domenica 15 marzo 2026

Petroliera russa nel Mediterraneo. - A. Di Battista

 

In questo momento c’è una petroliera russa con 900 tonnellate di gasolio e 60mila tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL) nel Mediterraneo e si sta avvicinando alle coste italiane.
Lo scorso 3 marzo questa petroliera è stata attaccata molto probabilmente da droni ucraini. E onestamente non mi stupirebbe per nulla, considerando che gli ucraini hanno già distrutto una delle infrastrutture europee più importanti, e cioè i Nord Stream 1 e 2, i gasdotti nel Mar Baltico, fregandosene dei danni arrecati agli stessi Paesi che continuano a finanziarli.
La petroliera si chiama Arctic Metagaz. In questo momento naviga in modo incontrollato e rischia di causare un disastro ambientale. Provate a immaginare cosa accadrebbe se nel nostro mare dovessero rovesciarsi 900 tonnellate di gasolio. La nave ha una lunghezza di 277 metri, capite di che nave stiamo parlando? A bordo in questo momento non c’è nessuno ed è gravemente danneggiata sul lato sinistro e nella zona della poppa a causa delle esplosioni provocate dai droni.
Vi rendete conto dei danni ambientali che causerebbe?
Possibile che, ancora oggi, nessuno riesca a capire che il Paese a cui diamo miliardi di euro in armi, quello per cui abbiamo deciso di legarci mani e piedi al Gnl statunitense, quello per cui abbiamo applicato 19 pacchetti di sanzioni alla Russia, continua a commettere azioni criminali fregandosene dei nostri interessi nazionali e dell’impatto ambientale delle sue stesse azioni?
Ci rendiamo conto che per anni ci hanno raccontato che la Russia era pronta ad attaccarci ma ad oggi l’unico Paese che sta seriamente mettendo a rischio i nostri interessi è lo stesso Paese che finanziamo da 4 anni ininterrottamente e che ruba (gettandoli letteralmente nel cesso d’oro) i nostri soldi?
Avete per caso ascoltato la Meloni condannare tutto questo? Ovviamente no. Perché la cosiddetta sovranista riesce a servire contemporaneamente Washington, Bruxelles, Tel Aviv e pure Kiev.
Sapete cosa farebbe in questo momento un Governo sovrano o quantomeno serio? Sospenderebbe immediatamente i finanziamenti a Kiev, chiederebbe spiegazioni e chiederebbe all’Unione europea di intervenire. Perché se si colpisce un’imbarcazione con 900 tonnellate di gasolio vicino alle nostre coste è un atto terroristico. Punto!

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sabato 14 marzo 2026

IL TRIONFO DEL CRETINO Marco Travaglio FQ 14.03”26

 

