere tensioni sociali e avviare verso uno scenario di crollo finanziario (tipo Grecia). Anche perché il governo “sovranista” avrebbe dovuto almeno allargare la quota nazionale del maxi debito, mentre è cresciuta quella in mani estere a oltre mille miliardi:
dilatando gli spazi per attacchi degli speculatori.

«MA MI FACCIA IL PIACERE» - Marco Travaglio

 

«Ballusti. “Contrordine del Fatto Quotidiano: pecunia non olet. Marco Travaglio si è arreso: Daniele Luttazzi, collaboratore del quotidiano, spiega ai lettori che stanno per arrivare gli odiati contributi pubblici”
(Alessandro Sallusti, Politico Quotidiano, 9.5).
Sicuro sicuro sicuro? Aspetta qualche altra ora e poi ci divertiamo.

La meglio gioventù. “Un poster di Navalny alla Biennale. L’appoggio bipartisan all’iniziativa del Foglio: Scalfarotto, Craxi, Osnato, Pastorella, Rosato, Verini, Quartapelle, Burioni” (Foglio, 9.5). E Bombolo e la Gegia niente?

Buri(o)ni. “Siamo passati in poche ore da milioni di esperti di mine navali nello stretto di Hormuz a criminologi per Garlasco e adesso tutti virologi di nuovo come ai tempi del covid” (Roberto Burioni, testuale, X, 7.5).
Praticamente un’autobiografia in pillole.

Portobella. “Ricapitolo: la notizia quella di uno scoop della grazia a Minetti la fa Mi manda rai3. Il fatto ci si butta e si porta dietro (purtroppo) il Quirinale, con racconti evidentemente non attinenti se oggi la Procura di Milano dice che per ora non sono emersi elementi per cambiar Parere sulla grazia.
Va tutto bene. Ovviamente aspettiamo con ansia le conclusioni. Nel frattempo sono certa che in caso verrà praticata la disciplina meno in voga in certo giornalismo.

Le scuse” (Gaia Tortora, testuale, X, 7.5). Ecco, brava: adesso prendi la solita pastiglia di Maalox post-referendum, fai un bel respiro e riscrivi tutto in lingua italiana.

L’esegeta. “La lapidazione di Minetti”, “Non mi piace per niente la lapidazione della Maddalena” (Francesco Merlo, Repubblica, 5.5). Infatti nel Vangelo non c’è nessuna lapidazione della Maddalena: semmai dell’adultera.

Sottovuoto. “Meloni è finita in un vuoto galattico” (Matteo Renzi, leader Iv, Repubblica, 10.5).
Così ti fa un po’ di compagnia.

La deriva dei continenti. “Napolitano, l’ex comunista che diventò presidente… capace di fare il salto dall’esperienza del Pci alla visione di un’Italia riformista e ancorata al suo continente” (Stefano Folli, Repubblica, 10.5). Prima di lui, stavamo in Oceania.

Quattro stagioni. “Graziano Delrio (Pd): ‘Bene Schlein-Obama, può ripartire la stagione Clinton-Blair’” (Stampa, 10.5).
Evvai: chi bombardiamo e invadiamo, stavolta?

Trova l’intruso. “Che cosa c’entra la strage di Ustica con le vittime del terrorismo?” (Carlo Giovanardi, ex ministro Udc, Giornale, 10.5). Tutto ‘sto casino per un incidente aereo.

Gli olgettini. “Minetti, al ‘Fatto’ arriva il conto per le fake” (Giornale, 9.5). “Su Minetti restano solo le bufale” (Foglio, 8.5).
Le vostre.

Mo’ me lo segno.
“La voce di Giavazzi: ‘Trattano la Consob come la Rai. Il voto su Freni? Non è normale. No agli amici di Putin a Venezia’” (Foglio, 8.5). Già che ci sei: per Natale, panettone o pandoro?

La riforma della giustizia. “L’ex sostituta Pg Laura Barbaini condannò Stasi. ‘E poi suggerì un esposto contro Pavia’” (Corriere della sera, 10.5). Perbacco: una procuratrice generale che condanna un imputato al posto dei giudici. Questo sì che sarebbe uno scandalo. Se fosse vero.

