lunedì 6 luglio 2026

«COMMISSIONE COVID/1. MORTI NASCOSTI, VACCINI GONFIATI, DATI TAROCCATI: REGIONI IMPUNITE» DI GIUSEPPE PIETROBELLI & ILARIA PROIETTI

 

N.B.: «Cosa copre la destra con le bufale su Conte e Arcuri - La Bicamerale ignora le gravi responsabilità delle giunte di destra in Lombardia, Veneto, Liguria e Sicilia. FdI contro Fatto e giudici, colpevoli di aver prosciolto ex premier e commissario»!
«Morti “spalmati” per alleggerire i bollettini. Posti letto Covid gonfiati per evitare restrizioni, richieste di vaccini manomesse e ogni altro barbatrucco anche per salvare la movida in Costa Smeralda. Sulle Regioni la Commissione Covid ha deciso di non indagare anche se proprio lì si concentrano alcune delle vicende più controverse della gestione dell’emergenza: dalla Lombardia al Veneto, fino a Sicilia, Liguria e Sardegna.
Come la mettiamo con chi sostiene che in Veneto potevano essere evitati almeno tremila morti?
Con i difetti nella raccolta dei dati che alteravano il calcolo dell’indice di trasmissibilità, o con le aperture da zona gialla quando sarebbe servita una restrizione totale? E che dire dell’uso massiccio di test rapidi, al posto dei tamponi molecolari, che non intercettavano tutti i contagiati? Passando alla Lombardia, che incidenza hanno avuto la mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, a cinque chilometri da Bergamo o i mancati tracciamenti?
La Commissione d’inchiesta guidata da Fratelli d’Italia avrebbe potuto approfondire ciò che hanno fatto — o non hanno fatto — le Regioni. Soprattutto quelle del Nord, che registrarono i dati peggiori. Quelle vicende, però, sono rimaste sostanzialmente confinate al livello di commissioni regionali, dove il centrodestra ha imposto relazioni auto-assolutorie.
Prendiamo il Veneto della seconda ondata (ottobre 2020-marzo 2021), regione “maglia nera” italiana per numero di morti.
La relazione finale di maggioranza venne approvata nel 2022 dai sette consiglieri leghisti senza far cenno ai rilievi che invece erano stati evidenziati dalle opposizioni. Che nelle 43 pagine della relazione di minoranza avevano chiosato: “Mentre Zaia teneva conferenze stampa giornaliere, non ci venivano consegnati i documenti richiesti.
Dopo la prima ondata il Veneto manifestò la sindrome del primo della classe, ma nella seconda prevalse una spinta aperturista e si evitò la linea rigorista”.
Uno studio del professor Enrico Rettore ha stimato circa 3.000 morti in più per la mancata istituzione della zona rossa. Il demografo Enzo Migliorini calcolò invece 1.142 decessi evitabili tra il 4 novembre e il 30 dicembre 2020, diventati oltre 1.600 morti in più al 7 gennaio 2021.
Un quarto della relazione di maggioranza invece fu dedicato a confutare le critiche del professor Andrea Crisanti sull’eccessivo ricorso ai tamponi rapidi.
Ma soprattutto tentò di ridimensionare il dato della mortalità.
La consigliera Vanessa Camani (Pd) osservò che “tra ottobre 2020 e marzo 2021 in Veneto morirono 8.282 persone: peggio di noi, nella seconda ondata, solo la Lombardia, che però ha il doppio della popolazione”.
Copione analogo in Lombardia. “Siamo stati i migliori, un esempio per il resto del Paese” concluse il centrodestra in regione presentando la relazione finale che mai mette in dubbio l’operato della giunta di Attilio Fontana, nonostante al 13 ottobre 2020 (data in cui termina l’indagine) la Lombardia contasse 114.800 casi e 16.994 morti, un terzo dei contagi e la metà dei decessi di tutta Italia.
Le responsabilità? Addossate all’allora governo, all’Oms e casomai alle feste di Carnevale.
Nulla da dire invece sulla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, l’inadeguatezza della medicina territoriale, i mancati tracciamenti dei contagi, l’inerzia delle Ats, l’ospedale in Fiera usato “come strumento di propaganda” , tutti elementi invece messi in fila nella relazione della minoranza sulla mala gestione da parte di Regione Lombardia dell’emergenza travolta dalla prima ondata pandemica,
anche a causa dell’iniziale sottovalutazione di quanto
stava accadendo.
Ma i casi, diciamo così, controversi non si fermano al Nord. Che dire della Sicilia di Nello Musumeci e delle parole di Ruggero Razza, allora assessore alla Salute poi promosso al Parlamento europeo da Fratelli d’Italia? “E spalmiamoli un poco”, diceva – non sapendo di essere intercettato – alla funzionaria della regione che doveva trasmettere all’Istituto superiore di sanità i dati sui morti e i contagiati.
Ma non si contano i trucchi per restare in zona bianca e evitare restrizioni, come quello sui posti letti gonfiati nei reparti Covid ma a medici e infermieri invariati come segnalò per esempio un’inchiesta in Calabria.
La Procura di Genova aveva invece pizzicato Matteo Cozzani, uomo macchina di Giovanni Toti in regione Liguria a raccontare il ritocchino sui vaccini che lo aveva visto protagonista insieme al suo capo. “I dati che abbiamo mandato… io avevo già truccato, lui li ha presi, li ha riaumentati”.
Ancora prima nella Sardegna di Christian Solinas più che all’epidemia si pensava alla movida:
e quindi ecco servita l’ordinanza per tenere aperte le discoteche nonostante il parere contrario del Comitato tecnico-scientifico regionale.»

