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I funerali dell’Ayatollah (e del nostro occidente) - di Daniela Ranieri - 09/07/2026
I funerali dell’Ayatollah (e del nostro occidente)
di Daniela Ranieri - 09/07/2026

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Il corteo per i funerali di Stato dell’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ucciso lo scorso 28 febbraio in un attacco aereo congiunto di Stati Uniti e Israele, sta mettendo a dura prova il sempre efficiente apparato di comunicazione dell’Occidente libero. Milioni di persone – mentre piovono su Teheran nuove e fiammanti bombe americane come “punizione” (così il Pentagono) per l’attacco iraniano su tre navi nello Stretto di Hormuz dopo la tregua – si sono riversate nelle strade per seguire il carro che trasporta attraverso il Paese i feretri di Khamenei e di quattro suoi famigliari morti nello stesso raid, tra cui una bambina di 14 mesi.
Noi, che leggiamo i giornali più autorevoli, ci aspettavamo sì che gli iraniani scendessero in strada, ma per accogliere e festeggiare gli americani che li stavano liberando (bombardando le scuole) dopo aver eliminato fisicamente il tiranno che li opprimeva da 40 anni; forse erano allucinazioni “gli applausi alle finestre”, “il crollo del regime”, “la spallata agli ayatollah”, “il ruggito di Israele per il regime change”, “la nuova primavera a Teheran”, il “tracollo della tigre di carta” e altre meraviglie testimoniate da analisti e politici liberal-sionisti su di giri per l’operazione Epic fury? Non bastava la famosa “scossetta”, la “schicchera”, la “scintilla” per far rivoltare il popolo iraniano contro il regime che voleva costruirsi l’atomica?
Guardate se non ci tocca ritirare fuori la “complessità”, che, come ricorderete, fu vietata nel febbraio 2022, dopo l’aggressione russa dell’Ucraina, quando anche solo alludere alla storia pregressa delle relazioni tra i due Paesi e alla loro composizione demografica, oltre che alle manovre della Nato verso est, divenne un chiaro indizio di essere al soldo della propaganda putiniana.
Non basta liquidare la tragicità estetica delle esequie di Khamenei come folklore oscurantista. Le autorità iraniane si aspettano per i sei giorni di cerimonie la partecipazione di 15-20 milioni di persone (su 93 milioni di abitanti), più dei 10 che nel 1989 parteciparono ai funerali di Khomeini, il cui feretro fu preso d’assalto dalla folla al punto che la salma cadde a terra, e dei 7 milioni che nel 2020 seguirono il corteo del generale Soleimani, ucciso a Baghdad da un raid Usa.
C’è chi la sa lunga: la gente che vedete piangere e battersi il petto rappresenta la fazione ultraconservatrice della popolazione, una minoranza tra il 15% e il 25% legata all’apparato dei Guardiani della Rivoluzione, per la quale la Guida Suprema era una figura semi-divina e la sua uccisione da parte di forze straniere è un sacrilegio imperdonabile; il regime usa queste persone per ostentare la sua forza davanti al mondo, offrendo loro acqua e trasporti pubblici gratuiti (avrebbero dovuto farle morire di sete e non diffonderne le immagini: come si sa, infatti, solo le teocrazie islamiche fanno uso di propaganda, da cui le nostre democrazie sono immuni). Inoltre ai funerali non partecipa l’altra metà dell’Iran, la gioventù urbana che ha protestato al grido di Donna, Vita, Libertà. Tutto vero. Quindi quello in lutto non è popolo, essendo i popoli tali solo quando piacciono a noi, che siamo pronti alla morte per difendere la nostra libertà di aperitivo contro i terroristi, ma ignoriamo vieppiù a chi appartenga la ‘sovranità’. In quali casi potremmo mai vedere una folla simile nelle nostre città, a parte una svendita di iPhone da Unieuro?
Agli smagati commentatori non è sfuggito un dettaglio: le donne in lutto indossano il chador nero integrale imposto loro dai Guardiani della Rivoluzione; forse pensavano che, dopo i benèfici attacchi americani, le donne partecipassero ai funerali di Stato con un outfit più sbarazzino, chessò: il body glitterato di Jennifer Lopez; forse non hanno presente com’erano vestite le donne italiane fotografate dall’équipe di Ernesto De Martino in Lucania tra 1952 e il ’56, quando il rito funebre collettivo serviva a cementare la comunità e a proteggere dalla disperazione chi era colpito dalla morte di un caro; forse hanno dimenticato i funerali di Enrico Berlinguer, quando si riversarono per le strade di Roma quasi due milioni di persone, il 13 giugno 1984.
Gli americani e i loro zerbini pensavano che bombardando l’Iran col criminale Netanyahu avrebbero in poche ore rovesciato il regime e avuto orde di iraniani festanti a cui distribuire cioccolata. Invece, l’Iran resiste e piange la sua guida. Trump ha somministrato steroidi alla tradizionale arroganza americana, scartavetrando la patina di ipocrisia che ha ricoperto gli abusi, le infamie, le violazioni dei diritti umani che gli Usa hanno compiuto in giro per il mondo in nome del Bene. Infatti il segretario della Nato Rutte ha benedetto i nuovi attacchi americani come “assolutamente necessari”. Se non altro, marxianamente, Trump un merito lo ha avuto: ha portato al suo stato terminale un Occidente già in bancarotta.
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/i-funerali-dell-ayatollah-e-del-nostro-occidente.
venerdì 16 giugno 2023
Sentenza della Cassazione. - Berlusconi
A questo personaggio sono stati attribuiti i "Funerali di Stato", quindi, a spese mie e di noi tutti.
