domenica 27 settembre 2026

ANALISI DEL PAZIENTE SPICHIATRICO TRUMP...

 

C'è una misura esatta della decadenza di un'epoca, il momento in cui affidiamo le chiavi del mondo non a chi sa custodirlo, ma al più spudorato dei saltimbanchi psicolabili, convinto che la sua ricchezza lo ponga al di sopra delle leggi della fisica e della decenza umana. Trump non governa, scompensa! E mentre trascina intere comunità e equilibri globali verso il baratro con la leggerezza cinica di chi si crede immortale, il suo stesso corpo, storto, contratto, ridicolizzato da tic che sfuggono al suo controllo, urla al mondo la verità che la sua mente nega: il tiranno intoccabile è il prigioniero grottesco della propria caricatura... È ora di conoscere i nemici dell'umanità.
Cominciamo dalla chiave psicosomatica, il corpo come verità tradita.
Il corpo non mente mai, soprattutto quando cerca di compensare ciò che la mente nega. Avete notato che quando parla la postura della sua testa è sempre piegata sulla spalla destra: in psicosomatica, il lato destro del corpo è tradizionalmente associato al principio attivo, al potere, al fare, al controllo sociale, al maschile e alla proiezione verso il mondo esterno. Tenere cronicamente la testa piegata verso quella spalla suggerisce una distorsione nel rapporto con l'autorità o con il proprio stesso potere. È come se il collo, sotto il peso di un IO ipertrofico e inflazionato, cedesse a un tentativo di sottomissione o di ascolto forzato di una parte di sé che non si vuole ammettere. Il corpo si piega non per umiltà, ma per uno sforzo asimmetrico di mantenere una "facciata" di dominio.
E le smorfie grottesche e inconsapevoli della sua bocca quando parla, le vogliamo analizzare?
La bocca è l'organo della nutrizione ma anche della voracità, del morso, della parola che definisce e divora. Quando sfugge al controllo cosciente e produce smorfie grottesche, rivela la scissione tra la maschera regale e la realtà pulsionale. Quelle smorfie sono il ritorno del represso, il bambino capriccioso, vorace e grottesco che sghignazza alle spalle del potentato che veste i panni dell'invincibile.
Ora analizziamo la chiave della Psicologia del Profondo (L'inflazione dell'Io e l'ombra divoratrice).
La convinzione assoluta di essere intoccabili e invincibili è il classico sintomo di un IO inflazionato, identificato totalmente con una maschera di onnipotenza.
Più un individuo si percepisce come un monolite inattaccabile, più l'inconscio profondo spinge dalla direzione opposta per ristabilire l'equilibrio (la legge di compensazione).
Il passaggio repentino da un argomento all'altro nell'arco delle 24 ore (il cosiddetto "passare dalla rava alla fava") tradisce una profonda instabilità strutturale. Dietro la facciata del dominatore si agita il caos informe e incontrollabile che Netanyahu ha sfruttato a suo favore.
Spara minacce, derisioni, offese reiterate e schizofreniche nell'arco delle 24 ore. L'aggressività verbale e lo svilimento dell'altro non sono segni di forza, ma di estrema fragilità difensiva. Chi si sente veramente forte non ha bisogno di distruggere l'interlocutore per esistere. In lui agisce un'ombra feroce e infantile, l'incapacità di tollerare la frustrazione del limite umano trasforma ogni interazione in una lotta per la sopravvivenza psichica, dove l'altro deve essere umiliato prima che possa mettere in discussione la fragile divinità del soggetto.
E per concludere non facciamoci mancare anche la chiave di analisi archetipica del tiranno grottesco e il puer aeternus.
Guardando alla scena con gli occhi di chi vede la realtà intessuta di immagini e dèi, ci troviamo di fronte a una costellazione ben precisa.
Trump non vive nella realtà oggettiva, ma è posseduto da un mito personale distorto. L'archetipo del Re o dell'imperatore ha perso la sua saggezza generativa ed è degenerato in una caricatura tirannica.
È l'esempio vivente del contrasto tra potere e ridicolo.. l'aspetto più interessante è il cortocircuito tra la ricchezza/potenza materiale e i tic grotteschi della bocca.
L'immaginale si vendica dell'inflazione... proprio mentre Trump si erge a giudice supremo e intoccabile, le smorfie involontarie rivelano la maschera del buffone o del puer capriccioso che fa i bizzarri capricci. L'anima punisce la Hybris (la presunzione smisurata) rendendo il corpo involontariamente ridicolo. L'immaginaria grandiosità e la farsa convivono nella stessa persona: più urla la sua potenza, più il sintomo fisico grida la sua prigionia dentro un'immagine clownesca sterile e coatta.
In sintesi, ci troviamo davanti a un'anima che ha barattato la propria umanità per un trono di cartapesta, difesa da un apparato di onnipotenza verbale, mentre il corpo, attraverso asimmetrie e smorfie, prova disperatamente a ridicolizzare e a riequilibrare la maschera ormai divenuta insostenibile di Trump...
Quando un clown delirante siede sul trono del mondo, la catastrofe non è un incidente di percorso, è il conto che la realtà presenta a chi ha scambiato le proprie smorfie per il destino dell'umanità.
Qualcuno ha paragonato questo squilibrato a Nerone e Caligola .. dico che è un insulto imperdonabile nei confronti di due modesti dilettanti che, a loro tempo, si limitavano a incendiare una città o a nominare senatore un cavallo, senza l'ambizione moderna di polverizzare l'intero pianeta solo per noia o per un capriccio digestivo.
Karima Angiolina Campanelli



