Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
mercoledì 13 maggio 2026
UN GOVERNO PER I TROPPO RICCHI - Viviana Vivarelli
venerdì 26 marzo 2021
Antitrust, multa da 5 milioni per Autostrade: “Non ha ridotto pedaggi sui tratti in condizioni critiche per gravi carenze nella gestione.”
Secondo l'authority questa pratica commerciale scorretta è stata attuata sulle autostrade A/16 Napoli-Canosa, A/14 Bologna-Taranto, A/26 Genova Voltri-Gravellona Toce e, per le parti di sua competenza, A/7 Milano-Serravalle-Genova, A/10 Genova-Savona-Ventimiglia e A/12 Genova-Rosignano. Rilievi sui "forti disservizi" causati dalla riduzione delle corsie di marcia e sulle informazioni "omissive, inadeguate, intempestive, insufficienti" date agli automobilisti.
L’Antitrust ha sanzionato con una multa da 5 milioni di euro Autostrade per l’Italia per pratica commerciale scorretta. Secondo l’Autorità, la società concessionaria a cui sono affidati oltre 3mila chilometri di rete autostradale “non ha adeguato né ridotto il pedaggio nei tratti in cui si registrano critiche e persistenti condizioni di fruibilità del servizio autostradale con lunghe code e tempi di percorrenza elevati, causati dalle gravi carenze da parte della società nella gestione e nella manutenzione delle infrastrutture che hanno richiesto interventi straordinari per la messa in sicurezza“. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ritiene di aver accertato questa pratica commerciale scorretta sulle autostrade A/16 Napoli-Canosa, A/14 Bologna-Taranto, A/26 Genova Voltri-Gravellona Toce e, per le parti di sua competenza, A/7 Milano-Serravalle-Genova, A/10 Genova-Savona-Ventimiglia e A/12 Genova-Rosignano.
In particolare, l’Autorità ha appurato una consistente riduzione delle corsie di marcia e/o specifiche limitazioni – per lunghi tratti – della velocità massima consentita. Ciò ha comportato un notevole disservizio e un forte disagio ai consumatori in termini di code, di rallentamenti e quindi di tempi di percorrenza molto più elevati, senza prevedere un adeguamento o una riduzione dell’importo richiesto a titolo di pedaggio ai consumatori. L’Agcm ha poi rilevato che sono risultate inadeguate le modalità informative sulle eventuali procedure di rimborso, come emerso in relazione all’Autostrada A/14 Bologna-Taranto, allorché le informazioni fornite sono rivelate omissive, inadeguate, intempestive, insufficienti quanto al modo di diffusione e non idonee a compensare i disagi arrecati agli utenti.
I maggiori problemi si sono verificati nell’area ligure e abruzzese-marchigiana, determinando anche gravi danni all’economia, soprattutto nell’industria, nei servizi e per le imprese di trasporto, dati i maggiori tempi di percorrenza degli operatori e i riflessi sulle imprese destinatarie delle merci.
Per l’Antitrust tutto questi è pienamente ascrivibile alla responsabilità di Aspi e integra una pratica commerciale scorretta in violazione degli articoli 20, 22, 24 e 25 del Codice del Consumo. Per questo l’Autorità ha applicato una sanzione – pari al massimo edittale – di 5 milioni di euro. Autostrade per l’Italia dovrà anche pubblicare un estratto del provvedimento sul proprio sito internet e su uno dei quotidiani a maggiore tiratura nazionale.
IlFattoQuotidiano
martedì 9 marzo 2021
Recovery, stuolo di tecnici: ok al reclutamento-lampo. - Carlo Di Foggia
Centinaia di esperti nei ministeri (a tempo). Da Brunetta al Tesoro, chi comanderà.
