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venerdì 28 agosto 2026

LA STRANA SOLITUDINE DI PUTIN.

 

Ironia e dati alla mano su come la Russia ha "perso tutti gli amici", tranne il Mondo che conta.
FOTO (Sputnik/Kremlino/Mikhail Klimentyev): Il presidente Vladimir Putin firma il libro dei visitatori nell'ex casa dello scrittore russo Lev Tolstoj a Yasnaya Polyana (a dodici chilometri da Tula, città della Russia europea), 8 settembre 2016
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Quando i media dell’Occidente collettivo iniziarono a ripetere il mantra “PUTIN È ISOLATO”, avevamo da poco oltrepassato la soglia del 2022. Un anno segnato dall’escalation del conflitto in Ucraina e, a detta della stampa euroatlantica, dall’inizio della “FINE PER LA FEDERAZIONE RUSSA”.
Le sanzioni piovevano a raffica, le copertine lo ritraevano solo, abbandonato, dimenticato. Eppure, mentre il G7 si riuniva per l’ennesimo selfie in posa rigida, nel resto del mondo si moltiplicavano strette di mano, accordi commerciali e conferenze internazionali con un protagonista immancabile: VLADIMIR PUTIN.
IL CONTESTO: L’OCCIDENTE COLLETTIVO VS. IL RESTO DEL MONDO
L’Occidente collettivo, pur essendo egemone sul piano finanziario e mediatico, rappresenta poco più del 20% della popolazione mondiale. Gli altri – ASIA, AFRICA, AMERICA LATINA, MEDIO ORIENTE – non solo non hanno isolato la Russia, ma hanno approfondito i legami con Mosca in maniera costante e strategica. Lo chiamano MULTIPOLARISMO. Lo chiama anche così PUTIN. E dietro al termine si cela una realtà concreta fatta di diplomazia, scambi energetici, militari, agricoli, tecnologici e culturali.
ALCUNI FORUM, CONGRESSI, VERTICI E FIERE (2022–2025) DELLA RUSSIA
2022
• SPIEF 2022 – Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo: nonostante le sanzioni, forte presenza di delegazioni da Cina, India, Iran, Africa e America Latina.
• Forum Economico Orientale 2022 (Vladivostok): consolidamento dei legami con l'Asia-Pacifico.
• Army-2022 – Forum Militare Internazionale Tecnico (Mosca): partecipazione di 60+ delegazioni militari, inclusi Cina, Iran, Venezuela.
• Forum Municipale Internazionale dei BRICS (IMBRICS) – avvio delle attività multilivello tra città e regioni BRICS.
• Partecipazione a fiere internazionali in India, Cina, Egitto, Brasile, Sudafrica, Bolivia.
2023
• Vertice Russia-Africa (San Pietroburgo, luglio): 49 delegazioni, 17 capi di Stato, accordi su sicurezza, educazione, grano e cooperazione energetica.
• SPIEF 2023
• Forum Economico Orientale 2023 (Vladivostok)
• Forum Parlamentare Russia-Africa (Mosca, marzo): oltre 40 parlamenti africani rappresentati.
• Russia–Islamic World: KazanForum 2023 – ampia partecipazione dell’OIC, Paesi del Golfo, Asia Centrale.
• Army-2023 (Mosca): cooperazione tecnico-militare con 60+ Paesi del Sud Globale.
• Russia Energy Week 2023
• Russia–America Latina: Conferenza Parlamentare Internazionale (Mosca, novembre): partecipazione di CELAC, ALBA, MERCOSUR.
• Vertici SCO, CSTO, UEE – piena partecipazione russa.
• Conferenza Interparlamentare Russia–ASEAN (Mosca)
• Fiere industriali, militari e agricole in Serbia, Egitto, India, Algeria, Bolivia, Myanmar.
• Forum Valdai 2023
• Forum Eurasiatico di Verona (in Russia)
2024
• Presidenza russa dei BRICS (da gennaio 2024)
• SPIEF 2024
• Forum Economico Orientale 2024
• IMBRICS 2024 – sessioni regionali in varie città della Russia
• BRICS Academic Forum (Mosca, maggio)
• BRICS Games (Kazan, giugno): oltre 90 Paesi partecipanti
• BRICS Youth Diplomats Forum (Ufa, agosto)
• BRICS Media Summit, Civil Forum, Film Festival, Cultural Festival
• Forum Ministeriali BRICS su sanità, trasporti, educazione, energia
• International Finance & Economics Forum BRICS (Kazan, ottobre)
• Vertice BRICS (Kazan, 22–24 ottobre): storica espansione con nuovi membri (Iran, Etiopia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Argentina)
• Army-2024 (Mosca, agosto)
• Russia Energy Week 2024
• Symposium “Inventing the Future” (Mosca, 4–6 novembre): oltre 3.000 partecipanti da 75 Paesi, inaugurazione del National Centre "Russia"
• Vision 2050 Civil Forum BRICS – premio internazionale filosofico promosso in primavera
• Forum Valdai 2024
• Forum Eurasiatico di Verona 2024
• Parata del 9 maggio 2024 – presenza di leader da Africa, Asia e America Latina
• Incontri ONU multilaterali, incluso Guterres (ONU)
2025
• SPIEF 2025
• Forum Economico Orientale 2025
• Forum del Futuro 2050 (Mosca, 9–10 giugno): focus su AI, ambiente, multipolarismo, economia planetaria
• Future Technologies Forum 2025 (Mosca, febbraio): innovazioni nei materiali e nella chimica
• IMBRICS 2025 – eventi decentrati in Vietnam, Brasile; sessione finale a Mosca (autunno)