Poiché non accetto che mi si impongano decisioni del genere, anche perché non intendo essere complice di nessuno che sia anche lontanamente invischiato con "cosa nostra" dico :
"Non in mio nome!"
giovedì 17 gennaio 2019
Cartelli tra imprese funebri, 30 arresti a Bologna. Agli infermieri 200 euro a morto.
Si spartivano camere mortuarie di Bologna, sequestrati 13 mln.
martedì 9 aprile 2013
LE BRIOCHES DI MARIANTONIETTA. - Giuseppe Germinario
Sono esterrefatto. Ho ascoltato più volte l’intervento di Laura Boldrini, Presidente della Camera, ai funerali dei tre suicidi a Civitanova Marche. Ascoltatelo anche voi e soprattutto interpretatelo (1-http://www.youtube.com, 2 - http://www.youtube.com).
Sono stato funzionario sindacale per diversi anni negli anni ’70 nel settore meccanico ed edilizio. Il nocciolo duro del sindacato di allora era costituito dagli operai professionalizzati e dai tecnici i quali fondavano sulla considerazione del lavoro, sulla consapevolezza professionale la legittimità delle battaglie sindacali, anche le più dure e l’orgoglio della rivendicazione di diritti e condizioni di vita e lavoro decenti.
Tralascio il resoconto della mia vicenda professionale una volta tornato al lavoro dipendente; vi presterò attenzione una volta giunto alla pensione non per narcisismo, ma per divertimento e per stigmatizzare il rapporto che esiste in tante grandi aziende, spesso e volentieri inversamente proporzionale, tra appartenenza a combriccole e competenza professionale. Il segno, anche se degenerato, che comunque il potere, il conflitto di potere prevale sul cosiddetto merito specie quando si sceglie di sopravvivere negli interstizi del mondo.
Dalla mia attuale postazione di lavoro osservo con sempre maggior frequenza lo stesso atteggiamento e pudore, così come rivelato, dei tre suicidi di Civitanova, anche se smentito da alcuni loro concittadini: il rifiuto della richiesta di assistenza, vissuta come una umiliazione insopportabile, da parte di chi ritiene di essersi guadagnato il diritto a un reddito e a una pensione decente con il proprio lavoro di una vita. Noto altresì la gran “generosità” con la quale vengono elargiti oboli, assistenzialismo e prebende a persone in transito occasionale in questo nostro paese; non ne faccio colpa ai singoli opportunisti di turno. Sono la conseguenza di un welfare ormai del tutto avulso dalla capacità di un paese di produrre ricchezza e attività e di riconoscere il contributo dei propri cittadini alla prosperità e all’indipendenza della comunità nazionale; sono il riverbero dell’umanitarismo e del dirittocittadinario pelosi dell’Unione Europea così lesta a riconoscere uguali diritti di cittadinanza sociale all’universo mondo, così subdola nel delegare però ai singoli stati nazionali, all’interno dei propri confini e con poche possibilità di verifiche efficaci, sempre che ne abbiano l’intenzione, l’erogazione e il controllo delle elargizioni.
Un discorso che riprenderò con dovizia di argomenti quanto prima e senza alcuna venatura di razzismo.
Ad una rivendicazione estrema e disperata di dignità negata, la nostra Maria Antonietta offre simbolicamente la propria brioche: “la misura della dignità di una persona va associata ai valori di cui è portatrice, non alla ricchezza materiale di cui dispone” è la sintesi del suo predicozzo.
Annamaria, Romeo e Giuseppe avranno finalmente compreso, da lassù, di essere vittime delle apparenze della società consumistica e del proprio inganno; si saranno già pentiti della loro scelta irreversibile.
La nostra benefattrice non fa che riproporre al proprio piccolo paese, all’Italietta bisognosa e questuante, il proprio ruolo planetario di assistente e prefica di profughi, spesso al seguito diretto degli artefici del degrado e della distruzione che li producono.
Gli espropriati, i depredati, gli annullati diventano “poveri”; gli interventi auspicati diventano pura e semplice assistenza. Nessuna parola su un patrimonio professionale, imprenditoriale, di competenze costruito in decenni che si sta vaporizzando in pochi mesi; un paese con sempre meno identità, coerenza e amor proprio e uno stato spappolato che si vorrebbe ridotto a una ONG o ad una succursale dell’UNICEF e dell’ONU dei quali si sente, evidentemente, ancora dipendente a pieno titolo.
Una mutazione antropologica mostruosa che rispecchia fedelmente l’evoluzione della sedicente sinistra superstite degli ultimi decenni.
Questi signori e, nella fattispecie, la Signora vivono ormai in una sfera di cristallo; non si accorge nemmeno, quest’ultima, degli insulti compassionevoli che dispensa sin dal suo insediamento alle vittime compassionate; rischia di irretire prematuramente oltre ogni misura i “poveri” e fustigati che ancora plebe non sono.
A fine ‘700, in Francia, non riuscirono a tacitare la sua antenata e sopraggiunsero sei anni terribili.
È probabile che l’attuale rediviva sarà messa a tacere dai suoi stessi mentori prima che contribuisca a determinare con entusiasmo plasticoso definitivamente l’irreparabile.
Ma la Storia, come la gatta frettolosa, fa spesso i figli ciechi, specie quelli più supponenti.
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11697
lunedì 5 novembre 2012
Fischi e spintoni per Fini. Ira ai funerali di Rauti.
Ha avuto ciò che si meritava.
Ha tenuto in piedi un governo capestro, ha votato leggi vergogna, è uno degli artefici della "violenza da macelleria messicana" al G8 di Genova.