Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
lunedì 30 marzo 2026
La Spagna nuova locomotiva Ue. Ma noi ignoriamo Sanchez - LA NOTIZIA. - di Stefano Rizzuti
venerdì 1 aprile 2022
SuperPinocchio. - Marco Travaglio
Il 25 marzo, dopo il vertice Nato, il segretario generale Jens Stoltenberg annuncia: “I membri han concordato di raddoppiare gli sforzi per rispettare l’impegno del 2014 di portare la spesa militare ad almeno il 2% del Pil entro il 2024”. Mario Draghi conferma: “Quello del 2% è un impegno preso nel 2006, sempre confermato da tutti i governi. Ora è tornato alla ribalta perché è più urgente e c’è l’esigenza di iniziare a riarmarci”. Per l’Italia, significherebbe passare nei Def del 2022-’23 da 25 a 39-40 miliardi annui. Tutti plaudono, tranne 5Stelle, Alternativa e SI. Il 28 marzo il ministro Lorenzo Guerini scrive alla Stampa: “Obiettivo 2% del Pil per le spese della Difesa entro il 2024”. Il tutto “per costruire la Difesa Ue”, che non c’entra nulla con la Nato, spende già in armi il quadruplo della Russia e, se avesse un solo esercito al posto di 27, risparmierebbe e farebbe risparmiare i suoi membri. Il 29 marzo il governo fa proprio l’odg di FdI (opposizione) che lo impegna a “incrementare le spese per la Difesa al 2% del Pil… traguardo fissato al 2024”. Il M5S protesta. La sera Conte va da Draghi e gli conferma che un conto è un ritocco progressivo della spesa militare spalmato su più anni (nel solco degli aumenti di 1,1 miliardi l’anno dei suoi tre anni di governo), fino al 2% se e quando ce lo potremo permettere, tipo fino al 2030 (così magari c’è tempo per parlare di esercito Ue); un altro è dirottare in armi 14-15 miliardi in pochi mesi. Draghi ribadisce: 2% del Pil nel 2024, poi va a piangere al Quirinale da Mattarella, minacciando la crisi di governo. Palazzo Chigi, in una dura nota, ribadisce l’obiettivo di “un continuo e progressivo aumento degli investimenti entro il 2024”. Conte replica a Dimartedì: “Mai messo in discussione il tendenziale al 2%. Ma con l’orizzonte 2024 avremo un picco notevole: 15 miliardi e i cittadini e il Paese adesso hanno altre priorità”. Tg e giornali ripetono che Draghi “tira dritto” contro il disertore Conte, presidiando militarmente la linea del Piave: 2% nel 2024, non un minuto di più!
L’altroieri, tomo tomo cacchio cacchio, Guerini parla all’Agi del 2% “entro il 2028”. E ieri Draghi dice che il dogma del 2024 è solo “un’indicazione di tendenza, non un obiettivo”, infatti “molti governi l’han disatteso”, ergo “si fa quel che il ministro Guerini ha deciso per il 2028”. Ma allora perché spalmare quei 14-15 miliardi solo su 6 anni e non su 10 per allontanare l’amaro calice? E perché, se la sua linea del Piave era sempre stata il 2028, aveva sempre detto 2024, scordandosi di avvertire Mieli, Polito, Merlo, Sallusti&C.? Perché adora le sorprese? Per destabilizzare inutilmente il governo? Per far incazzare milioni di italiani distrutti dal caro- bollette? Per regalare un po’ di voti a Conte? O solo perché è un bugiardo?
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/04/01/superpinocchio/6544411/
sabato 26 marzo 2022
Covid: Iss, aumenta incidenza, tasso massimo fra 10 e 19 anni.
Più reifezioni Covid fra no vax o vaccino oltre 120 giorni. Con il booster rischio morte 14 volte piu' basso.
Aumenta l'incidenza settimanale a livello nazionale ed il tasso piu' alto ha riguardato la fascia d'età degli adolescenti fra i 10 e i 19 anni. Lo indica il report esteso settimanale dell'Istituto Superiore di Sanita' che integra il monitoraggio sull'andamento dell'epidemia.
I dati del flusso ISS nel periodo 14/3/2022 - 20/3/2022 evidenziano un aumento dell'incidenza, pari a 784 per 100.000.
In aumento l'incidenza a 14 giorni in tutte le fasce d'età. Nella fascia 10-19 anni si registra il più alto tasso di incidenza a 14 giorni, pari a 2.165 per 100.000, mentre nella fascia di età 80+ anni il più basso, 801 casi per 100.000 abitanti.
Il tasso di ricoveri in terapia intensiva nel periodo 4/2/2022-6/3/2022 per i non vaccinati e' 4 volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da meno di 120 giorni e circa 11 volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster. Il tasso di mortalità nel periodo 28 gennaio 2022-27 febbraio 2022, per i non vaccinati e' circa 4 volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da meno di 120 giorni e circa quattordici volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster.
Stabile il tasso di ospedalizzazione dei malati di Covid in tutte le fasce d'eta' ad eccezione delle fascia sotto i 5 anni in cui risulta in aumento.
