martedì 6 gennaio 2026

La risposta del Presidente della Colombia Gustavo Petro alle minacce di invasione Usa - Lorenzo Tosa

 

È arrivata la risposta del Presidente della Colombia Gustavo Petro alle minacce di invasione Usa e alle accuse deliranti di essere un “narcotrafficante” da parte di Donald Trump e del suo governo.
Ed è una risposta di enorme forza politica e MONUMENTALE DIGNITÀ che tutto il mondo dovrebbe leggere.
Specie certi scendiletto e “cheerleader” di casa nostra.
“Smetta di calunniarmi, signor Trump. Non è così che si minaccia un presidente latinoamericano salito al potere attraverso la lotta armata e, in seguito, grazie alla lotta per la pace del popolo colombiano.
Mi accusate falsamente di essere un narcotrafficante e di possedere fabbriche di cocaina. Ma io non possiedo un'auto, né proprietà all'estero; continuo a pagare il mutuo con il mio stipendio.
È ingiusto, e io combatto contro l’ingiustizia.
(…) Il Presidente della Colombia è il comandante supremo delle forze militari e di polizia colombiane per ordine costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha elaborato dopo aver deposto le armi durante l'insurrezione.
(…) Nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo forgiato un patto: la nuova Costituzione della Colombia, che mirava a costruire uno Stato sociale governato dallo Stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo.
Ebbene, in qualità di Comandante Supremo delle Forze Armate, e sempre sotto la protezione della Costituzione, ho ordinato il più grande sequestro di cocaina nella storia del mondo. Ho avviato un importante programma di sostituzione volontaria delle colture da parte dei coltivatori di co*a. Il processo ha interessato 30.000 ettari di co*a ed è la mia massima priorità come politica pubblica.
Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza.
(…) Se bombardano i contadini, migliaia di guerriglieri si solleveranno sulle montagne.
E se arrestassero il presidente che gran parte del mio popolo ama e rispetta, scatenerebbero la rabbia del popolo.
Da questo momento in poi, ogni soldato in Colombia ha ricevuto un ordine: qualsiasi comandante delle forze armate che preferisca la bandiera statunitense a quella colombiana verrà immediatamente rimosso dall'istituzione per ordine della truppa e mio.
La Costituzione impone alle forze armate di difendere la sovranità popolare.
Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio.
Non sono un figlio illegittimo, né un trafficante di droga.
Ho una fiducia enorme nel mio popolo, ed è per questo che gli ho chiesto di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo.
Mi fido del popolo e della storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore.
Quindi sappia che ha di fronte un comandante del popolo. Libera la Colombia per sempre.
Invece di andare a catturare un presidente latinoamericano con riserve petrolifere limitate, perché avete bloccato l'approvvigionamento di petrolio, condannato la gente alla fame e innescato l'esodo che ha raggiunto il vostro Paese, vi avrei accompagnato a catturare Netanyahu, il leader genocida”.

lunedì 5 gennaio 2026

LA GUERRA FREDDISSIMA. - Pino Cabras

 

Si parla assai in queste ore della telefonata con cui il presidente USA Donald Trump ha rovesciato sulla premier danese Mette Fredriksen ogni forma di sgradevolezza che un boss spietato e potentissimo potrebbe rovesciare su un picciotto indisciplinato ma debolissimo. Le ha significato la pretesa di papparsi la Groenlandia, un'isola con una popolazione uguale a quella di Cuneo ma con una superficie di oltre 7 volte l'Italia, risorse naturali formidabili e la posizione geostrategica giusta per prendersi metà dell'Artico. Prevedo che entro breve tempo la Groenlandia sarà soggetta alla sovranità di Washington senza che Copenaghen né nessuno in UE possa opporre resistenza militare.
I danesi raccolgono quel che hanno seminato. Nel 2003 parteciparono all'aggressione all'Iraq sulla base di pretesti inventati. Nel 2008 riconobbero la secessione del Kosovo, con conseguente menomazione della Serbia come esito finale dell'aggressione alla Jugoslavia da parte della NATO. In entrambe le occasioni era primo ministro Anders Fogh Rasmussen, che poi divenne segretario generale della NATO, impegnandosi nella sua espansione aggressiva verso Est, nell'intensificazione della russofobia del dibattito europeo, nell'aggressione diretta alla Libia e in quella indiretta alla Siria. Rasmussen poi, come un Di Maio qualsiasi, è diventato consulente politico ben remunerato, con incarichi anche presso i presidenti ucraini Poroshenko e Zelensky, ossia i terminali corrotti del più concentrato, opaco e gigantesco trasferimento di denaro pubblico degli ultimi decenni.
In questi anni, la signora Fredriksen è stata tra le più generose personalità politiche impegnate a sguarnire i propri arsenali per partecipare al suicidio geostrategico continentale dell'Europa Occidentale.
Il boss d'Oltreoceano ha potuto fare perciò una cosa semplice: ha telefonato a un'emerita nullità che rappresentava una classe dirigente - quella danese - senza alcun credito morale, etico, politico, senza armi, senza peso, senza relazioni politiche significative, desertificate da decenni di abusi occidentali a cui si è prestata con la più squallida ipocrisia (sai, "l'ordine internazionale basato sulle regole", come no?). Trump, nel quadro di un racket planetario conclamato dove gli europei tanto innocenti non sono, sa che c'è del marcio in Danimarca e si perita di ricordare chi è che sta in cima alla catena alimentare. È appena l'antipasto.