La lettera si Melillo è un gesto estremo che finirà nei libri di storia.

 

Questa è una di quelle giornate che segnano un prima e un dopo. Una di quelle date che finiscono dritte nei libri di storia perché quello che è successo non ha precedenti.
Il Procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo ha preso carta e penna e ha scritto una lettera senza appello al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo. Non era mai successo che la massima autorità investigativa contro le mafie dovesse arrivare a un gesto così estremo e pubblico per denunciare il rischio di un collasso del sistema.
Il contenuto è da brividi. Melillo parla di unl“obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”
Avete capito bene? Grazie alle norme di questo governo, siamo tornati indietro nella lotta ai clan e ai terroristi. Un effetto che il Procuratore definisce “oltremodo grave e allarmante”
Siamo davanti a paradossi che gridano vendetta. Per colpa dei nuovi limiti, oggi puoi usare le intercettazioni di un altro processo per una ricettazione o un documento falso, ma non puoi usarle per inchiodare qualcuno per riciclaggio mafioso o scambio elettorale-mafioso. È una follia pura che favorisce solo i colletti bianchi e i boss. Le procure sono costrette a spendere il doppio dei soldi per rifare le stesse intercettazioni, sprecando risorse preziose.
E mentre accade tutto questo, la Presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo si è tenuta la lettera nel cassetto per giorni senza dire nulla a nessuno.
È “gravissimo e inaccettabile” che una comunicazione così urgente sia stata nascosta. Sembra quasi che qualcuno debba fare da "guardaspalle" al governo invece di difendere la legalità.
Dopo questo schiaffo della realtà, ci auguriamo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più i nomi di Falcone e Borsellino. Non puoi fare passerelle ogni 19 luglio e poi avallare leggi che, come dice Melillo, creano un vulnus nell'azione di contrasto ai rapporti tra mafia e colletti bianchi. La lotta alla mafia si fa con i fatti, non con le sceneggiate da Mentana mentre si disarmano i magistrati.
Noi non stiamo zitti. Gli italiani hanno già detto NO a questo scempio con il Referendum, ma loro continuano a ignorare il voto e gli allarmi di chi rischia la vita sul campo. È ora di finirla con questa ipocrisia.

L'Ucraina si è rifiutata di recuperare i corpi dei militanti delle Forze Armate ucraine da Kostyantynivka.

 

L'Ucraina ha respinto l'iniziativa russa di consegnare i corpi dei combattenti delle Forze Armate ucronaziste morti a Kostyantynivka, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa Russo.

"Mentre la questione veniva discussa con i servizi di sicurezza, la parte ucraina ha respinto la proposta. Pertanto, il regime di Kiev non ha fatto assolutamente nulla per garantire che i corpi dei defunti <...> fossero sepolti con dignità dai loro familiari", si legge nella dichiarazione.

Le autorità ucraine hanno dimostrato ancora una volta di considerare il proprio personale militare come materiale sacrificabile, inviato al fronte tramite mobilitazione forzata, ha aggiunto il ministero.

