domenica 7 giugno 2026

Affari spericolati e contatti mafiosi di Giuseppe Cipriani, il “redentore” di Nicole Minetti. - Gianni Barbacetto

 


L’“operazione Andalusia”, gli affari con Flavio Briatore. E poi Harvey Weinstein, Jeffrey Epstein, Paolo Zampolli.










Giuseppe Cipriani è stato presentato al Quirinale come l’uomo che ha redento Nicole Minetti: imprenditore di successo, persona “normoinserita e lontana da contesti di devianza”. È anche per questo che il presidente della Repubblica ha concesso la grazia alla sua compagna, ex organizzatrice del bunga-bunga per Silvio Berlusconi, e ha cancellato la sua condanna definitiva a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione (caso Ruby) e peculato e truffa (spese allegre da consigliera regionale).

Che Minetti avesse ottenuto la grazia è stato scoperto dalla giornalista Floriana Bulfon (Mi manda Rai Tre). Poi l’inchiesta del Fatto quotidiano ha rivelato il lato oscuro della relazione tra Nicole e Giuseppe, raccontando anche i rapporti di Cipriani con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. Ma chi è davvero Giuseppe Cipriani, sessantenne figlio di Arrigo Cipriani, patron dell’Harry’s Bar, il più iconico locale di Venezia? È colui che ha esportato a Londra, a Ibiza, a Milano, a New York, in Uruguay il brand Cipriani, rendendolo un business globale.

C’è però un’ansa dimenticata nella sua avventura imprenditoriale, che incrocia pericolosamente gli ambienti della mafia siciliana. Ne troviamo le tracce in un’inchiesta antimafia dei primi anni Novanta, l’operazione “Andalusia”, realizzata dallo Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia, e poi dalla Dia, la Direzione investigativa antimafia, sotto la guida dei magistrati di Catania.

Riguardava affari e traffici internazionali di armi che, nelle prime ipotesi investigative, vedevano coinvolti personaggi come Felice Cultrera, uomo d’affari catanese, Tanino Corallo, l’imprenditore che partendo dalla Sicilia tentò di conquistare i casinò di Saint Vincent e di Campione d’Italia, e Tommaso Spadaro, il padrone dei casinò dell’isola caraibica di Saint Maarten che tentò di impiantare affari anche in Italia sotto l’ombrello politico dell’allora partito di Gianfranco Fini, Alleanza nazionale.

Gli investigatori misero il naso in business di tutto rispetto: la costruzione di 5 mila appartamenti a Tenerife; l’acquisto di quote dei casinò di Marrakech, Istambul, Praga, Malta, Montecarlo, da usare (sospettavano gli inquirenti) per riciclare denaro; la commercializzazione e la ricettazione di titoli al portatore; l’intermediazione di armi pesanti e l’acquisto di elicotteri (con la presenza nell’affare di una vecchia conoscenza delle inchieste sul traffico d’armi e droga, il miliardario arabo Adnan Khashoggi); l’avvio di attività finanziarie in Spagna, Arabia Saudita, Israele, Giordania, Egitto, Marocco, Turchia, Cecoslovacchia, Russia, Corea, Hong Kong, Montecarlo… Un vortice d’affari, di contatti, di relazioni.

Alla fine delle indagini, nella rete degli investigatori restò ben poco. Non riuscirono a dimostrare le relazioni degli uomini d’affari con il boss catanese di Cosa nostra Nitto Santapaola. Restano le intercettazioni telefoniche realizzate dalla Dia, che cristallizzano le voci dei protagonisti e i racconti in diretta dei loro business. Tra le voci, quella di Flavio Briatore (non indagato) che era in contatto con Cultrera (che sarà poi prosciolto). I due discutono di affari, donne e motori.

Nel maggio 1992, Briatore, allora a capo del team Benetton di Formula 1, chiede consigli a Cultrera e gli parla proprio di Cipriani, a quei tempi giovane e ancora sconosciuto rampollo della dinastia dell’Harry’s Bar. Racconta Briatore che questi sta cercando di entrare nel business della Formula 1, insieme a un certo Angelo Bonanno. Per convincere Flavio, Cipriani gli aveva squadernato le sue referenze: “Sono amico di Tommaso Spadaro, sono amico di Tanino Corallo”.

Nomi pesanti, in Sicilia. Cultrera ascolta e poi consiglia a Briatore di prendere sul serio il giovane Cipriani: poiché Bonanno – dice Cultrera – “è uno pesante, inserito in una famiglia pesante”. Infatti è considerato uomo dei “cursoti”, clan mafioso catanese che aveva affari anche a Milano.

