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martedì 29 settembre 2026

Altro che guerra, la bugia è ibrida. - Pino Corrias

 

Dopo il planetario terrorismo islamico che ci assediava di minuto in minuto, di casa in casa, ora è di grande attualità e di massima ridondanza la guerra ibrida che ha un vantaggio formidabile sulle guerre normali.
Può cominciare senza cominciare, essere combattuta senza combattenti, dichiarata senza dichiarazione e soprattutto scoperta ogni mattina aprendo il giornale.
Un drone sbaglia strada? Guerra ibrida.
Un aeroporto chiude?
Guerra ibrida. Un hacker entra dove non dovrebbe? Guerra ibrida. Un partito sgradito prende troppi voti? Guerra ibrida.
Un treno accumula ritardo? Guerra ibrida anche quella, persino al netto di Salvini.
[…]
Naturalmente la guerra ibrida esiste. La Nato – che la usa dai tempi della Guerra fredda, esattamente quanto la Russia di ieri e di oggi – la definisce come combinazione coordinata di strumenti militari e non militari: disinformazione, sabotaggi, interferenze politiche, spionaggio, operazioni clandestine al punto che è sempre arduo attribuirne la regia.
Ma una cosa è dire che Mosca utilizza sabotaggi e cyber-war – com’è risultato in alcune circostanziate – un’altra è trasformare ogni anomalia europea in una trappola putiniana, per gridare al riarmo. Giustificarlo. Pretenderlo. Finanziarlo.
Un intero genere giornalistico ci va a nozze.
Dal 2022 abbiamo letto che Putin avrebbe attaccato la Nato entro tre anni. Poi quattro. Ora entro il 2030.
Meglio di tutti il sergente Calenda che un mese fa ha previsto l’attacco “in autunno”, cioè ora, boom!
Gli allarmi arrivano dall’Ucraina combattente. E dai baltici che hanno ragioni storiche piuttosto solide per temere Mosca. Approdano ai network, ai giornali, alla Rete senza attendere conferme. L’ultimo viene dalla Cia, no anzi dal governo lituano, che ha incaricato El Mundo di svelarci che Mosca prepara attacchi a Francia, Spagna, Italia.
Una bufala, smentita da tutti il giorno dopo, ma che ha funzionato benissimo il giorno prima.
Peccato che nessuna delle nostre vedette d’inchiostro abbia fatto, in premessa, la domanda più urgente: perché mai Putin dovrebbe attaccare Francia, Spagna, Italia? Quale sarebbe il movente? Quale il bottino? Quali le possibilità di vittoria?
La Nato conta 32 Paesi e nel 2025 ha speso in armi 1.581 miliardi di dollari, il 55 per cento dell’intera spesa militare mondiale. 559 miliardi li hanno spesi i soli membri europei dell’Alleanza, 954 gli Stati Uniti.
E la Russia? 190 miliardi, otto volte di meno. Ha senso immaginare che senza riuscire a vincere nelle limitate regioni del Donbass, la Russia dovrebbe avventurarsi ad attaccare i 27 eserciti d’Europa?
Eppure. Se lo scenario non ha senso, l’allarme ne ha moltissimo, visto che mentre la guerra futura slitta sul calendario, la nostra spesa vuole correre al presente.
Bruxelles ha fretta di difenderci stanziando 800 miliardi di euro nei prossimi quattro anni. E le opinioni pubbliche riluttanti hanno bisogno di essere convinte a colpi di minaccia.
Guai ai pacifisti. Guai ai disertori. Guai agli smidollati che parlano di pace, fosse anche il Papa, sempre lodato, sempre ignorato, sempre considerato “il marziano a Roma”. Mentre i cronisti diventati strateghi, i politici in conto spese, gli amministratori delegati delle fabbriche di armi, loro sì che s’intendono di geopolitica.
[…]
Non occorre immaginare una riunione segreta di ministri, generali, direttori di giornale, Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e fabbricanti di missili che decidono il titolo di domani.
La macchina della paura funziona senza il bisogno di complotti, in automatico.
Il politico lancia l’allarme.
L’intelligence spiega lo scenario. Il generale lo conferma. Il giornale lo illumina. Il talk show convoca l’esperto. L’esperto amplifica il pericolo.
Il pericolo penetra nell’opinione pubblica che lo assorbe, possibilmente senza farsi troppe domande sulla spesa prevista. Senza chiedersi a cosa si dovrà rinunciare, visto che i bilanci degli Stati non sono il miracolo dei pani e dei Leopard.
E per difendere quale società futura se sanità, scuola, salari, benessere, coesione sociale, dovranno diventare le vittime collaterali del “prontissimo riarmo”?
Il potere multiuso della parola “ibrida” rilanciata oggi è identico al successo mediatico che hanno avuto le parole “terrorismo islamico” appena ieri. Il pericolo e il sangue versato erano reali. Ma la sua ossessiva rappresentazione occidentale era smisuratamente più vasta della sua distribuzione geografica. I data center hanno censito 48.035 attentati islamisti dal 1979 al maggio 2021 e almeno 210.138 i morti. Ma il 91,7 per cento delle vittime era nei Paesi musulmani. L’Europa ha avuto 789 morti in 42 anni. Gli Stati Uniti: 3.121, quasi tutti concentrati in un solo giorno, l’11 settembre 2001.
Eppure noi occidentali abbiamo vissuto dentro l’autorappresentazione dell’assedio e delle sue conseguenze: riduzione dei diritti, intercettazioni, leggi speciali, metal detector, liquidi sequestrati negli aeroporti, scarpe tolte, cestini trasparenti, telecamere, terroristi dietro a ogni trolley. E poi film, serial, libri, paranoia. Oltre naturalmente alle bombe e agli stermini delle guerre vere, dichiarate per la “nostra sicurezza nazionale”, ma dislocate in Iraq, Afghanistan, Siria, Iran, Libia, Libano, Somalia, Yemen.
Il terrorismo islamista uccideva nella stragrande maggioranza musulmani, ma la sua camera dell’eco risuonava da noi. Ora il vecchio mostro è in declino.
Ne abbiamo uno più moderno, europeo, tecnologico e soprattutto elastico. La guerra ibrida non ha neanche bisogno del morto.
Le basta un server spento.
Un drone visto male nella nebbia.
Il punto non è assolvere Putin. Ma rendersi conto che la guerra ibrida corre sempre nei due sensi, anche se noi illuminiamo solo quella allestita dai nostri nemici – Russia, Cina, Iran, Corea del Nord – cancellando quella che predisponiamo a specchio, con i medesimi strumenti tecnologici, economici, militari, informativi. Saperlo non assolve Mosca di un solo carro armato entrato in Ucraina.
Ma svela l’inganno di quelli che non vedono l’ora di svuotare le buone ragioni dei granai per riempirli di missili, munizioni e tuoni di ibride bugie.

