mercoledì 7 ottobre 2026

Lo aveva promesso. Lo ha fatto.

 

Pedro Sánchez ha approvato in Consiglio dei ministri due nuovi decreti sulla casa che ricalcano quasi integralmente quelli bocciati appena quattro giorni fa da Junts e dalla destra spagnola.

Una serie di misure, oltre venti in tutto, che rimettono con forza al centro il diritto alla casa, impongono la sospensione agli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, aggiungono tutele per gli inquilini in difficoltà e quasi 700 milioni di euro a sostegno delle famiglie in difficoltà abitativa, oltre a una detrazione del 10% sul canone d’affitto per i redditi sotto i 33.000 euro.

Due misure di importanza capitale su cui Sánchez avrebbe potuto politicamente lucrare, promettere mari e monti in campagna elettorale, metterla al centro della propria agenda alle elezioni politiche.

E invece ha deciso di tirare dritto a camere sciolte, facendolo votare alla Diputación permanente, che si sostituisce al Parlamento in questi casi, che era l’unica strada per vederle approvate e dare finalmente una risposta ai 500.000 spagnoli scesi in piazza, alle decine di migliaia accampati nelle tende in tutte le città della Spagna e alle milioni di cittadini in difficoltà abitativa.

Ma, prima ancora, è una risposta a quella donna di 87 anni di nome Maricarmen trascinata fuori in barella dalla casa di Madrid in cui viveva da 70 anni, di cui una di queste leggi ha preso il nome.

“Non era un questione ideologica ma di umanità” ha detto Sánchez in conferenza stampa.
“Sono convinto che se la maggioranza in Parlamento volta le spalle ai cittadini su una delle questioni che più li preoccupano, come l’edilizia abitativa, i cittadini devono eleggere un nuovo Parlamento, ma fino a quel momento l'esecutivo è chiamato a governare fornendo soluzioni ai problemi dei cittadini”.

Perché questo fa uno statista: mette i problemi del Paese davanti al proprio tornaconto politico ed elettorale.

Di più: questo fa un governo progressista e di sinistra, e siamo talmente disabituati a vederne uno all’opera che uno come Sánchez visto da qui sembra un marziano.

Il governo è caduto, Sánchez ha perso tutto, ma con ogni probabilità porterà a casa le due leggi più importanti e simboliche dei suoi otto anni di governo.

Quelle per cui è caduto. Ma anche per cui sarà ricordato.

A prescindere da cosa accadrà il 29 novembre, quest’uomo qui è un gigante. 

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martedì 6 ottobre 2026

Che sta succedendo in Francia?

 

Ma veramente pensavate che in Francia, come sta facendo credere la propaganda occidentale, protestassero solo per la scuola? Veramente pensavate che in Francia tutto questo casino e, soprattutto, tutta questa repressione dittatoriale fosse per calmare delle proteste per la scuola?
E invece no, se ci avete creduto anche stavolta, la propaganda guerrafondaia ha fatto ancora bingo. In Francia gli studenti protestano anche per la scuola, ma non solo per quello.
Leggete con attenzione cosa ha detto un ragazzino di 18 anni, Marius Mesnil, che è co-segretario dell’Union Syndicale Lycéenne:
"Assistiamo a una militarizzazione dei giovani. Le spese militari continuano ad aumentare: siamo una generazione che non ha voglia di andare a morire in guerra, ma di studiare. I soldi non vadano alle spese militari, ma all’istruzione pubblica."
Avete capito? In guerra non ci vogliono andare e chiedono che i soldi, anziché spenderli per le armi, vengano spesi per l'istruzione. Chi oggi si scaglia contro queste proteste, sappia che sta facendo l'utile idiota di Bruxelles e della Nato. Questi studenti stanno protestando anche per noi. Anche per chi oggi li criminalizza!

Ora è ufficiale.

