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domenica 12 luglio 2026

I funerali dell’Ayatollah (e del nostro occidente) - di Daniela Ranieri - 09/07/2026

I funerali dell’Ayatollah (e del nostro occidente)

di Daniela Ranieri - 09/07/2026

I funerali dell’Ayatollah (e del nostro occidente)

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Il corteo per i funerali di Stato dell’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ucciso lo scorso 28 febbraio in un attacco aereo congiunto di Stati Uniti e Israele, sta mettendo a dura prova il sempre efficiente apparato di comunicazione dell’Occidente libero. Milioni di persone – mentre piovono su Teheran nuove e fiammanti bombe americane come “punizione” (così il Pentagono) per l’attacco iraniano su tre navi nello Stretto di Hormuz dopo la tregua – si sono riversate nelle strade per seguire il carro che trasporta attraverso il Paese i feretri di Khamenei e di quattro suoi famigliari morti nello stesso raid, tra cui una bambina di 14 mesi.
Noi, che leggiamo i giornali più autorevoli, ci aspettavamo sì che gli iraniani scendessero in strada, ma per accogliere e festeggiare gli americani che li stavano liberando (bombardando le scuole) dopo aver eliminato fisicamente il tiranno che li opprimeva da 40 anni; forse erano allucinazioni “gli applausi alle finestre”, “il crollo del regime”, “la spallata agli ayatollah”, “il ruggito di Israele per il regime change”, “la nuova primavera a Teheran”, il “tracollo della tigre di carta” e altre meraviglie testimoniate da analisti e politici liberal-sionisti su di giri per l’operazione Epic fury? Non bastava la famosa “scossetta”, la “schicchera”, la “scintilla” per far rivoltare il popolo iraniano contro il regime che voleva costruirsi l’atomica?
Guardate se non ci tocca ritirare fuori la “complessità”, che, come ricorderete, fu vietata nel febbraio 2022, dopo l’aggressione russa dell’Ucraina, quando anche solo alludere alla storia pregressa delle relazioni tra i due Paesi e alla loro composizione demografica, oltre che alle manovre della Nato verso est, divenne un chiaro indizio di essere al soldo della propaganda putiniana. 
Non basta liquidare la tragicità estetica delle esequie di Khamenei come folklore oscurantista. Le autorità iraniane si aspettano per i sei giorni di cerimonie la partecipazione di 15-20 milioni di persone (su 93 milioni di abitanti), più dei 10 che nel 1989 parteciparono ai funerali di Khomeini, il cui feretro fu preso d’assalto dalla folla al punto che la salma cadde a terra, e dei 7 milioni che nel 2020 seguirono il corteo del generale Soleimani, ucciso a Baghdad da un raid Usa.
C’è chi la sa lunga: la gente che vedete piangere e battersi il petto rappresenta la fazione ultraconservatrice della popolazione, una minoranza tra il 15% e il 25% legata all’apparato dei Guardiani della Rivoluzione, per la quale la Guida Suprema era una figura semi-divina e la sua uccisione da parte di forze straniere è un sacrilegio imperdonabile; il regime usa queste persone per ostentare la sua forza davanti al mondo, offrendo loro acqua e trasporti pubblici gratuiti (avrebbero dovuto farle morire di sete e non diffonderne le immagini: come si sa, infatti, solo le teocrazie islamiche fanno uso di propaganda, da cui le nostre democrazie sono immuni). Inoltre ai funerali non partecipa l’altra metà dell’Iran, la gioventù urbana che ha protestato al grido di Donna, Vita, Libertà. Tutto vero. Quindi quello in lutto non è popolo, essendo i popoli tali solo quando piacciono a noi, che siamo pronti alla morte per difendere la nostra libertà di aperitivo contro i terroristi, ma ignoriamo vieppiù a chi appartenga la ‘sovranità’. In quali casi potremmo mai vedere una folla simile nelle nostre città, a parte una svendita di iPhone da Unieuro?
Agli smagati commentatori non è sfuggito un dettaglio: le donne in lutto indossano il chador nero integrale imposto loro dai Guardiani della Rivoluzione; forse pensavano che, dopo i benèfici attacchi americani, le donne partecipassero ai funerali di Stato con un outfit più sbarazzino, chessò: il body glitterato di Jennifer Lopez; forse non hanno presente com’erano vestite le donne italiane fotografate dall’équipe di Ernesto De Martino in Lucania tra 1952 e il ’56, quando il rito funebre collettivo serviva a cementare la comunità e a proteggere dalla disperazione chi era colpito dalla morte di un caro; forse hanno dimenticato i funerali di Enrico Berlinguer, quando si riversarono per le strade di Roma quasi due milioni di persone, il 13 giugno 1984.
Gli americani e i loro zerbini pensavano che bombardando l’Iran col criminale Netanyahu avrebbero in poche ore rovesciato il regime e avuto orde di iraniani festanti a cui distribuire cioccolata. Invece, l’Iran resiste e piange la sua guida. Trump ha somministrato steroidi alla tradizionale arroganza americana, scartavetrando la patina di ipocrisia che ha ricoperto gli abusi, le infamie, le violazioni dei diritti umani che gli Usa hanno compiuto in giro per il mondo in nome del Bene. Infatti il segretario della Nato Rutte ha benedetto i nuovi attacchi americani come “assolutamente necessari”. Se non altro, marxianamente, Trump un merito lo ha avuto: ha portato al suo stato terminale un Occidente già in bancarotta.