Dal 24 agosto 2021 al 23 marzo 2022 sono stati segnalati 282.654 casi di reinfezione, pari a 3% del totale dei casi notificati. Nell'ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati è pari a 3,4%, stabile rispetto alla settimana precedente. Il rischio di reinfezione a partire dal 6 dicembre 2021 (inizio della diffusione della variante Omicron), segna l'aumento del rischio di reinfezione in chi non ha il vaccino, in chi aveva avuto una prima diagnosi da oltre 210 giorni, in chi ha avuto almeno una dose da oltre 120 giorni, nelle donne
Il rischio di reinfezione piu' alto per le donne viene legato verosimilmente per la maggior presenza di donne in ambito scolastico dove viene effettuata una intensa attività di screening e al fatto che le donne svolgono più spesso la funzione di factotum in famiglia.
Un rischio piu' alto riguarda anche le fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni) rispetto alle persone con prima diagnosi in età compresa fra i 50-59 anni per comportamenti ed esposizioni a maggior rischio, rispetto alle fasce d'età over 60 e negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione.
giovedì 10 febbraio 2022
Sesto San Giovanni, blitz di sindaco e assessori di centrodestra per aumentarsi lo stipendio. La cifra prevista in tre anni dal governo? Tutta, subito e con i soldi del Comune. - Luigi Franco
Gli aumenti li ha finanziati il governo stesso, ma dividendoli in tre step da spalmare su tre anni. A meno che i fondi non li metta l'amministrazione stessa. Così la giunta si è riunita il 31 dicembre per deliberare sulla norma nazionale approvata il giorno prima. Il consigliere M5s Tromboni ha presentato una diffida: "L'intervento andava approvato in consiglio". Il collega 5 stelle in Regione De Rosa: "Dimostrano così quali sono le loro priorità".
Si sono aumentati lo stipendio usando i soldi del Comune, per poter avere subito la cifra che il governo avrebbe coperto solo in tre step nel corso di un triennio. A Sesto San Giovanni, la ex Stalingrado d’Italia alle porte di Milano passata 5 anni fa al centrodestra, il sindaco Roberto Di Stefano e i suoi assessori si sono riuniti a mezzogiorno e mezzo del 31 dicembre per fare la delibera. E nella fretta hanno pure sbagliato a citare articoli e commi della legge di bilancio che la Camera aveva definitivamente approvato nemmeno 24 ore prima, consentendo al primo cittadino di intascare 2mila euro lordi in più al mese per i prossimi sei mesi, cioè fino alle nuove elezioni amministrative. E ad assessori e presidente del consiglio comunale quasi 1.300 in più. Poi tutti a festeggiare con spumante e panettone: anno nuovo, busta paga nuova.
La norma l’ha voluta il governo Draghi per riparametrare gli emolumenti degli amministratori locali rapportandoli a quelli dei presidenti di Regione. In modo che il sindaco di una città metropolitana arrivi a guadagnare come un governatore, mentre arrivi al 45% di quella cifra il sindaco di una città della taglia di Sesto, con 80mila abitanti. Gli aumenti li ha finanziati il governo stesso, ma dividendoli in tre fasi: una prima parte nelle buste paga del 2022 (il 45% dell’aumento totale), una seconda nel 2023 (un altro 23%) e l’ultima, il restante 32%, nel 2024. Per l’aumento complessivo, insomma, bisogna aspettare tre anni, a meno che i soldi non ce li metta il comune stesso. E a Sesto San Giovanni hanno voluto tutto subito, a spese dei cittadini sestesi per quanto non coperto dal governo.
Così il sindaco, anziché accontentarsi di passare da 4.130 euro lordi al mese a 4.840, ha voluto tutti i 6.210 euro mensili già da gennaio. E a ruota i sette assessori e il presidente del consiglio, passati da 2.480 lordi a 3.726, anziché a 2.903. Questo hanno stabilito le due determine dirigenziali approvate a metà gennaio per tradurre in soldoni la delibera di giunta che aveva per oggetto l’ “adeguamento” alla legge di bilancio. Quasi come se il “tutto subito” l’avesse deciso l’esecutivo e non la giunta. Cosa che peraltro il sindaco Di Stefano, a lungo legato sentimentalmente alla leghista Silvia Sardone e passato anche lui due anni fa da Forza Italia a Carroccio, sostiene al telefono: “È una cosa tecnica che han fatto gli uffici sulla base delle disponibilità di bilancio. Se cerca la polemica, non l’avrà. Se la prenda col governo”, taglia corto prima di sbattere giù la cornetta. Alcune domande sono però d’obbligo, mandiamole via whatsapp. Come mai vi siete auto assegnati l’intero aumento sin da subito? La delibera contiene rimandi sbagliati alle norme: perché è stato necessario approvarla in tutta fretta l’ultimo dell’anno? Silenzio.