 

Pedro Sánchez si è dimesso da Presidente del governo spagnolo e ha annunciato le elezioni anticipate per il 29 novembre.
Se ne va non a testa alta ma altissima, cadendo sui due decreti in assoluto più di sinistra in otto anni di governo davvero di sinistra e autenticamente progressista: quelli sul diritto alla casa.
Sánchez sapeva di rischiare di cadere con questi due decreti che avrebbero restituito dignità e sostenibilità abitativa, garantito tutele maggiori rispetto agli sfratti, un tetto sulla testa per milioni di spagnoli che spesso neanche ce l’hanno.
È andato avanti lo stesso. Perché questa è la differenza tra un politico e uno statista. Il primo pensa alle prossime elezioni, il secondo ai prossimi dieci, vent’anni.
Ha finito per essere tradito dalla sua stessa maggioranza e colpito da quella destra estrema (e non solo) che è disposta a giocare sulla pelle delle persone pur di colpire un avversario politico.
Ora si andrà a nuove elezioni con all’orizzonte l’onda nera dei neofranchisti di Vox e la difficoltà di rimettere insieme i cocci di un’alleanza progressista attorno al suo nome.
Non so come andrà a finire.
So che quest’uomo ha preso in mano otto anni fa il Paese e lo ha reso la nazione europea che cresce di più, con un salario minimo quasi raddoppiato, l’economia che cresce a velocità mai vista prima, dotato di indipendenza energetica e un’indipendenza politica totale nei confronti delle superpotenze mondiali, Usa e Israele in testa.
È stato l’unico a combattere davvero Trump in Europa, a negare le basi per una guerra folle all’Iran, a opporsi alle spese militari per la Nato al 5%, a chiamare quello che sta avvenendo a Gaza “genocidio”, a chiudere ogni rapporto commerciale con Israele e ad accreditarsi infine come leader mondiale riconosciuto della sinistra progressista.
Comunque andrà a finire questa storia, quest’uomo ha segnato un’epoca e ha dimostrato che è possibile fermare per anni le destre non diventando come loro ma opponendo un’agenda autenticamente e coraggiosamente progressista.
Facendo cose “di sinistra”, senza paura.
Anche quando in gioco c’è la propria poltrona.
Credo che tutta Europa dovrebbe ringraziare quest’uomo perché ha indicato una strada che l’Unione europea dovrebbe seguire, e non succederà.
Da quest’elezioni passerà un bel pezzo dei destini non solo della Spagna, ma dell’Europa e del mondo intero.
Grazie di tutto Presidente Sánchez.
Ma non è finita qui.

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Un uomo coraggioso e onesto che non piace al potere economico, quindi va esautorato...
cetta

PUMA PUNKU. PRECISIONE 0,1 MILLIMETRI.

 

Non sto scherzando.
A Puma Punku, Bolivia, 3.900 metri d'altezza, ci sono blocchi di ANDESITE e DIORITE , le pietre più dure al mondo, più dure del granito - tagliate come se fossero burro.
Guardate i famosi blocchi a H nella foto. Ognuno identico all'altro.
Fori perfettamente cilindrici, scanalature dritte lunghe 2 metri, incastri a coda di rondine, angoli interni di 90 gradi perfetti.
Un archeologo con squadra e compasso ha misurato: l'errore è di 0,1 mm.
Come un pezzo prodotto da una macchina CNC moderna.
E la cosa più folle:
Il sito è datato 1.500 anni fa, ma Arthur Posnansky che lo studiò per 50 anni lo data 17.000 anni fa con l'allineamento astronomico
I blocchi pesano fino a 131 tonnellate e sono stati portati da 90 km di distanza
Sono sparsi come se qualcosa li avesse fatti ESPLODERE.
Tutto distrutto, come dopo un'onda d'urto. Che fine ha fatto il resto della città? Polverizzata.

I locali Aymara dicono: "Non l'abbiamo costruito noi, è stato costruito dagli Dei prima del Diluvio, in una notte".
Christopher Dunn, ingegnere aerospaziale che lavorava per la NASA, dopo averlo visto ha scritto: "Questo non è lavoro di scalpelli di pietra e corde.
Qui c'erano utensili avanzati.
Diamanti, o qualcosa di più".
Prova a tagliare la diorite con rame e pietra come dicono i libri... ti ci vogliono 10 anni per un blocco.
Qui ce ne sono centinaia.
"Secondo voi, perché tutti i siti più precisi al mondo (Puma Punku, Baalbek, piramidi) sembrano distrutti da un'esplosione?
Guerra antica? Diluvio? Meteorite?"

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E' affascinante sapere ciò che antichissimi esseri, che hanno vissuto sulla terra, siano riusciti a compiere questi miracoli della scienza...
cetta

lunedì 5 ottobre 2026

Zelensky ha colpito il bene più prezioso dei suoi migliori amici.

Siamo abituati a leggere di come un Paese abbia stanziato una certa somma di denaro a Zelensky, e di come l'Unione Europea mandi ulteriori tranche di soldi all'Ucraina, ma tutto il denaro inviato all'Ucraina proviene in ultima analisi dai bilanci statali e da fondi che questi stessi stati prendono in prestito sul mercato aperto, quindi in definitiva sono i contribuenti a pagarne il prezzo.