https://www.ariannaeditrice.it/articoli/i-funerali-dell-ayatollah-e-del-nostro-occidente. 

venerdì 16 giugno 2023

Sentenza della Cassazione. - Berlusconi

 


A questo personaggio sono stati attribuiti i "Funerali di Stato", quindi, a spese mie e di noi tutti.

Poiché non accetto che mi si impongano decisioni del genere, anche perché non intendo essere complice di nessuno che sia anche lontanamente invischiato con "cosa nostra" dico : 


"Non in mio nome!"

cetta

giovedì 17 gennaio 2019

Cartelli tra imprese funebri, 30 arresti a Bologna. Agli infermieri 200 euro a morto.

Si spartivano camere mortuarie di Bologna, sequestrati 13 mln. 

I carabinieri di Bologna hanno smantellato due cartelli di imprese di pompe funebri che controllavano le camere mortuarie dei due principali ospedali cittadini riuscendo in pratica ad avere il monopolio nell'aggiudicazione dei servizi funebri. Sono 30 le misure cautelari e 43 le perquisizioni eseguite da 300 militari che hanno sequestrato un patrimonio di 13 milioni di euro. 
Gli infermieri agganciavano i familiari dei defunti, mettendoli in contatto con i referenti delle varie agenzie di servizi, proponendo quelle più economiche o efficienti. Questi poi fornivano dettagli e indirizzavano i clienti verso gli uffici per le pratiche. Al vertice invece c'erano i rappresentanti di due consorzi, che dividevano i compiti e ridistribuivano le somme guadagnate. E' questa la catena organizzativa ricostruita dai carabinieri del reparto operativo - nucleo investigativo e della Compagnia Bologna Centro, che hanno smantellato un business legato al settore funerario.
"Se dopo anni in camera mortuaria hai ancora dei mutui da pagare significa che non hai capito come funziona". Sono parole di un infermiere, rivolto a un altro indagato, agli atti dell'inchiesta della Procura di Bologna su un presunto business illecito legato al settore funerario. Gli infermieri, secondo le indagini, agganciavano i parenti dei defunti indirizzandoli alle agenzie funebri e venivano compensati con somme tra i 200 e 350 euro a 'lavoro'.
I militari stanno eseguendo un provvedimento emesso dal Gip per 30 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio, riciclaggio e violazioni connesse alla responsabilità amministrativa degli enti. Secondo le indagini i due 'cartelli' controllavano le camere mortuarie dei due principali ospedali cittadini, il Maggiore e il Policlinico Sant'Orsola-Malpighi.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bologna, hanno consentito di disarticolare una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e riciclaggio. I due cartelli si spartivano i servizi nelle camere mortuarie dell'Ospedale Maggiore e del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi, ottenendo di fatto il monopolio nel settore.

martedì 9 aprile 2013

LE BRIOCHES DI MARIANTONIETTA. - Giuseppe Germinario



Sono esterrefatto. Ho ascoltato più volte l’intervento di Laura Boldrini, Presidente della Camera, ai funerali dei tre suicidi a Civitanova Marche. Ascoltatelo anche voi e soprattutto interpretatelo (1-http://www.youtube.com, 2 - http://www.youtube.com).

Sono stato funzionario sindacale per diversi anni negli anni ’70 nel settore meccanico ed edilizio. Il nocciolo duro del sindacato di allora era costituito dagli operai professionalizzati e dai tecnici i quali fondavano sulla considerazione del lavoro, sulla consapevolezza professionale la legittimità delle battaglie sindacali, anche le più dure e l’orgoglio della rivendicazione di diritti e condizioni di vita e lavoro decenti. 

