L’Unione Europea ha mandato il promemoria a Roma: cara Italia, hai ancora un mese per decidere se prendere i prestiti SAFE per la difesa. Quasi 15 miliardi. Non regali. Non fondi piovuti dal cielo. PRESTITI.
Cioè debito.
Debito europeo, naturalmente. Quello elegante. Quello profumato. Quello che non puzza mai quando serve a comprare missili, radar, droni, munizioni e giocattoli per adulti in uniforme.
Poi però basta pronunciare la parola magica DIFESA, e i figli possono tranquillamente nascere già con l’elmetto e il mutuo sulle spalle.
Giorgetti prende tempo. Crosetto preme. Bruxelles incalza. La Commissione avverte: decidete, altrimenti quei soldi li dirottiamo ad altri Paesi più entusiasti di indebitarsi per armarsi.
E qui il capolavoro è tutto linguistico: non si dice “fare debito per comprare armi”. Si dice “rafforzare la sicurezza europea”. Non si dice “spostare risorse verso l’industria bellica”. Si dice “investire nella difesa comune”. Non si dice “prepararsi alla guerra”. Si dice “garantire la pace”.
Un ospedale è una spesa.
Una scuola è una spesa.
Un contratto dignitoso è una spesa.
Un missile è un investimento.
E allora coraggio, non facciamoci scappare questa occasione storica: altri 15 miliardi di debiti, ma finalmente con una bella verniciatura mimetica. Così quando i nostri figli chiederanno perché non ci sono soldi per curarsi, studiare o vivere decentemente, potremo rispondere con orgoglio:
“Perché abbiamo comprato la sicurezza europea, tesoro”.
Sperando almeno che ce la consegnino con le batterie incluse.
Don Chisciotte
N.B. Qui le fonti ci sono: Open, Consiglio UE, ANSA/Reuters. Quindi niente caccia rituale al “gomblotto”: questa volta il debito è ufficiale, istituzionale e con timbro europeo.
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