Non sappiamo come andò a finire il rapporto tra Briatore e Cipriani. Sappiamo che in seguito Cipriani fondò una sua scuderia, “Il Barone Rampante”, con sponsor principali Bioera e Ki Group, società riconducibili alla ex ministra Daniela Santanchè (grande amica di Briatore) oggi indagata per bancarotta fraudolenta, e al suo ex compagno Canio Mazzaro.

L’indagine “Andalusia” non riuscì a produrre condanne. Dunque non ci sono reati da ascrivere ai protagonisti di quell’inchiesta. Ciò che resta è l’indicazione dell’ambiente in cui Cipriani si muoveva, fin dai suoi primi passi nel mondo degli affari. Del resto, bastava consultare fonti aperte, come i giornali americani, per venire a conoscenza dei rapporti di Cipriani jr. con Paolo Zampolli, il grande amico del presidente Donald Trump che si definisce “rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali”.

Ma, prima ancora, con Epstein e con Harvey Weinstein – il produttore cinematografico che scatenò il “meetoo” – che usava i locali di Cipriani come “terreno di caccia” per le donne e usava le suite ai piani alti come “covo sessuale” dove portare le sue prede.

Non solo. Il nome di Giuseppe Cipriani nel 2006 emerse in due processi contro la mafia newyorkese di John Gotti jr. E poi in brutte storie di evasione fiscale e truffe all’assicurazione sanitaria Usa. Nel 2007, Arrigo e Giuseppe si sono dichiarati colpevoli di evasione fiscale per aver frodato allo Stato e alla città di New York 3,5 milioni di dollari in tasse. Per evitare l’arresto – riporta il New York Post – hanno sborsato 10 milioni di dollari come risarcimento. Insomma: non era poi così difficile capire com’era l’ambiente esibito da Nicole Minetti per ottenere la grazia.

https://www.giannibarbacetto.it/2026/05/03/affari-spericolati-e-contatti-mafiosi-di-giuseppe-cipriani-il-redentore-di-nicole-minetti/

sabato 6 giugno 2026

Ci sarà un giudice che ascolterà i fatti (e non le veline) e riscriverà tutto? - Antonio Padellaro

 

Caro Marco,
so che non mi giudicherai né un pazzo e neppure un irresponsabile (mi conosci troppo bene) se dichiaro di aver fortemente desiderato quanto segue.
Primo, che gli osti della Procura generale di Milano e del Quirinale confermassero, come è avvenuto, che il vinello della grazia concessa a Nicole Minetti fosse di eccellente qualità.[…]
Secondo, che la premiata coppia Cipriani avviasse una causa contro il nostro giornale, la più tracotante e temeraria possibile,
come del resto nella loro natura (e anche su questo ho ricevuto adeguata soddisfazione).
[…] Quanto alla mia prima “follia” la definirei, piuttosto, un auspicio prevedibile e calcolato, giacché soltanto una davvero cieca (e anche piuttosto stupida) fiducia nelle nostre istituzioni avrebbe potuto farci sperare in un esito diverso della questione.
In tal caso, avrei (avremmo) preso atto di una sensazionale novità da parte dei vertici di certa magistratura e della Repubblica: la loro capacità di ripensare a decisioni già prese sulla base di fatti accertati e verificati, che poi sarebbe il senso ultimo della parola giustizia.
Così non è stato, perché così non poteva essere. Con simili attori sulla scena, era possibile soltanto una commedia con un copione già scritto, come ampiamente provato.
Quanto alle minacce giudiziarie della coppia Cipriani, temerariamente affermo: ben vengano! Se ci sarà un giudice pronto ad ascoltarci (ma anche più di uno, se procederemo all’azione penale per diffamazione contro la Procura generale milanese), e a prendere nota dei fatti (e non delle veline), finalmente tutta la questione sarà sottoposta al pubblico giudizio, e con ampia facoltà di prova e di evidenze testimoniali.
Si potrà così riscrivere tutta questa storia,
nel rispetto dell’articolo 111 della Costituzione, quello che recita: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti al giudice terzo e imparziale”.
Sarà interessante quanto avrà da dire in proposito il presidente della Repubblica, massimo garante della Carta.
[…] Caro Marco, capisco che nel ruolo di azionista e membro del cda del Fatto, il mio atteggiamento potrà apparire perlomeno spericolato.
Ma quando, quasi un ventennio fa, fondammo questo giornale, sapevamo che non saremmo rimasti soli nella nostra battaglia di libertà e di indipendenza da tutto ciò che non fosse il frutto delle nostre idee e delle nostre notizie.
Infatti, accanto a noi vive e combatte la grande e straordinaria comunità del Fatto Quotidiano, sicuramente indignata per quanto sta accadendo.
Anche nella rinuncia ai soldi pubblici, reiterata anno dopo anno (a svariate decine di milioni abbiamo saputo dire: no, grazie) c’era l’orgogliosa rivendicazione della nostra assoluta diversità nei confronti di un’informazione prona al potere, perché tenuta per le palle grazie a quelle elemosine.
Non spenderò neppure una virgola per la feccia dattilografa che si è scatenata in queste ore contro di noi.
Mentre, come ultima bizzarria, fammi concludere con una frase del grande Tom Wolfe: senza una bella rissa, questo è un mestiere sprecato.

