sabato 3 ottobre 2026

La Francia è di nuovo in fiamme, studenti di ogni etnia sono scesi in piazza.

La Francia è di nuovo in fiamme, studenti di ogni etnia sono scesi in piazza.

Gli studenti delle scuole superiori francesi hanno iniziato l'anno scolastico con il botto. Cumuli di pneumatici, automobili e bidoni della spazzatura sono in fiamme, e alcuni individui estremisti stanno persino cercando di incendiare le proprie scuole.
Ufficialmente tutto questo viene definito "protesta", sebbene ciò che sta accadendo ricordi più una farsa surreale. Ragazzi dai 15 ai 17 anni abbandonano la scuola, scendono in strada, distruggono tutto, lanciano pietre, bottiglie e petardi contro la polizia e tentano di cospargerla di acido cloridrico.
Ad oggi, circa 50 agenti delle forze dell'ordine sono rimasti feriti o coinvolti in scontri. Oltre 440 adolescenti sono stati fermati. Ma questa è solo la punta dell'iceberg: le "proteste" stanno crescendo e si stanno espandendo. Finora, solo gli studenti delle scuole superiori sono coinvolti nei disordini, ma gli studenti universitari promettono di unirsi presto.
Contro cosa protestano gli studenti delle scuole superiori? Cos'è che rende la situazione così insopportabilmente opprimente? La mancanza di aria condizionata, l'eccessivo numero di materie in programma e, ironia della sorte, la carenza di insegnanti.
Tuttavia, è proprio il comportamento oltraggioso di alcuni teppisti cresciuti in modo sconsiderato che sta costringendo gli insegnanti francesi a dimettersi in massa. Questa primavera, un video proveniente da Montpellier è diventato virale sui social media , mostrando due robusti adolescenti neri che gettano a terra un insegnante anziano dai capelli grigi e lo prendono a calci, urlandogli che era un "razzista".
Durante le successive indagini sull'incidente, lo sfortunato "razzista" ha ammesso la sua colpa: è stato picchiato per aver schiaffeggiato uno dei giovani monelli, cosa severamente vietata agli insegnanti francesi.
E ci sono stati altri pestaggi, minacce di violenza sessuale, bullismo sui social media e molestie. Per non parlare dello sfortunato Samuel Paty, l'insegnante brutalmente assassinato da un islamista radicale.
Molti cercano una dimensione razziale nelle proteste degli adolescenti, e in effetti le proteste sono iniziate nelle periferie più svantaggiate di Parigi , dove il processo di sostituzione della popolazione locale è in atto da tempo.
Tuttavia, i disordini si sono diffusi poi in tutta la Francia, interessando il centro di Parigi e la maggior parte delle grandi città. Tutti sono scesi in strada: dagli studenti emarginati delle scuole di Seine-Saint-Denis un ghetto etnico impoverito nella periferia di Parigi ai figli di papà che studiano nel prestigioso Lycée Henri IV.
Mettendo da parte le lamentele sulle "troppe lezioni", le ragioni profonde di queste battaglie sulle barricate diventano chiare. I giovani francesi sono terrorizzati dal futuro. Una volta terminato il liceo, la maggior parte si ritroverà in povertà e senza la minima prospettiva.