• Annual Investment Meeting (AIM Congress) (Abu Dhabi, aprile): partecipazione ufficiale russa
• Army-2025 (previsto agosto, Mosca)
• Russia Energy Week 2025
• Vertici SCO, CSTO, UEE 2025 – partecipazione strategica della Russia
• Russia–ASEAN Summit – continuità diplomatica e commerciale
• Fiere e Expo industriali/agricole in Africa, Asia e America Latina
• Forum Valdai 2025
• Eventi BRICS+ 2025 – forum paralleli con Paesi osservatori, partner e candidati BRICS
• Parata del 9 maggio 2025 – ampia presenza diplomatica da Sud Globale ed Eurasia
• Forum Municipale Internazionale dei BRICS (IMBRICS) – rafforzamento dei legami tra città, regioni e municipalità
• Forum delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) (Nižnij Novgorod, 5 e 6 giugno 2025)
• Forum del Futuro 2050 (Mosca, 9 e 10 giugno 2025)
PRINCIPALI LEADER INCONTRATI DA PUTIN (2022-2025)
Putin ha incontrato più capi di Stato nei tre anni post-2022 che in molti decenni precedenti. Alcuni tra i principali:
AMERICA LATINA:
o Miguel Díaz-Canel (Cuba)
o Nicolas Maduro (Venezuela)
o Luiz Inácio Lula da Silva (Brasile)
o Daniel Ortega (Nicaragua)
o Evo Morales (Bolivia)
o Alberto Fernández (Argentina, prima della transizione)
o Gabriel Boric (Cile, contatti multilaterali)
ASIA E MEDIO ORIENTE:
o Xi Jinping (Cina)
o Narendra Modi (India)
o Bashar al-Assad (Siria)
o Ebrahim Raisi (Iran)
o Mohammed bin Salman (Arabia Saudita)
o Recep Tayyip Erdoğan (Turchia)
o Nguyễn Phú Trọng (Vietnam)
o Shehbaz Sharif (Pakistan)
o Ilham Aliyev (Azerbaigian)
o Hun Manet (Cambogia)
o Serdar Berdimuhamedow (Turkmenistan)
AFRICA:
o Assimi Goïta (Mali)
o Ibrahim Traoré (Burkina Faso)
o Abdourahamane Tiani (Niger)
o Cyril Ramaphosa (Sudafrica)
o Azali Assoumani (Comore)
o Denis Sassou Nguesso (Congo)
o Faustin-Archange Touadéra (Repubblica Centrafricana)
o Emmerson Mnangagwa (Zimbabwe)
o Andry Rajoelina (Madagascar)
o Mohamed Ould Ghazouani (Mauritania)
o Macky Sall (Senegal)
o Abdel Fattah al-Burhan (Sudan)
o João Lourenço (Angola)
o Ismaïl Omar Guelleh (Gibuti)
o Teodoro Obiang Nguema Mbasogo (Guinea Equatoriale)
o William Ruto (Kenya)
o Mohamed Bazoum (Niger, prima del colpo di Stato)
EUROPA E ASIA CENTRALE:
o Alexander Lukashenko (Bielorussia)
o Viktor Orbán (Ungheria)
o Milorad Dodik (Bosnia-Erzegovina, Repubblica Srpska)
o Robert Fico (Slovacchia)
o Aleksandar Vučić (Serbia)
o Janez Janša (Slovenia, fino al 2022)
o Kassym-Jomart Tokayev (Kazakistan)
o Emomali Rahmon (Tagikistan)
o Sadyr Japarov (Kirghizistan)
o Shavkat Mirziyoyev (Uzbekistan)
o Nikol Pashinyan (Armenia)
PALESTINA:
o Mahmoud Abbas (più volte tra Mosca, Astana e al margine di vertici multilaterali)
o Delegazioni ufficiali di Hamas ricevute a Mosca nel 2022, 2023, 2024 e 2025
ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI:
o António Guterres (ONU)
o Dirigenti di FAO, OMS, UNCTAD, LEGA ARABA, UNIONE AFRICANA
DIPLOMAZIA ATTIVA: I VIAGGI E LE DICHIARAZIONI
PUTIN non è rimasto chiuso nel Cremlino. Ha viaggiato in ASIA CENTRALE, partecipato a vertici asiatici e africani, mantenuto un flusso costante di visite ufficiali e ha ricevuto a Mosca decine di capi di Stato. La sua diplomazia si è estesa a nuovi orizzonti con:
• Donazioni di grano gratuito a MALI, BURKINA FASO, SOMALIA, ERITREA
• Donazioni di petrolio e altri materiali medici ecc. a CUBA
• Accordi energetici record con INDIA, CINA, IRAN E TURCHIA
• Proposte per una valuta alternativa al dollaro nell’ambito BRICS
• Visite ufficiali in Uzbekistan, Egitto, Sudafrica, Cuba, Vietnam, Iran
• Rafforzamento della presenza diplomatica in AFRICA, MEDIO ORIENTE E SUD-EST ASIATICO
• Partecipazione attiva al progetto Nord-Sud e alla NUOVA VIA DELLA SETA
IL RUOLO DELLA RUSSIA NEL SUD GLOBALE
MOSCA è diventata punto di riferimento per paesi che rifiutano la sottomissione al dollaro e alle sanzioni come strumento di controllo imperialista. I paesi del SUD GLOBALE vedono nella Russia un alleato per il diritto alla sovranità, alla difesa, allo sviluppo indipendente. Mentre BRUXELLES E WASHINGTON esportano debito, Mosca esporta trattori, fertilizzanti e centrali nucleari.
CONCLUSIONE: CHI È ISOLATO?
Dunque, chi è davvero isolato? Putin, che partecipa a vertici con CINA, INDIA, IRAN, BRASILE E MEZZA AFRICA? O i leader europei che girano in tondo TRA BRUXELLES E DAVOS, ricevendo applausi automatici e firmando memorandum sull’energia eolica che nessuno legge?
La "solitudine" di Putin è una costruzione narrativa che ignora l'evidenza geopolitica: IL MONDO È CAMBIATO, IL MULTIPOLARISMO È REALTÀ.
E l’Occidente collettivo, è bene ricordarlo, non è il mondo. È solo una piccola parte. Una parte che, per quanto rumorosa, conta sempre meno.
A giudicare dalla folla che lo circonda, la vera solitudine sembra abitare altrove.

