sabato 8 agosto 2026

L’ITALIA MANTIENE LA SOSPENSIONE DI SCHENGEN. LA SPAGNA RISPONDE E IMPONE CONTROLLI RECIPROCI AI VIAGGIATORI DALL’ITALIA.

 

Escalation diplomatica dopo il rifiuto italiano dell’ultimatum. Palazzo Chigi: «Non accettiamo imposizioni sulla sicurezza nazionale. Controlli almeno fino al 15 agosto». La Spagna risponde imponendo controlli aleatori in porti e aeroporti a partire dalla mezzanotte di sabato 8 agosto fino al 7 settembre.
Lo scorso 31 luglio il governo italiano ha deciso di sospendere temporaneamente il regime di libera circolazione previsto dall’accordo di Schengen nei collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, a partire dal 1° agosto e per un mese (prorogabile). Si tratta di controlli mirati e selettivi solo sui cittadini di Paesi terzi (extra-UE) provenienti dalla Spagna, per verificarne la regolarità. I cittadini italiani, spagnoli e degli altri Paesi UE non sono interessati dalla disposizione. L’Italia ha motivato la misura con esigenze di sicurezza nazionale e prevenzione di possibili rischi (compresi quelli legati al terrorismo) e di movimenti secondari dopo i noti fatti di Ceuta.
La decisione ha provocato forti tensioni diplomatiche con Madrid. Stamani il governo spagnolo di Pedro Sánchez ha lanciato un ultimatum: l’Italia deve revocare i controlli “senza indugio” entro domenica 9 agosto, altrimenti la Spagna adotterà “misure proporzionali” per tutelare gli interessi e la dignità dei cittadini spagnoli. Madrid considera la misura italiana ingiusta, unilaterale, discriminatoria e contraria agli interessi dell’UE.
In risposta all’ultimatum spagnolo, Palazzo Chigi ha ufficialmente dichiarato che l’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero in materia di sicurezza nazionale e controllo delle frontiere. Il governo italiano conferma che non intende in nessun caso rivedere la sospensione dell’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna, almeno fino al 15 agosto (data in cui, secondo le stesse autorità spagnole, è attesa una possibile nuova ondata migratoria a Ceuta) e, comunque, fino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia.
Dopo la nota di Palazzo Chigi del pomeriggio, il governo di Pedro Sánchez ha reagito imponendo misure reciproche:
Restauro temporaneo di controlli alle frontiere interne (porti e aeroporti) per i viaggiatori in arrivo dall’Italia.
Controlli aleatori di identità (passaporto) e nazionalità; per i cittadini extra-UE anche verifica di visto o permesso di soggiorno.
Decorrenza: dalle 00:00 di sabato 8 agosto 2026 fino alle 00:00 di domenica 7 settembre 2026 (circa un mese), salvo modifiche se cambiano le circostanze.
Motivazione ufficiale: «la persistente pressione migratoria irregolare che subisce il Paese transalpino».
I cittadini UE (inclusi italiani e spagnoli) restano formalmente liberi di circolare, ma i controlli documentali potranno creare ritardi in piena stagione turistica. Non risultano ancora reazioni ufficiali italiane a questa contromisura spagnola nelle ultime ore.

DOVEVAMO SPEZZARE LE RENI ALLA RUSSIA. CI SIAMO TAGLIATI GLI ATTRIBUTI DA SOLI.

 