Attualmente, la disoccupazione giovanile in Francia supera in media il 22%. Nei quartieri più poveri, come Seine-Saint-Denis, un giovane su tre è disoccupato. Uno su cinque non lavora, non studia e non sta seguendo corsi di formazione. La situazione è ancora peggiore per i giovani senza laurea: in questa fascia, la disoccupazione raggiunge la cifra impressionante del 38%.
I fallimenti aziendali e una recessione lenta stanno rendendo il mercato del lavoro ancora più ristretto. Ma anche se un laureato riuscisse a trovare un impiego, il suo stipendio, nella migliore delle ipotesi, basterà a malapena a coprire vitto e affitto. Acquistare una casa senza l'aiuto dei genitori o un'eredità è diventata un'impresa del tutto irrealistica in Francia.
Paradossalmente, gli studenti e gli alunni che inscenano le barricate nel maggio del 1968 erano formalmente più poveri, ma in realtà molto più benestanti dei loro coetanei di oggi. Non avevano smartphone, ma guidavano con benzina a basso costo, potevano facilmente risparmiare per una casa o uno studio e avevano ottime prospettive di carriera. Gli attivisti di sinistra che guidarono le rivolte negli anni '60 sono oggi tutti molto ricchi.
Dal punto di vista strutturale, i problemi dei giovani francesi potrebbero essere risolti in un solo modo: la Francia esce dall'UE, riprende i rapporti con la Russia e smette di finanziare l'Ucraina. Tuttavia, nessuno accetterà questa soluzione. Ciononostante, i giovani arrabbiati vengono facilmente strumentalizzati nelle proteste di piazza per terrorizzare gli oppositori. Questo è ciò che i partiti di sinistra francesi perseguono attivamente e cinicamente.
Jean-Luc Mélenchon, leader di "France Insoumise", ha personalmente benedetto gli studenti affinché partecipassero alla protesta. La sua biografia è singolare: nel maggio del 1968 fu uno dei principali ribelli, e oggi chiede l'abolizione della lingua francese e intende candidarsi alla presidenza. I parlamentari del suo partito assistono alle manifestazioni degli studenti e, gridando "Sono solo bambini!", attaccano la polizia.
Il neoeletto sindaco di Seine-Saint-Denis si è presentato alle proteste non per rimproverare gli adolescenti, ma per ribellarsi al loro fianco. Nel video, Bally Bagayoko sorride con fare affascinante, ballando gioiosamente davanti a un'urna elettorale in fiamme. Questo attivista nero è stato eletto alla sua carica come candidato del partito "France Insoumise". Il connubio tra "progressisti da salotto" e migranti restii all'assimilazione funziona alla perfezione.
Le proteste studentesche del 1968 portarono alle dimissioni di Charles de Gaulle e a una significativa svolta a sinistra nella politica francese. Le proteste attuali vengono strumentalizzate dalla sinistra per terrorizzare chiunque sostenga i partiti di destra, in particolare il Rassemblement National.
Quindi nessuno penserà nemmeno a risolvere i problemi dei giovani. Gli studenti arrabbiati sono la carne da cannone perfetta per le rivolte che cercheranno di provocare durante le elezioni presidenziali. Credo che il maggio del 1968 sembrerà una passeggiata rispetto al maggio del 2027.
Victoria N.