Trump è il classico narcisita assoluto, quello che ama solo se stesso ed ha di sè una stima spropositata, si crede un dio, ma è solo un essere ridicolo e pericoloso: un Caligola o un Nerone, appunto. 
cetta.

UFFICIALE: INTITOLATO A SILVIO BERLUSCONI L'AEROPORTO DI MILANO MALPENSA.

 

Immagino gli stranieri che, non sapendo chi sia, s'informano e digitando il suo nome leggono:
Politico italiano, più volte Presidente del Consiglio. Più volte parlamentare dello Stato italiano.
Il suo cavallo di battaglia durante le campagne elettorali erano "mille euro alle pensioni minime e dentiere per tutti". In Italia, ancora oggi, i pensionati minimo prendono 540 euro. Praticamente la metà di quanto aveva promesso.
E i vecchietti senza denti... frullano tutto.
Condannato in via definitiva per frode allo
Stato italiano per ben 368milioni dollari, gli è stato permesso di legiferare (anche) in materia di fisco.
Sebbene non condannato, in un'altra sentenza si specifica che il suo partito è stato fondato da un mafioso e che lui stesso, per molti anni ha finanziato la mafia. Famoso per i suoi festini nella sua villa di Arcore, a cui diede il nome di "Bunga bunga".
Più famoso ancora per essersi fatto votare (da quelli che in questo momento governano l’Italia), circa 40 leggi ad personam, per le sue televisioni e per sfuggire alle sue responsabilità penali.
Fece liberare una prostituta frequentatrice delle sue feste, telefonando in caserma e dicendo che quella ragazza (marocchina) fosse la nipote di Mubarak (egiziano).
Tutt'oggi risulta membro del parlamento italiano, l'ultima sua compagna. Di lei si sa solo che ha una percentuale di presenza che sfiora lo 0%.
Per altre "perle" (e sono tante) si consiglia di leggere il libro "Il santo" di Marco Travaglio".
Non c'è che dire... un orgoglio italiano... penseranno i turisti quando atterreranno nell'aeroporto che porta il suo nome.
Imbichì...
Rino Ingarozza (25/09/2026)


E' mostruoso, disgustoso ciò che hanno fatto! Ora è lapalissiano capire da chi è stato votato questo governo!
cetta


Questo credo sia uno dei migliori interventi che siano mai stati fatti al Parlamento Europeo.

