giovedì 22 gennaio 2026

IL RUGGITO DEI CONIGLI. - Editoriale di Marco Travaglio -22 Gennaio 2026

 

Ci è voluto un anno di Trump perché le teste d’uovo dell’Ue scoprissero che gli interessi Usa – per usare un eufemismo – non coincidono più con i nostri. Ora magari, col tempo, capiranno che è così da una ventina d’anni. Non l’ha deciso Trump, che non è un corpo estraneo piovuto dal cielo a guastare il lungo idillio euroatlantista: è la quintessenza degli Usa, che hanno sempre fatto i loro porci comodi. Solo che prima i loro porci comodi coincidevano con i nostri: poi non più. La Merkel l’aveva capito, infatti si scontrò più volte con Washington. Prima contro l’idea folle di Bush jr., Obama e Biden di inglobare l’Ucraina nella Nato per provocare Putin. E poi sulla cooperazione energetica con Mosca avviata da Schröder coi gasdotti Nord Stream, osteggiata da Usa, Polonia, Baltici e Ucraina post-golpe. Con lei, a condividere la fine dell’euroatlantismo, c’erano Sarkozy, Hollande e il primo Macron, che refertò la “morte cerebrale della Nato”. Bastava la voce intercettata di Victoria Nuland, inviata nel 2014 da Biden e Obama a destabilizzare Kiev, per sapere cosa pensavano a Washington: “Fuck Eu!” (l’Europa si fotta!). Bastavano le reprimende di Obama a noi “portoghesi della Nato” che non ci svenavamo abbastanza per il riarmo e all’Ue che comprava gas russo a buon mercato invece del Gnl Usa a prezzo quadruplo. Poi purtroppo l’ultima statista andò in pensione, l’Ue finì in mano agli attuali microcefali e la guerra deflagrò.
Pochi giorni prima, Biden annunciò la distruzione dei Nord Stream. E otto mesi dopo un commando ucraino la realizzò. Ma nemmeno allora i decerebrati europei capirono che la guerra era studiata a tavolino per spezzare l’asse euro-russo che stava creando una superpotenza industriale e commerciale molto insidiosa per gli Usa. I capponi europei si invitarono al banchetto e si tuffarono festosi nella pentola di Biden, partecipando voluttuosamente al proprio suicidio con centinaia di miliardi e vagonate di armi. Quando tornò Trump e, senza volerlo, minacciò di farci un favore chiudendo la guerra con un compromesso, i più stupidi fra gli euronani – autoproclamatisi “volenterosi” – sabotarono i negoziati per prolungare il conflitto sine die. Ma a Trump risposero “sì buana” su tutti i dossier che convenivano a lui e danneggiavano noi: dazi al 15%, 600 miliardi di investimenti nell’industria Usa, 5% di Pil alla Nato, 800 miliardi di riarmo a debito (soprattutto con armi Usa), 700 miliardi di Gnl Usa e rinuncia eterna al gas russo. “Thank you, Daddy Donald”, scrisse Rutte, il più furbo della compagnia. Mancava solo una fettina di culo. Poi arrivò anche quella, a forma di Groenlandia. A quel punto Fantozzi venne colto da un leggero sospetto.

FUCK CHECKING MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO – 21.01.2026

 

