Non basta più il ricordo istituzionale, non bastano le passerelle della memoria una volta all’anno. La cultura e l'intrattenimento sono le armi più potenti per scardinare il consenso sociale di cui la criminalità organizzata si nutre continuamente
Da oltre trent’anni sono in prima linea nello studio delle organizzazioni criminali, per cui mi sento legittimato a lanciare un monito chiaro e privo di retorica: il mondo dello spettacolo deve fare di più. Non basta più il ricordo istituzionale, non bastano le passerelle della memoria una volta all’anno. La cultura e l'intrattenimento sono le armi più potenti per scardinare il consenso sociale di cui la criminalità organizzata si nutre continuamente. Ciononostante, troppo spesso, assistiamo a un silenzio tiepido o, peggio, a una narrazione che rischia di subire il fascino del male.
PUBBLICITÀ
La lotta alla mafia non si fa solo nelle aule di giustizia o con le operazioni di polizia. La mafia si sconfigge togliendole l’ossigeno del consenso culturale.
"Le mafie oggi non sparano quasi più, ma corrompono, si infiltrano nell'economia legale e creano modelli di successo distorti". "Chi ha il privilegio di parlare a milioni di persone attraverso uno schermo, un microfono o un palcoscenico ha la responsabilità etica di decostruire questi falsi miti". Il mondo dello spettacolo – attori, registi, cantanti, influencer – possiede una risorsa che lo Stato spesso fatica a mobilitare con la stessa rapidità: l'empatia emotiva del pubblico. Quando un idolo generazionale prende posizione, il suo messaggio arriva dritto al cuore e alla testa dei giovani, superando i filtri della diffidenza.
Esiste un rischio emulazione. Troppe serie TV e pellicole, pur con l'intento di denunciare, finiscono per umanizzare o rendere "affascinanti" i boss del crimine. Il boss non è un eroe tragico ma un parassita sociale che distrugge il futuro dei territori. La violenza non è epica ma sopraffazione vigliacca. Invito sceneggiatori e registi a rivedere la rotta: raccontare la Resistenza antimafia, la bellezza della legalità, le storie delle vittime e dei cittadini che non si piegano. Bisogna togliere al mafioso l'abito del "vincente" e mostrarlo per quello che è: un fattore di arretratezza e povertà. Il mio invito non è a fare retorica, ma ad agire concretamente.
Propongo una vera alleanza tra il mondo dell’antimafia, dell'associazionismo e dello spettacolo. Artisti e esperti antimafia insieme nelle periferie per offrire alternative culturali ai ragazzi a rischio. Destinazione di una parte dei proventi di grandi show a progetti di riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Uso le piattaforme digitali non solo per il personal branding, ma per denunciare e fare informazione antimafia quotidiana. Occorre assolutamente avere il coraggio di scegliere da che parte stare. L'indifferenza è il miglior alleato della criminalità. Chi fa parte del mondo dello spettacolo ha un megafono tra le mani: decidere di non usarlo significa lasciare lo spazio visivo e acustico ai messaggi distorti delle subculture criminali. L'arte ha il dovere di essere scomoda. Non serve essere eroi, basta smettere di essere spettatori neutrali di una guerra che riguarda il futuro di tutti noi. Cantate la bellezza della giustizia, recitate la forza del coraggio, usate la vostra voce. Perché, come diceva Paolo Borsellino, se la gioventù le negherà il consenso, anche la mafia svanirà come un incubo.
Nessun commento:
Posta un commento