Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
martedì 10 marzo 2026
LA BATTAGLIA FINALE: SALVINI CHIEDE IL "BLOCCO" DELLE TRASMISSIONI TELEVISIVE – MAURIZIO CROZZA DIVENTA IL "NEMICO NAZIONALE" NUMERO 1!
Il "Superbone statunitense".
La Russia non è il mio nemico! - Giuseppe Salamone
Dopo 20 pacchetti di sanzioni, dopo aver mandato armi e miliardi all'Ucraina per indebolire o tentare di sconfiggere la Russia, dopo avergliene dette di ogni.
Dopo aver seminato tonnellate di Russofobia, dopo aver escluso atleti e artisti Russi arrivando anche a scagliarsi contro i gatti, Putin apre ancora una volta a quegli imbecilli dell'Unione Europea.
Ha appena detto che la Russia è pronta a garantire ai Paesi della Ue le forniture di petrolio e gas necessarie per stabilizzare la situazione disastrosa a seguito delle azioni criminali di Usa e israele. Aspetta soltanto un segnale dai servi di Bruxelles.
Oltre al fatto che queste dichiarazioni andrebbero accolte immediatamente; qua siamo davanti a un'umiliazione enorme, l'ennesima, per quei nani che governano nell'UE.
Sì, è un'umiliazione storica. Perché consegna al mondo intero la pochezza politica, anzi la nullità politica che è diventata l'Unione Europea e coloro che siedono nelle cancellerie europee. E a fronte di tutto ciò, la domanda che vi faccio è la seguente: chi sono i nostri veri nemici?
Chi ci condanna alla fame o chi ci porge la mano in una situazione di emergenza?
La Russia non è il mio nemico!
Giuseppe Salamone
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Ottimi risultati per la Russia.
lunedì 9 marzo 2026
Meloni non ha elementi. Massimo Erbetti
Meloni sull’attacco Usa contro l’Iran: “Non condanno né condivido, non ho gli elementi per prendere una posizione”.
Per cui Meloni che prende posizioni su ogni cosa. Spazia dai comici a Sanremo, alla famiglia nel bosco, dai giudici comunisti che le impediscono di governare. Non ha elementi per poter dire se gli USA e Israele hanno fatto bene o male ad attaccare l’Iran.
Trovo molto interessante questa NON presa di posizione. Qualcuno l'ha paragonata ad una sorta di Ponzio Pilato 2.0, ma nella realtà dei fatti, in questo specifico caso, non prendere posizione, vuol dire prenderla eccome.
“Nessuno, ad eccezione di Sanchez, in Europa lo ha fatto” continua a dire Meloni, per cui Meloni, quella che “è un'amica ed è sempre disponibile a dare una mano”, (parole di Trump), non ha elementi. Ma se Trump dice che Meloni è sua amica, ma che razza di amici sono quelli a cui non si danno “elementi”? Come funziona questa amicizia? Lui chiede, lei dà a prescindere? Senza avere elementi?
“Cara Giorgia, buttati dalla finestra” e Giorgia in quanto amica lo fa?
Il medioriente sconquassato, prezzi di petrolio e gas alle stelle. Ah, a proposito di questo, vale la pena ricordare che questo “scherzetto” sta rendendo agli USA un extra profitto di un miliardo di dollari a settimana solo con il gas. Ma torniamo a noi e agli “elementi” di Giorgia, ad esempio quali elementi aveva Giorgia per chiedere il Nobel per la pace a Trump?
Quali elementi ha Giorgia per dire che è per colpa dei giudici se non riesce a governare? Quali elementi ha Giorgia per dire che anche sull’immigrazione è colpa dei giudici?
Niente, nessun elemento, eppure Giorgia emette sentenze, da giudizi, trae conclusioni, fa processi, da condanne e assoluzioni, ma non sull’Iran, su questo specifico fatto, lei non ha elementi per prendere posizione.
Meglio non disturbare il can che dorme, vero Giorgia, meglio evitare di parlare, perché un’assoluzione di Trump e Netanyahu farebbe perdere consenso, condannarli farebbe perdere l'amicizia e la protezione dei due criminali politici.
A dire il vero ora sono un po’ confuso, ma questa Giorgia qui è la stessa che diceva di avere le mani libere e non essere ricattabile? O ce l'hanno sostituita con una copia?