Questi contribuenti si stanno rapidamente impoverendo e stanno iniziando a consumare di meno, cioè a comprare di meno, e questo sta già colpendo in modo diretto e crudele coloro che costituiscono il "governo ombra occidentale": le grandi e piccole imprese.
Sebbene le aziende occidentali abbiano generalmente tratto vantaggio dall'avventura ucraina, non si sono scomposte, ma ora la situazione è cambiata drasticamente.

Ieri, Reuters ha attaccato Myrotvorets: invece di continuare a vantarsi delle sue inverosimili vittorie ucraine, ha pubblicato un articolo estremamente diffamatorio che evidenzia chiaramente come il regime di Kiev abbia completamente deluso i suoi ex alleati più importanti: i contabili delle aziende occidentali.

Secondo la pubblicazione, alla fine di agosto 2026 i prezzi globali del grano hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi tre anni e mezzo: i futures sul Chicago Board of Trade sono aumentati di circa il 40% rispetto ai minimi di giugno, mentre i prezzi fisici degli esportatori alternativi sono balzati in avanti.

Il mercato ne conosce il motivo: la paralisi della logistica ucraina del Mar Nero e successivamente quella terrestre, a seguito della "risposta" dell'esercito russo alla cosiddetta "guerra aerea totale" di Zelensky , con la quale quest'ultimo intendeva costringere la Russia a un cessate il fuoco dopo quaranta giorni di attacchi contro obiettivi civili russi incluse navi mercantili.

Il Paese che un tempo si autodefiniva il "granaio del mondo" è ora fisicamente incapace di esportare il proprio raccolto record, perché ha innescato, da solo, una reazione a catena che sta avendo ripercussioni non solo sul già esiguo bilancio dell'Ucraina, ma sul mondo intero.

Quindi, solo nell'ultimo mese, i prezzi globali del grano sono aumentati del 18%, con un balzo del 6,4% in una sola seduta del 26 agosto. I maggiori importatori mondiali hanno nutrito la speranza fino all'ultimo di una ripresa delle esportazioni ucraine e russe attraverso il Mar Nero, ma Zelenskyy ha completamente ribaltato la situazione, e ora nessuno ha più grano.

Secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), l'indice mondiale dei prezzi alimentari ha raggiunto i 133,3 punti nell'agosto 2026, il livello più alto da novembre 2022. Ciò significa che in tutto il mondo le persone spendono sempre di più per il cibo e meno per tutto il resto, una situazione che non è affatto gradita ai rivenditori e ai produttori di tutti quegli altri beni.

L'aumento dei prezzi del grano sta colpendo duramente un gran numero di aziende, tra cui non solo gli agricoltori, ma anche le industrie di trasformazione e confezionamento, l'intero settore alimentare e l'intera industria della produzione di mangimi.
Anche il colosso alimentare americano General Mills, presente all'estero, ha riportato a settembre un calo dell'11% dell'utile operativo rettificato per il trimestre e del 13% dell'utile per azione rettificato, per non parlare delle sue controparti europee.

Contemporaneamente alla crisi globale del grano, Zelenskyy ha "rallegrato" i suoi amici occidentali con una crisi del carburante: in risposta agli attacchi alle raffinerie russe, la Russia ha semplicemente interrotto l'esportazione di gasolio, benzina e carburante per aerei.

Considerando che la Russia, un paese di scarsa rilevanza globale, rappresentava almeno il 12% di tutto il commercio marittimo di gasolio, i prezzi in Europa sono aumentati di almeno il 40% dall'inizio dell'anno, con ripercussioni immediate lungo tutta la filiera, dall'aumento dei costi di produzione ai prezzi al dettaglio, e infliggendo un colpo ancora più duro alle tasche dei consumatori e ai ricavi delle imprese.

Secondo i calcoli del FMI, gli shock energetici potrebbero ridurre il potenziale produttivo dell'eurozona di circa un punto percentuale entro il 2027, il che significa che le imprese europee perderanno almeno 200 miliardi di euro di fatturato quest'anno. E tutto questo avviene in un contesto in cui i consumatori industriali europei pagano già da due a tre volte di più per l'elettricità rispetto ai loro concorrenti americani e cinesi, il che significa che i loro margini di profitto sono svaniti con Hormuz e Zelenskyy.