Di domande se ne potrebbero fare anche altre. C’è infatti chi come il consigliere comunale del M5s Daniele Tromboni ritiene che la procedura seguita per approvare gli aumenti non sia lecita. La legge di bilancio dice infatti che se l’intero aumento viene corrisposto nel 2022, ciò deve avvenire “nel rispetto pluriennale dell’equilibrio di bilancio” del comune. Cosa su cui né la delibera né le successive determine dirigenziali entrano nel merito. Per questo Tromboni ha scritto una diffida a sindaco e assessori invitandoli a revocare la loro decisione. L’aumento di stipendio – si legge nel documento – richiede gli “ordinari passaggi amministrativi”, come l’espressione di “un indirizzo in tal senso nel Documento unico di programma 2022-2024, da integrare mediante una delibera consiliare (in quanto documento già approvato)”. Una interpretazione analoga a quella data dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani). In sostanza, secondo Tromboni, visto che in parte non è coperto dal governo, l’aumento avrebbe dovuto essere approvato dal consiglio comunale e non dalla giunta, che per di più si trovava in una posizione di conflitto di interessi. E il rispetto dell’equilibrio di bilancio dovrebbe essere verificato dai revisori dei conti, mai interpellati a riguardo.
Per non parlare dell’opportunità politica di una tale decisione: “Il Comune è uscito da poco dalla procedura di riequilibrio finanziario monitorata dalla Corte dei Conti, che ai cittadini è costata anni di tassazione al massimo e tagli ai servizi e al personale dell’ente. Non possiamo accettare che ora la giunta decida di spendere i soldi del nostro comune per alzarsi gli stipendi negli ultimi sei mesi di mandato. Se proprio avanzano dei soldi, pretendiamo che vengano usati per dare un po’ di sollievo ai cittadini sestesi”. Magari a quelle centinaia di famiglie che sono sotto sfratto, come ricorda il consigliere regionale M5s Massimo De Rosa: “Se avessero messo lo stesso impegno e la stessa velocità nel cercare di risolvere i problemi della città e gli sfratti delle persone in difficoltà, avrebbero almeno fatto un servizio ai loro cittadini. Ma così hanno invece dimostrato quali sono le loro priorità e a che gradino di importanza mettono famiglie e indigenti rispetto ai loro interessi”.
venerdì 17 settembre 2021
Il buco dell'ozono ora è più grande dell'Antartide.
Lo indicano i satelliti del programma europeo Copernicus.
Il buco nello strato di ozono si forma ogni anno durante la primavera australe, tra agosto e ottobre, e raggiunge il massimo tra metà settembre e metà ottobre. Quest'anno, dopo una condizione iniziale piuttosto nella norma, è aumentato notevolmente parecchio la scorsa settimana ed è ora più grande del 75% rispetto alle misure rilevate in questo stesso periodo dell'anno a partire dal 1979.
"Seppur simile a quello del 2020, quest'anno il buco dell'ozono si è trasformato in uno dei più duraturi mai registrati", osserva Vincent-Henri Peuch, direttore del Copernicus Atmosphere Monitoring Service. Per Antje Inness, del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Raggio, "il monitoraggio del buco dell'ozono al Polo Sud va interpretato con cautela, visto che le dimensioni, durata e concentrazioni sono influenzati dai venti locali. Tuttavia ci aspettiamo che si chiuda entro il 2050".
Con la fine della stagione primaverile dell'emisfero australe, quando le temperature nella parte superiore della stratosfera cominciano a salire, l'impoverimento dell'ozono rallenta, il vortice polare si indebolisce e, infine, si rompe, portando i livelli di ozono alla normalità entro dicembre.
Altro che fannulloni, anche a giugno boom di lavoratori stagionali: 70mila in più rispetto al periodo pre-pandemia. Lo certifica l’Inps. - Mauro Del Corno
Forte rialzo per i licenziamenti disciplinari, tecnicamente esclusi dal "blocco" scaduto a fine giugno. Nel complesso nella prima metà del 2021 i nuovi contratti sono stati 3,3 milioni a fronte di 2,4 milioni di cessazione. Il mercato del lavoro cresce ma diventa sempre più precario. Ampio ricorso agli stagionali anche in Campania, la regione che conta più percettori di reddito di cittadinanza.
E’ proseguito anche in giugno il boom di ricorso ai lavoratori stagionali. A dimostrazione di quanto siano infondati gli allarmi su un presunto ruolo del reddito di cittadinanza nello scoraggiare la ricerca dei posti di lavoro, anche a termine. Lo certifica l’Inps che nell’aggiornamento del suo osservatorio sul precariato segnala come in giugno i nuovi contratti per stagionali siano stati 246mila, ovvero 80mila in più rispetto al giugno 2020 e 70mila rispetto al giugno 2019, ovvero quando ancora la pandemia non era iniziata. Nei primi sei mesi del 2021 i contratti stagionali sono stati 495mila, a fronte dei 293mila dei primi sei mesi del 2020 e dei 483mila dello stesso semestre 2019. Gli stagionali, insomma, sono sempre di più e lo scorso giugno è stato caratterizzato da un vero e proprio boom per questo tipo di contratto di lavoro. Questo nonostante le condizioni di lavoro siano spesso caratterizzate da irregolarità nel trattamento, stipendi bassi e orari arbitrari, come documentato dalle inchieste de IlFattoquotidiano.it
In generale, nel solo mese di giugno 2021, si sono registrate quasi 677mila posizioni di lavoro in più rispetto a giugno 2020 dopo la prima ondata di Covid ma anche 378mila in più di giugno 2019, prima della pandemia. Ma mentre i nuovi contratti a tempo indeterminato salgono da 77mila a 97mila, quelli a termine schizzano da 246mila a 337mila. Crescono di 30mila unità anche i contratti di somministrazione (quelli attraverso le agenzie interinali) e di 20mila i contratti intermittenti. Quello che emerge dall’ Osservatorio Inps è insomma un mercato del lavoro in ripresa ma sempre più precario. Il tutto in attesa di conoscere i dati di luglio, primo mese senza il blocco dei licenziamenti, prorogato fino ad ottobre solo per la moda e il tessile. Le regioni più dinamiche sono state la Lombardia, con 61mila contratti in più rispetto a giugno 2019, il Lazio (+48mila) oltre a Campania (+53mila) e Sicilia (+45mila) dove però è forte l’incidenza di stagionali per i mesi estivi.