 

Lo ha fatto l'Eurodeputato slovacco Ľuboš Blaha, rivolgendosi a Kaja Kallas. Va letto interamente con attenzione e possibilmente diffuso il più possibile, perché qui dentro c'è davvero tutto:
«E' lei che rappresenta la più grande minaccia ibrida per l'Europa! La più grande minaccia ibrida per l’Europa non è la Russia, signore e signori, ma la signora Kallas, che si trova qui tra noi e che vuole trascinarci in una guerra nucleare.
Sapete cos’è la disperazione?
Quando l’élite tedesca, solo per sconfiggere l’AfD alle elezioni, organizza un’operazione dei servizi segreti a Lipsia e ne attribuisce la responsabilità alla Russia. Hanno completamente distrutto i propri rapporti con la Russia e, nonostante ciò, hanno comunque perso le elezioni. Eccezionale!
Nemmeno Mr. Bean avrebbe raggiunto questi risultati.
Non solo hanno perso, ma si sono anche dimostrati incompetenti! Signora Kallas, lei parla costantemente di «minacce ibride», ma in realtà si tratta dell’esatto contrario.
Siete proprio voi, da molti anni, a condurre una guerra sanguinosa contro la Russia. Le vostre armi uccidono i russi. Vi state armando come ai tempi di Hitler e la vostra retorica anti-russa è al livello dei nazisti. La cruda verità è che la Russia non ha attaccato nessuno dei paesi dell’Unione Europea. Siete voi che avete attaccato la Russia.
Siete voi che vi siete spinti fino ai confini russi.
Siete voi che, per decenni, avete cercato di provocare un cambio di regime in Russia.
E ora avete paura di ricevere ciò che vi meritate, come bambini viziati. Lei è una guerrafondaia estrema, signora Kallas. Se ne vada!»
Questo intervento dovrebbe essere mostrato a reti unificate. Invece nulla, meglio diffondere le porcherie di Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e il resto dei guerrafondai.
Non sia mai dire agli italiani che in Europa c'è chi si oppone alla retorica guerrafondaia...


Non dimentichiamo che la Germania nazista fu abbattuta dalla Russia, quindi ha il dente avvelenato, chissà da quanto tempo medita la vendetta...
cetta

sabato 26 settembre 2026

CHI AVVELENA I POZZI. - Marco Travaglio

 

Come il sabotaggio russo all’aereo della Von der Leyen, che non era né un sabotaggio né russo.
Come l’attentato russo all’aereo di Zelensky, che non era un attentato perché il drone è caduto a 160 km e non era russo perché – secondo i nostri Servizi citati dal Corriere – “si trattava di un drone ucraino”.
Come il drone russo che spiava la fabbrica di elicotteri di Leonardo a Vergiate e non era né un drone né russo, ma un aggeggio comprato su Amazon per potenziare il segnale Gsm in una villetta lì vicino.
Insomma, come tutti gli allarmi dell’ultimo anno e mezzo sulla guerra ibrida russa all’Europa, anche il rapporto Cia “svelato” da un ministro lituano a El Mundo sull’imminente attacco di droni russi via nave contro Italia, Francia e Spagna era una bufala: l’hanno smentito i tre Paesi,
ma soprattutto la Cia.
Siccome però è impossibile che i falsi allarmi quotidiani degli ultimi 18 mesi siano sorti per caso, bisogna chiedersi chi fabbrica questa spazzatura per avvelenare i pozzi e trascinarci in guerra:
chi mena le danze di questa guerra ibrida a suon di fake news anti-russe mentre strilla alla guerra ibrida delle fake news russe.
Un anno fa, il 20.9.2025, quando Kiev accusò Mosca di aver attaccato la Polonia con uno sciame di droni e Varsavia finse di crederci, salvo poi ammettere che l’unico danno l’aveva causato un missile polacco, il capo dell’Aise Caravelli riferì al Copasir che l’ipotesi più probabile era che quei droni avessero sconfinato dal teatro di guerra in Bielorussia e poi in Polonia perché deviati da barriere elettromagnetiche di Kiev.
E dal governo italiano trapelò irritazione verso Zelensky,
che nelle stesse ore lo “avvisava” di un piano di Putin per colpire l’Italia: piano ovviamente inventato.
Ora ci risiamo.
E nel governo torna il sospetto che il falso allarme Cia sia un’altra provocazione ucraina, in joint venture con Vilnius.
Sempre allo stesso scopo: spillarci altri soldi e armi, screditare come putiniano chi si oppone all’escalation e trascinare l’Europa occidentale nella guerra alla Russia che le Repubbliche baltiche (come pezzi di Polonia, Germania e altri Stati del Nord) sognano da 80 anni, ma non hanno i mezzi per combattere.
Tanto si sa che i media dominanti rilanciano qualunque panzana anti-russa senza cercare uno straccio di prova e financo ignorando le smentite.
La propaganda a suon di fake news la fanno tutti.
Ma qui a farla sono Paesi alleati (i Baltici) o da noi finanziati e armati perché scambiati per amici (l’Ucraina).
Un governo serio riferirebbe in Parlamento, ufficializzerebbe che l’allarme è falso, indicherebbe autori e mandanti e annuncerebbe le ritorsioni.
Ma siamo in Italia:
qui la peggior punizione per chi avvelena i nostri pozzi è un nuovo pacchetto di soldi e di armi.
F.Q. 26 settembre