Il capolavoro strategico europeo meriterebbe di essere studiato nelle università. Ma non nei corsi di geopolitica: in quelli di autolesionismo.
L’obiettivo era mettere economicamente in ginocchio Mosca, interrompere i rapporti commerciali, chiudere i mercati, tagliare l’energia russa e dimostrare al Cremlino che senza l’Europa la Russia sarebbe rimasta sola.
Risultato?
Nel primo semestre del 2026 l’interscambio tra Russia e Cina ha raggiunto 134,18 miliardi di dollari, con una crescita del 25,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Le esportazioni russe verso la Cina sono aumentate del 23,3%, quelle cinesi verso la Russia del 28,4%.
Nel frattempo il commercio complessivo tra Unione Europea e Russia, che nel 2021 valeva 257,5 miliardi di euro, nel 2025 era precipitato a 58,1 miliardi.
Una riduzione di quasi 200 miliardi di euro.
E qui arriva la parte meravigliosa.
Perché quando tu abbandoni un mercato da decine di miliardi, quel mercato non viene sepolto con una cerimonia funebre a Bruxelles.
Arriva qualcun altro e se lo prende.
Noi abbiamo lasciato spazio nell’automotive? Sono arrivati i cinesi.
Abbiamo ridotto tecnologia, macchinari e componentistica? Pechino ha aumentato le proprie forniture.
Abbiamo smesso di comprare una parte enorme dell’energia russa? La Russia ha spostato sempre più flussi verso l’Asia, spesso concedendo alla Cina condizioni molto convenienti.
In pratica Pechino si è trovata davanti il Black Friday geopolitico del secolo: energia russa, materie prime, un enorme mercato da occupare e un vicino costretto dalle sanzioni occidentali ad avere sempre più bisogno della Cina.
E noi?
Noi fierissimi.
Petto in fuori.
Sanzione numero uno, sanzione numero due, sanzione numero diciassette, conferenza stampa, foto di famiglia, applausi e dichiarazione sulla “unità europea”.
Poi arriva il conto.
Perché la Russia certamente ha pagato e continua a pagare un prezzo pesante: minore accesso alla tecnologia occidentale, costi logistici superiori, dipendenza crescente da Pechino, difficoltà finanziarie e un’economia sempre più orientata alla guerra.
Ma qualcuno dovrebbe finalmente avere il coraggio di fare anche l’altra metà del bilancio.
Quanto abbiamo pagato NOI?
Quanto mercato europeo abbiamo regalato ai concorrenti cinesi?
Quanto potere contrattuale abbiamo perso nei confronti di Mosca?
Quanto ci costa oggi procurarci altrove energia che prima arrivava attraverso infrastrutture già costruite?
E soprattutto: quale genio pensava davvero che una potenza con 17 milioni di chilometri quadrati di territorio, enormi risorse energetiche e un confine di oltre 4.000 chilometri con la Cina sarebbe rimasta seduta a piangere davanti alla porta chiusa dell’Europa?
La geografia non applica le sanzioni.
La geografia resta lì.
E la Cina pure.
Il risultato strategico è paradossale: abbiamo lavorato per rendere l’Europa meno dipendente dalla Russia e contemporaneamente abbiamo lavorato per rendere la Russia meno dipendente dall’Europa.
Solo che la seconda parte ce l’avevano spiegata un po’ meno.
Pechino compra energia, vende automobili, macchinari ed elettronica e accresce la propria influenza sulla Russia.
Mosca perde una parte del rapporto privilegiato con l’Europa ma costruisce nuovi circuiti commerciali asiatici.
E l’Europa perde contemporaneamente un fornitore, un mercato e una parte della propria capacità di influenza.
Straordinario.
Dovevamo “spezzare le reni alla Russia”.
Alla fine, guardando la cartina geografica e i flussi commerciali, viene il sospetto che gli unici ad essersi tagliati gli attributi con entusiasmo siamo stati noi.
E abbiamo pure pagato il coltello.
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FONTI: General Administration of Customs of China; Rappresentanza commerciale russa in Cina; Commissione Europea; Federal Customs Service of Russia; Interfax.

venerdì 7 agosto 2026

FINALMENTE QUALCUNO HA FATTO LA DOMANDA PROIBITA.

 

Mentre Giorgetti spiegava agli italiani perché sia necessario aprire nuovo spazio nel bilancio per la Difesa, Riccardo Ricciardi ha posto una domanda tanto semplice quanto vietata:
«Ma la Russia ci sta minacciando davvero? Pensiamo veramente che venga a invadere l’Italia e a fare la guerra a Roma?»
Poi ha ricordato un dettaglio che nella narrazione ufficiale viene generalmente smarrito sotto il tappeto:
gli Stati Uniti hanno centinaia di basi e installazioni militari sparse nel mondo.
Ma a minacciare l’umanità, naturalmente, sarebbero sempre e soltanto gli altri.
Il punto non è sostenere che non esistano pericoli o che la Russia non abbia responsabilità enormi nella guerra in Ucraina.
Il punto è capire se ogni tensione internazionale debba trasformarsi automaticamente in una cambiale in bianco per l’industria militare.
Per ospedali, scuole, stipendi e famiglie ci spiegano che bisogna rispettare i conti.
Quando compaiono carri armati, missili e caccia di nuova generazione, invece, i soldi miracolosamente spuntano.
Chi chiede quanto costerà viene accusato di irresponsabilità.
Chi presenta il conto viene celebrato come statista.
Don Chisciotte

Fonti: Camera dei deputati/Agenzia Vista; Quotidiano Nazionale; GAO; Dipartimento della Difesa USA.