Come scrive l’Inps nel primo semestre del 2021 sono state registrate 3.323.000 assunzioni (a fronte di 2,4 milioni di cessazioni), con un aumento rispetto allo stesso periodo del 2020 del 23%, esito di una crescita iniziata a marzo 2021. L’aumento ha riguardato tutte le tipologie contrattuali, risultando però più accentuato per le assunzioni di contratti stagionali (+78%) e in somministrazione (+34%); pressoché stabili risultano invece le assunzioni a tempo indeterminato (+2%). Le trasformazioni da tempo determinato nei sei mesi del 2021 sono risultate 214.000, in flessione rispetto allo stesso periodo del 2020 (-21%); nel secondo trimestre 2021 si sono registrate comunque variazioni positive. I licenziamenti economici relativi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato – anche se ancora bloccati, salvo particolari fattispecie – nel secondo trimestre del 2021 sono aumentati del 29% rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente; maggiore risulta l’incremento dei licenziamenti disciplinari: +67%. Le cessazioni per dimissioni costituiscono la tipologia di cessazioni che ha evidenziato nel medesimo periodo l’incremento più consistente (+91%).
ILFQ
mercoledì 1 settembre 2021
Stagionali, ecco i veri numeri del boom. Il Reddito e la bufala “divanisti”. - Roberto Rotunno
Le cifre Inps dal 2019 - La misura anti-povertà non ha mai frenato le assunzioni, che sono sempre aumentate.
Se davvero – come raccontano mezzo arco parlamentare e certa stampa interessata – il Reddito di cittadinanza ha reso introvabili i lavoratori stagionali, allora le imprese italiane devono spiegare come è possibile che, dopo l’entrata in vigore del sussidio, le assunzioni siano aumentate e di tanto. Questo dicono i dati: nei mesi successivi all’introduzione della misura anti-povertà – vale a dire aprile 2019 – i contratti di lavoro stagionale sottoscritti sono sistematicamente aumentati, almeno fino a quando le chiusure dovute alla pandemia non hanno giocoforza comportato un crollo che comunque, alla lunga, è stato meno drastico di come si potrebbe percepire dalle urla di dolore emanate a reti unificate. Tanto che, giusto per citarne una, i rapporti avviati in tutto il 2020 sono stati 656 mila, praticamente lo stesso numero registrato nel 2018, penultimo anno di “normalità”.
Insomma, dai report Inps emerge chiaramente che nelle ultime tre estati, pur con molte famiglie sostenute dal Rdc, le aziende turistiche hanno continuato a beneficiare di un vasto esercito di addetti. Con buona pace di Matteo Renzi, Matteo Salvini, Vincenzo De Luca, di ristoratori, albergatori e titolari di stabilimenti balneari che continuano a ottenere grande spazio sui media per portare avanti una narrazione accettata per fede dal centrodestra e parte dell’opinione pubblica, sebbene smentita dalle statistiche. Un dibattito così delicato, come quello che alcuni partiti di maggioranza stanno cercando con forza di inserire nell’agenda del governo al fine di abolire lo strumento o quantomeno colpirlo duramente, non può prescindere dai numeri. Partiamo quindi, come detto, da aprile 2019, quando le prime 564 mila famiglie hanno ricevuto la carta acquisti associata al Reddito di cittadinanza. Nello stesso mese, le assunzioni di lavoratori stagionali hanno visto un incremento molto robusto: 114 mila contro le 76 mila dell’anno prima. Si tratta di un mese dell’anno in cui i datori compiono la prima infornata per preparare la stagione estiva e, nonostante nel 2019 sia coinciso con l’arrivo dell’aiuto statale, si è riusciti persino ad aumentare di molto gli arruolamenti. Questa crescita di assunzioni è proseguita per quasi tutti i successivi mesi dell’anno, tanto che il 2019 ha chiuso con un totale di 733 mila contratti a fronte dei 661 mila del 2018. Se per il confronto ci limitiamo a considerare solo il periodo tra aprile e dicembre, quindi solo quello con il Reddito di cittadinanza già operativo, abbiamo 637 mila contratti nel 2019 e 558 mila nel 2018. Conclusione: nei primi nove mesi di Rdc i rapporti stagionali sono saliti di circa il 13%.