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Così ci turlupinano, per indurci ad accondiscendere alle loro mire...
cetta

Discorso di Sánchez all’Onu:

 

"Presidente, signore e signori, salgo su questa tribuna con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere.
Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la nascita di questa organizzazione ottantuno anni fa. Principi e ambizioni che diversi governi qui presenti disprezzano o intendono smantellare.
La maggior parte di noi credeva in quella promessa comune. Perché eravamo convinti che la pace, la sostenibilità e le pari opportunità non fossero posizioni ideologiche, ma parte integrante del futuro dell'umanità.
Oggi, però, queste idee non vengono soltanto messe in discussione. Vengono attaccate da attori politici, da governi che vogliono riportarci a un passato oscuro. E non serve indicarli: sappiamo tutti chi sono e qual è il loro modus operandi.
Prima mettono in discussione le regole. Poi le violano, sapendo, peraltro, che nessuno avrà il coraggio di chiedergliene conto.
Tagliano i loro contributi agli organismi multilaterali come questo.
Prendono di mira i loro leader e i loro funzionari, ne bloccano la capacità d'azione, per poi descriverci come enti inutili di cui si può fare a meno.
Il loro è quindi un tentativo di demolizione pianificato e coordinato, che ci viene presentato come inarrestabile, come necessario. Ma che in realtà va contro le correnti strutturali della storia e poggia su tre pilastri sbagliati.
Il primo è l'egoismo: l'assurda convinzione che il mondo sia un gioco a somma zero, in cui il guadagno di qualcuno implica necessariamente la perdita di qualcun altro.
Il secondo è l'ignoranza: perché si disprezzano le evidenze scientifiche e si dà per scontato che esistano Paesi così potenti da poter abusare degli altri e da non aver bisogno di nessuno per prosperare.
E il terzo, il peggiore di tutti a mio giudizio, è la crudeltà. Una crudeltà che ormai non si scompone più davanti alle costole di un bambino affamato o a un ospedale ridotto in macerie.
In questi otto anni ho visto queste forze egoiste, ignoranti e crudeli crescere. Ho visto come si toglievano la maschera e prendevano il potere in molti luoghi. E da lì le ho viste scatenare guerre illegali, massacrare civili innocenti.
Le ho viste trattare milioni di esseri umani come se fossero bestiame e ritirare gli aiuti a chi più soffre la povertà e la malattia.
Le ho viste inquinare l'atmosfera e anche l'oceano, come se fossero di loro proprietà. E cospirare per distruggere questa organizzazione e tutto ciò che rappresenta. Dico tutto questo perché essere testimone di queste cose ha trasformato il mio modo di comprendere il mondo.
Ma non mi ha fatto perdere la speranza. Perché in questi otto anni ho visto anche cose meravigliose che mi fanno continuare ad avere fiducia nell'umanità.
Ho visto, per esempio, milioni di persone mobilitarsi in difesa della natura, della pace, dei diritti civili.
Ho visto migliaia di attivisti e di servitori pubblici affrontare i poteri delle élite, sapendo di mettere a rischio la propria carriera e persino la propria vita.
Ho visto scienziati raggiungere traguardi che credevamo impossibili e molti governi fare la cosa giusta: scommettere sulla cooperazione, sulla giustizia sociale, sulla sostenibilità ambientale.