Non lo chiedo per me, sia chiaro, ma per tutti quelli che l’hanno votata e sostenuta. Sta povera gente deve saperlo se è l'originale, o una copia venuta male.
Ora a parte il sarcasmo e la facile ironia, anche perché oramai è come sparare sulla Croce Rossa, come può la Presidente del consiglio di un Paese come l’Italia non avere elementi per giudicare? Ma li sta cercando questi elementi? Ci darà un suo giudizio positivo o negativo? C'è la possibilità che si schieri con l’Iran? Perché non avere elementi può significare anche che alla fine Giorgia ci stupisca come lo spagnolo Sanchez.
Sappiamo tutti benissimo che non sarà, così, sappiamo tutti benissimo da che parte sta Giorgia e sappiamo tutti benissimo che non parla perché se lo facesse perderebbe consensi. Ma in ogni caso, non avere elementi e dirlo apertamente significa solo una cosa: lei e il suo governo non sarebbero all’altezza di governare un condominio, figuriamoci una nazione.
E per dirlo ho tutti gli elementi.
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IL CODICE DA VINCI - Viviana Vivarelli.
sabato 7 marzo 2026
Giustiziate per crimini di guerra.
Se la donna non si rialzava, la pestava fino a ucciderla. Una sopravvissuta, Halina Vosniak, testimoniò che Barkman portava sempre con sé un bastone, lo chiamava il suo giocattolo. Ho visto uccidere almeno 14 donne con quel bastone. Barkman sorrideva mentre lo faceva. Iwa Paradis, 24 anni al momento dell’arrivo a Stuttov, aveva un metodo diverso. Era specializzata nelle selezioni, il processo in cui le guardie decidevano quali prigioniere erano ancora abbastanza forti per lavorare e quali dovevano essere mandate alle camere a gas. Paradis si divertiva a giocare con le sue vittime. Diceva loro che erano state selezionate per un trasferimento in un campo con condizioni migliori. Le faceva marciare verso le docce con la promessa di cibo caldo e vestiti puliti. Poi chiudeva le porte delle camere a gas e osservava attraverso lo spioncino mentre il Cyclon B faceva il suo lavoro. Elisabeth Becker, la più giovane delle cinque, aveva solo 21 anni quando arrivò a Stutthof. La sua specialità era la tortura. aveva sviluppato una tecnica che chiamava l’annegamento a secco. Costringeva le prigioniere a tenere la testa in un secchio d’acqua gelida fino quasi all'asfissia. Poi le tirava fuori all’ultimo secondo, ripeteva il processo fino a quando la vittima non perdeva conoscenza o moriva. Wanda Cluff gestiva l’infermeria del campo, una definizione crudelmente ironica. Nell’infermeria di Stothof non si curava nessuno. Si selezionavano i malati troppo deboli per lavorare e li si mandava alla morte. Claff partecipava attivamente alle iniezioni letali di fenol somministrate ai prigionieri considerati irrecuperabili. Gerda Steinof era responsabile del blocco di punizione dove le prigioniere venivano mandate per infrazioni reali o immaginarie. Le punizioni includevano la fame totale, le percosse sistematiche, l’esposizione al gelo. Poche uscivano vive dal blocco di Steinov. Nel gennaio 1945, con l’armata rossa a poche decine di chilometri, le SS ordinarono l’evacuazione di Stohoff. Decine di migliaia di prigionieri furono costretti nelle famigerate marce della morte verso ovest. Chi cadeva veniva fucilato sul posto, chi non poteva camminare veniva abbandonato nel gelo a morire di ipotermia. Si stima che delle 50.000 persone evacuate da Stottof, oltre la metà mori durante le marce o immediatamente dopo, le cinque guardie tentarono di fuggire mescolandosi ai rifugiati civili che fuggivano l’avanzata sovietica, ma la loro fortuna durò poco. Una per una furono riconosciute da sopravvissute che le avevano viste in azione a Stuttov. Entro la primavera del 1945 tutte e cinque erano in custodia polacca. Il processo iniziò il 25 aprile 1946 davanti a un tribunale speciale polacco ad Ansica. era il primo processo per crimini di guerra contro personale di un campo di concentramento condotto in Polonia e attirò l’attenzione internazionale. Le prove erano schiaccianti. Oltre 100 testimoni, tutti i sopravvissuti di Stuttov, si presentarono a deporre. Le loro testimonianze, raccolte