domenica 4 gennaio 2026

MARCO TRAVAGLIO - A chi inviamo le armi? - IFQ - 4 gennaio 2026

 


L’attacco criminale e terroristico di Trump allo Stato sovrano del Venezuela, nella miglior tradizione del “cortile di casa”, è una conferma e al contempo una lezione per chi non vuole capire come va il mondo.
1) La conferma è che cambiano i presidenti – democratici o repubblicani, ortodossi o eterodossi – ma non gli Usa, che fanno sempre i loro porci comodi. Ma senza mai preoccuparsi del “dopo”. Trump è un eterodosso, tant’è che sogna ridicolmente il Nobel per la Pace, mentre i suoi predecessori han sempre vinto ad honorem quello della Guerra. Ma il suo sbandierato isolazionismo viene regolarmente risucchiato dal cancro “neocon” che gli siede accanto nelle persone di Rubio e di tanti invisibili del Deep State. La differenza con gli altri presidenti è che Trump non prova neppure ad ammantare il golpe a Caracas con l’esportazione della democrazia, l’ingerenza umanitaria o altre esche per gonzi: dice papale papale che vuole il petrolio e quando parla di “narcoterrorismo” non ci crede nemmeno lui (ha appena graziato l’ex presidente honduregno Hernandez, condannato negli Usa a 45 anni per un mega-traffico di cocaina).
2) La lezione è che l’Occidente non ha mai avuto alcun titolo per insegnare il diritto internazionale alle “autocrazie”. Se gli attacchi criminali della Nato alla Serbia, all’Afghanistan, all’Iraq e alla Libia e lo sterminio israeliano a Gaza non fossero bastati, ora c’è il Venezuela a denudare l’ipocrisia e la doppia morale dei “buoni”: alcuni governi europei condannano debolmente gli Usa, altri pigolano, la von der Leyen farfuglia di “transizione democratica”, l’inutile Kallas predica “moderazione” a bombardamenti e colpo di Stato avvenuti, la Meloni si e ci copre di vergogna e di ridicolo vaneggiando di “intervento difensivo legittimo”. La fiaba dell’“aggressore” e dell’“aggredito” era buona solo per l’invasione russa dell’Ucraina. Così come le giaculatorie euro-mattarelliane sulla “pace giusta” e sul diritto di tutti gli ucraini (non solo dei locali) a decidere le sorti del Donbass: e, di grazia, chi dovrebbe decidere il presidente del Venezuela, se non il popolo venezuelano? Nel 2019 ben altro premier, Conte, rifiutò di riconoscere il golpista Guaidò che Trump voleva imporre a Caracas, unico in Europa con papa Francesco. Poi arrivarono i camerieri Draghi e Meloni. Ora, per coerenza, l’Ue dovrebbe inviare armi ai seguaci di Maduro aggrediti e sanzionare con 22 pacchetti gli Usa aggressori. Ovviamente non ci pensa nemmeno: a Trump dice sempre sì quando dovrebbe dire no (dazi, gas, armi e 5% di Pil alla Nato) e no quando dovrebbe dire sì (il piano di pace sull’Ucraina). In fondo i nostri sgovernanti lo preferiscono quando fa la guerra che quando prova a fare la pace.