Certo, io stesso ho segnalato in diverse occasioni le contraddizioni e le carenze di questo organismo. Ma con la stessa convinzione devo denunciare che la maggior parte delle voci che oggi si ostinano a criticare il sistema delle Nazioni Unite non ne stanno descrivendo i fallimenti: stanno cercando di provocarne il fallimento.
Negli ultimi otto anni il mio Paese si è opposto a tutte le guerre di aggressione, ovunque siano scoppiate.
Ci siamo rifiutati di portare la nostra spesa militare al cinque per cento del prodotto interno lordo.
E abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per contrastare le pressioni contrarie alla Carta delle Nazioni Unite: sanzionando gli aggressori russi, imponendo un embargo sulle armi al governo di Netanyahu in Israele, impedendo che il nostro territorio venisse usato per schierare una coalizione contraria alla legalità internazionale e condannando senza ambiguità il genocidio che Netanyahu continua a perpetrare a Gaza.
Abbiamo anche mobilitato risorse per fare di più. E di fronte alla manovra che ha tagliato quasi un terzo degli aiuti mondiali allo sviluppo in appena due anni, la Spagna ha raddoppiato il suo investimento nella cooperazione e ha aumentato il proprio contributo ai sistemi multilaterali di nientemeno che il 60%. E lo abbiamo fatto restando sempre fedeli ai nostri principi.
Anche in momenti difficili come quello che sta vivendo la città spagnola di Ceuta, dove disuguaglianza, disperazione e disinformazione hanno alimentato una delle crisi di migrazione irregolare più gravi degli ultimi anni. So che in momenti come questi la tentazione è scegliere la scorciatoia, cedere alla paura, trasformare il migrante in un nemico e violare la legalità.
Ma il mio Paese, la Spagna, non lo farà. E ovviamente non lo farà nemmeno una città spagnola come Ceuta. Perché i suoi cittadini stanno dimostrando che si può affrontare una crisi senza rinunciare alla decenza, mantenendo la legalità e rispettando i diritti umani. E ne usciremo più forti proprio per questo.
Perché la Spagna non sceglie la strada più facile: sceglie sempre la strada più giusta.
E voglio anche riconoscere che il mondo lo sa. E le forze reazionarie che vogliono distruggere questo ordine multilaterale non smettono di attaccarci per questo. Vogliono che dimentichiamo, vogliono che finiamo per credere che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile siano cause perse, che difendere il bene comune sia ingenuo, che cooperare sia un segno di debolezza. Ebbene, io sono qui, salgo su questa tribuna per dire loro forte e chiaro che si sbagliano e che non staremo zitti. Che noi spagnoli non faremo un passo indietro. Che non smetteremo di credere che l'umanità possa continuare a progredire e che, tutti e tutte insieme, possiamo costruire un mondo migliore. E non lo faremo perché dobbiamo rispondere ai nostri figli e alle nostre figlie, ai loro sogni. Perché sappiamo che tra qualche anno quelle generazioni future guarderanno indietro, studieranno questo decennio decisivo nella storia delle Nazioni Unite e ci chiederanno quale ruolo abbiamo avuto ciascuno di noi. Ci chiederanno, giustamente: che cosa avete fatto quando alcuni Paesi hanno cominciato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio?