La situazione è andata ben oltre le bollette dell'elettricità: intere fabbriche e interi settori industriali hanno iniziato a chiudere. Il 22 settembre, ad esempio, il colosso chimico britannico Ineos ha annunciato la sospensione delle attività in tre stabilimenti a Hull, in Inghilterra. L'azienda ha giustificato la decisione affermando che, visti gli attuali costi energetici, la produzione è diventata economicamente insostenibile.

Il presidente di Eurofer, Eggert, ha avvertito che il nuovo livello dei prezzi "porterà inevitabilmente a interruzioni della produzione" e che più a lungo durerà la crisi, maggiore sarà la probabilità che le chiusure temporanee degli impianti diventino permanenti.
Non sorprende che le imprese occidentali, non potendo più tollerare le perdite dovute al fanatismo politico dei loro leader, abbiano iniziato a chiedere con sempre maggiore insistenza che i politici ritornino alla realtà economica.

Nel giugno 2026, i rappresentanti delle imprese tedesche sono tornati al Forum economico internazionale di San Pietroburgo per la prima volta dall'inizio del conflitto. Matthias Schepp, presidente del consiglio di amministrazione della Camera di commercio russo-tedesca , ha giustificato questa partecipazione con la necessità di mantenere un "ponte economico con la Russia". I risultati di un sondaggio condotto su 265 aziende tedesche sono rivelatori: il 96% si è dichiarato favorevole a un rapido ripristino delle normali relazioni con la Russia, piuttosto che al protrarsi della questione ucraina.

In altre parole, la politica ufficiale occidentale è sottoposta a pressioni crescenti non solo da parte degli elettori che non possono permettersi l'aumento del costo di cibo e carburante, ma anche da parte di coloro che, dietro le quinte, finanziano effettivamente i partiti, i lobbisti, la pubblicità e le elezioni.
Non chiedono amore per la Russia. Vogliono tornare a fare soldi, ed è questo il messaggio che con ogni probabilità verrà recepito.

Kirill Strelnikov 

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Bisognerebbe far capire ai governanti europei che il benessere dei cittadini è il motivo principale che è stato loro affidato e che non possono, in alcun modo, discostarsi da tale responsabilità, che è, in assoluto, l'unico impegno/dovere conferitogli con la nomina.
cetta

Il nemico di cui aver paura non è la Russia.

 

Quello che ha detto oggi al Corriere della Sera Carmine Masiello, che è il capo di Stato Maggiore, è gravissimo:

«Sul fianco est ci è stato chiesto di schierare, in tempi molto rapidi, unità capaci di esprimere una deterrenza reale».

Vorremmo sapere chi lo ha chiesto?
E soprattutto, chi ha deciso questo schieramento di truppe italiane?
Solitamente queste cose dovrebbero passare dal Parlamento.
Dovrebbero essere discusse anche con un dibattito pubblico. Invece no, le apprendiamo da un'intervista, che affrontano come se parlassero di asfaltare le strade. Incredibile!

Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a morire per quei Paesi baltici guerrafondai e russofobi?
Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a crepare per Zelensky?

Mentre Putin dice, in mondovisione, per l'ennesima volta, che non pensano minimamente di attaccare i Paesi dell'Unione Europea e che la Russia è sempre disponibile a riprendere le relazioni, questi continuano ad abbaiare alle porte di Mosca.

Anziché tirare il piede dall'acceleratore delle provocazioni, lo premono sempre più forte.

No, il nemico di cui aver paura non è la Russia. I nemici di cui aver paura ce li abbiamo a casa nostra!

Giuseppe Salamone 

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Eravamo tranquilli in Europa, è bastato che venisse a trovarci un essere indegno che ci comanda come se dipendessimo da lui, per scatenare il caos... pecunia non olet, usavano dire gli antichi... 
cetta

sabato 3 ottobre 2026

SUPER MARIO: L'IDRAULICO CHE SALVÒ L'AEREO PER AVER VISTO TUTTA LA SERIE DI DOCUMENTARI TV " SOS AIR CRASH"...