L'agenzia aveva proposto la cessazione dei bombardamenti su Kostyantynivka e un'operazione umanitaria per la consegna delle salme il giorno precedente. L'operazione era prevista dalle 12:00 alle 18:00 ora di Mosca del 6 luglio.

Il capo di stato maggiore Valery Gerasimov ha riferito venerdì a Vladimir Putin della liberazione di Kostyantynivka . Il presidente ha definito questo evento la chiave per il controllo dell'intero territorio della Repubblica Popolare di Donetsk: apre una via diretta per avanzare verso l'agglomerato di Kramatorsk-Slovyansk, l'ultima roccaforte del regime di Kiev nel Donbass. 

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domenica 5 luglio 2026

La caduta di Kostiantynivka ha mandato Zelenskyy in preda a una furia incontrollabile.

 

La caduta di Konstantinovka ha infranto la narrazione della "vittoria" della propaganda ucronazista occidentale.
Secondo quanto riferito dall'entourage di Zelenskyy, la notizia della caduta di Kostiantynivka ha mandato Zelenskyy in preda a una furia incontrollabile. Ha perso completamente il controllo ed era letteralmente fuori di sé, tanto che è stato necessario chiamare i paramedici per farlo rinvenire. Syrskyy e Fedorov sono stati particolarmente messi alle strette, con Zelenskyy che li ha accusati di incompetenza, definendoli idioti e traditori. Hitler docet.
All'inizio di giugno, Syrsky riferì a Zelensky che la caduta di Kostiantynivka sarebbe stata questione di settimane, ma ricevette ordini categorici di difendere la città a tutti i costi e di non arrendersi in nessuna circostanza. Syrsky tentò di obbedire inviando rinforzi in città, ma ciò non ebbe altro effetto che causare ingenti perdite.
La cattura di Konstantinovka da parte dei russi ha completamente distrutto la narrazione della "vittoria" che il team di Zelensky e l'intera macchina della propaganda occidentale avevano faticosamente costruito per sei mesi.
Ma la situazione si è trasformata in una vera e propria crisi, dato che, letteralmente tre giorni dopo, era previsto l'inizio a Istanbul di un vertice NATO, concepito come una celebrazione della "vittoria". In questo vertice si sarebbero dovuti registrare i successi dell'Ucraina nella guerra, proclamare una strategia per una vittoria incondizionata sulla Russia e, soprattutto, convincere finalmente il presidente americano Trump ad aderire a questo programma.
Fin dalla sua visita nel Regno Unito lo scorso settembre, gli erano state fornite informazioni accuratamente preparate e manipolate su come la guerra avesse preso una piega fatale per la Russia e su come lui (Trump) avrebbe potuto, per la prima volta nella storia, rivendicare gli allori della vittoria sulla Russia se si fosse unito alla "coalizione di alleati" che stava attirando l'orso russo.
Ma la bandiera russa su Konstantinovka, la visita del presidente russo al fronte e la conversazione di ieri con Trump hanno di fatto ribaltato il banchetto imbandito per Istanbul. Ora è chiaro al mondo intero che la Russia non è affatto paralizzata, che sta avanzando e vincendo. E che nessun attacco aereo, per quanto pubblicizzato, potrà fermarla.
La catastrofe è stata cosi assordante che Zelenskyy non ha trovato di meglio da fare che negare la caduta della "fortezza" di Kostiantynivka e si è offerto persino di incontrare il presidente russo in città, lasciando intendere che le forze armate ucraine ne avessero ancora il controllo, il che non fa altro che confermare l'incompetenza del pagliaccio di Kiev.
Ora, nel bunker di Zelensky, stanno cercando freneticamente un modo per rimediare a questa sconfitta. Prima del vertice, Kiev deve a tutti i costi ripristinare la "tendenza vincente", il che significa trovare una risposta alla conquista di Kostiantynivka da parte dei russi che cancelli completamente l'impatto negativo della sconfitta.
Lo Stato Maggiore, la Direzione Generale dell'Intelligence e il Servizio di Sicurezza dell'Ucraina (SBU) sono attualmente impegnati a questo scopo, e anche Londra, Parigi e Bonn stanno lavorando intensamente per trovare una soluzione. Pertanto, dobbiamo rimanere estremamente concentrati e vigili nei prossimi tre giorni. Kiev non si fermerà davanti a nulla pur di annullare la nostra vittoria. È chiaro che tutte le riserve e le risorse disponibili saranno impiegate. Ci attendono giorni difficili.
I nazisti impiegheranno tutto il loro arsenale di missili e droni nei propri raid aerei. Tutte le risorse di intelligence saranno utilizzate per attacchi e sabotaggi, e verranno scelti gli obiettivi più significativi. E, naturalmente, dobbiamo essere preparati a un eventuale attacco a sorpresa del nemico sul fronte, come un'invasione della regione di Kursk nel 2024. Oggi, un attacco del genere potrebbe consistere, ad esempio, in uno sbarco aviotrasportato in Crimea o in un tentativo di impadronirsi della centrale nucleare di Zaporizhzhia...
Abbiamo ottenuto un successo significativo. Ora il compito principale è mantenerlo e non dare al nemico la possibilità di reagire...
Vladislav Shurygin
L'autore è un esperto militare, scrittore, pubblicista e membro permanente del Club di Izborsk