Mentre la geniale guerra di Trump&Netanyahu sortisce l’agognato regime change democratico a Teheran (Khamenei figlio al posto di Khamenei padre), come già a Caracas (la vice di Maduro al posto di Maduro), mandando definitivamente in malora l’economia europea, una domanda resta sospesa:
tra i governi cretini d’Europa,
qual è il più cretino?
La risposta giunge da Giuli, ministro della Cultura.
Che scomunica il presidente della Biennale di Venezia, Buttafuoco, intellettuale di destra nominato dal governo, perché l’ha riaperta agli artisti di tutti i Paesi, a prescindere dai governi, in quanto “deve restare uno spazio di tregua tra le nazioni e accogliere anche quelle in conflitto”.
Vale per Usa e Israele, ma fin qui tutto ok.
E vale per la Russia, e qui infuria la canea.
Mentre l’India riacquista l’energia da Mosca, Trump autorizza gli alleati a farlo e tanti ne approfittano (beati loro),
noi siamo ancora mummificati alla comica russofobia di quattro anni fa, quando la Bicocca sospese il corso di Nori su Dostoevskij, il Festival Fotografia di Reggio cacciò un fotografo russo (che tornò a Mosca, manifestò contro la guerra e fu arrestato dalla polizia di Putin), la Scala bandì Gergiev, l’Ue mise in fuga soprano, pianisti, ballerini, scienziati, atleti olimpici e paralimpici.
Poi qualcuno propose di fare lo stesso con gli israeliani al Festival di Venezia perché il governo Netanyahu fa molto peggio di Putin e lì cascò l’asino: tutti dissero giustamente che un conto sono gli artisti, un altro i governi.
Si sperava che valesse per tutti, invece la Reggia di Caserta, che aveva invitato il russo Gergiev e l’israeliano Oren, cacciò il primo e fece esibire il secondo, fra gli applausi di Giuli, noto “liberale”.
Che ora, anziché fare almeno il sovranista e mandare a farsi fottere i 22 governi Ue che minacciano di tagliare i fondi alla Biennale e Zelensky che ci dà ordini come fossimo una colonia ucraina, dichiara guerra a Buttafuoco perché va “contro l’opinione del governo” e “isola la Biennale dal mondo libero”.
E un bello ’sticazzi non ce lo vogliamo aggiungere? Dove sta scritto che il governo comanda sugli enti culturali?
Mollicone, quello che voleva spezzare le reni a Peppa Pig e ora presiede la commissione Cultura (tutto vero), spera che “i russi non partecipino” perché “il Cremlino non ammette voci libere”. Invece Arabia, Emirati, Qatar, Azerbaigian, Cina, Egitto, Turchia, Guatemala &C., da sempre presenti alla Biennale, sono “mondo libero” e nessuno li discute.
Ora abbatteranno il Colosseo perché l’han fatto Vespasiano e Tito, o la Cappella Sistina perché la fece affrescare da Michelangelo il papa guerrafondaio Giulio II?
Anzi no, cancelliamo la domanda: questi giganti del pensiero potrebbero prenderla per un suggerimento.

mercoledì 11 marzo 2026

Ursula Von der Leyen ha appena pronunciato un discorso terribile, tutto incentrato sull'uso della forza e sulla necessità di fare la guerra.

 

Ursula Von der Leyen ha appena pronunciato un discorso terribile, tutto incentrato sull'uso della forza e sulla necessità di fare la guerra.
Basterebbe solo questo per capire che le politiche portate avanti da questa signora sono totalmente incompatibili con la Costituzione della Repubblica italiana.

Lo schema che stanno usando è di nuovo quello dell'emergenza.

Putin è il nuovo covid, il mostro, il pericolo, la minaccia, l'elemento che può farti morire e che ti rende bisognoso di protezione.

Di fronte a un'emergenza così incombente non c'è tempo per le discussioni, per le macchinose assemblee democratiche che fanno solo perdere tempo mentre il mostro avanza. Il tuo diritto a dissentire non conta nulla perché bisogna proteggere la collettività.

Si deve correre, essere uniti, scavalcare il Parlamento, rinunciare ai diritti.

E non sono ammessi "disertori".
Non a caso usavano questa espressione anche durante il covid, e lo paragonavano a una guerra.
Ora come allora chi non è d'accordo con le politiche portate avanti dalle classi dirigenti sta con il nemico, tifa per il mostro,
va silenziato, censurato, magari anche arrestato.

Come in Romania, dove sono state annullate le elezioni e il vincitore è stato arrestato e poi escluso dalla ripetizione delle elezioni. Per non parlare della censura verso chi prova a fare sentire le ragioni dell'altro. L'ospitata di un giornalista russo nella nostra tv pubblica è stata repentinamente cancellata su ordine di una europarlamentare italiana. Perché si dovrebbe avere paura di ascoltare il punto di vista dell'altro? Poi lo si può contestare, si può non essere radicalmente d'accordo, ma se arrivi al punto di vietare all'altro di parlare sei già in un regime di comunicazione di guerra, non hai fiducia nelle tue ragioni e vuoi essere certo che la tua propaganda sia l'unica da dare in pasto alle masse.