venerdì 25 settembre 2026

“IBRIDO” SARÀ LEI" - Marco Travaglio

 

La “guerra ibrida” è quando un Paese ne attacca un altro senza lasciare impronte per confonderlo, indebolirlo, sviarlo e destabilizzarlo:
un mix di spionaggio, propaganda, disinformazione, ricatti, corruzioni, attentati, sabotaggi, provocazioni sotto falsa bandiera, interferenze elettorali ecc.

La praticano tutti: Usa, paesi Nato e Ue, Israele, Ucraina&C. da una parte;
Cina, Russia, Iran&C. dall’altra. Nella terza stagione di Lioness (Paramount), un’agente speciale americana viene rapita e nessuno capisce chi sia stato. Ma i primi sospetti della Cia (poi rivelatisi infondati) ricadono prima su Mosca e poi su due paesi alleati: Ucraina e Israele, ansiosi di trascinare la Casa Bianca in guerre estranee o contrarie ai suoi interessi.
Per capire il Grande Gioco, le fiction sono molto più utili dei media dominanti.

Che gabellano la guerra ibrida per un’esclusiva dei russi, mentre la fanno essi stessi per conto degli “amici”
che vogliono imporci “nemici” inesistenti.

Ormai non passa giorno senza che un drone o un elicottero o un caccia sconfinato dall’Ucraina o dalla Russia senza morti né feriti né danni venga spacciato per un “attacco ibrido” di Putin all’Ue e alla Nato. Dicono che Putin “testa” le nostre difese, come se non le conoscesse a menadito, così come noi le sue.

In compenso l’enfasi isterica con cui reagiamo o ci copre di ridicolo (quando scambiamo missili e velivoli ucraini per russi, o stormi i uccelli per sciami di droni, o ritardi aerei per sabotaggi, o droni fuori controllo per attentati che “sfiorano Zelensky” di ben 160 km.), o rafforza Putin, che appare onnipresente e onnipotente sui nostri governi tremebondi e inetti.

E allora perché perseverano?

Per tre motivi,

1) La “guerra ibrida”, in mancanza di quella vera, tiene in piedi istituzioni e governi europei screditati e pericolanti giustificando censure, elezioni annullate e partiti messi fuori legge.

2) Bisogna spaventare i popoli impoveriti e inferociti perché digeriscano centinaia di miliardi in più spesi in armi.

3) Serve un alibi per sabotare un vero negoziato sull’Ucraina, che certificherebbe il fallimento Nato-Ue. Ieri il quotidiano conservatore spagnolo El Mundo ha “svelato” un report della Cia su un imminente attacco di droni russi contro Italia, Francia e Spagna.
Peccato che del report non ci sia traccia: però la Cia ne avrebbe parlato a un ministro lituano che l’avrebbe spifferato a El Mundo senza che nessuno avvertisse i tre Paesi-bersaglio:
Crosetto smentisce, Parigi, Madrid e Ue tacciono.

Ergo la Lituania, come l’Ucraina, lancia falsi allarmi ibridi per fare guerra ibrida: cioè per trascinare in guerra vera tre alleati che non hanno alcun interesse a combattere la Russia, mentre avrebbero l’impellente interesse a non avere alleati come Lituania e Ucraina.

F.Q. 25 settembre 

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