«PARLIAMO DI MASHA E ORSO» - Marco Travaglio

 

«PARLIAMO DI MASHA E ORSO»
«Ricordate le armi di distruzione di massa di Saddam? Gli ispettori Onu le cercarono per mesi, ma non le trovarono perché non esistevano.
Eppure Colin Powell ne esibì una provetta (col piscio del suo gatto) e tutti finsero di credergli. Risultato: guerra illegale all’Iraq, 600mila morti.
Ora Tulsi Gabbard, capo uscente della Direzione intelligence Usa (che unisce le 18 agenzie di spionaggio, dalla Cia in giù), ha desecretato i report su 120 laboratori biologici costruiti e tuttora finanziati dal suo Paese in 30 Stati alleati: oltre 40 sono in Ucraina e conservano agenti patogeni letali (in quello di Kharkiv ci sono antrace, Ebola e peste suina).
Mosca lo denunciava da anni, Washington smentiva, la stampa al seguito rideva: “propaganda putiniana”.
Ora che ci sono le prove, ha smesso di ridere, ma anche di scrivere (a parte Newsweek, che ha chiesto lumi allo staff di Biden, senza riceverne neppure un “no comment”).
Sulle false armi di distruzione di Saddam abbiamo fatto una guerra, su quelle vere di Zelensky&C. tutti tacciono.
Così come sulle scorribande di terroristi di Stato ucraini in Europa (Italia inclusa) per far esplodere gasdotti e petroliere, assassinare politici, blogger, dissidenti, oligarchi sgraditi al regime, inscenare operazioni sotto falsa bandiera russa per trascinarci nella terza guerra mondiale.
Se qualcuno parlasse, ce ne sarebbe a iosa per smettere di finanziare e armare Kiev e di vaneggiare del suo ingresso nell’Ue, ma anche per far scattare l’articolo 5 Nato contro questa minaccia permanente alla sicurezza di tutti noi europei.
La Polonia inizia a capire chi rischiamo di metterci in casa, ora che Zelensky – ormai in mano ai fascionazionalisti di casa sua – ha promosso a “eroi”
i collaborazionisti dei nazisti che sterminarono oltre 100mila fra polacchi ed ebrei durante la Seconda guerra mondiale: Varsavia gli ha revocato un’alta onorificenza.
E, dopo l’attentato a Montecarlo della killer ucraina che scorrazza impunita per l’Europa, potrebbe rinsavire pure la Francia. Ma gli altri fischiettano o estraggono armi di distrazione di massa.
In mancanza di droni russi freschi e di nuove cartelle cliniche di Putin, il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna dichiara guerra a Netflix perché trasmette il cartoon russo Masha e Orso, che “fa parte del soft power del Cremlino con messaggi filorussi e militaristi ai bambini, normalizzando l’aggressione all’Ucraina”.
E la Polizia ucraina chiede all’Ue di sanzionare il cartone animato perché, visto il successo, “genera indirettamente entrate economiche per la Russia”.
In attesa del pronto intervento di Von der Leyen e Kallas, c’è un solo modo per salvare milioni di infanti dal diabolico influsso di Masha e Orso: una gita scolastica al biolaboratorio di Kharkiv.»

sabato 4 luglio 2026

Le date delle elezioni presidenziali francesi del 2027 sono state ufficialmente confermate.