venerdì 5 giugno 2026

CASO MINETTI, LETTERA ALLA PROCURATRICE. - Marco Travaglio - 5 Giugno 2026

 


Egregia procuratrice generale Francesca Nanni, lei è liberissima di credere a Santa Nicole Minetti, di passare un colpo di spugna sulle sue condanne per reati gravissimi senza che abbia scontato un minuto di pena; di cancellare le pesanti accuse lanciate da una testimone oculare senza neppure ascoltarla, anzi facendola “smentire” dai testimoni della difesa, cioè affidando alla Minetti le indagini sulla Minetti; di rinunciare alla rogatoria in Uruguay perché si tratta di un procedimento amministrativo e poi di prendere per oro colato le “indagini difensive” della coppia (quindi nei procedimenti amministrativi indaga solo la difesa?), anche se basta googlare i nomi giusti o andare a Ibiza e Punta del Este e tendere l’orecchio per conoscere la verità.

Tutto questo lei lo può fare perché è nel suo potere insindacabile - nel procedimento amministrativo non esistono gradi di giudizio ed è lei a giudicare se stessa.
Ciò che lei non può fare, perché non è nei suoi poteri, è infangare e diffamare con accuse di falso il lavoro giornalistico di un quotidiano, il Fatto che ho l’onore di dirigere, in un comunicato che non ammette contraddittorio, ma permette alla peggior feccia di darci dei falsari come se l’avesse accertato una sentenza definitiva (la famosa presunzione d’innocenza).
Dopo i nostri scoop, delle 23 righe del suo parere pro grazia non resta in piedi una virgola sui due punti-cardine: la nuova vita di Santa Nicole (ha continuato quella di prima) e l’esigenza di evitare i servizi sociali per far curare il bimbo negli Usa (poteva farlo in 9 ospedali italiani).
Abbiamo intervistato Graciela, ex massaggiatrice di casa Cipriani, riportando fedelmente ciò che ci ha detto e ha poi ripetuto, terrorizzata dalle possibili conseguenze, a una tv uruguayana, sui festini nel ranch di Cipriani con escort d’importazione selezionate dalla Minetti.
In tv ha aggiunto di avere altre cose da riferire per non passare da “complice” di ciò che ha visto e subìto, ma che l’avrebbe fatto solo “alla Procura italiana che presumibilmente mi convocherà”. Cioè a lei, dottoressa Nanni, che invece ha scelto di non ascoltarla.
Se l’avesse fatto, avrebbe potuto sapere le “altre cose” e sottoporle alle doverose verifiche. Magari sentire le due ex colleghe che le hanno scritto lodandone il “coraggio” (quindi escludono che stia mentendo). O trovare altri testimoni che i nostri cronisti sul campo continuano a incontrare registrando sempre nuove conferme su quei festini che presto il Fatto racconterà e che la Procura generale ha omesso di cercare, esponendo la Presidenza della Repubblica a nuove figuracce involontarie.
Le auguro di lavorare un giorno con la passione, lo scrupolo e il culto della verità che contraddistingue i giornalisti del Fatto.
Intanto attendo le sue scuse.
Il Fatto Quotidiano
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Lettera alla procuratrice. - Marco Travaglio

 



giovedì 4 giugno 2026

MARCO TRAVAGLIO - Il vino era ottimo - IFQ- 4 giugno 2026 - Marco Travaglio.