Forse dovremmo armarci per difenderci dagli USA, guerrafondai per eccellenza ed unici ad aver usato il nucleare per bombardare due città: Hiroshima e Nagasaki... 
La Russia, non dimentichiamolo, ci ha liberato dai nazisti tedeschi...
cetta.

Giuseppe Conte ha respinto con forza le accuse della commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid.

 

Doveva essere il giorno del grande processo a Giuseppe Conte per la gestione del Covid, la vendetta politica perfetta di Giorgia Meloni, il "plotone d’esecuzione”, come lo ha definito lui.
E invece l’ex Presidente del Consiglio con un colpo da maestro è riuscito a ribaltare il tavolo trasformandolo in un atto d’accusa al governo Meloni.
Dalle carte della difesa ha tirato fuori, e contemporaneamente consegnato ai pm, un verbale ricevuto in forma anonima che mostra come la società del suo grande accusatore, la Jc Elecrtonics di Dario Bianchi, abbia contraffatto le mascherine Covid.
“La stessa società - ha spiegato Conte - alla quale il governo Meloni ha dato 100 milioni di euro”.
Non solo. In dieci minuti di audizione Conte, oltre a presentare il documento, ha smontato punto per punto le accuse dando a Meloni & C. una lezione di stile, politica e rispetto delle istituzioni.
“Giuro di dire la verità sul mio onore. L'onore per me viene prima di tutto, significa rispetto verso me stesso e verso le persone che hanno perso la vita durante la pandemia, verso i loro familiari e verso gli operatori sanitari.
Giuro sul mio onore, l'onore che qualcuno qui ha perso già durante la pandemia, quando anziché essere in prima fila a combattere con noi in trincea si è rifugiato nelle polemiche sterili e nelle strumentalizzazioni più futili.
L'onore che qualcuno qui non ha più riguadagnato, in occasione di questa commissione, concepita come un plotone d'esecuzione nei miei confronti e, al contempo, come una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti.
Non mi sono mai sottratto. Così intendo la politica, la politica per me è trasparenza e anche massima rendicontazione del proprio operato, sempre e comunque".
Non accetto lezioni sulla paura e sull'onore da chi non può darle. Non posso accettare che venga rappresentata la mia posizione come una posizione di paura di chi deve nascondere, perché sono altre. Ancora ieri in Parlamento abbiamo visto le situazioni in cui si ha paura, si scappa, non si forniscono le chat, si scudano i compagni di partito. Non credo che ci sia qualcuno che mi debba insegnare qualcosa.
Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese, non distinguendo il giorno dalla notte, ma non è una frase fatta.
Abbiamo salvato nel 2020 oltre 330.000 posti di lavoro, grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare.
Potete scavare quanto volete: non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda. Perché comportamenti illeciti non ci sono mai stati. Ho svolto il mio compito come la Costituzione impone con disciplina e onore. E non permetto a nessuno di gettare ombre sulla gestione della pandemia, perché queste ombre che gettate per mera speculazione politica finiscono per estendersi anche sugli uomini e sulle donne dello Stato che si sono battute per salvaguardare la comunità nazionale.
I governi nazionali hanno dovuto tutti operare questo bilanciamento, ovviamente rimettendo ai Parlamenti nazionali la verifica politica e alle Corti di giustizia la verifica giudiziaria.
Uso una parola molto cara da parte di alcuni, anche se qui finiamo per oscurarne il significato: sono loro i veri ‘patrioti’, erano loro in trincea. Poi ci sono non i veri patrioti, ma gli speculatori di una grave tragedia nazionale e internazionale.
Non ricordiamo un vostro contributo utile, da parte degli speculatori, un suggerimento plausibile come gesto di responsabilità per la difesa del Paese”.
Pensavano di mettere all’angolo Conte per motivi di greve propaganda, come tutto quello che fa il governo Meloni.