mercoledì 5 febbraio 2025

Un oceano dividerà in due l’Africa: accadrà tra milioni di anni (e forse noi non ci saremo).

Un nuovo oceano si sta lentamente formando in Africa a causa di una frattura di 56 chilometri apparsa in Etiopia nel 2005. Questa spaccatura è il risultato della graduale separazione di tre placche tettoniche: la placca nubiana, la placca somala e la placca araba. Gli scienziati stimano che ci vorranno tra i 5 e i 10 milioni di anni perché l’oceano si formi completamente.
La regione dell'Afar, dove le placche si incontrano, è un luogo unico per studiare i processi tettonici. Alcuni ricercatori ritengono che la frattura sia causata da un enorme pennacchio di roccia surriscaldata che sale dal mantello terrestre sotto l'Africa orientale. Le placche si stanno muovendo a velocità diverse: la placca araba si allontana dall’Africa di circa 2,5 centimetri all’anno, mentre le placche africane si separano più lentamente, tra 0,5 e 1,2 centimetri all’anno.
Alla fine, questo processo darà origine a un nuovo sistema di dorsali medio-oceaniche, preparando il terreno per la nascita di un nuovo oceano in Africa.

https://www.facebook.com/photo?fbid=1024791286341614&set=a.456338629853552

venerdì 22 settembre 2023

ECCO QUALE SAREBBE IL PIANO DI MATTEI PER L’AFRICA.

 

                             Enrico Mattei durante il suo viaggio in Cina nel 1958. Archivio ENI

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni

Di Liliana Gorini
Presidente di Movisol, Milano

Dallo scorso gennaio, e di nuovo in aprile quando si è recata ad Addis Abeba, lei ha parlato più volte di un “piano Mattei” per l’Africa che il governo italiano si accinge a proporre. Ha fatto il nome di Enrico Mattei, l’industriale e fondatore dell’ENI a cui dobbiamo il fatto che l’Italia divenne uno dei paesi industrializzati più importanti al mondo, grazie alla sua lungimirante politica di accordi commerciali diretti coi paesi produttori, e una sapiente politica per favorire lo sviluppo economico dell’Africa e del cosiddetto “terzo mondo” e la loro indipendenza dalle Sette Sorelle e dalle potenze coloniali. Dato che lei utilizza il nome di questo grande italiano nel promuovere la sua politica verso l’Africa, e dato che anche l’Italia, come l’Africa, è vittima di un atteggiamento colonialista da parte dell’Unione Europea e di Francia e Germania, mi sembra opportuno ricordarle che cosa fece Mattei e, soprattutto, che cosa farebbe oggi se fosse ancora vivo, e non fosse stato assassinato nel 1962 proprio per la sua politica di sviluppo.

A differenza del suo governo, che prende ordini dalla NATO favorendo una folle guerra in Ucraina che rischia di portarci alla terza guerra mondiale, Enrico Mattei aprì alla Russia, alla Cina, all’Iran e a tutto il Medio Oriente, nel nome della pace e della cooperazione economica per lo sviluppo, e lavorava ad una nuova architettura di pace e sviluppo simile a quella proposta dalla signora Helga Zepp-LaRouche dello Schiller Institute.