Parliamo dell’ultimo anno prima della pandemia. Quando, a fine febbraio del 2020, l’Italia ha iniziato a fare i conti con il Covid, la situazione è inevitabilmente cambiata. Tra marzo, aprile e una parte di maggio il Paese si è fermato, in particolar modo il comparto turistico. A giugno ha dovuto riaprire in fretta e le assunzioni sono tornate a volare: 166 mila, quasi perfettamente in linea con il dato nel 2019. Ma è soprattutto a luglio che le imprese hanno recuperato gli ingressi non effettuati durante la primavera, tanto che in quel mese l’Inps ne segna 178 mila contro i 97 mila di luglio 2018. E ancora ad agosto con 72 mila avviamenti, quasi il doppio dei 43 mila del 2019. Alla fine, il 2020 ha chiuso con 656 mila assunzioni, a spanne l’11% in meno del 2019. Si tratta di una contrazione ampiamente giustificata dai mesi di lockdown. Con le riaperture, invece, non c’è stato alcun effetto divano, pur denunciato dalle imprese come conseguenza non solo del Reddito di cittadinanza, ma anche della mole di interventi pubblici approvati per far fronte all’emergenza (bonus da 600 euro e Reddito di emergenza, per fare due esempi). Semmai ci sono state difficoltà di reperimento, andrebbero imputate all’effetto “collo di bottiglia” creato dalle misure pandemiche. Cioè al fatto che, come mostrano chiaramente i dati, le aziende hanno concentrato in soli due mesi le assunzioni che di solito spalmano in un periodo più lungo e questo ha reso un po’ meno agevole trovare i candidati. Molti disoccupati, tra l’altro, si erano già verosimilmente reinventati in altri settori, per esempio nella logistica, per sopperire alla mancata assunzione. Questo a voler tacere su tutti gli altri fattori che hanno reso strutturalmente meno attrattivo il lavoro nel turismo: le basse paghe, le condizioni indecenti spesso offerte, i sussidi molto deboli nei mesi di inattività forzata.
Arriviamo infine al 2021. Anche qui, le chiusure natalizie e pasquali hanno ridotto le assunzioni stagionali, che fino ad aprile sono cresciute rispetto al 2020 ma tenendosi sempre ben lontane dai periodi pre-pandemici. Già con i primi allentamenti delle restrizioni, i contratti hanno vissuto un boom: a maggio sono stati oltre 142 mila, un record rispetto a tutti gli anni precedenti presenti in archivio. Tra alcune settimane l’Inps pubblicherà quelli di giugno e potremo vedere quanto sia stato robusto il recupero. Ma, intanto, anche l’esplosione di maggio dimostra che si è di nuovo creato un collo di bottiglia.
Chi prende il Reddito di cittadinanza si offre spesso nelle attività stagionali, tanto che l’ultima rilevazione Anpal (di ottobre 2020, poi non sono più state aggiornate dal ministero, non si sa perché) diceva che – dei 350 mila percettori che avevano trovato un impiego – 48 mila hanno operato nella ristorazione e 44 mila nell’agricoltura. Il fatto che il Reddito disincentivi il lavoro è smentito da ogni dato ufficiale. A dirla tutta, per capirlo basterebbe la semplice logica: come si può rifiutare uno stipendio da 1.200 euro in cambio di un sostegno statale che vale in media 548 euro per l’intera famiglia? Questo è quanto “intascano” i nuclei beneficiari: si va dalla media di 447 euro per i single ai 700 euro per le famiglie con quattro bocche da sfamare. Come queste cifre possano indurre la gente a rifiutare una regolare retribuzione da lavoro (che tra l’altro può garantire una pensione futura) resterà un mistero e, prima o poi, gli imprenditori che hanno approfittato dell’eco concessa dai giornali per instillare questo racconto dovranno dare spiegazioni. A meno che non vogliano spiegarlo i vari Renzi, Salvini e De Luca, dato che in tutti questi mesi si sono fatti imperterriti portavoce di quelle stesse imprese.
ILFQ
mercoledì 18 agosto 2021
Nuovo record del debito, a giugno 2.696,2 miliardi.
In aumento di 9,2 miliardi. Pesa il fabbisogno pari a 15 miliardi.
lunedì 19 luglio 2021
Gli Stati Uniti ora temono «la pandemia dei non vaccinati». - Luca Salvioli
Tornano a salire i casi e i ricoveri oltreoceano, ma a essere sotto pressione sono gli stati con la più scarsa adesione alla campagna vaccinale.
I punti chiave
- Gli indecisi nei confronti del vaccino
- Torna l’emergenza negli stati con meno vaccinati
- Guerra alla disinformazione
L’epidemia ha ripreso a correre anche negli Stati Uniti. Dopo il picco dell’8 gennaio, con oltre 300mila casi in un giorno, le infezioni avevano iniziato a calare e contemporanemente la campagna vaccinale aveva iniziato a correre, prima e più velocemente rispetto all’Europa. Poi una breve risalita di infezioni in aprile per arrivare ai valori più bassi da inizio pandemia. Da due settimane la curva ha ripreso a salire, ma con diverse velocità tra gli stati.