Hanno finito per essere messi alle corde loro.
Ora lo spieghino agli italiani.
E che siano più convincenti delle loro (risibili) accuse.

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mercoledì 5 agosto 2026

Pedro Sànchez ha inviato una lettera ufficiale alle istituzioni europee.

 

L’ha fatto una volta in via informale, tanto per mettere le cose in chiaro.
E poco fa il primo ministro spagnolo Pedro Sànchez l’ha rifatto anche formalmente inviando una lettera ufficiale alle istituzioni europee per rispondere, con calma, puntualità e dovizia di particolari alla montagna di fake news e accuse senza fondamento arrivate dal governo italiano e dalla destra estrema internazionale.
E in questo modo ha appena dato una nuova, umiliante, lezione alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani su come funziona Schengen, l’Europa, la politica e la solidarietà tra Stati.
“In meno di 48 ore il governo spagnolo è riuscito a ripristinare completamente il controllo della frontiera. Ha fornito un'ampia assistenza umanitaria e rimpatriato praticamente tutti i migranti entrati irregolarmente.
La reazione dei governi europei nelle ultime ore è stata piuttosto asimmetrica. La maggior parte ci ha mostrato il proprio sostegno e la propria solidarietà, offrendo assistenza.
Altri, invece, hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l'esclusione temporanea dall'area Schengen.
Un simile atteggiamento, alimentato da pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici, non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono.
Ciò è inoltre contrario agli interessi a lungo termine dell'Europa e al più elementare buon senso, poiché Ceuta non fa parte dello Spazio Schengen, poiché non vi sono praticamente migranti irregolari non rimpatriati e poiché la Spagna è, secondo Frontex, uno dei confini esterni meno permeabili dell'Unione europea, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato, ad esempio, in Italia negli ultimi anni".
Tutto quello che andava detto sulla crisi di Ceuta e la miserabile reazione da parte dell’Italia di Giorgia Meloni è in queste poche, misurate ma nettissime righe.
Se volete la misura esatta della differenza di livello, di stile, di leadership e di senso delle istituzioni tra Sánchez e Meloni è tutta qui.
Per chi la vuole - e la sa - vedere.

Il vertice dei ministri dell'interno in Europa elogia la Spagna.

Per quattro giorni ci hanno raccontato che Giorgia Meloni aveva radunato 22 Paesi europei per mettere Pedro Sánchez all’angolo.
Italo Bocchino aveva già stappato lo spumante:
Sánchez “politicamente umiliato”, la Spagna sotto processo, l’Europa finalmente in marcia dietro Giorgia.
Poi si sono riuniti davvero i ministri dell’Interno dell’Unione europea.
E il processo alla Spagna si è trasformato in una cerimonia di encomio alla Spagna.
Il comunicato finale parla di “forte solidarietà” a Madrid e definisce “rapida ed efficace” la risposta delle autorità spagnole. Riconosce che la stragrande maggioranza delle persone entrate irregolarmente è già stata rimpatriata e, soprattutto, che non c’è stato alcuno spostamento verso la Spagna continentale o verso altri Stati membri.
Tradotto: l’invasione dell’Europa annunciata da Tajani si è fermata prima ancora di trovare sulla cartina quel famoso confine tra Italia e Spagna.
E la grande lettera dei 22? Scomparsa.
Nel documento finale non c’è una sola parola sul presunto “fattore di attrazione” provocato dalla regolarizzazione spagnola. Nessuna accusa a Sánchez. Nessuna richiesta di escludere la Spagna da Schengen.
Nessun impegno europeo a finanziare i famosi return hubs tanto cari alla destra italiana.
Ci sono le solite indicazioni condivise: proteggere le frontiere esterne, combattere i trafficanti, rafforzare i rimpatri, collaborare con i Paesi terzi. Esattamente ciò che la Spagna stava già facendo insieme al Marocco.
L’unico appunto riguarda la necessità di coordinare meglio la comunicazione durante le crisi e contrastare la manipolazione delle informazioni da parte di attori esterni.
Praticamente hanno convocato una riunione europea per scoprire che il problema, oltre ai trafficanti, era la montagna di balle circolata attorno a Ceuta.
Meloni voleva mettere Sánchez sul banco degli imputati.
L’Europa gli ha consegnato una medaglia.
Dei 22 firmatari resta una fotografia di gruppo, buona per i social.
Della presunta umiliazione spagnola resta soltanto Italo Bocchino, col bicchiere ancora alzato, che festeggia la sua realtà immaginaria.

martedì 4 agosto 2026

Ceuta, Sánchez sotto attacco: Meloni e gli alleati di Netanyahu puniscono la Spagna mentre l’Italia fallisce da quattro anni sulle migrazioni.