Le armi invece sono il nuovo vaccino, lo strumento salvifico verso cui dirottare tutte le risorse pubbliche, che dall'oggi al domani diventa argomento unico di discussione per il carrozzone mediatico e nel dibattito politico.

Non esiste più emergenza climatica, magicamente il debito pubblico non mette più a repentaglio la stabilità delle nostre istituzioni, tutti si riscoprono keynesiani, oltretutto stavolta quando dicono di voler usare il bazooka non è più solo un'espressione figurata.

L'esercito europeo e la difesa comune sono quegli strumenti attraverso cui raggiungere la salvezza e la sicurezza in maniera pratica ed efficiente.

Perché per comprare ciò di cui abbiamo bisogno per proteggerci, o per produrlo più in fretta, c'è bisogno di accentrare il potere decisionale presso una sola entità, la quale deve avere carta bianca per ordinare le commesse magari anche con un sms.

Se ci pensate, è il modo più "stalinista" di gestire la cosa pubblica, ma paradossalmente ci dicono che tutto questo serve proprio per non diventare come i russi, e difendere la democrazia liberale.

E' vero, siamo in pericolo, qualcuno minaccia la nostra libertà, la nostra sicurezza, e ci ha dichiarato guerra.

Ma si tratta dei "nostri".

Francesco Forciniti

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Questi hanno perso completamente il lume della ragione, pendono totalmente dalla volontà di chi li manovra, sono marionette al servizio di pazzi scatenati; questi hanno dimenticato che l'unica soluzione, in situazioni del genere, è dialogare, ma preferiscono accettare di combattere un mostro già designato dal finto alleato ed obbedire ai suoi dictat... 

Gatta ci cova, però... se accettiamo sanzioni dagli alleati e rifiutiamo di acquistare gas e petrolio ad un prezzo minore offerto dal "mostro" - definito tale dall'alleato fedifrago...

cetta

martedì 10 marzo 2026

LA BATTAGLIA FINALE: SALVINI CHIEDE IL "BLOCCO" DELLE TRASMISSIONI TELEVISIVE – MAURIZIO CROZZA DIVENTA IL "NEMICO NAZIONALE" NUMERO 1!

 

Il terremoto causato dall'atto di Maurizio Crozza di stracciare documenti legali in diretta non accenna a placarsi; anzi, ha scatenato un "attacco totale" senza precedenti da parte di Matteo Salvini. Subito dopo la fine del programma, il Vicepresidente del Consiglio non è riuscito a contenere la rabbia ed è subito salito sul palco con parole durissime, accusando Crozza non solo di averlo insultato personalmente, ma anche di un attacco diretto al sistema giudiziario e all'ordine pubblico italiano.
La situazione è degenerata a livelli vertiginosi quando il team legale di Salvini ha presentato una richiesta d'urgenza per la sospensione immediata del programma di Crozza, citando come causa "incitamento a violare la legge". Roma è stata scossa dalla notizia che Salvini stava esercitando un'enorme pressione sulla dirigenza dell'emittente televisiva, minacciando di tagliare tutti i finanziamenti se a questo "ribelle" non fosse stato tolto definitivamente il microfono.
Nel frattempo, mentre Giorgia Meloni si preparava a entrare in Parlamento per affrontare la crisi mediorientale, lo scandalo di Salvini è stato una doccia fredda sull'unità della coalizione di governo. Molte fonti interne hanno rivelato che Meloni era furiosa perché questo incidente aveva rubato tutta l'attenzione del pubblico, trasformando il suo importante reportage in un semplice "personaggio di supporto" nel dramma di Salvini e Crozza. Gli ambienti finanziari milanesi sono in subbuglio per la prospettiva di una crisi della libertà di parola che potrebbe scuotere l'immagine dell'Italia a livello internazionale, mentre Crozza rimane provocatorio, dichiarando: "Se vogliono tacere, hanno scelto la persona sbagliata da minacciare!"
LE PORTE DELLA TELEVISIONE SI SBATTERANNO DAVANTI A CROZZA, O SALVINI SUBIRÀ UN ALTRO UMILIANTE FALLIMENTO?