«Questa sta diventando la pandemia dei non vaccinati - ha avvertito la direttrice della Cdc, Rochelle Walensky - stiamo vedendo una forte crescita dei casi in parti del paese che hanno una bassa copertura vaccinale, perché le persone non vaccinate sono a rischio». Stanno tornando alcune restrizioni. Chicago ha imposto dei limiti ai viaggiatori provenienti dal Missouri e l’Arkansas, considerati bacini per la variante Delta. A Los Angeles sono nuovamente obbligatorie le mascherine al chiuso anche per i vaccinati.
Gli indecisi nei confronti del vaccino.
Il messaggio delle autorità sanitarie cerca di spingere la popolazione verso una maggiore adesione alla campagna vaccinale. Gli Stati Uniti hanno raggiunto il loro picco di vaccinazioni giornaliere il 13 aprile, con 1.012 dosi per 100mila abitanti, per poi scendere fino alle 200-250 delle ultime settimane. Per fare un paragone, l’Italia è partita peggio ma ora viaggia stabilmente sopra le 900 dosi giornalieri per 100mila abitanti da inizio giugno.
Negli Stati Uniti ha ricevuto almeno una dose il 56% della popolazione, mentre il 48% ha completato il ciclo vaccinale. In Italia - in linea con i principali paesi europei - il 61,5% ha ricevuto almeno una dose, e il 45,2% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. La copertura è dunque simile.
Torna l’emergenza negli stati con meno vaccinati
Gli Stati Uniti vedono però una linea di demarcazione tra gli stati con una scarsa percentuale di vaccinati, che vivono una nuova ondata di ricoveri, e quelli con una maggiore protezione. A Mountain Home, Arkansas, dove ha fatto due dosi meno di un terzo della popolazione, gli ospedali soffrono nuovamente, racconta il New York Times.
«Sappiamo che il 99,5% delle persone che ora sono in ospedale non sono vaccinate e le persone che stanno morendo di Covid non sono vaccinate», ha detto Jen Psaki, la portavoce della Casa Bianca.
Guerra alla disinformazione.
L’amministrazione Biden è in polemica con Facebook per il ruolo del social nella diffusione di disinformazione capace di alimentare la propaganda contro il vaccino («Stanno uccidendo persone», ha detto il presidente americano).
L’immunologo Anthony Fauci alla Cnn ha detto: «Se al tempo avessimo avuto la copertura negativa che stanno avendo i vaccini su alcuni media, probabilmente avremmo ancora il vaiolo. E probabilmente avremmo ancora la polio in questo paese, se avessimo avuto il tipo di informazioni false che vengono diffuse ora».
IlSole24Ore
martedì 13 luglio 2021
Coronavirus, contagi in risalita. Si teme il giallo per quattro Regioni.
Sicilia, Campania, Marche e Abruzzo potrebbero rischiare di tornare in zona gialla. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, chiarisce che una risalita dei contagi era prevista ma non esclude, se necessario, il ritorno delle mascherine all'aperto.
Tornano a salire i numeri della pandemia di Covid-19 in Italia e 4 Regioni temono di tornare in zona gialla: sono Sicilia, Campania, Marche e Abruzzo. La variante Delta prosegue infatti la sua corsa e adesso alcune Regioni si affidano al dibattito sulla possibile revisione dei parametri che stabiliscono i profili di rischio e l'assegnazione delle zone: lo spauracchio è il ritorno alla zona gialla in piena estate. Le ipotesi vanno dalla soglia minima di tamponi da effettuare ogni 100mila abitanti - che alcuni esperti vorrebbero aumentare - al maggiore peso del cosiddetto Rt ospedaliero - vale a dire il tasso occupazione dei posti letto - rispetto a quello sull'incidenza. Tra le questioni poste, infatti, c'è quella di rendere più determinante, nell'ambito del monitoraggio settimanale, la valutazione dei rischi sulla pressione ospedaliera rispetto all'incidenza dei contagi, proprio in vista dell'alleggerimento delle strutture sanitarie dovute al calo dei casi gravi con l'avanzare delle vaccinazioni. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, chiarisce comunque che una risalita dei contagi era prevista ed è in corso, ma con numeri più bassi del passato. Tuttavia non esclude, se necessario, il ritorno delle mascherine all'aperto. "Come abbiamo sempre fatto ci affideremo alla nostra squadra di tecnici che continueranno a fare questo lavoro di verifica, vediamo passo dopo passo come le cose vanno avanti", spiega Speranza, sottolineando ancora che "la vera arma per chiudere questa stagione è la campagna di vaccinazione, su cui bisogna insistere". E il sottosegretario Pierpaolo Sileri non vede il rischio di una revisione dei parametri, dato che "l'attuale sistema ci ha permesso di arrivare alla riaperture in sicurezza". Tra le questioni da approfondire c'è anche quella - più volte invocata proprio di fronte all'avanzare delle mutazioni - dello screening: non tutte le Regioni li eseguono in maniera efficace, in particolare alcune del Sud - come Calabria e Sicilia - sarebbero indietro sul numero di test da effettuare ogni giorno. A lanciare l'allarme sulla necessità dei test è anche il direttore del dipartimento di Microbiologia dell'Università di Padova. Andrea Crisanti, secondo il quale "la variante Delta, purtroppo, è a un passo dal diventare resistente ai vaccini e quindi meno si trasmette e meglio è. Per questo, penso che bisognerebbe combinare la campagna vaccinale, vaccinando più persone possibili, e allo stesso tempo rafforzare la nostra capacità di tracciamento, perché diminuire la trasmissione potenzia l'effetto dei vaccini".
rainews
venerdì 2 aprile 2021
In Sardegna aumentano i ricoveri. Non si ferma l'ondata di contagi.