Il Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) sarà incardinato al Tesoro anche nella sua fase attuativa. A gestirlo arriverà uno stuolo di tecnici assunti con “procedure specifiche”, in sostanza senza concorso e per un tempo limitato (andranno poi stabilizzate). È la prima parte di un piano più ampio di riforma affidato al ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che lo illustrerà oggi. Per quegli strani giri del destino, l’uomo che, dallo stesso ruolo, dieci anni fa avviò la stagione dei tagli nel comparto pubblico, oggi è chiamato a risolvere la grana.
L’audizione del ministro dell’Economia Daniele Franco ieri alle Camere era attesa visto che il tecnico a cui Mario Draghi ha affidato la revisione del Piano ereditato dal governo Conte – che deve usare 191 miliardi di fondi Ue – doveva spiegare anche perché il ministero è ricorso all’aiuto del colosso della consulenza McKinsey (e dei big del settore, da Kpmg, a E&Y e Accenture). A grandi linee, Franco ha anticipato quel che è ormai evidente: a gestire i fondi non bastano le strutture ordinarie della P.A., fiaccata da anni di tagli, ma verranno create strutture ad hoc in tutti i ministeri, a partire dal suo.
Nella versione di Conte, la task force che doveva gestire il piano era incardinata a Palazzo Chigi, coordinata da due dicasteri (Economia e Sviluppo) e affidata a una “struttura di missione” con centinaia di tecnici guidati da 6 figure apicali. Con l’arrivo di Draghi, Franco ha affidato la revisione del piano (da consegnare entro aprile a Bruxelles) alla Ragioneria dello Stato – che nell’idea del governo giallorosa doveva solo “monitorare” le spese – dislocando 50 tra dirigenti e funzionari. Un contingente “che crescerà ancora”.
La governance del Pnrr sarà affidata a una “struttura centrale” al Tesoro che “supervisionerà l’attuazione, gestirà i flussi finanziari, controllerà la spesa, valuterà i risultati e deciderà le eventuali correzioni”. Sarà affiancata da “una unità di audit indipendente, responsabile delle verifiche sistemiche”, che avrà il compito di fare da garante con Bruxelles. La struttura di missione conterà centinaia di figure, e il Tesoro – ha detto Franco – ha chiesto agli altri ministeri di creare strutture ad hoc simili, anche se più piccole.
In sostanza la task force che doveva essere a Palazzo Chigi viene spostata al Tesoro e in parte, in altri ministeri, il grosso dei quali (Transizione ecologica, Digitale, Infrastrutture) è guidato da tecnici che rispondono a Draghi (e al Quirinale). Tradotto: per i partiti che reclamavano più collegialità nelle decisioni, i margini di intervento non aumentano di certo. Ai parlamentari preoccupati, il ministro ha spiegato che le Camere verranno coinvolte nella stesura. Come? Tenendo conto “delle risoluzioni che esprimeranno” sulla bozza del vecchio piano. Ma i tempi sono stretti e di fatto deciderà il governo.
Oggi Brunetta illustrerà le linee guida della riforma, che prevederà procedure specifiche per reclutare migliaia di tecnici specializzati per gestire il Pnrr; rivedere e sbloccare le procedure concorsuali (lo stato dell’arte lo leggete a destra).
Nella sua audizione, Franco ha poi chiarito che il piano lasciato da Conte “presenta molti elementi di solidità”, e che si faranno delle modifiche selettive. Sul ricorso a McKinsey&C. la riposta ha toccato vette quasi surreali. Il ministro si è giustificato spiegando che “le strutture pubbliche hanno spesso bisogno di input specialistici su determinati lavori, come ad esempio la presentazione di slide”. Eppure solo sabato il ministero aveva chiarito che il colosso avrà ruoli di “supporto tecnico di project management e monitoraggio” nella stesura del Piano. Molti colossi già lavorano con i ministeri, ma coinvolgerli nella fase decisiva è una scelta precisa (peraltro all’epoca esplicitamente esclusa dal governo Conte).
martedì 1 dicembre 2020
Conte litiga coi partiti sul Recovery. - Luca De Carolis e Wanda Marra
Palazzo Chigi insiste per farlo gestire a manager e (pochi) ministri.