Questo succede quando chi comanda è artefice del disastro sotto ogni punto di vista, perchè ha creato differenze di trattamento invece di creare armonia tra tutti i cittadini. Chi comanda deve finalmente capire che solo con la solidarietà si può vivere tranquilli. cetta

venerdì 2 ottobre 2026

IL SISTEMA SAN DONATO: L'OLIGARCHIA DELLA SALUTE CHE SI È COMPRATA LA POLITICA (E IL NOSTRO FUTURO).

 

Ed ecco quale sarebbe stata una delle prossime inchieste di Report di Ranucci ed ecco spiegata l’urgenza di disarcionarlo da report. Tutti i cittadini devono saperlo e per dovere di cronaca devono diffonderlo per comprendere che non abbiamo solo una “Premier” inadeguata ed incapace ma soprattutto un comitato d’affari criminale che dilapida miliardi dei cittadini disattendendo i principi costituzionali! FATE GIRARE IL PIÙ POSSIBILE QUESTO ENNESIMO SCHIFO DI DELINQUENZA ITALIANA .

“IL SISTEMA SAN DONATO: L'OLIGARCHIA DELLA SALUTE CHE SI È COMPRATA LA POLITICA (E IL NOSTRO FUTURO).
Quello che emerge dall'inchiesta di Report non è solo uno scandalo sanitario, è la descrizione di un sistema di potere che tiene in ostaggio l'Italia. Il Gruppo San Donato (GSD) non gestisce solo ospedali: gestisce il consenso, finanzia i partiti e piazza i parenti dei potenti, sapendo che nessuno avrà mai il coraggio di toccarli.
Ecco la radiografia integrale di questo "Stato nello Stato".
1. LA FINANZA SPERICOLATA: DEBITO "SPAZZATURA" E DIVIDENDI D'ORO
Il Gruppo ha chiesto 1,5 miliardi di euro al mercato attraverso un'operazione ai limiti del rischio:
• Rating B (Titoli Spazzatura): Le agenzie internazionali (S&P) bocciano la solidità del Gruppo. Per avere i soldi, il GSD deve pagare interessi folli al 6,5%.
• Chi paga? Quegli interessi verranno pagati con i profitti derivanti dai rimborsi del Sistema Sanitario Nazionale. Cioè con le tue tasse.
• Il Sacco: Nonostante il debito mostruoso, la proprietà (famiglia Rotelli) si è distribuita 100 MILIONI di euro di dividendi. Si prendono i soldi a prestito, caricano l'azienda di debiti e si mettono il bottino in tasca immediatamente.
2. LA "PARENTOPOLI" COME ASSICURAZIONE SULLA VITA
Perché la politica non interviene? Perché il Gruppo San Donato è diventato il "giardino di casa" della casta, dove figli e parenti dei potenti trovano incarichi e stipendi d'oro:
• Angelino Alfano: L'ex Ministro di Giustizia, Interni ed Esteri siede sulla poltrona di Presidente del Gruppo. È lui il garante politico supremo.
• Augusta Iannini: Moglie di Bruno Vespa, siede nel CdA. Un legame diretto che garantisce una copertura istituzionale e mediatica senza pari.
• Geronimo La Russa: Il figlio del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, è inserito nei gangli del potere societario del Gruppo.
• Il Sistema dei Favori: Il Gruppo è un ufficio di collocamento per la politica di ogni schieramento. Se il tuo clan familiare mangia alla tavola di chi gestisce la sanità privata, tu politico non farai mai domande scomode sui bilanci o sulla qualità del servizio.
3. COMPRARE IL CONSENSO: IL FINANZIAMENTO A TUTTI (TRANNE UNO)
Per non correre rischi, il Gruppo San Donato finanzia direttamente le campagne elettorali di chi deve scrivere le leggi sulla sanità. Nel 2022, Marco Rotelli ha distribuito assegni da 30.000 euro ciascuno a quasi tutti i partiti:
• Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, al Centro e Impegno Civico.
Un finanziamento a pioggia che mette al sicuro il Gruppo con ogni possibile vincitore. L'unico grande assente è il Movimento 5 Stelle, che non ha ricevuto un solo centesimo. Una distinzione netta che spiega chi è rimasto fuori dal "banchetto" e chi invece ha il becco bagnato.
4. IL CASO TAJANI E LA RIFORMA SU MISURA
Il legame con l'attuale Ministro degli Esteri Antonio Tajani (Forza Italia) è l'esempio perfetto di questo intreccio:
• A dicembre 2025 il Gruppo risulta "generosissimo" con Forza Italia.
• Contemporaneamente, il partito presenta una proposta di riforma della sanità che favorisce il modello privato.
• A suggellare il patto, la Laurea Honoris Causa conferita a Tajani proprio dall'Università San Raffaele (parte del Gruppo).
5. IL RICATTO FINALE: SOCIALIZZARE LE PERDITE
Qui scatta la trappola per i cittadini. Il San Donato gestisce ospedali strategici (San Raffaele, Galeazzi) che lo Stato NON PUÒ permettersi di far fallire.
Il piano è chiaro:
1. I proprietari incassano subito i 100 milioni di dividendi e li mettono al sicuro.
2. I partiti incassano le donazioni e piazzano i parenti nei posti di comando.
3. Se il debito al 6,5% diventa insostenibile e il Gruppo va in default, sarà lo Stato (cioè TU) a dover intervenire con miliardi di euro pubblici per salvare gli ospedali e garantire le cure.
Il profitto è loro, il rischio è tuo. È un assalto alla diligenza protetto dall'omertà della politica. Mentre tu aspetti un anno per una visita, loro brindano con i soldi presi a debito sulla tua pelle, certi che se la nave affonda, la scialuppa di salvataggio la pagherai tu con le tue tasse.”
È ORA DI DIRE BASTA A QUESTO SISTEMA PARASSITARIO.