A Nuoro scatta l'allarme per 188 nuovi contagiati. I pazienti di Cagliari hanno tra i 30 e i 60 anni.
Non un disastro come quello dell'altro ieri (con 444 nuovi contagiati), ma sempre troppi casi di coronavirus nell'Isola: l'ultimo conteggio riporta una novantina di casi in meno, 351, secondo il report dell'Unità di crisi regionale, con quattro nuovi decessi (il totale da inizio pandemia è di 1.238) e un tasso di positività del 4,8%.
Ad essere sorvegliati speciali sono i dati sui ricoveri: negli ospedali sardi, 236 letti di terapia non intensiva sono occupati da pazienti Covid, quindi 14 in più rispetto a mercoledì, mentre restano 34 quelli in terapia intensiva. Si aggiungono gli oltre quattordicimila in isolamento a casa.
Mentre a Nuoro scatta l'allarme per 188 nuovi contagiati, a Uri si proroga la zona rossa fino al 12 aprile: "Con 129 contagiati e 169 in quarantena, non c'era scelta", spiega il sindaco Lucia Cirroni. I Comuni dell'Isola in zona rossa sono Bultei, Soleminis, Burcei, Villa San Pietro, Donori, Samugheo, Sindia, Gavoi, Golfo Aranci, Bono, Uri e Pozzomaggiore. Non lo è più Sarroch, lo diventa Pula (fino al 16 aprile).
L'impennata dei contagi, collegata alla maggiore infettività delle varianti, al momento, preoccupa per l'economia ma non per i posti letto nei reparti Covid.
Sergio Marracini, a capo di un gruppo di ospedali di cui fanno parte quelli Covid di Cagliari: Santissima Trinità, Marino e Binaghi, spiega: "Non sono preoccupato: abbiamo svuotato il Marino, dove c'erano nove persone contagiate dal coronavirus, per liberare personale che ora sta inoculando i vaccini, al Binaghi abbiamo trenta pazienti Covid su cento posti letto disponibili, al Santissima Trinità 115 su una capacità di 200. Siamo lontani dall'emergenza".
Una settimana fa, nell'Isola i contagi quotidiani erano ben sotto i duecento, ora siamo a 270 al giorno dopo averne contati 344. Siamo nel pieno della terza ondata e c'è un dato che salta all'occhio: "I pazienti Covid di Cagliari", analizza Marracini, "hanno un'età fra i trenta e i sessant'anni. Sono spariti i grandi anziani, e sapete perché? Li stanno vaccinando, quindi diventano immuni. Ecco perché non temo che il sistema ospedaliero rischi il collasso: stiamo costantemente sottraendo ospiti al virus".
L'UnioneSarda.it
domenica 11 ottobre 2020
Covid: ancora su i contagi, +5.724, morti sono 29. Riunione d'urgenza del Cts.
Continuano a crescere i contagi da coronavirus in Italia. Nelle ultime 24 ore i positivi sono aumentati di 5.724 (ieri erano stati 5,372), con 29 morti (ieri 28). E' quanto emerge dai dati del Ministero della Salute. I tamponi sono stati 133.084, nuovo record (ieri 129.471). Tra le regioni la Lombardia registra 1.140 nuovi positivi, la Campania 664.
Sono 1.100 i nuovi contagiati in Lombardia. E' quanto ha comunicato l'assessore regionale al Welfare, Guido Gallera, a margine di un convegno di Forza Italia a Milano. Per Gallera, "quello che sta succedendo negli ultimi giorni è una forte crescita dei positivi, legata presumibilmente al ritorno a scuola, alla vita sociale, dai primi di settembre: la gente è tornata in ufficio è questo ha portato a 1100 positivi, ma il numero delle terapie intensive è uguale a quello di ieri e il numero dei ricoverati è cresciuto di una ventina di persone".
Aumento record di casi anche in Toscana dall'inizio della pandemia. Rispetto a ieri sono aumentati di 548, con una crescita percentuale pari al 3,2. E' la prima volta che la Toscana supera i 500 casi giornalieri. Già ieri con 483 era stato superato il picco massimo raggiunto durante la fase emergenziale, pari a 406 registrato il 2 aprile. In totale in Toscana da inizio epidemia ci sono stati 17.643 contagi e gli attualmente positivi sono 5,640, + 10% rispetto a ieri. I test eseguiti hanno raggiunto quota 828.114, 11.237 in più rispetto a ieri. I ricoverati sono 190 (20 in più rispetto a ieri), di cui 30 in terapia intensiva (stabili). Oggi non si registrano nuovi decessi.