Alle 20.30 di un lunedì Palazzo Chigi ammette con una nota che c’è una distanza politica tra Giuseppe Conte e i partiti sulla gestione del Recovery Fund. Perché Conte vuole affidarlo a un esercito di manager e funzionari e a pochissimi ministri fidati, con lui stesso, come premier, a dirigere. Ma i partiti temono di essere commissariati. E allora ci sono diversi nodi aperti.
Il primo è la creazione di un supercommissario che dovrebbe coordinare i sei manager responsabili dei sei programmi del Recovery Plan italiano. Conte ha affidato a se stesso la regia, il Pd pensa alla gestione di una società controllata dal Tesoro. Secondo nodo: i poteri da attribuire ai manager e ai 300 componenti della futura task force, che sono da definire e potrebbero sovrapporsi a quelli non solo dei ministeri, ma anche degli enti locali. La nota di Chigi, diffusa per stemperare il clima, assicura che la “struttura avrà compiti di coordinamento, di monitoraggio e solo in casi estremi poteri sostitutivi”. Terzo problema aperto: la scelta dei ministri coinvolti nella cabina di regia politica. Sarebbero previsti solo Gualtieri e il grillino Stefano Patuanelli (Mise) oltre a Enzo Amendola (Affari europei), delegato ai rapporti con Bruxelles. Una rosa che non soddisfa a pieno i 5Stelle e non è accettabile dal Pd. Per i dem dovrebbero esserci dentro anche i titolari delle Infrastrutture e del Mezzogiorno. Mentre Palazzo Chigi assicura che il “comitato esecutivo non ha poteri decisori, ma di vigilanza politica”.
Punti da chiarire anche nella capidelegazione di governo, ieri saltata. Ufficialmente perché Roberto Gualtieri, ministro del Tesoro, era impegnato con l’Eurogruppo, ma di fatto anche per far abbassare i toni della polemica politica e permettere agli sherpa di Pd e M5S di fare un punto. L’accusa sibilata nei confronti di Conte è sempre quella: eccessivo accentramento. Inoltre, non c’è solo la politica a voler decidere. Nella struttura di missione, che dovrebbe essere a Palazzo Chigi, dovrebbero sedere i principali amministratori delegati delle società controllate dallo Stato (la trattativa è già in corso): promette di diventare una sorta di governo ombra, come denuncia Ettore Rosato (Iv). Resta tra le ipotesi quella di creare un ministero proprio per la gestione del Recovery Fund.
Nell’attesa, arrivano le stilettare fuori microfono. Per esempio da fonti a 5Stelle: “È bene che non si finisca con qualcosa che ricordi il piano Colao”. Ossia il supertecnico che ha vergato un “piano per il rilancio” assieme a una folla di esperti, stritolato dall’insofferenza dei partiti che lo vivevano come un invasore. Incertezze che si aggiungono alle tensioni politiche: Luigi Di Maio non ha per nulla gradito le indiscrezioni rilanciate dal Corsera secondo cui Conte lo vedrebbe tra i fautori di un rimpasto. E Palazzo Chigi ha dovuto smentire.
venerdì 7 agosto 2020
Incompetenza e omissioni, in Sicilia la gestione dei rifiuti sembra la “Disneyland” della mafia. - Giuseppe Lo Bianco

La commissione antimafia della regione segnala una lunga lista di omertà, disattenzioni e sottovalutazioni da parte di politici e tecnici. L'assessorato all'Ambiente in mano a dirigenti incompetenti pilotati dagli interessi dei proprietari delle discariche. "Gestione approssimativa e improvvisata, senza alcuna pianificazione".
sabato 21 marzo 2020
Coronavirus, Von der Leyen: 'Lo stop al patto per gestire la crisi'.

Ursula Von Der Leyen.