Fazzate. “Biennale, l’accusa di Fazzolari: ‘Si è data visibilità gratuita a Putin’” (Corriere della sera, 10.5). Infatti prima non lo conosceva nessuno.

Slurp. “Roma e il ponte con gli Usa. Meloni ha svolto il compito di garantire l’interesse nazionale e quello dell’Occidente” (Francesco Verderami, Corriere della sera, 9.5).
Ma pure quello della galassia.

Vogliono il bis. “Forza Italia arruola i Comitati del Sì in vista delle Politiche” (Dubbio, 7.5). Come amuleti portafortuna.

Sala d’attesa. “La scoperta di Sala (con 10 anni di ritardo): ‘Troppo spesso la politica si fa in Procura” (Giornale, 7.5). Poi c’è un sindaco di Milano chi finisce in Tribunale, viene condannato per falso in atto pubblico sulla più importante gara d’appalto di Expo e si fa prescrivere il reato in Corte d’appello.

Che bel trio.
“Di chi è la Costituzione. Antonio Polito riflette sull’uso politico della carta. Un saggio per Silvio Berlusconi Editore” (Sabino Cassese, Corriere della sera, 9.5). Polito El Drito, Scassese e il Cainano in un colpo solo: dev’essere un capolavoro.

Il titolo della settimana/1. “Pensioni, la metà degli italiani prende ‘troppo’: come rivedere i sussidi (e finirla con il buonismo)” (Corriere della sera, 5.5). E magari finirla pure coi finanziamenti pubblici italiani ed europei al Corriere.

Il titolo della settimana/2. “Un kit di emergenza per salvare il Belgio, Acqua, cibo, farmaci e pure fischietti:
il governo invita la popolazione a dotarsi di un set di strumenti da usare in caso di catastrofi naturali o di crisi con la Russia” (Venerdì Repubblica, 8.5).
Ma infatti, l’invasione russa del Belgio è un attimo.
Però col fischietto risolvi.

Il titolo della settimana/3. “Pahlavi alla guida della transizione. Gli iraniani non ammettono ambiguità” (Riformista, 6.5). Non vedono l’ora di passare a un regime ancor più feroce, anzi praticamente è fatta.

Il titolo della settimana/4. “Perché non è una scelta liberale far partecipare gli artisti russi alla Biennale” (Libero, 6.5). La scelta liberale è censurare gli artisti.

I titoli della settimana/5. “Da Gaza a Vogue, le ‘avventure’ mediatiche di Albanese” (Francesco Roncone, Corriere della sera, 4.5). “Premi e onori dalla Spagna alla Francia. La ‘passione’ delle sinistre per Albanese” (Claudio Bozza, Corriere della sera, 9.5).
Strano che non si arrapino per Netanyahu.»

F.Q. 11 maggio

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sabato 9 maggio 2026

“Dazi illegali, potere fuori controllo”: la nuova bocciatura dei tribunali travolge Trump. - Paolo Consiglio

 

La Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti dichiara illegittimi i dazi globali imposti da Donald Trump attraverso il Trade Act del 1974. È l’ennesimo colpo contro una presidenza segnata da sconfitte giudiziarie, isolamento politico e crisi di credibilità
Non è soltanto una sconfitta politica. È una sentenza che colpisce direttamente il metodo con cui Donald Trump ha cercato di governare: forzare i limiti del potere, spingere oltre il perimetro della legge e trasformare ogni decisione in un atto di forza personale.
La Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha stabilito che i dazi globali al 10% imposti dall’amministrazione Trump sono illegali. Il tribunale ha contestato l’utilizzo della Section 122 del Trade Act del 1974, la norma che il presidente aveva provato a usare per giustificare tariffe generalizzate contro gran parte delle importazioni mondiali.
Il punto centrale della decisione è semplice: Trump non aveva l’autorità per farlo.
La corte ha chiarito che quella norma era stata pensata per situazioni economiche straordinarie e specifiche, legate a gravi crisi nei bilanci dei pagamenti internazionali, non per consentire a un presidente di imporre dazi generalizzati ogni volta che decide di trasformare il commercio globale in un’arma politica.
È un colpo pesante. E soprattutto non è il primo.
Negli ultimi mesi i tribunali americani hanno progressivamente smontato pezzi centrali dell’impianto trumpiano sui dazi. Prima la Corte Suprema aveva già limitato l’uso dei poteri emergenziali invocati dalla Casa Bianca. Adesso arriva un’altra decisione che colpisce il tentativo di aggirare quel precedente utilizzando una diversa base giuridica.
Tradotto: Trump perde anche quando prova a cambiare strada.
Ed è qui che il quadro si allarga oltre il commercio internazionale.
Perché questa nuova bocciatura si inserisce dentro una fase politica sempre più fragile per l’ex presidente. Le sue promesse di rilancio economico si sono trasformate in una stagione segnata da instabilità, guerre commerciali, tensioni internazionali e conflitti continui con le istituzioni americane.
Sul piano internazionale, la gestione della crisi con l’Iran ha esposto Washington a un’escalation che molti osservatori hanno definito tra le più pericolose degli ultimi anni. Sul piano economico, la strategia dei dazi ha prodotto mesi di incertezza sui mercati, tensioni commerciali e timori di recessione globale.
E mentre Trump continuava a presentarsi come l’uomo capace di “rifare grande l’America”, il sistema giudiziario americano continuava a ricordargli un punto fondamentale: il presidente non è al di sopra della legge.
Anche sul fronte interno le crepe sono sempre più evidenti. Le operazioni dell’ICE contro migranti e studenti hanno provocato proteste diffuse e scontri istituzionali. Lo scontro con le università americane si è trasformato in una guerra culturale permanente. E i numeri del consenso raccontano un deterioramento sempre più difficile da nascondere.
Diversi sondaggi pubblicati negli ultimi mesi mostrano Trump in forte calo, con livelli di approvazione tra i più bassi registrati per un presidente moderno in questa fase del mandato. Persino una parte dell’elettorato MAGA appare meno compatta rispetto al passato.
Ma il nodo reale non è solo politico.
È il modello di leadership che emerge da tutto questo.
Perché ogni volta che un tribunale interviene contro Trump, il problema non riguarda soltanto la singola decisione annullata. Riguarda un metodo basato sull’idea che il potere possa sostituire le regole, che la pressione possa sostituire le procedure e che la realtà possa essere piegata fino a coincidere con la narrazione del leader.
È questo che rende la sentenza sui dazi qualcosa di più di una questione economica.
È una linea di contenimento istituzionale contro una presidenza che continua a spingersi oltre i limiti del proprio mandato.
E quando diventa necessario che siano continuamente i tribunali a ricordare dove finiscono i poteri del presidente, significa che il problema non è più soltanto giuridico.
È democratico.
Fonti principali:
– Sentenza della U.S. Court of International Trade sui dazi globali imposti da Donald Trump sotto la Section 122 del Trade Act del 1974
– Reuters, Associated Press, The Guardian, Axios, Financial Times, Washington Post
– Documentazione pubblica sul Trade Act del 1974 e sulla Section 122
– Analisi giuridiche e commerciali sulla legittimità dei dazi dell’amministrazione Trump
– Dati e sondaggi pubblici sul consenso dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti
Nota editoriale:
Questo articolo rielabora fonti giornalistiche, sentenze e dichiarazioni pubbliche di interesse internazionale. Le valutazioni espresse rientrano nel diritto di cronaca e di critica politica, nel rispetto dei principi di verità, pertinenza e interesse pubblico, ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione italiana e dell’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
Crediti foto:
– Foto segnaletica di Donald Trump dopo la consegna alle autorità della contea di Fulton, Georgia (Stati Uniti, 2023), fotogramma – fonte: la Repubblica / Fulton County Sheriff’s Office
– Immagine utilizzata a fini di cronaca, informazione e analisi, senza scopo di lucro, ai sensi dell'articolo 65 della Legge sul diritto d'autore (L. 633/1941)

Il mistero dei Moai.