Sogno.

 


Sono a casa dei miei.

Mentre dormivo, sogno di svegliarmi per andare in bagno e, passando per il corridoio, vedo un ragazzo dai capelli rossi, tirati indietro e lunghi fino alla nuca, che gira tra i divani in soggiorno, mi fermo ed entro, chiedendogli chi fosse e che cosa facesse a casa dei miei, ma lui, senza neanche degnarmi di uno sguardo, continua a gironzolare nella stanza tra i divani, come se io non esistessi nemmeno, continuo a fargli domande, alzando un po' la voce, ma lui niente...

Nel frattempo, svegliata, probabilmente dalla mia voce, arriva mia madre guardandomi incuriosita...

La guardo e le indico il tizio spiegandole che gironzolava tranquillo nella stanza come se fosse a casa sua e non rispondeva alle mie domande; lei sbuffa e mi chiede: "Piuttosto, che hai deciso, vieni con noi oggi?". Innervosita le rispondo di no, spiegandole che avrei preferito restare a casa e dedicarmi a perfezionare un progetto che avevo in mente di portare a termine; lei si gira e pone la stessa domanda  al ragazzo dai capelli rossi, che le risponde di no, spiegandole che avrebbe preferito restare a casa con me perchè voleva parlarmi... 

VOLEVA PARLARMI? 

Lo guardo di traverso e gli chiedo: "Vorresti parlarmi? Ma se non rispondevi alle mie domande, perchè ora vuoi parlarmi?"

Poi mi sono svegliata realmente e non so come sarebbe finita la faccenduola...

Poichè siamo noi stessi a progettare i sogni in base alle nostre esperienze, mi domando: che cosa volevo esternare, imprimere nella mente, ricordare, desiderare con il sogno?

Spero di riuscire a dare una risposta alle domande, ma mi sa che la mia mente tacerà, come ha fatto nel sogno il ragazzo dai capelli rossi tirati indietro e lunghi fino alla nuca...

cetta.

sabato 3 gennaio 2026

Belgio - Gent, Stazione Centrale

Gent è la città unversitaria del Belgio, servita impeccabilmente da Tram e Bus per gli spostamenni cittadini, anche se in molti usano la bicicletta per gli spostamenti brevi. Il freddo è intenso, ma vale la pena visitarla per la caratteristica che unisce gradevolmente lo stile medievale e il moderno, per quanto riguarda l'architettura. 

Le lingue utilizzate tante, tra le quali l'inglese, l'olandese, il francese e il fiammingo. 

Gadevoli anche gli abitanti, socievoli e disponibili.

Per me è stata una vacanza breve, ma intensa e piacevole.

cetta.

TRUMP HA ATTACCATO IL VENEZUELA. - Viviana Vivarelli

 

TRUMP HA ATTACCATO IL VENEZUELA BOMBARDANDO ALCUNE BASI MILITARI A CARACAS, CON LA SCUSA GROTTESCA DELLA LOTTA AL NARCOTRAFFICO.
AEREI MILITARI AMERICANI HANNO SORVOLATO VARIE ZONE DELLA CITTA'.
IL NOSTRO INETTO MINISTRO DEGLI ESTERI TAJANI NON SA COSA DIRE E RESTA INTENTO A PORTARE IL SUO CORDOGLIO ALLE VITTIME DELLA DISCOTECA IN SVIZZERA

“Caracas è sotto bombardamento in questo momento”. Lo denuncia il presidente della Colombia Gustavo Petro. Nella capitale venezuelana si segnalano esplosioni e colonne di fumo intorno alle basi militari di Fort Tiuna e La Carlota.
"Stanno bombardando con missili", ha precisato Petro, per poi chiedere alla comunità internazionale di intervenire in favore del Venezuela: "La Colombia, ora membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, deve essere convocata immediatamente per stabilire la legalità internazionale dell'aggressione contro il Venezuela".

Sette esplosioni nella notte (una e mezzo del mattino) . Parti della città senza luce. Dichiarata l'emergenza nazionale.