A differenza del suo governo, che accetta il diktat degli Stati Uniti sulla politica energetica, bloccando le forniture di gas a basso prezzo dalla Russia e accettando invece quelle di gas liquido americano, che costa dieci volte tanto ed è nocivo, Enrico Mattei divenne famoso come l’ideatore della vera indipendenza energetica dell’Italia, con i suoi accordi diretti coi paesi fornitori, a cui offriva condizioni molto più favorevoli rispetto alle Sette Sorelle.

A differenza del suo governo, che taglia le pensioni e riduce gli aiuti alle famiglie povere per finanziare la sua “splendid little war” in Ucraina (per usare un’espressione cara al Segretario di Stato americano John Hay che chiede il via alle “guerre permanenti” americane contro i paesi del sud del mondo), Mattei si preoccupava del benessere dei suoi lavoratori, andava di persona a controllare che il cibo della mensa fosse adeguato e si assicurava che avessero la necessaria assistenza sanitaria. Destinava inoltre il suo stipendio ai poveri, perché non era interessato alla ricchezza personale, ma al Bene Comune del suo paese.

A differenza del suo governo, che accetta passivamente tutto quello che gli viene ordinato dall’UE e dalla NATO, Mattei era a favore di una politica di pace e di dialogo con tutti, e se oggi fosse in vita sarebbe tra i promotori, insieme alla Cina, al Papa ed ai paesi africani, di una proposta di pace tra Russia e Ucraina senza imporre condizioni, fondata sul principio del dialogo diretto che rese possibile la fine della crisi missilistica di Cuba ed una guerra nucleare nel 1962. Non dimentichiamo che Mattei incontrò John F. Kennedy, e doveva incontrarlo nuovamente a Washington quando fu ucciso, e che John F. Kennedy ammirava il suo coraggio e la sua determinazione nel promuovere la pace e lo sviluppo economico, così come ammirava Papa Giovanni XXIII la cui enciclica “Pacem in Terris” fu fondamentale per evitare una guerra mondiale, e fu tradotta in inglese su richiesta del Presidente americano.

Se oggi fosse in vita, Mattei chiederebbe quindi lo scioglimento della NATO, che da alleanza difensiva si è trasformata in un’alleanza offensiva decisa ad usare le armi nucleari, e l’adesione dell’Italia al blocco dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) che con il vertice di luglio a Johannesburg sono saliti a 11 paesi e stanno dando vita ad un nuovo sistema economico e monetario che rilanci l’idea dello sviluppo del sud del mondo, negato per decenni dall’Occidente nel nome di un “ordine basato sulle regole” che ci sta portando sull’orlo del baratro e non solo non favorisce lo sviluppo dell’Africa e del sud del mondo, ma sta mandando in rovina anche la nostra stessa economia, con sanzioni che invece di colpire Russia e Cina si ritorcono contro di noi e con una politica energetica folle, che Mattei denuncerebbe come tale.

Se desidera davvero proporre un “piano Mattei” per lo sviluppo dell’Africa, la invito quindi a studiare ciò che fece Mattei, e seguirne le orme, senza usarne il nome per attuare in realtà un “piano Meloni” con qualche accordo raffazzonato senza alcuna visione per il futuro. L’Africa ha detto chiaramente che è stufa del colonialismo, inglese, francese e olandese (quello italiano durò ben poco, era più che altro una barzelletta, ma quello inglese e francese dura tuttora ed è la causa dei colpi di stato nel Niger ed altri paesi dell’Africa centrale). L’Africa è stufa di essere un fornitore di materie prime a costo zero per le potenze coloniali, che a loro volta impediscono il suo sviluppo, anche nel nome dei presunti “cambiamenti climatici”. E si è rivolta alla Cina, alla Russia ed ai BRICS che, a differenza dell’UE, investono da anni in grandi infrastrutture.

Mattei oggi sarebbe dalla parte dei BRICS e non della NATO. Un piano Mattei per l’Africa sarà tale solo se lei prenderà esempio da Mattei facendo accordi con tutti, dialogando con tutti, senza prendere ordini da nessuno, né dall’impero britannico, né da un Presidente americano fuori di testa che crede di vincere una guerra contro la Russia, e in realtà sta perdendo su tutti i fronti, militarmente ed economicamente, come hanno ribadito numerosi esperti americani alla recente conferenza dello Schiller Institute dal titolo “uniamoci al Sud del mondo per una vera politica di sviluppo economico”.

18.09.2023

Movisol, “Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Solidarietà”, è stato fondato a Milano nel 1993.