Quelli del Sì, non trovando un testimonial autorevole per la schiforma Nordio (chi è autorevole, diversamente da loro, ha una faccia e una reputazione), si dedicano a screditare quelli del No. Dopo Gratteri ora tocca a Barbero, passato ai raggi X da presunti “fact checker” che lo accusano di mentire sulle due ragioni fondamentali del suo No: l’indebolimento del Csm e la strada spianata verso il controllo del governo, o della maggioranza parlamentare (che è la stessa cosa), sui pm. Sul Csm dicono: ma come, ne avremo addirittura due (uno per i pm e uno per i giudici), anzi tre con l’Alta corte disciplinare, e tutti composti per 2/3 da togati e per 1/3 da laici! Il problema è proprio questo: oggi il Csm difende l’indipendenza e l’autonomia della magistratura tutta e dei singoli magistrati sotto attacco. Se viene smembrato in due organismi, perde peso. E ne perde altro se è privato del potere disciplinare. E, nei due Csm e nell’Alta corte, perde peso la quota togata scelta col sorteggio secco e integrale, a vantaggio della quota laica scelta col sorteggio finto (il Parlamento vota una lista di nomi da estrarre a sorte, che può essere corta quanto il numero dei posti da coprire). I sorteggiati saranno monadi in ordine sparso, contro una falange di nominati dai politici (tutti del colore del governo, visto che la lista dei sorteggiabili si vota a maggioranza). Perciò il sorteggio ha un senso solo abolendo la quota laica. Ma poi è falso che venga rispettato il rapporto di 2 togati per 1 laico: nell’Alta Corte, su 15 membri, i magistrati sono 9 e i politici 6 (cioè 3 a 2: un politico in più e un magistrato in meno). Non solo: oggi nei procedimenti disciplinari il magistrato sanzionato dal Csm può ricorrere in Cassazione; con la schiforma potrà ricorrere solo alla stessa Alta Corte che l’ha punito, con tanti saluti alla terzietà del giudizio. Quanto al pm sotto l’esecutivo, i fact checker dicono: ma nella riforma c’è scritto che pm e giudici restano indipendenti e ci vorrebbe un’altra legge costituzionale per sottometterli. Balle: una volta separate le carriere, basterà ritoccare Ordinamento giudiziario (legge ordinaria) per sottoporli al governo senza dirlo. E quelle norme ordinarie sono già depositate da vari partiti e pronte per il voto: la Cartabia che affida al Parlamento le priorità dei reati da perseguire o da ignorare; quelle che svincolano la polizia giudiziaria dal controllo del pm e dall’obbligo di riferirgli subito ogni notizia di reato, cioè la riconsegnano ai vari ministeri (la Polizia all’Interno, i Carabinieri alla Difesa, la Gdf all ’Economia); e quella che vieta al pm di acquisire autonomamente le notizie di reato, riducendolo a passacarte delle forze dell’ordine, cioè del governo. Ma tutto questo, diversamente da Barbero, il fact checker non lo sa. 

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Titolo IV - La Magistratura Sezione I Ordinamento giurisdizionale

 

https://www.governo.it/it/costituzione-italiana/parte-seconda-ordinamento-della-repubblica/titolo-iv-la-magistratura/2855

Leggete gli articoli della Costituzione che riguardano la magistratura e capirete come votare al referendum.

La magistratura, in quanto strumento di applicazione delle leggi, deve applicare le leggi, ed è quello che fa.
Il problema della politica sta nel fatto che la magistratura abbia questo potere che vorrebbe arrogare a se stesso;
- prova ne è il fatto che svilisce gli articoli della Costituzione con vari emendamenti creati alla bisogna;
- prova ne è il fatto che usa i nostri soldi, non per ottemperare ai nostri bisogni, ma per accaparrarsi consensi personali ad libitum.
E' la politica, semmai, ad avere troppo potere che, molto spesso, usa malissimo, ergendosi a padrona del mondo... e, di queste anomalie aberranti, deleterie, ne abbiamo avute in passato e ne abbiamo nel presente...
Noi cittadini, noi, popolo sovrano del nostro paese, siamo solo pedine utilizzate dalla politica a suo piacimento, non contiamo nulla, non abbiamo diritti, siamo costretti a vivacchiare con le briciole che ci lasciano i nostri padroni che nulla hanno di diverso dai vassalli dei tempi passati.
Nel nostro paese non esistono i diritti più sacrosanti, come il diritto al lavoro, destinato solo ai raccomandati della politica, che esercita anche questo potere... E i nostri figli vanno all'estero per avere lavoro e dignità.
Noi, popolo sovrano, abbiamo il diritto/dovere di andare a votare, ma se votiamo qualcuno che mantiene le promesse fatte in propaganda elettorale, ne fanno cadere il governo e si ritorna alla solita routine...
Ormai siamo pecore, siamo sfiniti, non crediamo più a nulla; siamo coscienti del fatto che dobbiamo assuefarci al loro volere, tanto non contiamo nulla, siamo solo pedine che la politica usa a suo vantaggio.

cetta

mercoledì 21 gennaio 2026

Il premier progressista canadese Mark Carney. - Lorenzo Tosa

 

Questa mattina a Davos il premier progressista canadese Mark Carney ha tenuto uno di quei discorsi che passano una volta a decennio e che è a tutti gli effetti un manifesto straordinario di Resistenza a Trump e al nuovo ordine mondiale su base imperiale e imperialista.