Gli attacchi degli Stati uniti al Venezuela erano cominciati da settembre con 7 attacchi a imbarcazioni del Venezuela e con un drone, con la scusa di attaccare il narcotraffico, poi l'attacco alle petroliere e infine in blocco allo spazio aereo.Ora il bombardamento di siti militari. L'escalation su Caracas è stata repentina.
La scusa della lotta al narcotraffico è abbastanza ridicola, visto che il primo Paese implicato nella produzione e nel traffico di droga è la Colombia, insieme a Perù e Bolivia come principali produttori di coca, crocevie per l'esportazione mondiale di cocaina, ma anche Messico, Ecuador e altri Paesi sono coinvolti.
La Colombia è considerata il cuore del narcotraffico mondiale, specialmente per la cocaina, con una storia che risale ai grandi cartelli (Medellín, Cali) e un'influenza massiccia nel mercato internazionale.
Perù e Bolivia sono i principali produttori di coca (la materia prima per la cocaina) in Sud America, alimentando poi il processo di raffinazione e traffico.
In sintesi, mentre la produzione di coca è concentrata in Perù e Bolivia, la Colombia rimane il fulcro strategico per la trasformazione e l'esportazione globale di cocaina, mantenendo la sua posizione di paese chiave nel traffico di droga sudamericano.
Il Venezuela, invece, è il maggior produttore mondiale del petrolio.
303 miliardi di barili, seguito dall'Arabia Saudita con 267 miliardi di barili, dall'Iran (209 miliardi), dal Canada (163 miliardi) e dall'Iraq con 145 miliardi di barili. Grande è anche la produzione di gas.

Già in precedenza gli Stati uniti hanno tentato colpi di stato in Venezuela per impossessarsi del suo petrolio, specialmente contro Hugo Chávez (come il fallito golpe del 1992) e più recentemente Nicolás Maduro, spesso accusati di complotti orchestrati dall'opposizione interna e da potenze esterne come gli Stati Uniti, con vari episodi nel 2017, 2019 (crisi Guaidó) e nel 2024-2025 (con presunti piani sventati e operazioni militari esterne), alimentando instabilità e accuse reciproche.
A febbraio 1992, un tentativo fallito guidato da Hugo Chávez, che divenne poi presidente dopo essere stato liberato e eletto, trasformando l'evento in un trampolino di lancio politico.
2002: Un breve colpo di stato contro Chávez durato 48 ore, sventato dai suoi sostenitori.
2014: Maduro annunciò l'arresto di 3 generali dell'aviazione per un golpe sventato.
2019 (Crisi Guaidó): L'autoproclamazione di Juan Guaidó come presidente ad interim, sostenuta dagli USA, fu vista da Maduro come un tentativo di golpe.
2020 (Operazione Gedeón): Un gruppo di mercenari tentò un'incursione per catturare Maduro, operazione fallita.
Recenti (2024-2025): Maduro continua a denunciare complotti e operazioni esterne, come attacchi a navi accusate di traffico di droga, accusando gli USA di volerlo rovesciare, con recenti scontri e tensioni.
Stati Uniti, Russia e altri Paesi hanno posizioni forti, con la Russia che supporta Maduro e gli USA che sostengono l'opposizione, in un contesto di crisi politica ed economica persistente.
La situazione venezuelana è segnata da una lunga storia di instabilità politica, proteste (come "La madre de todas las marchas" del 2017) e tentativi di rovesciare il governo, spesso con reciproche accuse di ingerenza e piani golpisti.

