Zelensky lo ha detto apertamente: al Ministero della Difesa ucraino mancano circa 27 miliardi di dollari. Una parte dei soldi destinati alla seconda metà dell’anno è stata spesa in anticipo per droni, armamenti e altre necessità militari. Adesso quella voragine va riempita.
E mentre Kiev fa i conti con miliardi già spesi e miliardi ancora da trovare, lo sguardo torna inevitabilmente verso l’Europa: 30 miliardi di euro di sostegno europeo sono al centro della partita finanziaria.
Tradotto dal linguaggio diplomatico a quello della vita reale: servono altri soldi. Tanti.
Nel frattempo, qui da noi, milioni di cittadini fanno i conti con stipendi che arrancano, bollette, tasse, sanità che fatica, famiglie che rinviano una spesa e imprese che pesano ogni euro. Noi con le pezze al sedere, ma quando Kiev apre il libro dei conti in Europa sembra comparire sempre una penna pronta a firmare.
E la cifra non è marginale: Zelensky ha spiegato che 8-10 miliardi di dollari servono per iniziare il 2027 con armi e forniture già garantite, mentre quasi 20 miliardi sono legati agli stipendi dei militari e ai pagamenti destinati alle famiglie dei soldati caduti.
La domanda allora non è se l’Ucraina abbia bisogno di denaro. Questo lo sappiamo.
La domanda è un’altra: fino a quando i governi europei continueranno a trovare decine di miliardi per Kiev con una rapidità che raramente vediamo quando a bussare sono cittadini, lavoratori, pensionati e famiglie europee?
Perché quando mancano i soldi per noi, bisogna “fare sacrifici”.
Quando mancano a Kiev, bisogna “trovare le risorse”.
Il vocabolario cambia. Il portafoglio, guarda caso, è sempre lo stesso.
Don Chisciotte