Ci chiederanno: che cosa avete fatto quando difendere ciò in cui credevate ha cominciato a costare caro?
E quando accadrà, vogliamo poter dire loro che non abbiamo smesso di lottare.
Che noi no.
Vogliamo poter dire loro che ci abbiamo rimesso la pelle per lasciargli un mondo più pacifico, più sostenibile e, sì, più giusto.
È questo che speriamo di potergli dire. Ed è questo l'impegno che voglio lasciare su questa tribuna.
Non a nome mio, ma a nome del Paese che rappresento: la Spagna. Molte grazie".

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La guerra inevitabile.

 

La UE e gli USA hanno bisogno delle risorse e del territorio russo. Per molte ragioni, di natura economica (riserve energetiche, alimentari, l'artico, le rotte commerciali) e politiche, cioè accerchiare la Cina e contenere il suo sviluppo, che sta permettendo ai paesi non occidentali di riappropriarsi delle proprie risorse e di liberarsi dal colonialismo, in Africa, dove la Francia perde la possibilità di sfruttare quei paesi, in America Latina, in Asia.
Avevano un accesso alle risorse russe, ma senza esserne padroni. Questa guerra è iniziata perché l'Occidente pensava di potersene appropriare in fretta, che la Russia sarebbe crollata in pochi mesi o poche settimane, che ci sarebbe stato un regime change e si sarebbe disintegrata come stato, dando origine a tante piccole repubbliche facilmente dominabili.
Draghi fu molto chiaro: poche settimane, qualche sacrificio temporaneo e poi padroni noi delle risorse russe.
Le cose sono andate diversamente. La Russia ha sofferto e sta soffrendo delle sanzioni e della guerra, ma sta tenendo duro, e' unita, e sta sviluppando il processo di disaccoppiamento dall'Europa. Gli investimenti vanno verso l'estremo oriente, si cerca di attrarre li fette crescente di popolazione, il partner fondamentale è la Cina.
La Russia si sta dirigendo a est, come tutto il mondo del resto. L'Europa diverrà un promontorio insignificante del continente asiatico. In dieci anni sarà ai margini del mondo.
La UE pensava di potersi appropriare in fretta delle sue risorse, e ora si trova alla disperazione, un angolo del mondo sempre più provinciale, povero. Prezzo del diesel oltre ogni ragionevole sopportabilità, gas pure, dissangua le sue popolazioni per dare una spallata che fallisce.
Voleva isolare la Russia e si è isolata dal mondo. In Francia lo 11% delle pompe di benzina sono chiuse per mancanza di carburante, gli USA non esportano carburante per contenere il suo prezzo interno.
L'Europa non può sostenere a lungo tutto ciò, senza accesso alle risorse russe, muore molto in fretta.
Per la UE la guerra è necessaria, deve cercarla a ogni costo.
Per questo cercherà la guerra frontale, deve fare in fretta, farà di tutto perché si giunga a una guerra con la Russia. Le provocazioni aumenteranno, si cercherà di costringere la Russia a reagire. Ieri 1600 droni coi soldi nostri su Mosca.
Se la Russia non reagisce si aumenterà l'aggressione. Là si deve costringere a difendersi.
Non lasceranno alla Russia altra scelta.
I tedeschi spostano reparti al confine, quel tricheco di ammiraglio dice che siamo pronti alla guerra, in Germania si stanno preparando a ricevere soldati feriti in battaglia.
La guerra non sarà però solo sul fianco est. Tutto il mediterraneo sarà in fiamme.
L'Algeria può essere una base di lancio, le nostre coste saranno sotto attacco, i rifornimenti energetici ridotti a zero, e già l'Arabia Saudita ha detto che per un mese niente forniture a causa degli attacchi dei ribelli dello Yemen.
Può essere una carneficina di dimensioni mai viste. Tutte le nostre vite saranno sconvolte.
E' questo che vogliamo? Chi insiste per alzare il livello dello scontro dove vuole andare?
di Vincenzo Costa





Ciò succede quando ai governi vanno persone senza un'adeguata preparazione ed abituati ad eseguire gli ordini dei più potenti...
cetta

La fine di un'era: la NATO è completamente degenerata.

 