La cosa più vergognosa in questa storia è il Nobel per la pace dato a Stoccolma a María Corina Machado, partecipe di un colpo di stato contro il Venezuela.
Il Comitato del Nobel l'ha premiata per la sua "lotta per la transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia" e la promozione dei diritti democratici in Venezuela, rappresentando "uno dei più straordinari esempi di resistenza".
A Oslo, gruppi di manifestanti hanno protestato contro Machado durante la cerimonia, contestando la sua leadership e il sostegno a politiche filo-USA, come riportato da fonti come SkyTG24 e RSI.
Alcuni media, come il manifesto, hanno criticato la sua figura politica come "destra più reazionaria", evidenziando le divisioni interne all'opposizione e le sue posizioni politiche.
A causa di un divieto di viaggio imposto dal governo Maduro, la Machado non ha potuto partecipare alla cerimonia.
Il premio è stato ritirato dalla figlia, Ana Corina Sosa Machado, che ha letto il discorso della madre, nel quale accusava il governo di "terrorismo di Stato" e crimini contro l'umanità.
La Machado, che viveva clandestinamente, è riuscita a raggiungere la Norvegia dopo un viaggio complesso, apparendo brevemente in pubblico ma non alla cerimonia ufficiale.
María Corina Machado è stata accusata di aver sostenuto un colpo di stato contro Hugo Chávez nel 2002 (il cosiddetto "golpe di Carmona") e di aver supportato misure di pressione esterna come le sanzioni, il che per il regime chavista è visto come un tradimento e un tentativo di sovvertire la sovranità venezuelana, supportando gli Stati uniti, nonostante lei parli di lotta per la democrazia e di "ribellione civico-militare".
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Qualcuno dei soliti cagnolini da salotto dirà che Trump ha fatto bene ad attaccare il Venezuela perché non gli piaceva il governo di quel Paese.
Se gli Stati Uniti dovessero essere attaccati perché a qualcuno non piace il Governo americano, degli Stati Uniti non resterebbe traccia.
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Tanto per ricordare: il 90% della droga del Sudamerica finisce negli Stati Uniti.
Una circostanza si impone: il Venezuela è il principale alleato di Cina e Russia. Io, se fossi Trump, ci penserei.
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Trump ha appena favorito il passaggio alla destra in Honduras. Le elezioni presidenziali di novembre 2025 hanno visto la vittoria del candidato conservatore Nasri Asfura del Partito Nazionale, superando di poco il candidato del partito di governo Libre, Salvador Nasralla. Dopo settimane di riconteggi e tensioni, l'autorità elettorale ha proclamato il vincitore, e il passaggio di potere è previsto per il 27 gennaio 2026, segnando la fine del mandato della presidente uscente Xiomara Castro e l'inizio di una nuova fase politica con un esecutivo di centro-destra.
Nasri Asfura è sostenuto da Donald Trump.
Questo cambio segna un arretramento per il progetto politico progressista guidato da Libre, che era iniziato nel 2021 con l'elezione di Castro, portando l'Honduras verso un nuovo governo di destra.

FORZE STATUNITENSI HANNO SEQUESTRATO MADURO E LA MOGLIE trascinandoli di notte fuori dalla loro camera da letto e portandoli a New York nello stesso carcere dove era stato portato il massimo boss della droga.

TRUMP RIVENDICA LA CATTURA E SI È DICHIARATO FIERO DELL'OPERAZIONE "BRILLANTE" !!
IL RAID ERA STATO PREPARATO DA NATALE, DOVEVA ESSERE "L'OPERAZIONE NATALE"! POI TRUMP HA RIMANDATO.

TRUMP HA AGITO SENZA IL CONSENSO DEL CONGRESSO PRENDENDO A PRETESTO LA SUA LOTTA AL NARCOTRAFFICO, COME SE BOMBARDARE SEI SITI MILITARI DI CARACAS E SEQUESTRARE IL PRESIDENTE MADURO E SUA MOGLIE C'ENTRASSERO QUALCOSA COL NARCOTRAFFICO

Voglio proprio vedere come la Meloni o quei pirla di Tajani e Salvini potranno giustificare l'attacco di Trump al Venezuela!! Davvero qualcuno può credere che far scoppiare una guerra civile e lasciare che gli Americani rubino il petrolio venezuelano potrà giovare al Venezuela? Ma sì, riduciamolo come l'Iraq o l'Afghanistan!! Qualsiasi cosa va bene pur di non avere un governo socialista!! E davvero qualcuno potrà difendere ancora Trump e dirgli che ha il potere di dar fuoco al mondo???? Conte si è immediatamente appellato al diritto internazionale per un principio di pace e giustizia mondiale. E gli altri cosa fanno??

IL VENEZUELA SCHIERA LE TRUPPE: " NON CI ARRENDEREMO!"

Che la motivazione della lotta alla droga sia solo pretestuale lo prova anche il fatto che Maduro ha sgominato il maggior centro di droga venezuelano mentre il presidente dell'Honduras Juan Orlando Hernández, ha protetto i clan inondando gli Stati Uniti di tonnellate di cocaina e guadagnandosi una condanna a 45 anni di carcere, condanna da cui Trump lo ha graziato.

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