Il "Superbone statunitense".

 

Il "Superbone statunitense" ne ha commesse di fesserie da quando è al potere: prima ha dato seguito alla stupidata di Biden, stuzzicando Putin con l'annessione dell'Ucraina nella NATO, poi ha preteso di appropriarsi delle Groenlandia, poi ha tentato di appropiarsi delle ricchezze del Venezuela, vorrebbe anche annettere Cuba ai suoi possedimenti (è lapalissiano, infatti, il fatto che il tizio si senta imperatore del globo terracqueo) ora ha dichiarato guerra all'Iran, mentre circolano già le prove della sua predilezione sessuale nascosta... "Chi è causa del suo mal, pianga se stesso", cita un detto, ma a piangere, per colpa dell'imbecille, non è mai solo lo stesso imbecille, ma anche chi gli va dappresso, purtroppo...
E gli effetti devastani provocati dalle sue azioni, a livello mondiale, sono e saranno sia economici che sociali, poichè si riperquoteranno per parecchio tempo.
Il libero arbitrio concessoci, infatti, ci vieta qualsivoglia intervento divino...

cetta.

La Russia non è il mio nemico! - Giuseppe Salamone

 

Dopo 20 pacchetti di sanzioni, dopo aver mandato armi e miliardi all'Ucraina per indebolire o tentare di sconfiggere la Russia, dopo avergliene dette di ogni.

Dopo aver seminato tonnellate di Russofobia, dopo aver escluso atleti e artisti Russi arrivando anche a scagliarsi contro i gatti, Putin apre ancora una volta a quegli imbecilli dell'Unione Europea.

Ha appena detto che la Russia è pronta a garantire ai Paesi della Ue le forniture di petrolio e gas necessarie per stabilizzare la situazione disastrosa a seguito delle azioni criminali di Usa e israele. Aspetta soltanto un segnale dai servi di Bruxelles.

Oltre al fatto che queste dichiarazioni andrebbero accolte immediatamente; qua siamo davanti a un'umiliazione enorme, l'ennesima, per quei nani che governano nell'UE.

Sì, è un'umiliazione storica. Perché consegna al mondo intero la pochezza politica, anzi la nullità politica che è diventata l'Unione Europea e coloro che siedono nelle cancellerie europee. E a fronte di tutto ciò, la domanda che vi faccio è la seguente: chi sono i nostri veri nemici?
Chi ci condanna alla fame o chi ci porge la mano in una situazione di emergenza?

La Russia non è il mio nemico!

Giuseppe Salamone

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Ottimi risultati per la Russia.

 