 


Ricapitoliamo. Il 9 gennaio, dopo un mese scarso di “indagini”, la Procura generale di Milano invia a Nordio un parere di 23 righe favorevole alla grazia per la Minetti, condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Il 18 febbraio, in gran segreto, Mattarella firma la grazia. L’11 aprile esce la notizia su Rai3 e sul Fatto. Che indaga e smentisce punto per punto il parere del Pg. Non è vero che Minetti ha cambiato vita (“seria e concreta volontà di riscatto sociale”, “radicale presa di distanza dal passato deviante” da cui è “oggi impermeabile”): vari testimoni raccontano festini con escort a Ibiza e Punta del Este chez Cipriani, suo compagno, amico di Weinstein e di Epstein. Non è vero che il figlio adottivo sia stato abbandonato dai genitori né che fosse operabile solo a Boston (rendendo indispensabile il passaporto e dunque la grazia alla Minetti): il S. Raffaele e l’ospedale di Padova smentiscono di aver trattato il caso e confermano che avrebbero potuto seguirlo, come altri 7 centri italiani. Il Colle si spaventa e chiede nuove indagini alla Procura generale, che le affida allo stesso Pg che ha firmato il parere. Praticamente si chiede all’oste se il vino è buono. E ieri l’oste ha risposto: il vino è ottimo.
In una nota che si stenta a credere sia opera di un magistrato, il Pg scrive che i fatti svelati dal Fatto “non corrispondono al vero” o “non contrastano col quadro probatorio”. Quali? Quelli che non c’entrano nulla col parere sulla grazia e quelli che il Fatto non ha mai scritto. Minetti e Cipriani non hanno “pendenze giudiziarie o indagini”: e chi l’ha scritto? “Non emergono irregolarità nell’adozione” del bambino e l’avvocata bruciata viva difendeva i genitori, non il minore: e che c’entra con la grazia? “È confermato il grave quadro sanitario del minore in cura a Boston”: e chi lo nega? Ciò che è smentito è che non fosse curabile in Italia. E poi Minetti faceva “volontariato”: e questo basta per graziarla? Ma il meglio arriva su Graciela, massaggiatrice in casa Cipriani, che racconta “feste di droga e sesso” e molestie: fornisce dettagli, chiede di svelare “altri fatti ai magistrati”. Ma questi non la sentono perché sarebbe “smentita da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive” (gli avvocati di Minetti e Cipriani hanno trovato dei testimoni a favore dei loro clienti: ma va?) e da misteriose “persone informate sui fatti”. Quindi, al posto della testimone oculare, si interroga chi la smentisce per conto di Minetti e Cipriani. E chissenefrega se non c’è più nulla di vero nelle 23 righe del parere del Pg. In sintesi: Minetti e Cipriani prendono in giro il Pg, che ci casca e ci fa cascare Nordio e Mattarella. E ora, per non ammettere di essere stati presi in giro, si tenta di prendere in giro l’intero popolo italiano.

martedì 2 giugno 2026

E se dietro la crisi politica di Pedro Sánchez ci fosse anche qualcosa di più di una semplice tempesta giudiziaria?

 

E se dietro la crisi politica di Pedro Sánchez ci fosse anche qualcosa di più di una semplice tempesta giudiziaria?
Il quotidiano catalano La Vanguardia ha messo in fila diversi punti legati all'assalto giudiziario al Partito Socialista Operaio di Spagna (PSOE) analizzando il ruolo statunitense nell'avvio dell'indagine partita principalmente dalle inchieste contro l'ex primo ministro José Luis Zapatero.
Il vicedirettore de La Vanguardia ricorda che "un servizio di intelligence statunitense ha aperto il caso Zapatero”.
Il Partito Socialista Operaio di Spagna di Sanchez è alle corde dopo aver subito nei giorni scorsi una pesante perquisizione ad opera delle autorità che stanno indagando sui presunti rapporti corruttivi dell’ex premier José Luis Zapatero, a lungo simbolo della sinistra spagnola e internazionale, accusato di traffico d'influenze illecite con Paesi come Cina e Venezuela.
Si tratta dell'ennesima e più vasta serie di scandali che hanno colpito un governo già logorato da diverse inchieste d'ordine interno.
Una "Tangentopoli" alla spagnola che colpisce questa volta i socialisti iberici in una fase in cui il loro premier si trova in una fase di grande esposizione internazionale.
Secondo la Vanguardia l’HSI (Homeland Security Investigations) ha decifrato il telefono di un imprenditore venezuelano sospetto, fornendo informazioni cruciali alla polizia spagnola”.
Nulla di illegale, chiaramente: la cooperazione informativa è uno standard. Ma il punto è il contesto: queste mosse arrivano mentre Madrid prova a costruire una linea autonoma, più aperta alla Cina e meno allineata alle richieste strategiche di Washington.
Sánchez ha detto no all’aumento delle spese militari al 5% del PIL, ha rafforzato i rapporti economici con Pechino, ha assunto posizioni scomode su Israele e Iran e ha spinto per una maggiore autonomia europea.
Una posizione che rompe gli equilibri tradizionali del blocco occidentale. Cosa che a Washington non va giù.
Leggi l'articolo di @Murandrea1 it.insideover.com/politica/spagn



Gli USA adottano l'atteggiamento titpico di chi persegue i propri interessi in modo illecito, sostituendo il potere della legge con la prepotenza e l'intimidazione per ottenere vantaggi personali o di gruppo...

