giovedì 20 settembre 2012

Spese folli Pdl, Fiorito e Battistoni Sogni, passioni e colpi bassi. - Nino Cirillo

Fiorito e Battistoni

ROMA - Sono due vite così, due vite di quelle che solo la provincia profonda ti può regalare. Due vite spese a scalare lo scalabile, a sgomitare lo sgomitabile, a sognarsi una Bmw nera con i vetri oscurati e poi ad averla,e dopo la Bmw le cene elettorali, e dopo le cene i megaposter ai caselli dell’autostrada e via via sempre più su, a ricamare trame di potere, a cambiare e ricambiare alleanze, a sopravvivere ai colpi bassi e poi a restituirli.

Queste sono state, almeno fino all’altro giorno, le vite di Francone e Franchino: Franco Fiorito da Anagni -l’unica città al mondo che è riuscita a vedere nascere tra le sue mura quattro Papi- e Francesco Battistoni da Proceno, provincia di Viterbo ma praticamente Toscana, un borgo di seicento anime, di accertata origine etrusca. Francone lo sappiamo perché, con quella stazza da tenore, e quel barbone, e i modici spicci che non gli sono mai mancati (e lasciate stare er Batman, perché ad Anagni nessuno lo conosce così). Franchino, invece, solo perché con quella sua aria algida e spocchiosa, molto sicura, quel suo procedere con modi un po’ curiali anche quando si tratta di affondare il colpo, beh, risulta la versione ingentilita del primo. Ma giusto un po’.

Così uguali così diversi, insomma. Uguali perché appartengono alla stessa indecifrabile generazione - 41 anni lo straripante Fiorito, 45 l’impeccabile Battistoni - perché vengono dallo stesso partito -il pdl- e perché sono stati prima l’uno e poi l’altro capogruppo consiliari alla Regione Lazio (e Battistoni lo è ancora). Ma soprattutto, al di la delle forme, hanno la stessa propensione a spendere e spandere, e ora sono chiamati a provare di non averlo fatto con il pubblico denaro.

A Franchino, per esempio, qualcuno prima o poi dovrà chiedere come ha fatto a stipare 120 invitati -tanti ce ne sarebbero in una ricevuta che lui comunque non riconosce come sua- nelle anguste salette del PepeNero, ristorante piuttosto chic di Capodimonte, con vista mozzafiato sul lago di Bolsena. Il sito internet non lascia dubbi: «40 coperti, chiuso il lunedì».

A Francone gli si potranno chiedere lumi sulle 14 smart che affittò per l’ultimo campagna elettorale, con il suo nome scritto grosso sulle portiere e sui trenta ragazzi che andarono a occuparsi del suo comitato elettorale in una ex fabbrica di costumi da bagno di Anagni, la California. Da dove venivano tutti quei soldi? Ed è vero che dalle sue parti, come sostengono i detrattori «i buoni di benzina fischiano»?

Da quel che si capisce -ma siamo pronti a ricrederci- non hanno mai lavorato in vita loro, né l’uno né l’altro. Nel senso che, politica a parte, non hanno imparato alcun mestiere, esercitato alcuna professione. Di Franco Fiorito, studente di altalenante profitto al Liceo classico Dante Alighieri di Anagni, non si riesce a sapere se questa benedetta laurea in giurisprudenza alla fine l’abbia davvero conseguita oppure no. Di Francesco Battistoni la biografia ufficiale dice abbiamo di fronte un «giornalista pubblicista», mancano i giornali per i quali avrebbe lavorato.

Franco Fiorito fa saltare il banco nell’anno di grazia 2001. Ricorda Aurelio Tagliaboschi, consigliere comunale del pd di Anagni, una specie di memoria storica dell’opposizione: «Noi governavamo da 15 anni, e anche bene. Ma negli ultimi tempi ci facemmo prendere da indecisioni, da leggerezze. Così si presentò lui, Fiorito, e cambiò subito le carte in tavola: manifesti, volantini, polemiche. Lo sosteneva Storace e ne approfittò: la Regione Lazio commissariò il Consorzio di bonifica diretto da Alberto Cocchi, il suo avversario in campagna elettorale. Un gran polverone poi finito nel nulla. Ma sul momento il suo effetto lo fece».

Eh sì, è Storace a guidare le prime mosse di questo trentenne ex missino, ma Fiorito non è mai stato tipo da affezionarsi troppo. Quando Storace imbocca un’altra strada lui si guarda bene dal seguirlo, fosse solo per gratitudine, e va dove soffia il vento. Di lui dicono oggi che si sia avvicinato ad Alemanno (e non si sa quanto Alemanno si sia avvicinato a lui), di sicuro il senatore Giuseppe Ciarrapico non gli ha fatto mai mancare il suo paterno sostegno in questi anni, soprattutto in tempi di campagna elettorale.

Di Battistoni, invece, si ricordano gli albori democristiani e, i più anziani, anche lo zio prete, don Alfio, una figura carismatica nel Viterbese, un personaggio che ha lasciato il segno nella cultura locale. Franchino non deve averla imparata proprio tutta la sua lezione: nel ’94 ha già un incarico importante nella Federazione degli Universitari cattolici, nel ’97 è consigliere provinciale di Viterbo, nel 2005 rimedia la prima vera scoppola quando si presenta come candidato presidente e viene sconfitto. Ma non si rassegna, anche perché su di lui vegli un personaggio del calibro di Antonio Tajani, oggi commissario europeo ai Traporti. E’ Tajani che rimette insieme i cocci di una carriera politica balbettante e lo rilancia in pista alle Regionali del 2010. Franchino non fallisce: novemilaottocento voti, grazie all’infaticabile opera di ricucitura che Tajani ha fatto all’interno del partito.

Algido sì, ma per niente pacifico questo Battistoni, perché prima di diffondere il famoso elenco di spese che ha dato il via a tutto questo putiferio, ne aveva combinata un’altra: aveva denunciato alla magistratura una sua compagna di partito, Angela Birindelli, assessore regionale all’ Agricoltura, accusandola di aver sovvenzionato con il soldi della Regione dei quotidiani locali. Risultato: il pdl di Viterbo è in pezzi, tutti contro tutti, esposti e accuse sulla pubblica piazza, e il sindaco Marini praticamente costretto alle dimissioni.

Dall’alto dei suoi77 anni, Rodolfo Gigli, personaggio di primo piano della Democrazia cristiana dei primi anni ’90, presidente della Regione Lazio e poi deputato, non riesce ad accanirsi su Franchino: «Che vuole che le dica. L’ho conosciuto da ragazzo, adesso sarà cresciuto». Eppoi, con un accenno di perfidia: «E’ ambizioso, certo...».

Si parla e si sparla di questi due. Di Fiorito si cita una famosa variante al Piano regolatore di Anagni che trasformò l’area sulla Casilina in una pepita d’oro, preparando il terreno all’invasione dei centri commerciali. Da Battistoni, invece, i suoi nemici vorrebbero sapere qualcosa di più di certe discariche che ha aperto lassù, al suo paese. Ma sono giorni di malevolenze, magari passerà.

E’ un peccato che in queste ore difficili, ore da mors tua vita mea, nessuno possa consolare l’altro, magari solo dirgli: «A Fra’ che te serve?».


http://www.ilmessaggero.it/roma/campidoglio/fiorito_battistoni_pdl_spese_folli_protagonisti/notizie/219909.shtml

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