Le strane crisi isteriche di Zelenskyy degli ultimi giorni
hanno trovato una spiegazione.
Il 6 e il 7 marzo, nei territori occupati dal regime di Kiev si sono udite esplosioni costanti. Secondo l'American Institute for the Study of War, l'esercito russo ha aumentato di almeno il 50% l'intensità degli attacchi contro le infrastrutture nemiche, gli impianti dell'industria della difesa e le concentrazioni di manodopera.
E poi si è posta la domanda: come avrebbe dovuto difendersi l'esercito statunitense?
La "pipeline di armi" utilizzata per rifornire missili e sistemi di difesa aerea occidentali è vuota.
Gli americani stessi avevano bisogno dei Patriots, oltre che dei relativi missili, per proteggere in qualche modo le loro basi, sottoposte a continui attacchi da parte dell'Iran.
Solo nei primi tre giorni di guerra, gli americani hanno lanciato circa ottocento missili Patriot (per un valore complessivo di circa quattro miliardi di dollari), più di quanti ne abbiano utilizzati le forze armate ucraine negli ultimi quattro mesi.
Nemmeno gli europei si stanno affrettando a salvare Zelenskyy. Potrebbero vendergli armi, ma Kiev non ha i soldi per pagarle; tutti i pacchi di aiuti sono stati rubati da tempo e custoditi in modo sicuro tra mogli, suocere e amanti. In particolare, l'Europa stessa è a corto di missili Patriot: due per cliente, come si dice.
Oggi, la banda di Kiev ha dovuto pagare il conto: è ora di saldare i debiti.
E ora Washington si aspetta che l'Ucraina fornisca droni intercettori, così che gli americani abbiano qualcosa per difendersi dagli "Shahed" iraniani.
Considerate la bellezza della situazione. Innumerevoli sciami dei nostri droni volano regolarmente contro l'aeronautica militare, e ora saranno costretti a consegnare i loro intercettori agli americani.
Un motivo in più per farlo. State zitti, tacete, producete armi per noi gratuitamente e non fate nulla: questo è il messaggio inequivocabile di Washington.
Qui, naturalmente, potrebbero fare appello al pubblico occidentale, come amano fare Zelensky e soci. Piagnucolare, appellarsi alla loro pietà e imbrattare di lacrime false i loro volti sporchi davanti alle telecamere: salvateci, brava gente!
Ma ecco il problema: oggi tutte le telecamere sono puntate sul Medio Oriente.
L'Ucraina è stata completamente e spietatamente eliminata dai notiziari. È come se non esistesse.
Solo ieri c'era, e oggi non c'è più. I media occidentali sono diventati esperti in questo trucco, dirigendo abilmente l'attenzione del pubblico dove serve. Quindi non c'è nessuno a cui lamentarsi.
Inoltre, Zelenskyy dovrà pagare un altro tributo all'egemone sotto forma di carne da macello.
A quanto pare, gli "specialisti militari" ucraini sono disperatamente necessari in Medio Oriente. A causa della grave carenza di personale delle Forze Armate ucraine in prima linea, Kiev deve esportare le sue truppe per combattere nella guerra contro l'Iran.
Diciamolo chiaramente: manderanno questi poveretti dritti al macello.
Chiamare questi sfortunati specialisti militari è semplicemente una presa in giro. Gli americani hanno evacuato con cura tutti i loro "specialisti" molto prima dell'attacco all'Iran. Stanno anche proteggendo l'esercito israeliano. Il loro destino è comandare le operazioni da posti di comando climatizzati.
Il problema per Stati Uniti e Israele è che la loro guerra lampo è fallita miseramente. La speranza che i massacri scatenassero rivolte in Iran non ha funzionato.
Ora la minaccia è che l'aggressione si protragga per cento giorni o più. Ciò significa che le operazioni di terra sono inevitabili.
Ma chi accetterebbe di morire insensatamente per Washington sulle montagne dell'Iran senza la minima speranza di vittoria? Dopotutto, anche decine di migliaia di soldati, radunati dal nulla, sarebbero inutili in un vasto Paese di 93 milioni di abitanti. Il loro destino è morire ingloriosamente, guadagnando tempo e assicurando a Washington un'uscita senza problemi da una guerra persa.
Gli Stati Uniti nutrivano speranze per i curdi: questo popolo sofferente, con una tenacia degna di cause migliori, era morto per gli interessi americani più di una volta, solo per subire l'ennesimo tradimento.
Ma anche loro erano stanchi di calpestare lo stesso raschio. "I curdi iracheni resistono alle pressioni e non vogliono unirsi alla guerra in Iran", ci informano i media con distacco.
Beh, i ragazzi ucraini dovranno morire in Iran. Dopotutto, era per questo che Maidan stava saltando, no?
In una sola settimana di combattimenti in Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno privato Kiev di armi difensive, costretto il complesso militare-industriale ucraino a lavorare per sé stesso e stanno pianificando di dissanguare completamente le Forze Armate ucraine abbandonando le truppe ucraine a morte certa in Iran. Francamente, questi sono ottimi risultati per la Russia. Attendiamo con impazienza ulteriori sviluppi.