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giovedì 5 novembre 2026

TRUMPICIDIO O SUICIDIO?

 

La morte della democrazia americana – come disse Mark Twain della sua – era una notizia ampiamente esagerata. Il popolo ha sonoramente bocciato il presunto autocrate golpista e fascista Trump, che non ha taroccato le elezioni, non le ha fatte truccare dagli hacker di Putin, non le ha fatte comprare dai fantastiliardari della “tecno-destra” e, anziché scatenare la guerra civile, accetta la sconfitta (per ora).
Da sempre imperfetta e sempre più violenta, la democrazia Usa resta com’era: la Casa Bianca farà i conti con un Parlamento ostile e avrà alle calcagna la Corte Suprema, i tribunali ordinari, la stampa e il popolo, che – pur condizionato da nuovi e vecchi media – vota come gli pare.
E va rispettato, sia se premia Trump sia se lo punisce. A meno di pensare che gli Usa fossero diventati fascisti due anni fa quando lo rielessero e si siano convertiti al comunismo ora che han votato i democratici più progressisti di sempre.
Quando i fiumi di bava sull’“onda blu” andranno in secca, si scoprirà che i Dem sono ben lontani dalla resurrezione (portano ancora in processione revenant come Obama e criminali di guerra come Bush jr.).
E che il Trumpicidio è un suicidio.
Ha fatto tutto Donald:
ha promesso il Make America Great Again senza più guerre in giro per il mondo, conquistando voti trasversali soprattutto tra i poveri e i ceti medi immiseriti.
Poi ha mosso guerra all’Iran a rimorchio di Netanyahu e l’ha pure persa, rendendo l’America più piccola e più povera.
E l’americano medio si è sentito tradito: sa a stento dov’è l’Iran, ma se l’è ritrovato nelle bollette e alle pompe di benzina.
Nel 2024 non era andato a destra e ora non si è buttato a sinistra: ha votato i “socialisti” per gli stessi motivi per cui aveva votato Trump, dimostrandosi più Maga di lui. Infatti stavolta i candidati Dem non parlavano di Ucraina, Nato, Europa, Iran e Israele – come due anni fa gli Obama, i Clinton, i Biden e le Harris – ma dei problemi quotidiani della gente.
E Trump, distratto dalle megalomanie internazionali, irretito dagli infiltrati del Deep State (i bellicisti Rubio e Hegseth contro il Maga ortodosso Vance) e ricattato da Netanyahu, ha perso i contatti col popolo, vieppiù impoverito dal caro-carburanti e dal caro-vita.
Questo i nostalgici del “sogno americano”,
cioè dell’incubo del gendarme del mondo che esporta democrazia a suon di bombe, non lo capiscono: non han visto tornare Trump e ora non colgono le ragioni della sua disfatta.
Ma chi in Europa e in Italia spera di chiudere la parentesi Maga per ricominciare a prendere ordini da Washington deve rassegnarsi: Trump o non Trump, gli Usa che fanno e disfano in casa nostra, a Kiev, in Medio Oriente e nel resto del pianeta non torneranno più.
Almeno si spera.