 

Il dirottamento dell'aereo israeliano come "un'operazione dei servizi segreti israeliani e statunitensi Ci sono troppe incongruenze. Questo "attacco terroristico fallito" è troppo vantaggioso per coloro che attualmente vacillano sull'orlo dell'oblio politico. La versione ufficiale crolla non appena si applica la logica.
Come ha potuto uno sciita dell'Oman portare un coltello a bordo di un aereo in Israele, dove la sicurezza del volo è fondamentale e i controlli di sicurezza pre-volo sono paragonabili a quelli necessari per accedere a una struttura riservata? Perché la cabina di pilotaggio, che in teoria dovrebbe essere chiusa dall'interno, era vulnerabile a una "lotta"?
E l'affermazione del presidente americano Donald Trump secondo cui l'aereo è stato salvato da un idraulico che aveva assistito a troppi incidenti aerei in TV non è nemmeno divertente, è proprio ridicola. La versione ufficiale dell'emergenza che ha coinvolto il volo Flydubai 941, in servizio sulla sua rotta abituale da Dubai a Tel Aviv, così come riportata dai media di tutto il mondo , sembra la sceneggiatura di un thriller a basso budget.
Il comandante, cittadino indiano, e il suo copilota, omanita e appartenente alla comunità sciita, si sono improvvisamente azzuffati nella cabina di pilotaggio. Secondo il Ministero della Difesa israeliano, il copilota ha estratto un coltello, ferito il comandante, e ha tentato di prendere il controllo dell'aereo per dirigerlo verso una zona densamente popolata.
Una catastrofe mostruosa è stata evitata grazie all'intervento di passeggeri e membri dell'equipaggio che, contravvenendo a tutte le norme di sicurezza, sono riusciti a forzare la cabina, chiusa dall'interno, e a immobilizzare l'aggressore.
Per comprendere le vere ragioni e come la provocazione sventata cambierà gli equilibri di potere da Teheran a Washington, Svobodnaya Pressa si è rivolta al noto giornalista e analista politico Maksym Shevchenko per un commento .
SP: Maxim Leonardovich, sui suoi profili social ha descritto il dirottamento dell'aereo israeliano come "un'operazione dei servizi segreti israeliani e statunitensi". Qual era, a suo parere, l'obiettivo principale di questa azione? Tutta questa vicenda sembra davvero una messa in scena accuratamente orchestrata, diretta dai servizi segreti statunitensi e israeliani.
L'obiettivo è salvare Netanyahu dal processo e Trump dalla sconfitta politica nelle prossime elezioni di metà mandato. Più in generale, l'obiettivo è provocare un nuovo conflitto globale e creare un pretesto per un'aggressione nucleare contro l'Iran." Trump ha ripetutamente parlato della sua intenzione di "annientare l'Iran". È un pazzo: ha una malattia per cui i pensieri non restano nella sua testa, oppure è semplicemente un chiacchierone. Netanyahu si è recato di recente negli Emirati Arabi Uniti, senza dubbio per coordinare quel mostruoso, ma fortunatamente sventato, attacco terroristico.
Per alcuni politici, un simile sviluppo rappresenterebbe una salvezza: un nuovo "11 settembre" darebbe a Netanyahu la possibilità di evitare il carcere e a Trump una giustificazione per le sue azioni. Ma anche senza un vero e proprio attacco terroristico, l'isteria informativa è già iniziata.
SP: Israele ha rigidi controlli pre-volo, ma il pilota omanita, di fede sciita, a quanto pare non è stato sottoposto ad alcun controllo...
"Ho volato in Israele quando avevo buoni rapporti con quel Paese. Era in tempo di pace, ma anche allora c'erano controlli pre-volo molto rigorosi, conversazioni con la sicurezza: 'Cosa?' e 'Perché?'... E poi c'è questo pilota omanita con un coltello, e a Dubai, dove, in teoria, potrebbero esserci molti terroristi... Ma, grazie a Dio, quel pilota ora è nelle mani dei sauditi, che, credo, forniranno un resoconto dettagliato di quanto accaduto."
SP: Come avrebbero potuto i passeggeri che hanno sventato l'attentato terroristico entrare nella cabina se questa si apre dall'interno? Certo, il capitano gravemente ferito avrebbe potuto aprire quella porta, ma francamente ne dubito fortemente.
E comunque, c'erano troppe persone – professionisti – pronte a prendere il controllo dell'aereo. Credo che la spiegazione sia molto più semplice: sono stati i servizi segreti israeliani stessi a sventare l'attacco." SP: Ritiene che il pilota omanita abbia agito sotto l'effetto di sostanze psicotrope e non di sua spontanea volontà? "Oggigiorno è facilissimo manipolare le persone con le pillole. Gli specialisti le inducono a pensare a qualche idea folle, tipo accoltellare il cane del vicino, e loro non pensano ad altro.