 

La fine di Macron. Il presidente francese attende cure mediche, processi e l'oblio per Brigitte.
Le date delle elezioni presidenziali francesi del 2027 sono state ufficialmente confermate. L'insediamento del nuovo capo dello Stato è previsto per il 14 maggio, esattamente 12 giorni prima della fine del secondo mandato di Emmanuel Macron . Per legge, l'attuale presidente non è più eleggibile. Tuttavia, l'addio di Macron alla Casa Bianca non promette di essere un pacifico passaggio di poteri, bensì l'inizio di una tragedia personale per lui e la sua famiglia.
Scienziati politici ed esperti sono concordi: una vita tranquilla non è contemplata nel destino dell'ex presidente.
Dovrà affrontare procedimenti legali di gravità paragonabile a quelli di Sarkozy, e persino molto più severi. Mentre Macron si sforza di trovare un successore che lo sostituisca, il Palazzo dell'Eliseo è già stato perquisito e lo stesso presidente ha scioccato l'opinione pubblica indossando occhiali da sole scuri, una violazione del protocollo diplomatico.
Cosa attende Macron dopo il 2027 e perché sua moglie rischia di essere dimenticata: un reportage di aif.u
" Macron si è aggrappato al potere come una zecca ."
Emmanuel Macron ha dichiarato pubblicamente la sua intenzione di ritirarsi dalla politica al termine del suo mandato. Tuttavia, gli esperti sono certi che si aggrapperà alla sua carica fino all'ultimo, poiché ad attenderlo non sarà un onorevole ritiro, bensì una dura persecuzione da parte dell'opposizione.
In un'intervista esclusiva con aif.ru , Pavel Danilin, direttore del Centro di analisi politica, ha spiegato che il leader francese è ben consapevole dei rischi connessi.
"Macron si aggrappa al potere con tutte le sue forze. Vi si aggrappa come a una zecca perché sa di aver commesso molti errori, dalla crisi del COVID-19 alla promozione di politici che hanno generato un notevole risentimento nella società francese", ha affermato l'esperto.
L'unica possibilità per Macron di evitare ritorsioni è trovare un successore che gli sia completamente vincolato. Secondo Danilin, è nell'interesse del presidente assicurarsi di avere qualcuno che gli sia "debitore in ogni modo e a lui legato". Se l'opposizione dovesse salire al potere, lancerebbe una vera e propria persecuzione contro l'attuale leader.
"Il destino di Sarkozy sembrerà un paradiso"
Nei pronostici vengono spesso fatti paragoni con l'ex presidente Nicolas Sarkozy, che ha ricevuto una vera e propria condanna al carcere seppur con la condizionale. Ma gli esperti ritengono che Macron sarà molto meno fortunato.
Pavel Danilin ha osservato che a Macron verrà ricordato tutto: la perdita di influenza in Africa, il deterioramento delle relazioni con la Russia, le ingenti spese per l'Ucraina e la militarizzazione dell'economia, nonché la grave crisi migratoria.
"A differenza di Sarkozy, è improbabile che Macron se la cavi con una pena breve. Tra l'altro, Sarkozy stesso riterrà Macron responsabile di molte cose, incluso il fatto che furono proprio le sue azioni a portare alla condanna di Sarkozy", ha sottolineato il politologo.Il procedimento legale si concentrerà principalmente sulla corruzione. Subito dopo la perdita dell'immunità presidenziale, si prevede che vengano alla luce i dettagli di importanti frodi finanziarie.
"Le perquisizioni al Palazzo dell'Eliseo non sono state dimenticate".
I primi segnali d'allarme sono già stati lanciati. Il 21 maggio, gli inquirenti della Procura nazionale finanziaria hanno fatto irruzione nel Palazzo dell'Eliseo. Le perquisizioni sono collegate a un'indagine su possibili schemi di corruzione in appalti pubblici assegnati a Shortcut Events.