 Ceuta, Sánchez sotto attacco: Meloni e gli alleati di Netanyahu puniscono la Spagna mentre l’Italia fallisce da quattro anni sulle migrazioni. Cresce il sospetto di una resa dei conti per la Palestina

Quello che è successo a Ceuta non è un’“emergenza migratoria”. È stata una crisi improvvisa e devastante, con decine di migliaia di persone che tra il 30 e il 31 luglio hanno attraversato in poche ore il confine dal Marocco verso l’enclave spagnola, travolgendo una città di 80 mila abitanti.
Madrid ha mandato l’esercito, ha rafforzato le forze di sicurezza e ha riportato l’ordine in poche ore.
Nel caos, però, decine di persone sono morte durante gli attraversamenti.
La domanda è semplice: come ha fatto un confine sorvegliato a cedere così?
Non sarebbe la prima volta che Ceuta viene usata come leva politica da Rabat. Nel 2021, durante una crisi diplomatica, circa 8 mila persone entrarono in poche ore.
Per questo l’ipotesi che il Marocco abbia allentato i controlli per mettere pressione su Madrid non nasce dal nulla.
Pedro Sánchez ha definito quanto accaduto una violazione della sovranità spagnola. Ha reagito rapidamente, ha ripreso il controllo del confine e ha chiesto che l’Europa affrontasse la crisi insieme.
Ma invece di sostenere la Spagna davanti a una crisi esplosa su una frontiera esterna dell’Unione europea, una parte dell’Europa ha scelto di colpire Madrid proprio nel momento più difficile.
In prima fila c’è Giorgia Meloni.
L’Italia ha ripristinato temporaneamente i controlli sui collegamenti con la Spagna e Meloni, insieme ad altri leader europei, ha chiesto un vertice urgente.
Sánchez ha risposto parlando di una reazione dettata da “ignoranza o interessi politici”.
E aveva ragione: Meloni ha trasformato una crisi altrui nell’ennesima occasione per attaccare un governo che non si piega alla linea israeliana.
Ed è qui che la vicenda cambia scala.
La Spagna di Sánchez è uno dei pochi governi occidentali che ha rotto apertamente con Netanyahu sulla Palestina: ha riconosciuto lo Stato palestinese, ha denunciato la devastazione di Gaza, ha contestato Israele nelle sedi internazionali.
Madrid ha fatto ciò che Meloni, Trump e molti altri non hanno mai avuto il coraggio di fare.
Proprio mentre esplodeva la crisi di Ceuta, l’ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon ha attaccato Madrid parlando delle sue “enclavi coloniali in Africa”.
La rappresentanza israeliana in Spagna ha poi preso le distanze, ma il messaggio era chiaro: Ceuta usata come arma politica contro Sánchez.
Neppure gli Stati Uniti hanno scelto la solidarietà.
L’amministrazione Trump ha dato la colpa alle politiche migratorie spagnole.
JD Vance ha usato le immagini di Ceuta per attaccare la sinistra europea.
Mentre Sánchez gestiva la crisi sul campo, Washington trasformava quelle immagini in un attacco politico.
Solidarietà zero. Opportunismo massimo.
In questo contesto si inserisce la provocazione di Tommaso Merlo.
Merlo si chiede se dietro quanto accaduto ci sia una pressione più ampia contro la Spagna di Sánchez.
Evoca CIA, Mossad, Trump e Netanyahu.
È un’ipotesi, non una responsabilità dimostrata.
Non esistono prove pubbliche che CIA, Mossad, Trump o Netanyahu abbiano organizzato la crisi di Ceuta.
Ma la domanda politica è legittima: la Spagna sta pagando il prezzo della sua posizione sulla Palestina?
La domanda non circola solo sui social.
Anche la stampa internazionale si chiede se la Spagna sia stata punita politicamente e se la crisi di Ceuta sia legata al peggioramento dei rapporti tra Madrid e Israele.
Non dimostra un complotto.
Dimostra che ignorare il quadro sarebbe ingenuo.
I fatti concreti ci sono.
Il Marocco è alleato degli Stati Uniti.
Ha normalizzato i rapporti con Israele nel 2020.