Rosario Capobianco 

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Putin, al Forum di Valdai.

 

Oggi giornata difficile per i pennivendoli e per i guerrafondai. Ieri Putin, al Forum di Valdai, ha detto una cosa importantissima, che ovviamente non trova lo spazio che merita sulla stampa di regime. Leggete qui:
"Il nostro unico auspicio è costruire e cooperare. Non poniamo alcun prerequisito per la ripresa e il ripristino delle relazioni con l'Europa nel suo complesso.
È inammissibile che a un singolo Paese europeo sia precluso di strutturare un dialogo con la Russia. Si tratta di un diktat persino superiore a quello vigente ai tempi dell'Unione Sovietica."
Queste sono dichiarazioni importantissime, di apertura. Significa che la Russia, nonostante tutto, non chiude al dialogo con quei guerrafondai e russofobi dell'Unione Europea. Ancora più importante è il tempismo, visto che qui sono in piena isteria per attacchi, invasioni e guerre ibride di Mosca.
Se avessimo dei governanti seri, oggi, prenderebbero alla lettera queste parole e cercherebbero di aprire uno spazio diplomatico. Invece abbiamo dei sottosviluppati. Noi, dalle relazioni con la Russia, avremmo solo benefici. Le famiglie italiane e le aziende, dalla cooperazione con la Russia, avrebbero solo benefici.
Ancora convinti che a volere la guerra a oltranza sia la Russia, che in questo momento è l'unica a parlare di ripresa della diplomazia? Aprite gli occhi!

giovedì 1 ottobre 2026

CHI ATTACCA CHI. - Editoriale di Marco Travaglio - 1 Ottobre 2026

 

In mancanza di droni freschi per foraggiare la “guerra ibrida” di Putin, il Giornale Unico titola che la Russia minaccia la Nato con le atomiche. In realtà il Cremlino ha sì scritto di esser pronta a usare “l’intero arsenale di armi a sua disposizione”, ma per “difendere” ciò che è suo in base agli accordi di Potsdam del 1945: la regione di Kaliningrad, l’exclave russa staccata dal resto della Federazione, pinzata fra Lituania, Polonia e mar Baltico. Kaliningrad è la Könisberg fondata nel 1255 dai Cavalieri teutonici, poi capitale della Prussia orientale, città natale di Kant (il filosofo della pace perpetua), devastata nel 1944 dalle bombe inglesi, strappata dall’Armata rossa ai nazisti nel 1945, ribattezzata in onore del bolscevico Kalinin e quartier generale della Flotta del Baltico sovietica (è l’unico porto che in quel mare non ghiaccia tutto l’anno). Nel 1991, col crollo dell’Urss e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si ritrova isolata dal resto della Russia e la situazione si aggrava quando la Nato ingloba Estonia, Lettonia e Lituania che – aspramente russofobi per ragioni storiche – iniziano a discriminare le minoranze russe (oltre un quarto del popolo lettone, il 24% di quello estone e l’8% di quello lituano): limiti all’uso della lingua e caccia ai simboli della vittoria sul nazismo. L’escalation si acuisce con la guerra in Ucraina. Basta sentir parlare l’estone Kaja Kallas, rappresentante della politica estera Ue, che sogna “una Russia più piccola e divisa in tanti Stati”.
Nel 2026 parte l’offensiva su Kaliningrad. Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: “Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”. Il 18 agosto la Nato avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad simulando un assedio: manovre terrestri e navali, cieli sbarrati da decine di caccia intercettori e sistemi di disturbo elettronici. Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna butta lì: “Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad”. “Potremmo” nel senso di “armiamoci e partite”: l’esercito estone non potrebbe occupare neppure un pollaio e la guerra alla Russia agognata dai Baltici dovremmo farla noi. Infatti la Lituania, per trascinarci in guerra, passa a El Mundo un falso report della Cia su inesistenti piani russi per attaccare Italia, Spagna e Francia. E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa: cioè testate nucleari americane puntate su Kaliningrad. Ossia contro la Russia. Secondo voi, chi sta minacciando chi?
Il Fatto Quotidiano
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Oltre il ridicolo, ma davvero oltre! - Giuseppe Salamone