Fonte: https://movisol.org/ecco-quale-sarebbe-il-piano-di-mattei-per-lafrica/


https://comedonchisciotte.org/ecco-quale-sarebbe-il-piano-di-mattei-per-lafrica/

domenica 26 aprile 2020

Coronavirus, in Africa mancano terapie intensive, ventilatori e il lockdown è inapplicabile. Così i 30mila casi (ufficiali) fanno paura. - Giusy Baioni

Coronavirus, in Africa mancano terapie intensive, ventilatori e il lockdown è inapplicabile. Così i 30mila casi (ufficiali) fanno paura

I letti in intensiva vanno dai 3mila del Marocco, 2.500 dell’Algeria e mille del Sudafrica ai 15 di Burkina Faso e Somalia. In molti Paesi i macchinari per la respirazione assistita sono meno di dieci. I governi attuano la serrata, ma è una misura difficile da imporre con la maggior parte dell’economia che è informale, i lavori alla giornata e stipendi, contratti e tutele statali inesistenti.
Quasi 30mila casi, più di 1.300 morti: sono le cifre che provengono dall’Africa. O perlomeno le cifre ufficiali. Ben poca cosa rispetto ai numeri del resto del mondo. Tuttavia, qui più che altrove, non v’è certezza alcuna sui numeri reali della pandemia. Quello che è noto, invece, è la mancanza delle terapie intensive e dei ventilatori polmonari. Ma anche qui, senza certezze: i numeri sono aleatori, tanto che alcuni giorni fa la stessa direttrice dell’Oms per l’Africa, Matshidiso Moeti, ha lanciato l’allarme, deplorando la mancanza di informazioni attendibili.
La rivista Jeune Afrique ha tentato di calcolare i numeri delle terapie intensive e dei respiratori: c’è una grande disparità fra i pochi paesi che dispongono di un numero decente di presidi e i molti che invece non hanno quasi nulla. I letti di terapia intensiva vanno dai 3mila del Marocco, 2.500 dell’Algeria e mille del Sudafrica ai 15 di Burkina Faso e Somalia, con diversi altri Paesi che ne hanno sotto i 100. Ancora peggiore la situazione dei respiratori: 3 per tutta la Repubblica Centrafricana, 4 in Togo (ma ne sono stati ordinati 250), 5 in Niger, 10 in Congo Brazzaville, 11 in Burkina Faso, fra i 15 e i 20 in Camerun. In tutta la Sierra Leone, secondo il Financial Times, ce ne sarebbe uno solo. Qualche decina in altri Paesi, per poi trovarne 2.500 in Algeria, 3mila in Marocco e ben 6mila in Sudafrica, 4mila dei quali in mano però nella sanità privata.
I numeri sono ancora più drammatici se si considera che diversi di questi Paesi hanno focolai attivi piuttosto rilevanti. Nell’Africa settentrionale e nel Sud sono concentrate le situazioni peggiori: circa 4mila casi in Sudafrica, Egitto e Marocco, pochi meno in Algeria. Ma hanno superato i mille casi Camerun e Ghana. Oltre 900 contagi in Tunisia, più di mille in Costa d’Avorio e anche nella piccola Gibuti, dove potrebbe aver inciso la presenza di basi militari straniere, fra cui la prima base navale cinese nel continente.
In molti altri paesi i numeri restano sotto controllo, in genere qualche decina. Poche unità si segnalano in MauritaniaBurundiSao Tomè e Sud Sudan. Zero casi, per ora, solo nelle isole Comore e nel piccolo Lesotho, dove è stato comunque dichiarato lo stato di emergenza per due settimane, data la posizione geografica nel mezzo del Sudafrica.
Le misure intraprese dai vari governi sono quasi ovunque molto rigide e puntano sulla prevenzione. Il lockdown, unica prevenzione efficace, è stato dichiarato quasi ovunque, con la consapevolezza però che misure come quelle cinesi o europee non sono proponibili in un continente dove la maggior parte dell’economia è informale, i lavori alla giornata, stipendi e contratti inesistenti, tutele statali pure. Impensabile imporre di “restare a casa” nelle baraccopoli, dove la “casa” è solo un luogo coperto in cui dormire. Impensabile imporre di non uscire dove non esistono frigo per conservare gli alimenti e il cibo va comprato fresco ogni giorno. Vietate quasi ovunque invece le celebrazioni religiose, sia nei paesi a maggioranza cristiana che in quelli musulmani. Basti dire che l’unico luogo dove si è celebrata la Pasqua con messe affollate di fedeli è stato il Burundi, che ufficialmente è fermo a 8 casi.
Le forti restrizioni decise dal governo sudafricano, che ha imposto chiusure draconiane provocando lo stop del commercio informale, stanno già provocando problemi di ordine pubblico, saccheggi dei supermercati, rivolte sociali duramente represse. Ogni giorno, oltre al bollettino dei contagi, arriva quello degli arresti. Per evitare tali rischi, il governo del Senegal ha optato per un modello ibrido, con il coprifuoco dalle 20 al posto del lockdown: attività commerciali aperte, ma alla sera tutti a casa.
Diversi Paesi stanno adottando come farmaco la clorochina, antimalarico abbondantemente disponibile e a prezzo contenuto. Si sta inoltre estendendo l’obbligo di mascherine e laddove mancano i presidi supplisce il fai-da-te in coloratissimi wax (la tipica stoffa africana), ma anche in foglie o vimini intrecciati. Non manca chi raccoglie per strada le mascherine usate, le lava bene con acqua e sapone e le riutilizza o le rivende.
Di altro tenore l’impegno degli atenei africani: molti laboratori universitari hanno avviato la produzione di gel idroalcolici, mentre altri si sono dedicati alla produzione di mascherine e soprattutto visiere per il personale medico con le stampanti 3D. In Marocco e Tunisia diverse fabbriche si sono rapidamente riconvertite per produrre mascherine e respiratori.
E se diversi cantanti hanno lanciato nuovi brani di sensibilizzazione sul Covid-19, anche molti leader politici si stanno esponendo in prima persona sui social per sponsorizzare le misure di prevenzione: Alpha CondéFélix TshisekediMohammed VIAlassane OuattaraPaul Kagame mostrano come lavarsi le mani e invitano a portare la mascherina in luoghi affollati. Di contro, il presidente malgascio Andry Rajoelina ha appena annunciato la creazione di una mistura a base di artemisia in grado di prevenire e sconfiggere il coronavirus: “È un rimedio a base di piante officinali locali. Dà risultati in 7 giorni”. Che il Madagascar sia terra unica per biodiversità è noto, ma l’Oms si è affrettata a dichiarare che ad oggi non esistono evidenze scientifiche che tale preparato sia efficace.