“Oggi parlerò della spaccatura nell’ordine mondiale, della fine di una bella storia e dell’inizio di una realtà brutale in cui la relazione tra le grandi potenze non è soggetta a vincoli.

Ma vi dico anche che altri Paesi, in particolare le potenze medie come il Canada, non sono impotenti. Hanno la capacità di costruire un nuovo ordine che incarni i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati. Il potere dei meno potenti inizia con l’onestà.

Sembra che ogni giorno ci venga ricordato che viviamo in un’epoca di rivalità tra grandi potenze — che l’ordine internazionale basato sulle regole sta svanendo, che i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono.

E questo aforisma di Tucidide viene presentato come inevitabile, come la logica naturale delle relazioni internazionali che torna ad affermarsi. E di fronte a questa logica c’è una forte tendenza, da parte dei Paesi, ad adeguarsi, ad adattarsi, ad accomodarsi, a evitare i problemi, a sperare che la conformità garantisca sicurezza.

Ebbene, non sarà così.

(…) Per decenni, Paesi come il Canada hanno prosperato all’interno di quello che abbiamo chiamato ordine internazionale basato sulle regole. Abbiamo aderito alle sue istituzioni, ne abbiamo celebrato i principi, beneficiato della sua prevedibilità. E grazie a questo abbiamo potuto perseguire politiche estere fondate sui valori, sotto la sua protezione.
Sapevamo che la storia dell’ordine basato sulle regole era parzialmente falsa. Che i più forti si sarebbero svincolati quando conveniente, che le regole commerciali venivano applicate in modo asimmetrico, e che il diritto internazionale sarebbe stato applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima.

Questa finzione è stata utile, e l’egemonia americana, in particolare, ha contribuito in molti modi: rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile, sicurezza collettiva e strutture per risolvere le dispute.
Così abbiamo messo il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai rituali e, in larga parte, evitato di denunciare il divario tra retorica e realtà.

Ma questo patto oggi non funziona più.
Lasciatemi essere diretto: siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione.
Negli ultimi due decenni, una serie di crisi – finanziarie, sanitarie, energetiche e geopolitiche – ha messo a nudo i rischi di un’integrazione globale estrema. Recentemente, le grandi potenze hanno cominciato a usare l’integrazione economica come arma. Le tariffe come leva. Le infrastrutture finanziarie come coercizione. Le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare.

Non puoi “vivere nella menzogna” di un vantaggio reciproco attraverso l’integrazione quando l’integrazione diventa la fonte della tua subordinazione.
Le istituzioni multilaterali su cui le potenze medie facevano affidamento – l’Omc, l’Onu, le conferenze sul clima, l’intera architettura della risoluzione collettiva dei problemi – sono fortemente indebolite.
Di conseguenza, molti Paesi stanno traendo la stessa conclusione: devono sviluppare una maggiore autonomia strategica nell’energia, nel cibo, nei minerali critici, nella finanza e nelle catene di approvvigionamento. Ed è un impulso comprensibile.

Questa spinta è comprensibile. Un Paese che non riesce a nutrirsi, a rifornirsi di energia o a difendersi ha poche opzioni. Quando le regole non ti proteggono, devi proteggerti da solo.
Ma siamo realistici su dove questo ci porta. Un mondo di fortezze sarà più povero, più fragile e meno sostenibile.
E c’è un’altra verità: se le grandi potenze abbandonano persino la pretesa di regole e valori per perseguire liberamente il loro potere e i loro interessi, i benefici del transazionalismo diventeranno più difficili da replicare.

(…) Gli standard condivisi riducono la frammentazione. Le complementarità sono un gioco a somma positiva.
La domanda per le potenze medie, come il Canada, non è se adattarsi a questa nuova realtà – dobbiamo farlo. La domanda è se ci adattiamo semplicemente costruendo muri più alti – o se possiamo fare qualcosa di più ambizioso.

(…) Sulla sovranità artica, siamo fermamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca e sosteniamo pienamente il loro diritto esclusivo a determinare il futuro della Groenlandia.