 

Gli scienziati hanno finalmente risolto il mistero dei Moai... e la verità è SCONVOLGENTE.
L'aria sull'Isola di Pasqua non è mai stata così densa. Non è solo l’umidità del Pacifico o l’odore del sale che sferza le scogliere di basalto; è qualcosa di più profondo, qualcosa che vibra nelle ossa prima ancora di essere percepito dalle orecchie. Immagina di essere lì, solo, mentre il vento urla tra le fessure della roccia vulcanica e le ombre dei Moai si allungano come dita nere sulla terra arida. Ti guardano. Ma non guardano te. I loro occhi di pietra, rivolti verso l’interno dell'isola, sembrano fissare un punto invisibile, una minaccia che non viene dal mare, ma da sotto i tuoi piedi.
Cosa accadrebbe se scoprissi che quelle statue non sono monumenti alla memoria, ma tappi pesanti migliaia di tonnellate? Sigilli posti per schiacciare qualcosa che non deve mai, per nessuna ragione, vedere la luce? Il silenzio dell’isola è un urlo soffocato. Sotto la superficie, dove i turisti non guardano, si nasconde un segreto che ha fatto impazzire i saggi e terrorizzato i re. Benvenuti nel cuore dell'abisso di Rapa Nui, dove la verità non è solo scioccante: è una condanna.
Per secoli, queste gigantesche figure di pietra sono rimaste in piedi con la schiena rivolta all'oceano. I famosi Moai dell'Isola di Pasqua sono sempre stati un enigma. Come furono costruiti? Perché furono innalzati? E qual era il loro vero scopo? Per molto tempo si è pensato che fossero semplicemente monumenti di una cultura scomparsa, impressionanti, ma alla fine solo resti di un passato perduto. Tuttavia, all'inizio degli anni 2000, quell'idea ha iniziato a cambiare. Gli archeologi hanno fatto una scoperta sorprendente: la maggior parte di queste figure, che sembravano essere solo teste, hanno in realtà corpi completi sepolti sottoterra, alcuni a più di nove metri di profondità.
Questa scoperta era già scioccante di per sé, ma era solo l'inizio. Con ogni scavo ha iniziato a rivelarsi qualcosa di molto più strano sotto la superficie, qualcosa che ha lasciato senza parole anche gli scienziati più esperti. Nel 2023, un team internazionale è tornato sull'isola con tecnologia avanzata e un'idea controversa: i Moai forse non erano semplici monumenti, ma nascondevano qualcosa. Le indagini si sono concentrate nella zona orientale della cava di Rano Raraku. Lì, sotto alcune delle statue più grandi, hanno scoperto strutture sotterranee complesse. Non erano formazioni naturali; erano costruzioni umane: tunnel rinforzati con basalto, scale di pietra che scendevano verso l'oscurità e pareti chiaramente stabilizzate.
Alcune di queste camere sembravano essere state utilizzate per rituali. Al loro interno sono state trovate piccole figure di ossidiana disposte in cerchio, resti di strutture di legno bruciato e pozzi stretti che si addentravano ancora di più nella terra. E la cosa più inquietante di tutte: non esiste alcun registro, né scritto né orale, che menzioni queste strutture, come se qualcuno avesse voluto cancellare quella conoscenza per sempre. L'analisi del suolo di queste camere ha rivelato qualcosa di ancora più perturbante: alte concentrazioni di fosfati e metalli pesanti, sostanze associate a materia organica in decomposizione, specialmente resti umani. Infatti, sotto molti Moai sono state trovate ossa, costole, femori, mandibole. Ma non erano sepolti con rispetto; erano dispersi, bruciati, frammentati. Molti mostravano chiari segni di violenza: colpi, tagli, esposizione a temperature estreme. Non sembrava una sepoltura; sembrava un luogo dove i corpi venivano gettati. Qui non si trattava di onorare i morti; si trattava di qualcos'altro, qualcosa di deliberato. Forse sacrifici.
La prima parte è terminata, per favore leggi la seconda parte qui 👇


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