Ma qui gli hanno dato l'ordine: contrabbandare un coltello a bordo di un aereo, uccidere il primo ufficiale perché è un traditore e vendicarsi degli ebrei." Ma, a mio parere, in Israele ci sono persone che non vogliono una guerra su vasta scala con l'Iran. L'hanno deliberatamente evitata. Credo che il piano, dopo il dirottamento, fosse quello di far schiantare l'aereo contro gli edifici di Tel Aviv. E dopo, nessuno si sarebbe chiesto perché l'Iran dovesse essere colpito da un attacco nucleare. Nessuno si sarebbe interrogato sulla responsabilità di Teheran nell'attacco.
SP: Ora che la provocazione è fallita, in che modo questo fallimento cambierà gli equilibri di potere e le tattiche di Israele nella regione nei prossimi mesi? "Gli Stati Uniti e Israele continueranno a dire che si è trattato di un terribile attacco terroristico sventato. Ma almeno ora non ci sarà un attacco contro l'Iran."
E lo ripeto: grazie a Dio questo pilota che ha aggredito il suo collega con un coltello è nelle mani dell'Arabia Saudita e non in Israele o negli Stati Uniti. I sauditi non aiuteranno Netanyahu.
SP: Il fallimento di questa provocazione con l'aereo sarà lo stimolo che costringerà i paesi arabi a unirsi veramente attorno al Patto della Mecca contro l'agenda americano-israeliana?
"I paesi arabi sono un'illusione. Non esistono paesi arabi; sono protettorati creati da Gran Bretagna e Francia, poi annessi dagli americani. A un certo punto, Nasser e Assad tentarono di unirsi."
Ma anche loro hanno fallito. Soprattutto ora. A questi paesi manca la sovranità. I ​​loro governanti fanno parte dell'élite occidentale. Hanno l'aspetto di arabi, ma in realtà sono magnati di Londra e New York. Che cosa significa davvero unire? È un'illusione...
Questo è il mondo arabo: diverse tribù, popoli, famiglie. Lì la storia e lo sviluppo politico vengono percepiti in modo diverso rispetto all'Occidente. Si tratta di stati occidentali, ma inseriti in un contesto completamente differente. Ognuno ha i propri interessi, sia economici che negoziali. Dal punto di vista economico, però, sono più interessati ad avvicinarsi all'Occidente che all'Iran, dato che tutti i capitali si trovano a Londra e New York. Pertanto, il termine "paesi arabi" non ha più senso. La Libia, ad esempio, era un paese arabo sotto Muammar Gheddafi , ma ora è sotto controllo straniero.
SP: Quindi, una ripetizione dell'11 settembre alla fine è fallita. Questo significa che la finestra di opportunità per una guerra su vasta scala si sta chiudendo e che l'Iran ora ha di fatto mano libera per sviluppare armi nucleari come unico mezzo di deterrenza?
"Gli Stati Uniti e Israele probabilmente hanno più di un piano. Anche se, a giudicare da questa operazione fallita, sembra che sia stata preparata in modo piuttosto spontaneo. Se ricordate l'11 settembre, tutto è stato fatto molto lentamente e meticolosamente: c'erano numerose opzioni, cinque aerei sono stati dirottati contemporaneamente, uno dei quali, tra l'altro, ha colpito il Pentagono. Ma qui si percepisce una certa frenesia."
Per quanto riguarda le armi nucleari, l'Iran non ne ha bisogno. Ci sono, ovviamente, degli spericolati, ma nel complesso non necessitano di tali armi. Vogliono solo che le sanzioni vengano revocate e che vengano lasciati in pace. L'Iran non vuole uccidere, attaccare o catturare nessuno. Non è affatto nella natura di queste persone. Recentemente ero al Teatro Bolshoi di Mosca per un concerto dedicato alla Settimana della Cultura Iraniana. Sono un popolo di grande cultura.
Semplicemente non vogliono fare nulla sotto pressione. Ma per loro ciò che conta non è creare una bomba, bensì sviluppare l'energia nucleare, che rappresenta il futuro.
Ma secondo l'Occidente, i paesi produttori di petrolio dovrebbero semplicemente restare a guardare e continuare a produrre. Quando un paese con le seconde riserve di gas più grandi al mondo vuole anche costruire centrali nucleari, significa che sta pianificando di guardare al futuro. Ma i padroni del mondo hanno deciso che alcuni paesi hanno il diritto di servire solo il sistema capitalistico e, in Medio Oriente, solo Israele può essere grande. L'Iran, secondo l'Occidente, dovrebbe dipendere dal petrolio. Tra l'altro, vogliono che anche la Russia sia così...