Il nostro impegno verso l’Articolo 5 della Nato è incrollabile. Per questo lavoriamo con i nostri alleati, inclusi i Paesi nordico-baltici, per rafforzare i fianchi settentrionale e occidentale dell’Alleanza, anche attraverso investimenti senza precedenti in radar oltre l’orizzonte, sottomarini, aerei e presenza militare sul terreno — sul ghiaccio.
Il Canada si oppone fermamente ai dazi legati alla Groenlandia e chiede colloqui mirati per raggiungere i nostri obiettivi condivisi di sicurezza e prosperità nell’Artico.

Sul commercio multilaterale, sosteniamo la creazione di un ponte tra il partenariato transpacifico e l’Unione europea, che darebbe vita a un nuovo blocco commerciale di 1,5 miliardi di persone sui minerali critici. Stiamo creando “club di acquirenti” ancorati al G7 per consentire al mondo di diversificare le forniture concentrate. E sull’intelligenza artificiale cooperiamo con le democrazie affini per evitare di dover scegliere tra egemoni e hyperscaler.

Questo non è un multilateralismo ingenuo, né si tratta di fare affidamento su istituzioni indebolite. Si tratta di costruire le coalizioni che funzionano, questione per questione, con partner che condividono abbastanza terreno comune da agire insieme – in alcuni casi, la maggioranza delle nazioni.
E stiamo creando una fitta rete di connessioni attraverso commercio, investimenti e cultura su cui possiamo contare per le sfide e le opportunità future.

Le potenze medie devono agire insieme perché se non siedi al tavolo, sei nel menù.
Le grandi potenze possono permettersi di fare da sole. Hanno la forza del mercato, la capacità militare, la leva per dettare i termini. Le potenze medie no. Quando negoziamo solo bilateralmente con un egemone, negoziamo da una posizione di debolezza. Accettiamo ciò che viene offerto. Competiamo tra di noi per essere i più accomodanti.

Questa non è sovranità. È la recita della sovranità accettando la subordinazione.
In un mondo di rivalità tra grandi potenze, i paesi intermedi hanno una scelta: competere per il favore dei più forti o unirsi per creare una terza via capace di incidere.

Non dovremmo permettere che l’ascesa della forza bruta ci accechi rispetto al fatto che il potere della legittimità, dell’integrità e delle regole resterà forte se sceglieremo di esercitarlo insieme.

(…) Bisogna chiamare la realtà con il suo nome. Smettere di invocare l’ordine internazionale basato sulle regole come se funzionasse ancora come pubblicizzato. Chiamarlo per ciò che è: un sistema di rivalità crescente tra grandi potenze, in cui i più forti perseguono i propri interessi usando l’integrazione economica come strumento di coercizione.

Significa agire con coerenza, applicando gli stessi standard ad alleati e rivali. Quando le potenze medie criticano l’intimidazione economica in una direzione ma tacciono quando proviene da un’altra, stiamo ancora tenendo il cartello in vetrina.
Significa costruire ciò in cui diciamo di credere, invece di aspettare il ritorno del vecchio ordine. Significa creare istituzioni e accordi che funzionino davvero come descritto e ridurre le leve che consentono la coercizione.

Il Canada ha ciò che il mondo desidera. Siamo una superpotenza energetica. Possediamo vaste riserve di minerali critici. Abbiamo la popolazione più istruita al mondo. I nostri fondi pensione sono tra i più grandi e sofisticati investitori globali. In altre parole, abbiamo capitale e talento. Abbiamo anche un governo con una grande capacità fiscale per agire con decisione. E abbiamo i valori a cui molti aspirano.
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Il Canada è una società pluralista che funziona. Il nostro “spazio pubblico” è vivace, diversificato e libero. I canadesi restano impegnati per la sostenibilità. Siamo un partner stabile e affidabile – in un mondo tutt’altro che stabile – un partner che costruisce e valorizza relazioni a lungo termine.

E abbiamo qualcosa in più: la consapevolezza di ciò che sta accadendo e la determinazione ad agire di conseguenza.
Capiamo che questa rottura richiede più dell’adattamento. Richiede onestà sul mondo così com’è.