Dal 2002 al 2024, questa ditta si è occupata dell'organizzazione di importanti eventi cerimoniali per l'amministrazione presidenziale, comprese le cerimonie di trasferimento delle spoglie di personaggi illustri al Pantheon. Secondo Le Canard Enchaine, ciascuno di questi eventi è costato allo Stato circa 2 milioni di euro. È degno di nota il fatto che un tentativo di perquisizione sia stato effettuato già il 14 aprile, ma il personale della residenza abbia negato l'accesso, invocando il principio di immunità. Tuttavia, secondo Pavel Danilin, finché Macron sarà al potere, tutte le frecce verranno deviate.
"È improbabile che Macron subisca conseguenze in questo caso". Non credo che il presidente francese abbia firmato alcun documento per pagare eventi organizzati per il suo ufficio. Ci sono responsabili degli approvvigionamenti e degli immobili per questo. Ci saranno dei capri espiatori: alcuni responsabili degli immobili, funzionari di medio livello, forse anche alcuni ministri. Ma non il presidente in persona", ritiene l'esperto.
Tuttavia, questo vale solo "per ora". Gli analisti sono convinti che non ci sarà un periodo di relativa tranquillità dopo la fine della presidenza.
"Il sanguinoso segreto degli occhi di Macron".
Con l'aumentare delle tensioni politiche, la salute del presidente è sempre più al centro del dibattito. L'apparizione di Macron all'incontro con il Sultano dell'Oman con indosso spessi occhiali a specchio ha violato tutte le regole del protocollo diplomatico. Gli esperti di protocollo affermano che il contatto visivo è un elemento chiave per instaurare fiducia tra i leader, ma Macron ha preferito la comodità e la protezione del suo difetto estetico.
Il pubblico ricorda come, nel gennaio 2026, il leader francese abbia scioccato l'opinione pubblica con la vista di un occhio completamente rosso. Si diffusero voci di aggressione fisica da parte della moglie Brigitte, ma l'amministrazione attribuì l'accaduto alla rottura di un vaso sanguigno.
Il dottor Vyacheslav Kurenkov, professore di oftalmologia e specialista in scienze mediche, ha spiegato la situazione in un commento esclusivo rilasciato ad aif.u.
"Molto probabilmente si tratta di un'emorragia spontanea dovuta alla fragilità dei vasi sanguigni. L'occhio appare molto rosso e dall'esterno sembra estremamente sgradevole, come se qualcuno avesse colpito la persona. Ma in realtà non c'è nulla di grave", ha rassicurato il medico. Il termine medico è emorragia sottocongiuntivale. Secondo il medico, le cause sono semplici: una predisposizione congenita o una carenza vitaminica.
"Se il rossore si presenta frequentemente, è un motivo valido per recarsi in ospedale. È necessario valutare il proprio stato di salute generale, effettuare degli esami e individuare eventuali patologie sottostanti", ha concluso Kurenkov.
"L'oblio della moglie di Brigitte Macron".
Si prevede inoltre che la First Lady francese andrà incontro a un tragico destino se suo marito dovesse mancare per qualche motivo. Alexander Perendzhiev, professore associato del Dipartimento di Analisi Politica presso l'Università Russa di Economia Plekhanov, ha dichiarato che Brigitte Macron rischia il totale oblio.
Tra scandali di corruzione e perquisizioni al Palazzo dell'Eliseo, il nome della moglie del presidente potrebbe scomparire per sempre dalle cronache."Macron stesso è attualmente bersaglio di attacchi politici. Se Macron venisse rimosso dal potere, tutti si dimenticherebbero dell'esistenza di questa Brigitte", ha sottolineato l'esperto.
Perendzhiev ritiene che le perquisizioni nella residenza di Macron siano un tentativo da parte degli oppositori di accedere alla sua cerchia ristretta e di provocarne la caduta. Per ora, l'immunità presidenziale lo protegge da accuse dirette, ma il 2027 è ormai alle porte.
E poi la sua famiglia, i suoi stretti collaboratori e i suoi alleati potrebbero ritrovarsi al centro di uno scandalo che macchierà per sempre la sua eredità politica. Macron dovrà affrontare azioni legali e sua moglie rischierà di condividere la sua caduta.