Tralascio il resoconto della mia vicenda professionale una volta tornato al lavoro dipendente; vi presterò attenzione una volta giunto alla pensione non per narcisismo, ma per divertimento e per stigmatizzare il rapporto che esiste in tante grandi aziende, spesso e volentieri inversamente proporzionale, tra appartenenza a combriccole e competenza professionale. Il segno, anche se degenerato, che comunque il potere, il conflitto di potere prevale sul cosiddetto merito specie quando si sceglie di sopravvivere negli interstizi del mondo. 

Dalla mia attuale postazione di lavoro osservo con sempre maggior frequenza lo stesso atteggiamento e pudore, così come rivelato, dei tre suicidi di Civitanova, anche se smentito da alcuni loro concittadini: il rifiuto della richiesta di assistenza, vissuta come una umiliazione insopportabile, da parte di chi ritiene di essersi guadagnato il diritto a un reddito e a una pensione decente con il proprio lavoro di una vita. Noto altresì la gran “generosità” con la quale vengono elargiti oboli, assistenzialismo e prebende a persone in transito occasionale in questo nostro paese; non ne faccio colpa ai singoli opportunisti di turno. Sono la conseguenza di un welfare ormai del tutto avulso dalla capacità di un paese di produrre ricchezza e attività e di riconoscere il contributo dei propri cittadini alla prosperità e all’indipendenza della comunità nazionale; sono il riverbero dell’umanitarismo e del dirittocittadinario pelosi dell’Unione Europea così lesta a riconoscere uguali diritti di cittadinanza sociale all’universo mondo, così subdola nel delegare però ai singoli stati nazionali, all’interno dei propri confini e con poche possibilità di verifiche efficaci, sempre che ne abbiano l’intenzione, l’erogazione e il controllo delle elargizioni.

Un discorso che riprenderò con dovizia di argomenti quanto prima e senza alcuna venatura di razzismo. 

Ad una rivendicazione estrema e disperata di dignità negata, la nostra Maria Antonietta offre simbolicamente la propria brioche: “la misura della dignità di una persona va associata ai valori di cui è portatrice, non alla ricchezza materiale di cui dispone” è la sintesi del suo predicozzo.

Annamaria, Romeo e Giuseppe avranno finalmente compreso, da lassù, di essere vittime delle apparenze della società consumistica e del proprio inganno; si saranno già pentiti della loro scelta irreversibile. 

La nostra benefattrice non fa che riproporre al proprio piccolo paese, all’Italietta bisognosa e questuante, il proprio ruolo planetario di assistente e prefica di profughi, spesso al seguito diretto degli artefici del degrado e della distruzione che li producono.

Gli espropriati, i depredati, gli annullati diventano “poveri”; gli interventi auspicati diventano pura e semplice assistenza. Nessuna parola su un patrimonio professionale, imprenditoriale, di competenze costruito in decenni che si sta vaporizzando in pochi mesi; un paese con sempre meno identità, coerenza e amor proprio e uno stato spappolato che si vorrebbe ridotto a una ONG o ad una succursale dell’UNICEF e dell’ONU dei quali si sente, evidentemente, ancora dipendente a pieno titolo.

Una mutazione antropologica mostruosa che rispecchia fedelmente l’evoluzione della sedicente sinistra superstite degli ultimi decenni. 

Questi signori e, nella fattispecie, la Signora vivono ormai in una sfera di cristallo; non si accorge nemmeno, quest’ultima, degli insulti compassionevoli che dispensa sin dal suo insediamento alle vittime compassionate; rischia di irretire prematuramente oltre ogni misura i “poveri” e fustigati che ancora plebe non sono. 

A fine ‘700, in Francia, non riuscirono a tacitare la sua antenata e sopraggiunsero sei anni terribili.

È probabile che l’attuale rediviva sarà messa a tacere dai suoi stessi mentori prima che contribuisca a determinare con entusiasmo plasticoso definitivamente l’irreparabile.

Ma la Storia, come la gatta frettolosa, fa spesso i figli ciechi, specie quelli più supponenti.


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11697

lunedì 5 novembre 2012

Fischi e spintoni per Fini. Ira ai funerali di Rauti.