Il vecchio ordine non tornerà. Non dovremmo compiangerlo. La nostalgia non è una strategia. Ma dalla frattura possiamo costruire qualcosa di migliore, più forte e più giusto. Questa è la missione delle potenze medie, che hanno di più da perdere da un mondo di fortezze e di più da guadagnare da un mondo di cooperazione genuina.
I potenti hanno il loro potere. Ma anche noi abbiamo qualcosa: la capacità di smettere di fingere, di chiamare la realtà con il suo nome, di costruire la nostra forza in patria e di agire insieme.

Questa è la strada del Canada. La scegliamo apertamente e con fiducia, ed è una strada aperta a qualunque Paese voglia percorrerla con noi.”

Semplicemente STRAORDINARIO.

Siamo a milioni di anni luce a livello politico, morale, di visione, non solo da Giorgia Meloni - e ci mancherebbe - ma dalla quasi totalità dei leader europei (Sanchez escluso).

Questa mattina quest’uomo ha indicato al mondo e all’Europa una strada per sopravvivere alla nuova stagione degli imperi.

Sta a noi seguirla. 

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sabato 17 gennaio 2026

In Belgio, quando compi 65 anni, non ricevi solo gli auguri.

 

In Belgio, quando compi 65 anni, non ricevi solo gli auguri. Ti arriva una lettera ufficiale dal Dipartimento delle Pensioni. Nessun giro di parole, nessuna burocrazia complicata. Solo un messaggio chiaro:

“Lei è diventato pensionato. Ci invii il numero del suo conto bancario per ricevere il suo stipendio mensile.”

E se hai bisogno di supporto?
“Chiami questo numero per fissare un appuntamento.”

Semplice, diretto, umano.
Perché lì, la pensione non è considerata una resa. È un riconoscimento. Non è l’inizio dell’invisibilità, ma l’apertura di una nuova fase di vita, tutelata e rispettata.

Lo Stato non dimentica chi ha contribuito a costruire il presente. Anzi, se ne prende cura. E lo fa così:

✔ Sgravi sull’affitto per chi vive in casa o appartamento
✔ Contributi mensili per sostenere le spese abitative
✔ Accesso alla sicurezza sociale con costi minimi
✔ Sconti su bollette e mezzi pubblici
✔ Assistenza sanitaria quasi gratuita
✔ Cure dentistiche semi-gratuite, con tanto di multa se salti il controllo annuale!

E tutto questo… in un Paese che non ha risorse naturali da vendere. Niente petrolio. Niente miniere.

Ma ha qualcosa di più prezioso: l’onestà.

Perché quando nessuno ruba, i conti tornano. E i diritti non restano promesse: diventano realtà.

Un sistema così non nasce dal nulla. È il frutto di una scelta collettiva, di una cultura che ha messo la dignità al centro. Che ha deciso che il valore di una persona non si misura in produttività, ma in umanità.

Forse è proprio questo il segreto: la vera ricchezza non è sotto terra.
È dentro le persone. 

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Il popolo belga è un popolo di persone deliziose, accoglienti, premurose. 
Posso affermarlo con certezza perchè ci sono stata e sono rimasta impressionata dalla loro affabilità e genuinità. 
Naturalmente, il fatto di sentirsi curati e coccolati dallo Stato in cui vivono, dà loro un senso di tranquillità e serenità che fa star bene.
cetta.

L’INSPIEGABILE MISTERO DI “PUMA PUNKU”.

 

Per “Puma Punku” normalmente si intende un’area lunga circa 167 metri, e ampia 117 metri. Su questa zona si trova una piattaforma in pietra che misura 6,75 × 38,72 metri. Su di essa si trovano dei blocchi di andesite e arenaria rossa. Diversi di questi blocchi hanno una mole mastodontica. Uno di questi blocchi misura 7,81 metri x 5,17 metri x 1,07 metri. Questo masso dovrebbe pesare almeno 131 tonnellate. Ci sono altri quattro blocchi di grandezza simile sulla piattaforma. Anche se sono state localizzate le cave da cui probabilmente questi blocchi megalitici sono stati tratti, non si ha idea di come i costruttori siano riusciti a portarli fin lì, ad una distanza di diversi chilometri, e in alta montagna, a 3.800 metri di altezza!

