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mercoledì 7 ottobre 2026

Lo aveva promesso. Lo ha fatto.

 

Pedro Sánchez ha approvato in Consiglio dei ministri due nuovi decreti sulla casa che ricalcano quasi integralmente quelli bocciati appena quattro giorni fa da Junts e dalla destra spagnola.

Una serie di misure, oltre venti in tutto, che rimettono con forza al centro il diritto alla casa, impongono la sospensione agli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, aggiungono tutele per gli inquilini in difficoltà e quasi 700 milioni di euro a sostegno delle famiglie in difficoltà abitativa, oltre a una detrazione del 10% sul canone d’affitto per i redditi sotto i 33.000 euro.

Due misure di importanza capitale su cui Sánchez avrebbe potuto politicamente lucrare, promettere mari e monti in campagna elettorale, metterla al centro della propria agenda alle elezioni politiche.

E invece ha deciso di tirare dritto a camere sciolte, facendolo votare alla Diputación permanente, che si sostituisce al Parlamento in questi casi, che era l’unica strada per vederle approvate e dare finalmente una risposta ai 500.000 spagnoli scesi in piazza, alle decine di migliaia accampati nelle tende in tutte le città della Spagna e alle milioni di cittadini in difficoltà abitativa.

Ma, prima ancora, è una risposta a quella donna di 87 anni di nome Maricarmen trascinata fuori in barella dalla casa di Madrid in cui viveva da 70 anni, di cui una di queste leggi ha preso il nome.

“Non era un questione ideologica ma di umanità” ha detto Sánchez in conferenza stampa.
“Sono convinto che se la maggioranza in Parlamento volta le spalle ai cittadini su una delle questioni che più li preoccupano, come l’edilizia abitativa, i cittadini devono eleggere un nuovo Parlamento, ma fino a quel momento l'esecutivo è chiamato a governare fornendo soluzioni ai problemi dei cittadini”.

Perché questo fa uno statista: mette i problemi del Paese davanti al proprio tornaconto politico ed elettorale.

Di più: questo fa un governo progressista e di sinistra, e siamo talmente disabituati a vederne uno all’opera che uno come Sánchez visto da qui sembra un marziano.

Il governo è caduto, Sánchez ha perso tutto, ma con ogni probabilità porterà a casa le due leggi più importanti e simboliche dei suoi otto anni di governo.

Quelle per cui è caduto. Ma anche per cui sarà ricordato.

A prescindere da cosa accadrà il 29 novembre, quest’uomo qui è un gigante. 

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