Trump ha riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.
Dall’altra parte c’è la Spagna di Sánchez, oggi uno dei governi europei più duri contro Netanyahu.
Questi collegamenti non provano una regia occulta.
Ma spiegano perché il sospetto sia nato.
La sequenza è difficile da ignorare:
Sánchez rompe il silenzio europeo sulla Palestina.
Netanyahu attacca Madrid.
Trump attacca Madrid.
Il Marocco può decidere quanto rendere permeabile quel confine.
Esplode la crisi di Ceuta.
Washington dà la colpa a Sánchez.
Un rappresentante israeliano usa Ceuta per colpire la Spagna.
E Meloni, invece di sostenere un Paese dell’Unione europea travolto da una crisi enorme, si schiera contro Madrid.
Non serve inventare ciò che non sappiamo.
Serve guardare ciò che sappiamo.
Sánchez può aver commesso errori nella gestione dell’immigrazione.
Ma trasformare una crisi che ha travolto Ceuta e provocato decine di morti in un’occasione per mettere alla gogna Madrid significa evitare la domanda principale:
chi ha permesso che decine di migliaia di persone arrivassero contemporaneamente davanti a quel confine?
E perché i controlli hanno ceduto proprio in quel momento?
Prima di processare Sánchez, l’Europa dovrebbe pretendere risposte chiare.
Meloni dovrebbe ricordare che Pedro Sánchez non è il nemico dell’Europa perché ha difeso i palestinesi, riconosciuto il loro Stato e contestato Netanyahu.
È il presidente democraticamente eletto di un Paese dell’Unione europea.
Davanti a una crisi di queste dimensioni, aveva diritto alla solidarietà europea.
Non a essere colpito da chi, in quattro anni di governo, non è riuscito a risolvere neppure una delle crisi migratorie italiane.
Io sto dalla parte di Sánchez proprio per questo.
Quando molti governi occidentali hanno abbassato gli occhi davanti a Gaza, Madrid ha scelto di guardarne la devastazione.
Se questa posizione abbia avuto o meno un rapporto con quanto accaduto a Ceuta lo diranno i fatti.
Ma sarebbe ingenuo fingere che la crisi sia esplosa nel vuoto, senza pressioni, senza interessi, senza rapporti di forza.
Merlo pone un sospetto.
Noi non lo trasformiamo in una sentenza.
Ma non accettiamo che venga vietato fare la domanda.
Fonti principali:
– Associated Press, aggiornamenti e ricostruzione della crisi di Ceuta del 30 luglio 2026.
– ANSA, ricostruzione dello scontro tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez e dell'iniziativa europea successiva alla crisi.
– The Guardian, cronaca della crisi, delle misure adottate dai Paesi europei e delle reazioni del governo Sánchez.
– Al Jazeera, approfondimenti sulle implicazioni geopolitiche della crisi e sui rapporti tra Spagna e Israele.
– Dichiarazioni dell'ambasciatore israeliano all'ONU Danny Danon e successiva presa di distanza della rappresentanza israeliana in Spagna.
– Intervento di Tommaso Merlo, utilizzato esclusivamente come fonte dell'interpretazione relativa all'eventuale coinvolgimento geopolitico di Stati Uniti e Israele.
Nota editoriale:
L'articolo è stato elaborato sulla base di fonti giornalistiche, dichiarazioni pubbliche e documentazione disponibile alla data di pubblicazione. I fatti riportati sono attribuiti alle rispettive fonti. Le analisi, le valutazioni e le interpretazioni contenute nel testo rappresentano esclusivamente l'elaborazione editoriale dell'autore, nell'esercizio del diritto di cronaca, critica e libertà di manifestazione del pensiero garantiti dall'art. 21 della Costituzione italiana e dall'art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).
Crediti foto:
– Fotografia ufficiale del presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, realizzata nel 2023 da Pool Moncloa e pubblicata dal Governo di Spagna (La Moncloa/Wikimedia Commons).