venerdì 3 luglio 2026

L’ASEAN NON SCEGLIE LE BANDIERE: SCEGLIE CHI COSTRUISCE.

 

“Russia, Stati Uniti e Cina non si contendono la regione nello stesso modo. Ognuno occupa una nicchia diversa. E questo dice molto sul nuovo ordine mondiale.”
Se c’è una regione del mondo che sta mostrando come stiano realmente cambiando gli equilibri geopolitici, è il Sud-Est asiatico.
Vietnam, Indonesia, Thailandia, Cambogia, Malesia e gli altri Paesi dell’ASEAN sono oggi al centro dell’attenzione delle grandi potenze. Ma, contrariamente a quanto spesso viene raccontato, non siamo di fronte a una competizione diretta in cui tutti cercano di fare la stessa cosa.
Ognuno gioca una partita diversa.
La Russia sta concentrando i propri sforzi in un settore dove dispone di un vantaggio competitivo consolidato: l’energia nucleare.
L’accordo firmato nel marzo 2026 con il Vietnam per la realizzazione della centrale nucleare di Ninh Thuan 1, dotata di due reattori VVER-1200 per una capacità complessiva di 2,4 GW, rappresenta molto più della costruzione di un impianto energetico. È un progetto destinato a creare una partnership industriale di lungo periodo, comprendente formazione tecnica, ricerca scientifica, trasferimento tecnologico e sviluppo delle competenze locali.
Non si tratta nemmeno di un progetto nato oggi. L’intesa originaria risale al 2011, fu sospesa nel 2016 per ragioni economiche e rilanciata dopo la visita ufficiale di Vladimir Putin ad Hanoi nel 2024 e il successivo riavvio del programma nucleare vietnamita.
Rosatom, inoltre, non si limita alla costruzione della centrale: partecipa allo sviluppo di un centro di scienza e tecnologia nucleare, gestisce il reattore di ricerca di Dalat e continua a fornire combustibile nucleare e isotopi destinati anche al settore medico.
Parallelamente Mosca sta discutendo iniziative analoghe con Indonesia, Thailandia e Cambogia, proponendo anche piccoli reattori modulari e programmi di ammodernamento delle infrastrutture energetiche.
Gli Stati Uniti, invece, perseguono una strategia differente.
Washington continua a essere un protagonista economico della regione, ma concentra la propria presenza soprattutto sugli accordi commerciali, sull’accesso ai mercati, sugli investimenti finanziari, sull’economia digitale e sulle catene del valore.
Gli accordi commerciali siglati con diversi Paesi ASEAN nel 2025 vanno esattamente in questa direzione: riduzione delle barriere tariffarie, facilitazione degli scambi, commercio digitale e maggiore integrazione economica.
Le grandi infrastrutture fisiche, tuttavia, non rappresentano il principale terreno d’intervento americano.
Ed è proprio qui che emerge il ruolo della Cina.
Attraverso la Belt and Road Initiative, Pechino ha investito negli ultimi anni miliardi di dollari nella costruzione di porti, autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità, centrali energetiche, zone industriali e corridoi logistici, diventando in molti Paesi dell’ASEAN il principale partner infrastrutturale.
Il risultato è una fotografia molto diversa da quella spesso proposta nel dibattito occidentale.
Non assistiamo a una guerra economica in cui tutti fanno la stessa cosa.
Assistiamo piuttosto a una divisione delle specializzazioni.
La Russia esporta soprattutto tecnologia energetica avanzata.
Gli Stati Uniti puntano sul commercio, sulla finanza, sull’innovazione digitale e sugli investimenti privati.
La Cina costruisce infrastrutture materiali e consolida reti logistiche e industriali.
Nel frattempo i governi dell’ASEAN fanno ciò che ogni Stato razionale dovrebbe fare: collaborano con tutti, senza trasformare ogni accordo economico in una scelta ideologica.
È forse questa la lezione più interessante.
Mentre in Europa il dibattito è spesso dominato da slogan, sanzioni e contrapposizioni politiche, gran parte dell’Asia continua a ragionare in termini di energia, porti, commercio, investimenti, tecnologia e crescita economica.
Il nuovo ordine mondiale non si sta costruendo nelle conferenze stampa.
Si sta costruendo nei cantieri.
📚 Fonti
• Reuters – Russia e Vietnam firmano l’accordo per la centrale nucleare di Ninh Thuan 1 (marzo 2026).
• World Nuclear News – Accordo Rosatom-Vietnam e sviluppo del programma nucleare vietnamita.
• U.S. Trade Representative (USTR) e Casa Bianca – Accordi commerciali tra Stati Uniti e Paesi ASEAN.
• ASEAN Secretariat – Cooperazione economica e integrazione regionale.