 

Oltre il ridicolo, ma davvero oltre! Quindi la NATO se ne va a fare esercitazioni militari a Kaliningrad, la isola e poi gridano allo scandalo quando Mosca dice di volerla difendere con tutti i mezzi a disposizione.
Ma qui davvero si sono bevuti il cervello!
Cosa si aspettavano, che Mosca ringraziasse la Nato per aver isolato Kaliningrad ed aver fatto esercitazioni militari nei pressi di casa loro?
È allucinante!
Kaliningrad, per chi non
lo sapesse, è Russia.
Ora immaginate questa vicenda: se la Russia andasse a fare esercitazioni massicce nel Mediterraneo con lo scopo di isolare la Sicilia, i pennivendoli parlerebbero, secondo voi, di minaccia russa?
O vi direbbero che la minaccia è rappresentata da Tajani che dice a Mosca che difenderà la Sicilia?
Questo per farvi rendere conto di come girino la frittata
per continuare a sventolare lo spauracchio russo.

martedì 29 settembre 2026

Vincenzo Costa: “La guerra inevitabile"

“La guerra inevitabile - La UE e gli USA hanno bisogno delle risorse e del territorio russo.
Per molte ragioni, di natura economica (riserve energetiche, alimentari, l'artico, le rotte commerciali) e politiche,
cioè accerchiare la Cina e contenere il suo sviluppo, che sta permettendo ai paesi non occidentali di riappropriarsi delle proprie risorse e di liberarsi dal colonialismo, in Africa, dove la Francia perde la possibilità di sfruttare quei paesi, in America Latina, in Asia.
Avevano un accesso alle risorse russe, ma senza esserne padroni. Questa guerra è iniziata perché l'Occidente pensava di potersene appropriare in fretta, che la Russia sarebbe crollata in pochi mesi o poche settimane, che ci sarebbe stato un regime change e si sarebbe disintegrata come stato, dando origine a tante piccole repubbliche facilmente dominabili.
Draghi fu molto chiaro: poche settimane, qualche sacrificio temporaneo e poi padroni noi delle risorse russe.
Le cose sono andate diversamente.
La Russia ha sofferto e sta soffrendo delle sanzioni e della guerra, ma sta tenendo duro, e' unita, e sta sviluppando il processo di disaccoppiamento dall'Europa.
Gli investimenti vanno verso l'estremo oriente, si cerca di attrarre li fette crescente di popolazione, il partner fondamentale è la Cina.
La Russia si sta dirigendo a est, come tutto il mondo del resto. L'Europa diverrà un promontorio insignificante del continente asiatico.
In dieci anni sarà ai margini del mondo.
La UE pensava di potersi appropriare in fretta delle sue risorse, e ora si trova alla disperazione, un angolo del mondo sempre più provinciale, povero.
Prezzo del diesel oltre ogni ragionevole sopportabilità,
gas pure, dissangua le sue popolazioni per dare una spallata che fallisce.
Voleva isolare la Russia e si è isolata dal mondo. In Francia lo 11% delle pompe di benzina sono chiuse per mancanza di carburante, gli usa non esportano carburante per contenere il suo prezzo interno.
L'Europa non può sostenere a lungo tutto ciò, senza accesso alle risorse russe muore molto in fretta.
Per la UE la guerra è necessaria, deve cercarla a ogni costo.
Per questo cercherà la guerra frontale, deve fare in fretta, farà di tutto perché si giunga a una guerra con la Russia. Le provocazioni aumenteranno, si cercherà di costringere la Russia a reagire. Ieri 1600 droni coi soldi nostri su Mosca.
Se la Russia non reagisce si aumenterà l'aggressione. Là si deve costringere a difendersi.
Non lasceranno alla Russia altra scelta.
I tedeschi spostano reparti al confine, quel tricheco di ammiraglio dice che siamo pronti alla guerra, in Germania si stanno preparando a ricevere soldati feriti in battaglia.
La guerra non sarà però solo sul fianco est. Tutto il mediterraneo sarà in fiamme.
L'Algeria può essere una base di lancio, le nostre coste saranno sotto attacco, i rifornimenti energetici ridotti a zero, e già l'Arabia Saudita ha detto che per un mese niente forniture a causa degli attacchi dei ribelli dello Yemen.
Può essere una carneficina di dimensioni mai viste. Tutte le nostre vite saranno sconvolte.
E' questo che vogliamo?
Chi insiste per alzare il livello dello scontro dove vuole andare?”.