Una riunione urgente del Comitato tecnico scientifico, alla quale dovrebbe partecipare anche il ministro della Salute Roberto Speranza, è stata convocata per domani. Sul tavolo degli esperti, secondo quanto si apprende, ci sarebbe l'impennata dei contagi dell'ultima settimana e la capacità del sistema di testare i casi.
"Non siamo ancora fuori dalla fase più difficile. Bisogna mantenere con forza tutte le misure di sicurezza con determinazione, per poter continuare ad avere ancora numeri meno alti di quelli che si registrano in altri paesi europei", ha detto Speranza, in un intervento video ai lavori conclusivi dell'incontro su 'La sanità post Covid-19' al teatro Bellini di Catania.
"Chi sostiene che le misure di prevenzione siano soltanto lacci e lacciuoli dice una enorme sciocchezza. Soltanto un Paese sicuro può correre più veloce e ripartire con più energia e determinazione", ha aggiunto il ministro della Salute.
"La parola chiave è prossimità, con una sistema sanitario che si avvicina ai problemi reali delle persone. Una rete dal basso. Dobbiamo farlo tutti insieme. Dobbiamo costruire un grande Patto Paese - ha aggiunto Speranza - perché il futuro del nostro Paese passa per il suo sistema sanitario nazionale"
"La lezione del Coronavirus ci dice che il sistema sanitario nazionale è la cosa più importante che abbiamo. Dobbiamo ricominciare ad investire. Per troppi anni la spesa sanitaria è stata penalizzata. Oggi il virus ci consente di cambiare marcia", ha continuato Speranza. "Siamo soltanto all'inizio - ha aggiunto - e dobbiamo usare tutti gli strumenti che abbiamo per mettere benzina nel sistema sanitario nazionale".
"Le misure contano ma quello che è veramente decisivo sono e restano i comportamenti delle persone - ha rilevato ancora Speranza -. Io penso che la scienza in un tempo congruo ci darà risposte incoraggianti. Io sono ottimista non sono pessimista, la battaglia l'umanità la vincerà. Presto non significa però domani mattina e neanche tra pochissime settimane ma con tutta probabilità nella prima parte del 2021. Quindi abbiamo una fase di resistenza e di convivenza dove purtroppo non abbiamo ancora il vaccino, non abbiamo ancora cure risolutive e quindi in questi mesi non mi stancherò mai di dire che i comportamenti delle persone sono la vera chiave essenziale: mascherine, distanziamento e lavaggio delle mani sono le armi che abbiamo".
sabato 10 ottobre 2020
L’illusione di una destra responsabile. - Gaetano Pedullà
Ad azzeccare le previsioni col senno di poi sono bravi tutti, ma sull’impennata dei casi di Covid non c’erano mai stati dubbi, tanto che sentivamo parlare da mesi di seconda ondata della pandemia. Lo stato d’emergenza prorogato dal Governo e gli inviti a comportamenti prudenti, a partire dall’uso delle mascherine, dunque erano ovvi, così come il livello dei contagi che ieri ha superato quota cinquemila.
Eppure un cospicuo gruppo di opinionisti e apprendisti virologi, con ambulatorio fisso negli studi delle tv, minimizza il problema, negando i rischi del Coronavirus (è poco più di un raffreddore) e la diffusione del problema (poca roba rispetto alla popolazione), mentre si avallano tesi fantasiose, tipo l’invenzione del virus per dare ai governi poteri speciali, col sostegno dell’informazione mainstream, corrotta e complice. Roba che al confronto i terrapiattisti sono dilettanti. E oggi qualche decina di questi sedicenti furbi, che non si fanno ingannare dalle notizie dei tg, marceranno con in testa l’attore Enrico Montesano, quello del film “febbre da cavallo” autopromosso a medico del C… ovid.
L’obiettivo di questi negazionisti è aprirci gli occhi sull’incombente dittatura sanitaria, che oggi ci costringe a mascherarci e domani chissà, magari ci renderà schiavi di un Governo che non sta bene all’opposizione di Centrodestra e ai suoi cantori – ma guarda la coincidenza! – incredibilmente tutti di quella stessa area politica, con Porro, Sgarbi, Briatore, Capezzone, Cruciani e non mi dilungo perché sono una quaresima.
Ovviamente a conferma delle loro tesi non c’è uno straccio di prova, men che meno scientifica, ma tutto va bene pur di buttarla in caciara contro chi si è preso l’onere di provvedimenti gravosi. Invece di collaborare, almeno di fronte alla salute dei cittadini, questi signori non fanno altro che criticare e non dire mai che farebbero se fossero loro al Governo, premesso che quando lo dicono, la mattina parlano di chiudere tutto, il pomeriggio di aprire e la sera di richiudere. Zero idee e confuse, insomma, che però spingono i loro ascoltatori ad allentare le difese e contagiarsi. Mentre chi ragiona guarisce dall’illusione di una destra responsabile e capace di guidare il Paese.
https://www.lanotiziagiornale.it/editoriale/lillusione-di-una-destra-responsabile/