Nel perimetro di Puma Punku si trovano anche altri blocchi, più piccoli, ma con delle caratteristiche che li rendono unici. Si possono descrivere come blocchi quadrangolari con una facciata a forma di “H”. Tra le caratteristiche che li rendono unici c’è senza dubbio l’estrema precisione del loro taglio. Gli angoli interni ed esterni dei blocchi, gli spigoli e ogni altro dettaglio sono realizzati con una precisione millimetrica, in modo tale che possono aderire perfettamente l’uno all’altro.
Secondo praticamente tutti gli studiosi, chi ha realizzato quei blocchi doveva possedere un qualche tipo di strumentazione ad altissima precisione. L’incredibile accuratezza del taglio delle pietre di Puma Punku richiama da vicino la precisione con cui è stata realizzata in Egitto la “Camera del Re” e l’interno dei parallelepipedi del Serapeo di Saqqara. In molti di questi blocchi si vede il simbolo che viene ripetuto anche nelle piramidi di Giza, che dà la forma alla Grande Galleria e alla nicchia della Camera della Regina. Si tratta di una “V” rovesciata a gradoni.

Un’altra caratteristica unica di questi blocchi è che si presentano come “blocchi modulari”, che si possono incastrare tra loro in diversi modi, come una sorta di “gigantesco lego”. Inoltre, questi “enormi pezzi di lego” vengono tenuti insieme da un ingegnoso sistema di staffe interne, composte da una lega di rame-arsenico-nichel-bronzo. Sono stati trovati anche due blocchi di diorite che erano uniti insieme con un sistema simile. La precisione con cui sono stati realizzati tutti questi blocchi lascia sconcertati gli osservatori. Non sembra affatto di vedere oggetti del passato.

Questi blocchi di roccia un tempo componevano qualche tipo di edificio, mentre oggi sono sparsi per terra in maniera disordinata. Sembra come se una gigantesca mazza da baseball abbia colpito improvvisamente una costruzione fatta con dei lego, sparpagliandoli disordinatamente sul pavimento. Questo indica che, anche in questo caso, una gigantesca “onda d’urto” ha colpito violentemente questa zona, come sembra sia avvenuto anche a Sacsayhuamán. Sembra che questa gigantesca onda d’urto, di una violenza terribile, abbia buttato tutto gambe all’aria.

L’articolo continua sul libro:
HOMO RELOADED – 75.000 ANNI DI STORIA NASCOSTA

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La terra ha subito 5 estinzioni di massa, è probabile, pertanto, che una delle popolazioni che ci hanno preceduto fosse tecnicamente più avanzata della nostra attuale.

cetta

venerdì 16 gennaio 2026

Machado consegna il premio "Nobel per la Pace" a Trump.

 

La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado ha dichiarato di aver consegnato la medaglia del Premio Nobel per la Pace al presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel corso di un incontro alla Casa Bianca. Un gesto simbolico, definito dalla stessa Machado come un riconoscimento del «suo impegno unico a favore della nostra libertà». Parlando con i giornalisti dopo aver lasciato la Casa Bianca e prima di recarsi al Campidoglio, Machado ha spiegato di aver voluto omaggiare Trump nonostante le perplessità espresse in passato dal presidente statunitense sulla sua credibilità come possibile futura guida del Venezuela, dopo la destituzione dell’allora presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Durante l’incontro, Machado ha riferito di aver discusso con Trump anche del futuro politico del Venezuela, in un contesto segnato da forti tensioni internazionali e da un controverso raid militare statunitense che ha portato alla cattura di Maduro. Un confronto che riaccende l’attenzione sul ruolo degli Stati Uniti e sull’evoluzione della crisi venezuelana.

https://www.facebook.com/watch?v=1418809743034990


Un grosso errore di etica.
Non si può regalare un'onorificenza di valore mondiale "assegnata da diverse istituzioni svedesi e norvegesi, tra cui l'Accademia Reale Svedese delle Scienze (Fisica, Chimica, Economia), l'Accademia Svedese (Letteratura), il Karolinska Institutet (Fisiologia o Medicina) e il Comitato Nobel Norvegese (Pace), seguendo le volontà di Alfred Nobel" (wiky) a persone diverse da quelle scelte da chi assegna il premio. E' come aver deciso, in proprio, che l'assegnazione non è stata fatta con cautela...

cetta