giovedì 26 settembre 2019

Contanti, frontiere Ue colabrodo. Preso uno «spallone» ogni 83 milioni di viaggiatori. - Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

Risultati immagini per spalloni

Un “trafficante” di contanti ha lo 0,0012% di probabilità di essere scoperto dalle autorità di frontiera.

Ha più possibilità un giocatore di vincere il primo premio di una lotteria milionaria che uno “spallone” giramondo di essere colto in flagranza mentre fa viaggiare illegalmente contanti dentro e fuori dalle frontiere dell'Unione europea. C’è solo una possibilità su 83 milioni di essere sorpresi con le mani nel sacco. Detto in altro modo, un “trafficante” di contanti ha lo 0,0012% di probabilità di essere scoperto dalle autorità di frontiera.
L'eccezione però non manca. L'Italia, con l'azione di contrasto della Guardia di finanza, in un Paese in cui i valichi frontalieri abbondano, si colloca all'avanguardia nel numero di controlli.

I controlli ai valichi.
Lo dimostrano i risultati conseguiti in 18 mesi, dal 1° gennaio 2018 a giugno 2019.
Le Fiamme Gialle hanno eseguito 24.389 controlli – con una media di 44 al giorno – sul rispetto delle norme sulla circolazione transfrontaliera di valuta in entrata e in uscita dal territorio nazionale, che hanno avuto ad oggetto movimenti di capitali per oltre 243 milioni di euro e hanno condotto all'accertamento di oltre 8.000 violazioni nonché al sequestro di circa 19,6 milioni di euro, di cui circa 12,1 milioni per violazioni di carattere penale e circa 7,5 milioni di euro per violazioni amministrative.

Estate al top.
Da metà giugno al 13 agosto 2019 la Gdf ha effettuato 2.556 interventi presso i valichi di frontiera, riscontrando complessivamente 845 violazioni. Ammonta a oltre 20 milioni di euro – di cui 324 mila euro sequestrati – il valore della valuta e dei titoli non dichiarati e intercettati al seguito dei viaggiatori.

“Millepiedi” a Palermo.
Particolarmente rilevante è stata l'operazione “Millepiedi”, eseguita dal Gruppo di Palermo il 24 settembre 2018, scaturita da controlli di valuta effettuati all'aeroporto “Falcone – Borsellino”. Ad una famiglia cinese, che periodicamente effettuava viaggi in partenza e che commerciava abbigliamento, è stato sequestrato un valore complessivo di circa cinque milioni di euro.

Cinque anni a Gorizia.
Le operazioni si susseguono, anche se è come fermare le onde con le mani. La Compagnia della Gdf di Gorizia negli ultimi 5 anni, ha contestato 625 violazioni all'obbligo di dichiarazione. L'ammontare del denaro irregolarmente trasportato in entrata o in uscita è di oltre 13 milioni di euro, mentre le sanzioni e i sequestri hanno consentito di far entrare nelle casse dello Stato circa 2,1 milioni.

I trasferimenti sottosoglia.
L'attività svolta dalla Gdf di Gorizia ha consentito inoltre, di censire 927 casi di trasferimenti di denaro contante “sottosoglia”, cioè per importi inferiori a 10mila euro, per un totale di oltre 5,6 milioni di euro.
L'importo totale dei trasferimenti irregolari e sotto soglia nel quinquennio è stato dunque di oltre 18,6 milioni di euro. Il trend delle violazioni è in costante aumento: dalle 50 violazioni del 2014 si è passati alle 156 del 2018. Sono già 73 le contestazioni nei primi otto mesi del 2019.