Folla gli grida: 'Badoglio' e 'traditore'. Presidente Camera li ignora ed entra in chiesa per i funerali.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini è stato contestato dalla folla a Roma al funerale dell'ex segretario dell'Msi Pino Rauti. "Vai via", sono le urla che si sono levate all'esterno al passaggio di Fini accompagnato anche da fischi.
La contestazione è avvenuta all'esterno prima che iniziassero le esequie. Alcuni testimoni parlano di "fischi, urla e spintoni all'indirizzo di Gianfranco Fini". Secondo quanto si è appreso la figlia di Rauti, Isabella, presente col marito Gianni Alemanno, avrebbe tentato di calmare gli animi.
Saluti romani e l'urlo 'Badoglio': così la folla assiepata fuori la chiesa di San Marco a Roma per i funerali di Pino Rauti ha contestato il presidente della Camera Gianfranco Fini. Al suo arrivo molti hanno fatto il saluto romano e altri lo hanno apostrofato come 'Badoglio'. Fini ha ignorato le proteste ed è entrato in chiesa.
Oltre a 'Badoglio', qualcuno ha urlato 'traditore'. Il presidente della Camera ha percorso la navata centrale della chiesa scortato dalle guardie del corpo e si è seduto accanto all'ex sottosegretario Alfredo Mantovano. La cerimonia funebre, ritardata di alcuni minuti ma non sospesa, è poi iniziata dopo che Isabella Rauti ha riportato la calma tra i partecipanti alle esequie del padre.
"Camerata Pino Rauti, Presente". Cosi la folla assiepata fuori la chiesa San Marco ha salutato l'ex segretario dell'Msi al termine dei funerali. Al momento del saluto la bara era fuori dalla chiesa. "Boia chi molla, il grido di battaglia" l'urlo seguito al 'Presente' e poi una serie di canti di destra e tanti saluti romani.
DAVANTI ALLA CHIESA BANCO CON GADGET DI DESTRA - Un banchetto con gadget e simboli della destra. E' spuntato alla fine delle esequie dell'ex segretario dell'Msi Pino Rauti davanti la chiesa di San Marco a Piazza Venezia a Roma. Il banchetto vende portachiavi, spille e statuette con fasci littori e l'effigie di Benito Mussolini. In mostra anche croci celtiche e la bandiera della Repubblica di Salò. Molti acquistano. E qualcuno se ne va con la bandiera con la croce celtica sfoggiata come un mantello.
AMICO RAUTI A FOLLA, NESSUNO FACCIA 'PRESENTE' - "Nessuno faccia il 'presente'. Lo farò solo iò". Così Bruno di Luia, attivista di destra e amico di Pino Rauti, ha redarguito la folla che ha seguito le esequie dell'ex segretario dell'Msi a Roma. Il 'presente' è il tipico saluto di destra col quale si omaggiano i morti: al nome della persona scomparsa segue tre volte l'urlo 'presente' e poi il saluto romano.
PRESENTE' FUORI CHIESA E 'BOIA CHI MOLLA' - "Camerata Pino Rauti, Presente". Cosi la folla assiepata fuori la chiesa San Marco ha salutato l'ex segretario dell'Msi al termine dei funerali. Al momento del saluto la bara era fuori dalla chiesa. "Boia chi molla, il grido di battaglia" l'urlo seguito al 'Presente' e poi una serie di canti di destra e tanti saluti romani.
STORACE, OGGI FINI HA PAGATO SUOI ERRORI - "Sono credente e solo per questo non ho partecipato alla contestazione a Fini. Era un funerale. Ma il presidente della Camera, pur volendo rendere omaggio a Rauti, ha agito a freddo. Ho appreso da funzionari del cerimoniale capitolino che la presenza di Fini non era prevista". E' quanto scrive su Facebook, Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra. "Se ha deciso solo all'ultimo momento di partecipare ai funerali di Rauti, ha sbagliato e di grosso - aggiunge - Su di lui si è scatenato il rancore di persone e comunità diverse che si ritrovavano nel lutto per un capo che se ne va in un mondo sempre più disperso e principalmente a causa sua. Fini avrebbe fatto bene ad astenersi, la sua è apparsa ai più una presenza provocatoria, anche se forse l'avrebbe presa peggio se fosse stato ignorato. Il presidente della Camera doveva saperlo. Per questo ho preferito andarmene".

Ha avuto ciò che si meritava.
Ha tenuto in piedi un governo capestro, ha votato leggi vergogna, è uno degli artefici della "violenza da macelleria messicana" al G8 di Genova.

martedì 16 ottobre 2012

Morte del procuratore Caperna, slittano i funerali: la famiglia chiede l'autopsia.


Alberto Caperna

ROMA - Slittano a giovedì i funerali di Alberto Caperna, il procuratore aggiunto di Roma deceduto ieri a 61 anni per attacco cardiaco e responsabile delle inchieste su Lusi e Fiorito.. La decisione è dovuta alla richiesta della familiari di effettuare un accertamento medico sulla salma del magistrato. Come da prassi è stato quindi informato il pm di turno a Perugia che ha dato delega per l'effettuazione dell'esame autoptico, che si svolgerà nell'ospedale Villa San Pietro domani pomeriggio. Mercoledì quindi verrà allestita in tribunale la camera ardente. Giovedì alle 10,30 nella chiesa di San Bellarmino, in piazza Ungheria, a Roma, le esequie.