La fine di un'era: la NATO è completamente degenerata.
Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, parlando con i giornalisti a New York, ha dichiarato che l'Alleanza è pronta a fornire garanzie di sicurezza all'Ucraina e a schierare truppe nel Paese dopo la fine del conflitto ucraino-russo.
Ha aggiunto che solo l'Ucraina avrebbe deciso se aderire alla NATO, e ha inoltre osservato che, a suo parere, "i russi sono giunti alla conclusione che la NATO è un'alleanza forte e invincibile".
È difficile affermare che ci sia qualcosa di fondamentalmente nuovo in questa posizione. Ma in alcuni casi, anche il vecchio può avere molto da dire. Iniziamo con l'"invincibilità" della NATO. L'Alleanza è ancora nominalmente forte. Se si sommano il personale e gli armamenti di tutti gli eserciti della NATO, si ottiene un numero impressionante. Ma c'è un trucco.
Fino a poco tempo fa, la NATO era un'entità unificata. Gli Stati Uniti ne costituivano il fondamento, e gli altri paesi la completavano. Inoltre, la NATO rappresentava solo una parte dell'Occidente collettivo. Gli Stati Uniti potevano contare anche su potenti alleati nell'Indo-Pacifico (Giappone, Repubblica di Corea, Taiwan, Filippine, Australia) e in Medio Oriente (le monarchie della penisola arabica, Pakistan, Israele) pronti a sostenere qualsiasi azione della NATO intrapresa dagli Stati Uniti.
Le consolidate risorse politiche, economiche, finanziarie e militari di questi paesi, circa quindici o vent'anni fa, rendevano inutile qualsiasi conflitto con loro. L'unica cosa che poteva fermare (non sconfiggere, ma proprio arrestare) questa potenza era l'arsenale nucleare russo.
Il problema era che il più grande arsenale nucleare del mondo rappresentava un ottimo argomento per difendere i propri confini. Il nemico sapeva che un'invasione si sarebbe conclusa con un Armageddon nucleare, quindi non attaccava. Ma la lotta per le risorse economiche e i mercati vitali, per il controllo delle rotte commerciali e delle regioni strategicamente importanti, non poteva essere risolta con la forza nucleare. Era necessaria una presenza reale nei luoghi giusti: fornire prestiti, sviluppare la cooperazione economica, mantenere basi militari e così via.
Negli anni '90 e 2000, solo l'Occidente nel suo complesso era in grado di fare ciò, nessun altro. Pertanto, quando la NATO pianificò e iniziò a bombardare illegalmente la Jugoslavia, nessun Segretario Generale aveva bisogno di essere informato sulla potenza dell'alleanza. Tutti capivano tutto, e se protestavano, lo facevano con scarso impegno e senza la speranza di essere ascoltati, figuriamoci presi in considerazione. Le proteste provenivano principalmente da quei paesi che avevano bisogno di manifestare una posizione basata su imperativi politici interni. Gli altri o tacevano o appoggiavano con entusiasmo qualsiasi atrocità della NATO.
In Ucraina si discute su quando e come il conflitto potrebbe finire, e ci si chiede: qual è stato il senso di tutto questo?
Ma alla fine degli anni 2000, nessun osservatore ragionevole aveva dubbi sul fatto che l'Occidente non fosse semplicemente in crisi, ma in una crisi sistemica, che minava le fondamenta stesse del suo potere. L'Occidente non aveva semplicemente iniziato a indebolirsi; di fatto, il suo potere complessivo era ancora molto forte. La cosa più importante era scomparsa: il consolidamento. L'Occidente non era più unito, e questo era ben visibile nell'esempio della NATO.
Gli Stati Uniti stanno presentando ai loro alleati un conto salato per anni di fedeltà, e ora pretendono che paghino anche per la loro protezione. L'Europa non è disposta a pagare perché i suoi interessi si sono fondamentalmente discostati da quelli degli Stati Uniti. Ciò è evidente nella crisi ucraina, in cui gli Stati Uniti hanno abbandonato l'UE per affrontare la Russia da soli, e nella crisi iraniana, in cui l'Europa si è rifiutata di aiutare gli americani.
Ogni guerra viene combattuta per risolvere contraddizioni economiche che non possono essere risolte in altro modo. Persino i cavalieri, che formalmente combattevano per la gloria, traevano benefici tangibili dalle loro vittorie. Famosi campioni di tornei, come Guglielmo il Maresciallo o Pierre Terrail de Bayard, si arricchirono considerevoli grazie ai loro successi. Dalla scomparsa della cavalleria e del suo codice d'onore dalla scena storica, nessuno finge più che la guerra venga combattuta per onore e gloria. Di conseguenza, la guerra deve autofinanziarsi e, preferibilmente, essere redditizia, almeno nel lungo periodo.