La calamita dei casinò sloveni.
Sempre negli ultimi cinque anni la Compagnia della Gdf di Gorizia ha accertato 625 violazioni valutarie, nei confronti di vari soggetti: spalloni (25) che attraversavano il confine trasportando denaro contante per conto proprio o per conto terzi, frequentatori di case da gioco slovene (63) spesso a bordo di auto di proprietà degli stessi casinò sloveni, acquirenti di auto, moto e natanti da diporto usati (163) diretti principalmente nel centro-nord Italia.
I dati raccolti nel corso dei controlli hanno originato oltre 2.000 segnalazioni per possibili illeciti di natura amministrativa, tributaria, penale.

Il ruolo delle badanti.
Non mancano acquirenti di prodotti tessili (90) diretti prevalentemente verso i distretti toscani, acquirenti di prodotti alimentari (27) diretti verso i principali mercati ortofrutticoli del Nord Italia, badanti straniere (28) che portano nei Paesi d'origine i guadagni del lavoro svolto in Italia, turisti (208), altro (21).

Mille trucchi per frodare.

I trasgressori una ne fanno e mille ne pensano per nascondere il denaro: scarpe, calzini, indumenti intimi, automobili (all'interno di cassetti, braccioli, schienali portaoggetti, casse radio posteriori), sacchetti di plastica sottovuoto per diminuire il volume delle banconote e sfuggire anche ai controlli dei “cash dog” (l'unità cinofila antivaluta).

Il report della Commissione europea.
Una risposta sulla pericolosa volatilità delle banconote viene anche dalla Commissione europea che – è quasi pleonastico sottolinearlo – ha deciso di mettere ancora una volta sotto la lente il contante perché i rischi di finanziamento del terrorismo e del riciclaggio attraverso il suo utilizzo sono ai massimi livelli.

Rischio nelle transazioni.
«Nell'Unione europea – si legge in un report del 24 luglio – il ricorso al contante è ancora la principale ragione che solleva sospetti all'interno delle transazioni nel sistema finanziario, per una percentuale del 34%».

Il nuovo obbligo dal 2021-
Solo dal 3 giugno 2021 scatterà l'obbligo comune per chi entra o esce dai Paesi della Ue (“Cash control regulation” adottatata nell'ottobre 2018) di dichiarare alla frontiera il denaro contante di valore pari o superiore ai 10 mila euro e di metterlo a disposizione ai fini del controllo.

Pochi controlli alle frontiere Ue.

Tra le pieghe del rapporto si leggono poche righe che lasciano senza parole. Ogni anno, in media, nella Ue vengono effettuate 90mila dichiarazioni volontarie alle autorità doganali con le quali i viaggiatori comunicano di trasportare denaro liquido. Queste dichiarazioni movimentano flussi per 52 milioni di euro.
I controlli delle polizie di frontiera, dai quali si evince una mancata dichiarazione di contanti sopra la soglia nei 28 Stati – da parte del viaggiatore europeo – sono invece in media 12mila e rappresentano una cifra di circa 345 milioni di euro. La Commissione europea non specifica il periodo di riferimento dal quale trae le medie.

Oltre un miliardo di viaggi nel mondo.
Il dato dei 12 mila controlli dai quali emerge la mancata (e obbligatoria) dichiarazione, se confrontato a quelli dei viaggi turistici che ogni anno vengono effettuati “da” e “verso” i 28 Paesi dell'Unione europea – almeno un miliardo – portano alla luce un paradosso: nella migliore delle ipotesi ogni 83 milioni di viaggi, i controlli delle polizie di frontiera fanno emergere una mancata dichiarazione doganale di contanti (la cui soglia, al momento, cambia da Paese a Paese).

I viaggi verso la Ue.
Gli ultimi calcoli effettuati nel 2018 su dati 2017 dall'Organizzazione mondiale per il turismo (Unwto) indicano che il totale dei soli arrivi turistici nei 28 Paesi della Ue è stato di 538 milioni (includendo dunque ogni combinazione, a partire da quella che prevede che una stessa persona o lo stesso nucleo familiare o lo stesso gruppo possa avere effettuato più di un viaggio nell'anno).
Eurostat, con dati meno aggiornati e non sempre riferibili a tutti i Paesi dell'Unione, giunge più o meno alle stesse conclusioni ma ha il pregio di calcolare, seppure per difetto, anche i viaggi di affari (con la stessa avvertenza delle possibili combinazioni) che invece non figurano nell'ultima statistica dell'Organizzazione mondiale per il turismo.

E quelli fuori dalla Ue.
Quanto ai viaggi effettuati fuori dall'Europa, la stessa Unwto stima 634,6 milioni di arrivi in giro per il mondo ma in questo caso non disaggrega il dato riferito ai soli 28 Paesi dell'Unione (che sono però la stragrande maggioranza, Russia a parte).
Complessivamente, dunque, tra entrate e uscite dalla Ue i viaggi annui stimabili nel 2017 sono circa un miliardo che, diviso per le 12mila dichiarazioni scovate dalle polizie di frontiera, portano alla emersione di una mancata dichiarazione di trasporto di contanti o gni 83 milioni di viaggi. Una stima probabilmente per difetto.