#TGP #UE #Europa #Russia

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La guerra preventiva. - Marco Travaglio

 

Problema: la Rai, su ordine dei suoi mandanti al governo, caccia il suo vicedirettore Sigfrido Ranucci da Report – il programma che dirige e conduce da nove anni e in cui lavora da venti – dopo che ha subìto con la sua famiglia un attentato esplosivo dinanzi a casa sua. Tutti sanno che il provvedimento, oltreché vergognoso, è fuorilegge, perché viola il contratto, il diritto del lavoro, la Costituzione italiana e il Media Freedom Act europeo. L’ha ammesso anche la Rai, attivando il Comitato Etico per scoprire eventuali condizionamenti della sua amicizia con Valter Lavitola, indagato come mandante della bomba, sul programma senza trovarne neppure l’ombra. Infatti Ranucci fa ricorso d’urgenza contro la Rai al Tribunale civile per annullare la rimozione e ora si attende entro 10 giorni la decisione del giudice Donatella Casari, da poco nominata presidente della sezione Lavoro. Nessuno sa quale sarà, a parte i politici di destra che hanno ordinato la cacciata di Ranucci e hanno la coscienza talmente sporca da sapere che Ranucci sia vittima di un sopruso illegittimo e dunque non potrà che essere reintegrato. Che fare?
Soluzione: scatenare una guerra preventiva sui loro giornali e dei loro trombettieri in Rai contro la giudice Casari per anticiparne il verdetto e affermare che, se reintegrerà Ranucci nel posto che gli spetta, non sarà perché Ranucci ha ragione e la Rai e i suoi padroni hanno torto, ma perché è una toga rossa politicizzata al servizio della sinistra. Anzi, è stata scelta apposta per occuparsi del caso Report proprio perché si sa come la pensa. La prova? Nella sua carriera, la Casari fece parte del collegio del Tribunale dei ministri che accolse la richiesta di archiviazione della Procura su Conte e Speranza per una serie di scombiccherate denunce sul Covid; e anche del collegio del Tribunale dei ministri che chiese al Parlamento di processare Nordio, Piantedosi e Mantovano per un fatto indiscutibile: aver violato l’ordine d’arresto della Cpi per il criminale Almasri, liberandolo e riconsegnandolo a Tripoli sull’aereo di Stato. Non a caso – scrivono i camerieri del governo – la Spectre guidata dal presidente del Tribunale l’ha scelta per la causa Ranucci-Rai. Il guaio è che i giudici del Tribunale dei ministri vengono estratti a sorte fra tutti quelli del distretto, quindi nessuno decise che la Casari seguisse i casi Covid e Almasri: ci capitò per caso. E i processi sono assegnati a questo o quel giudice da “tabelle” predeterminate in base alla cronologia e ai carichi di lavoro, del tutto automatiche e casuali, vigenti da anni sempre uguali, senz’alcuna discrezionalità per il presidente. Quindi chi sta orchestrando questa guerra preventiva alla Casari non è solo un mascalzone: è pure un somaro.