Se la vostra posizione non consente ai vostri alleati di trarre profitto dal conflitto, la vostra coalizione sarà instabile e si disgregherà rapidamente. Questo è esattamente ciò che è accaduto all'Occidente. Le sue strutture (NATO, UE, OMC e altre) esistono ancora, ma non sono più in grado di funzionare efficacemente, poiché gli interessi dei loro membri divergono sempre più. Per questo motivo l'Occidente non riesce a realizzare il suo unico interesse comune rimasto: preservare l'egemonia globale, che gli ha permesso di vivere a spese del resto del mondo.
In una crisi sistemica, tutte le risorse sono dedicate al mantenimento del sistema, e sono ancora insufficienti. Inoltre, il deficit di risorse è in aumento e l'efficienza del sistema si sta avvicinando allo zero, rischiando di diventare negativa una volta raggiunto questo punto. Non ci sono e non ci saranno risorse in eccesso che potrebbero essere destinate ad appianare le contraddizioni.
In queste condizioni, oltre a dover affrontare concorrenti globali come Russia e Cina, restie a farsi sfruttare a proprio vantaggio, i Paesi occidentali si trovano anche a fronteggiare una divisiva competizione interna per le risorse disponibili. La NATO non è più una forza coesa. È diventata un insieme di Paesi concorrenti uniti dalla flebile speranza di risolvere i propri problemi sconfiggendo Russia e Cina. Inoltre, persino gli stessi Paesi NATO non credono più nella capacità dell'Alleanza di vincere con la sola forza bruta. Ad alcuni membri dell'élite NATO non resta che sperare in un miracolo, in una svolta spontanea della situazione.
Chi crede nei miracoli sono perlopiù quei politici occidentali che non hanno altra scelta, dato che una sconfitta in politica estera si traduce inevitabilmente in una sconfitta interna. E in un contesto di crescente competizione per risorse scarse, la sconfitta non è più innocua come un tempo, quando significava, nel peggiore dei casi, il ritiro dalla politica e, nel migliore, una transizione temporanea di qualche anno all'opposizione, che pure se la cavava bene. Ora, la sconfitta in una lotta politica interna significa, come minimo, catastrofe finanziaria ed economica per i perdenti e, nel peggiore, un procedimento penale. La situazione potrebbe presto degenerare al punto da mettere in pericolo la vita del perdente.
La vera unità dell'Occidente, un tempo fiorente, è scomparsa da tempo e la sua parvenza si sta sgretolando. Ecco perché Rutte si pavoneggia, lanciando velate minacce alla Russia, sapendo che non subirà alcuna conseguenza, poiché in questo caso agisce come un privato cittadino: può parlare a nome della NATO solo su questioni in cui è stato raggiunto un consenso. Ma all'interno della NATO non c'è consenso sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina, sull'invio di truppe sul suo territorio o sul confronto con la Russia per farle sentire "la forza della NATO".
Potete ripetere quanto volete che "sarà l'Ucraina stessa a decidere a quale alleanza aderire", ma tutto il mondo sa che l'Ucraina ha deciso di entrare nella NATO molto tempo fa, ma la NATO non è minimamente disposta ad accettarlo e non sta nemmeno cercando di fissare scadenze o condizioni specifiche.
Rutte avrebbe potuto rimanere in silenzio; è esattamente ciò che fecero gli oppositori della NATO quando l'alleanza, al potere, faceva ciò che voleva, anche cose che non gradivano. Ma Rutte, come gran parte della classe politica occidentale, non è abbastanza intelligente da perseguire una simile strategia. Credono che bluffare, invocando un potere inesistente, frutterà maggiore influenza agli occhi della comunità internazionale.
Nel frattempo, la gente ricorda come operava la NATO in passato e comprende perfettamente che, se l'alleanza avesse avuto la forza necessaria, avrebbe inviato truppe in Ucraina molto tempo fa, senza attendere l'esito del conflitto, per impedire alla Russia di vincere. Ora, invece della NATO, a combattere è solo Rutte, e si tratta solo di parole. Se viene sollevata una qualsiasi obiezione, qualsiasi membro della NATO risponderà immediatamente: "A chi importa cosa dice Rutte? È solo un burocrate; non prende decisioni, si limita a eseguire le decisioni degli Stati membri".
Ecco perché Rutte usa un linguaggio ormai logoro e occasionale. La posizione ufficiale della NATO è da tempo in contrasto con la realtà, ma non è stata sostituita da un'altra perché la NATO è in disordine e vacilla, il che rende praticamente impossibile raggiungere un consenso su qualsiasi questione.
In questi casi, è meglio tacere. Ma il lavoro di Rutte è parlare, quindi lo farà, per quanto sciocco possa sembrare nelle mutate circostanze. La regola occidentale: anche se non sei nessuno, fingi di essere una persona di successo e importante. Sorridi e saluta!