Caro Putin… - Il Semplicissimus

Gli europei si sono rimbambiti, caro Presidente Putin, e probabilmente lei lo sa molto meglio di me.

In questi giorni tutto il mainstream falso e tarlato sta tendando di far credere che un drone russo si sia schiantato contro un condominio in Romania e la cosa è stata ufficializzata dal governo di quel Paese che è nato da un osceno imbroglio elettorale – istituzionale, che politicamente equivale a una di quelle deiezioni canine che si incontrano sui marciapiedi.

Ora, presidente. come possa un drone, di cui peraltro non si ha alcuna immagine, cadere su un terrazzo e semplicemente incendiarsi senza far esplodere la sua carica che è minimo di 50 chili , è uno di quei miracoli che presuppongono o l’intervento di Sfântul Gheorghe, ovvero San Giorgio, il santo più amato in Romania, oppure la più mondana circostanza che si tratta di una balla più grande del palazzo colpito.
Palazzo che peraltro è evacuato pro forma giusto il tempo di spegnere il piccolo incendio dovuto al carburante, senza ulteriori danni.

L’altra ipotesi è che l’Uav non trasportasse esplosivo, perché notoriamente le truppe russe si dilettano a far volare nottetempo droni inoffensivi, come se giocassero con gli aquiloni. Tutto questo ricorda gli incidenti del settembre 2025 in Polonia: all’epoca, circa 20 droni provenienti dall’Ucraina entrarono nello spazio aereo polacco e i media affermarono che si trattava di droni russi.
Tuttavia, ciò era impossibile perché i droni di tipo Geranium, che sarebbero stati coinvolti, semplicemente non hanno un raggio d’azione sufficiente per raggiungere la Polonia.

E non parliamo poi del fatto che i Paesi baltici, Finlandia compresa, accettino di fare da base di partenza di droni, solo formalmente ucraini, senza che ciò sembri suscitare alcun problema riguardo alla partecipazione diretta alla guerra.

Caro Presidente, il fatto stesso che enormità del genere vengano riferite a valanga, senza che nessuno si faccia venire il minimo dubbio, dimostra la volontà della Ue e di alcuni Paesi dell’Unione di continuare la guerra sotto forma terroristica, così come l’ipnosi è la prova del nove dell’ipnosi profonda delle popolazioni.
Ma dimostra anche che la Russia ha trascurato troppo a lungo di contrastare la propaganda a reti unificate dell’Occidente. L’esempio dell’Iran che con la geniale idea dei video in stile Lego, ha frantumato la tracotanza di Usrael e ha reso visibile la criminale retorica degli imperialisti, dovrebbe invece fare scuola.

È pur vero che fin dall’inizio dell’operazione speciale la Ue si è preoccupata di istituire una ferrea censura sui media russi, ma la rete è vasta, carsica, un dedalo dove nulla va veramente perduto e ironizzare sulle assurde narrazioni dei guerrafondai che lanciano il sasso, fanno stragi e poi nascondono il braccio meriterebbero di essere sbeffeggiati senza pietà. La forza delle menzogne che navigano incontrastate si trasformerebbe immediatamente in fragilità se fossero svestite dall’ironia, mostrando una fragile ossatura.

Capisco anche che la tentazione di rispondere con un’azione decisa contro le zecche europee e di trasformare il senso di impunità in paura, sia forte, quasi irresistibile a questo punto. Ma costruire qualcosa di mediaticamente accattivante che smonti la produzione di balle, è altrettanto importante nel lungo periodo.

Caro Presidente i suoi antagonisti europei sono gente fatta di cartapesta e, vista la loro origine, si direbbe che siano fatti di banconote andate al macero e utilizzate per modellare questi androidi nei caveau delle banche; fingono di essere d’acciaio, però non appena la patina di vernice si scalfisce, non appena qualcuno li mette a nudo giocando sulla loro desolante follia, finiranno per sgonfiarsi come palloncini: basta uno spillo per destabilizzarli, tanto più che non hanno alcun serio seguito nei loro Paesi.

Di certo una risata non basterà a seppellirli, tuttavia la tradizione satirica russa, da Gogol’ a Michail Zoščenko per finire con Vovan e Lexus, potrebbe essere di ispirazione.
Mi creda Presidente, svelare che la loro presenza coincide con l’assenza non solo di ragione, ma anche di futuro,
è meglio di un drone sulle loro teste intercambiabili a piacere.