Economia turistica sempre più ricca.
Una goccia nell'oceano, verrebbe da dire, solo che si pensi anche alla cifra emersa dai controlli frontalieri, di poco superiore in media a 345 milioni di euro annui. Nulla in confronto al volume di affari generato dal turismo, che in Europa è stato nel 2017 di 519 miliardi dollari. In Asia ha generato profitti per 390 miliardi di dollari, nelle Americhe per 326 miliardi, in Africa per 37 miliardi e in Medio Oriente 68 miliardi. Complessivamente, nel mondo, la cifra toccata è di 1.340 miliardi di dollari (+ 5% rispetto al 2016).

Mancata conoscenza delle regole.
Va da se che non tutti i contanti non dichiarati si riferiscono a “spalloni”. Anzi. Milioni di viaggiatori non sono ancora del tutto informati sulle soglie da dichiarare Paese per Paese e, dunque, va dato atto di una buona fede che non esime però da responsabilità penali o amministrative. Fatto sta che le maglie sono larghissime e per evasori, riciclatori e semplici “spalloni” è facilissimo infilarsi. Come dire, il viaggio vale la candela.

https://www.ilsole24ore.com/art/contanti-frontiere-ue-colabrodo-preso-spallone-ogni-83-milioni-viaggiatori-AC0HEbm

giovedì 31 gennaio 2019

Il franco Cfa e quella lunga scia di sangue in Africa. - Giancarlo Mazzucca

Luigi di Maio e sullo sfondo Emmanuel Macron (Imagoeconomica)
Luigi di Maio e sullo sfondo Emmanuel Macron (Imagoeconomica)


Dalla Tav ai gilet gialli, dall'Europa all'Onu: in questo momento pare proprio che, anziché il Monte Bianco, ci sia un oceano che divida l'Italia dalla Francia. Tra gialloverdi e dintorni, sembra che tutto faccia brodo per poter criticare Macron e i “cugini”. Dopo i ripetuti “J' accuse” di Salvini, ecco, dunque, i “grillini” Di Maio e Di Battista che hanno tirato in ballo il franco Cfa, la moneta che circola in 14 Stati del continente nero. Secondo loro, Parigi starebbe sfruttando la sua posizione di ex potenza coloniale per continuare a controllare l'Africa sul piano geopolitico. Tutto grazie, appunto, al “franc de la Communauté financière africaine”, il franco Cfa. L'affermazione del vicepresidente del Consiglio e del suo compagno di partito non sembra, però, avvalorata dalle statistiche che parlano di un “trend” in costante calo per la Francia: basti pensare che, tra il 2000 e il 2017, l'export transalpino a sud del Mediterraneo si è dimezzato tanto da essere scavalcato da quello tedesco.
Ma, dati economici a parte, le vicende degli ultimi decenni dimostrano, comunque, che la coesistenza valutaria francese con le ex-colonie non è stata indolore: è sufficiente ripercorrere, al riguardo, alcuni episodi significativi. Cominciamo dal 1963: Sylvanus Olympio, primo presidente eletto del Togo, si rifiuta di sottoscrivere il patto monetario con Parigi e stabilisce che il Paese avrebbe battuto una divisa nazionale. Appena tre giorni dopo, Olympio viene rovesciato e assassinato in un “golpe” condotto da ex militari dell'esercito coloniale francese. 1968: Modioba Keita, primo presidente della Repubblica del Mali, annuncia l'uscita dal franco Cfa che considera una trappola economica ma è subito vittima di un colpo di Stato guidato da un ex legionario francese.
Arriviamo al 1987: Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso indipendente, viene detronizzato ed ucciso subito dopo aver dichiarato la necessità di liberarsi dal giogo del franco Cfa. Ancora: nel 2011 il presidente della Costa d'Avorio, Laurent Gbagbo, decide anche lui di abolire il Cfa sostituendolo con la Mir, Moneta ivoriana di resistenza. Mal gliene incolse perché le forze speciali francesi l' arrestano dopo aver bombardato il palazzo presidenziale. Per non parlare della deposizione, sempre nel 2011, di Gheddafi: secondo una fonte confidenziale, a provocare la reazione dell'allora capo dell'Eliseo Sarkozy sarebbe stata la volontà del dittatore di creare una nuova valuta panafricana, il dinaro libico, sostenuta dalle ingenti riserve auree di Tripoli, proprio in alternativa al franco Cfa. Insomma, la storia parla chiaro: il pugno di ferro ha spesso prevalso sul dialogo . Ma, al di là delle opinioni, “grillini” o non “grillini”, un fatto è certo: fino a ieri il franco Cfa era in Italia un oggetto misterioso o quasi, adesso lo conosciamo tutti.
https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-01-27/il-franco-cfa-e-quella-lunga-scia-sangue-africa--092859.shtml?uuid=AFq1DG&refresh_ce=1

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L'ironia del giornalista sembrerebbe alquanto sterile visto che anche su wiky si legge:              
"fondo comune di riserva di moneta estera a cui partecipano tutti i paesi del CFA (almeno il 65% delle posizioni in riserva depositate presso il Tesoro francese, a garanzia del cambio monetario); qui il link: https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_CFA#Storia