meticolosamente dagli investigatori polacchi, descrivevano un catalogo di orrori che lasciò scioccata persino una corte abituata agli orrori della guerra. La difesa attentò diverse strategie. Alcune imputate affermarono di aver solo eseguito ordini. Altre sostenero che le testimonianze erano esagerate o inventate. Barkcman adotta una tattica diversa. Negò tutto, affermando di essere stata una semplice impiegata amministrativa che non aveva mai toccato una prigioniera. Le prove la smentirono completamente. Dozzine di sopravvissute la identificarono positivamente come la donna che le aveva torturate o che avevano visto torturare e uccidere altre prigioniere. Un’investigatrice polacca aveva persino recuperato il giocattolo di Barkman, il bastone che aveva usato per uccidere, ancora macchiato di sangue secco. Durante l’interrogatorio finale, il pubblico ministero chiese a Barkman se provasse rimorso per le sue azioni. La sua risposta agghiacciò la corte: “Rimorso? Per cosa? Erano solo ebree. Il verdetto fu emesso il 31 maggio 1946. Tutte e cinque le donne furono dichiarate colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanita. La sentenza morte per impiccagione. La mattina del 4 luglio 1946 le cinque condannate furono condotte nel cortile della prigione. Una folla di migliaia di persone si era radunata all’esterno per assistere all’esecuzione, molti di loro sopravvissuti di Stuttov o familiari di vittime. Jenny Wanda Barkman fu la prima a salire sul patibolo. Secondo i testimoni presenti, mantenne un atteggiamento di sfida fino all’ultimo. Quando le fu chiesto se avesse ultime parole, rispose: “La vita è davvero un piacere e i piaceri sono di solito brevi il boia le mise il cappio al collo. Alle 5:17 la botola si aprirono. Iwa Paradis pianse e chiese pietà. Elisabeth Becker svenne e dovette essere sostenuta dalle guardie. Panda Claf mormorò una preghiera. Gierda Steinhoff non disse nulla. Alle 5:53, meno di un’ora dopo l’inizio, l’esecuzione era completata. La folla all’esterno della prigione non celebrò. Un silenzio cupo si era impossessato di tutti. La giustizia era stata fatta, ma non c’era gioia, solo la consapevolezza che nessuna punizione avrebbe potuto cancellare ciò che era accaduto a Stutthof. Il processo e l’esecuzione delle guardie di Stuttov stabilirono principi legali fondamentali. Per la prima volta un tribunale stabilì che eseguire ordini non era una difesa accettabile per crimini contro l’umanita. Per la prima volta donne furono ritenute pienamente responsabili per crimini di guerra senza alcuna attenuoante per il loro genere. Questi principi sarebbero stati incorporati nei successivi processi di Norimberga e nella convenzione di Ginevra del 1949, formando la base del moderno diritto umanitario internazionale. Il campo di Stuttov fu preservato come memoriale. Oggi è un museo che ogni anno accoglie centinaia di migliaia di visitatori. Le baracche, le camere a gas, i forni crematori sono mantenuti come monito permanente di ciò che l’umanita è capace di fare quando l’odio diventa politica di stato. Nel museo, una sala è dedicata ai processi del dopoguerra, le foto delle cinque guardie giustiziate sono esposte insieme alle testimonianze delle loro vittime, non per celebrare la loro morte, ma per ricordare che la giustizia, anche se tardiva, deve sempre prevalere. Delle circa 65.000 persone uccise a Stuttov. Molte non hanno nemmeno un nome registrato. Morirono nell’anonimato. Il loro unico crimine essere nate ebree, polacche, russe o semplicemente nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Le cinque donne che le uccisero invece sono ricordate non come martiri, non come vittime, come carnefici, come promemoria, che la capacità di infliggere il male non ha genere e che la responsabilità dei crimini non può essere trasferita su ordini superiori. Questa è la storia delle guardie donne di Stuttov, una storia di orrore, di giustizia e del peso terribile che la storia pone su coloro che scelgono di diventare strumenti di morte. È una storia che l’umanita non deve mai dimenticare.
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