venerdì 10 giugno 2011

Sul quorum regna ancora l'incertezza. - di Marcello Sorgi



Il tardivo appello di Confindustria a votare «no» al referendum sulla privatizzazione dei servizi di distribuzione dell’acqua aggiunge certo probabilità all'eventuale raggiungimento del quorum per la consultazione di domenica e lunedì, ma rivela il clima di incertezza in cui si dibattono fino all'ultimo partiti e organizzazioni di categoria. Viene da pensare che la Marcegaglia disponga di sondaggi che non possono ovviamente essere resi noti, ma che assegnano buone percentuali a chi punta alla riuscita dei referendum. E che ovviamente la presidente degli industriali, mettendo in conto questa possibilità, non voglia ritrovarsi tra gli sconfitti, al fianco del presidente del consiglio e del governo che hanno puntato sull’astensione.

Anche il segretario del Pd Bersani, che fino a due giorni fa puntava deciso sulla vittoria dei «sì» e della partecipazione al voto, ieri ha aggiustato il tiro, suggerendo agli elettori più convinti di andare ai seggi prima delle dieci, in modo da dare un segnale fin dalla prima rilevazione del Viminale, che avverrà appunto a metà mattinata, e incoraggiare così gli altri elettori più pigri a muoversi per tempo. Ci si potrà aspettare con una certa tranquillità che il quorum sia raggiunto, se domenica sera avrà votato attorno al quaranta per cento degli aventi diritto; sotto il trenta, invece, il rischio dell’invalidità resterà molto forte, e solo una partecipazione eccezionale nella mezza giornata di lunedì potrebbe scongiurarlo.

Al di là dei «sì» e dei «no» che saranno segnati sulle schede (i «sì» abrogazionisti sono dati in vantaggio sia sul nucleare che su acqua e legittimo impedimento), la vera partita è questa. Non a caso, completata ormai la serie di dichiarazioni di voto dei partiti, i due fronti - partecipazionista e astensionista - riproducono grosso modo gli schieramenti delle recenti amministrative, con Berlusconi e Bossi (quest’ultimo pronunciatosi per tramite di Reguzzoni) che tentano di prendersi la rivincita su Terzo polo e centrosinistra, o almeno di dimostrare che la sconfitta di due settimane fa sia stata solo un episodio. E l’opposizione, al contrario, che in caso di superamento del quorum sarebbe pronta a dire che ormai il Cavaliere non ha più la maggioranza nel Paese. Nell’un caso o nell’altro non conterà se chi ha vinto ce l’ha fatta solo per una manciata di voti trovati o mancanti. La caratteristica dei referendum infatti è che, finito lo spoglio, chi vince, anche con un solo voto in più dell’avversario, prende tutto il piatto.



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