Lo stupore delle cancellerie europee perché Trump ri-scarica Zelensky e si accorda con Putin per fare – una volta tanto – gli interessi del suo Paese, cioè per comprare gasolio russo e provare ad abbassare i prezzi, dà l’idea della crassa ignoranza di chi ci sgoverna.
Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
martedì 13 ottobre 2026
Gli stupidi stupiti. - Di Marco Travaglio
lunedì 12 ottobre 2026
Un'Europa unita che collabora per un'indipendenza economica.
E che il passo successivo per l'Europa è liberarsi (democraticamente?) di tutti i leaders disgraziati, stupidi e corrotti che imperano a nostro danno.
Per poi poter costruire la vera Europa, quella che arriva fino agli Urali, che integra strategicamente la Russia.
Unione che si formalizzi con nuovi trattati e che realizzi l'incubo americano:
una collaborazione strategica di lungo periodo Germania-Russia e quindi europea.
Avremo tutto: energia, carburante a prezzi bassi, gas, terre rare, etc. Oltre a diventare ponte tra ovest e paesi Brics, usufruendo di mercati sconfinati in enorme espansione che necessitano proprio di macchinari e forniture industriali di storia europea.
Questo senza neanche citare la Cina, che dovrebbe connettersi direttamente ai nostri porti tramite i canali della nuova via della seta. Cosa voluta non da qualche stravagante sognatore, ma dalla storia sin dall'impero Han
con l'impero Romano.
Se le masse non capiscono questo, l'unica Europa che potremo avere sarà un carrozzone grottesco, schizofrenico
e autoritario che vivrà in funzione di guerre e austerità ai danni dei popoli.
di Giux Novecento
#TGP #Europa #Geopolitica
Termometro Geopolitico
Fonte: https://www.facebook.com/giux.novecento
domenica 11 ottobre 2026
Trump ha dato un nuovo ultimatum al tossico Zelensky.
sabato 10 ottobre 2026
SCHERZETTO -
venerdì 9 ottobre 2026
Russia e Stati Uniti stanno svolgendo dei negoziati per riaprire il gasdotto Nord Stream.
Poi, se li chiami "imbecilli e deficienti", ti insultano pure. Ora ditemi voi come vanno chiamati quei fenomeni che governano nell'Unione Europea. Ascoltate qua:
Russia e Stati Uniti stanno svolgendo dei negoziati per riaprire il gasdotto Nord Stream. Non è uno scherzo! Praticamente potranno entrare degli investitori statunitensi nel gasdotto più importante d'Europa, che trasporta gas russo.
Prima ce lo fanno saltare per aria e poi si infilano dentro per fare affari e mettere lo zampino nelle possibili future forniture energetiche dalla Russia. E badate bene a una cosa: la Russia riavvia un'infrastruttura ormai diventata un relitto e quindi le può anche convenire. Mentre gli USA, dopo averci legati al loro GNL, mettono le mani su un possibile riavvicinamento alla Russia da parte dell'UE sulle forniture di gas, imponendo, di fatto, un controllo attivo.
In tutto ciò, quei fenomeni dell'Unione Europea, ancora una volta, non pervenuti. Si parla della sicurezza di casa nostra e loro non ci sono. Si parla di approvvigionamenti energetici a casa nostra e loro non ci sono.
Più che un sogno europeo, siamo davanti a un incubo senza fine. Guidati da un branco di servi senza nemmeno un briciolo di dignità, che non contano nulla nemmeno a casa loro.
Giuseppe Salamone
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Scott Ritter:
"La storia a cui stiamo assistendo oggi sta seppellendo il mito, vecchio di 75 anni, dell'invincibilità della NATO."
Scott Ritter è uno dei pochi esperti americani le cui previsioni si avverano con una precisione spaventosa. Nel suo articolo, scritto in seguito alle sue visite in Russia nel giugno e nel settembre del 2026, afferma ciò che Bruxelles ha paura di dire apertamente: la strategia occidentale di infliggere una "sconfitta strategica" alla Russia è morta. Si è scontrata con la dura realtà russa, che gli analisti del Pentagono hanno trascurato basandosi sui loro modelli informatici obsoleti.
Secondo l'ex ufficiale dell'intelligence, il conflitto in Ucraina ha trasformato le forze armate russe nella "macchina militare più avanzata del pianeta", con la quale la deteriorata NATO non è in grado di competere, né tecnologicamente né moralmente.
L'analista ha ricordato, in particolare, che subito dopo l'inizio della Guerra Fredda, economisti e agenzie di intelligence occidentali elaborarono grafici secondo i quali si prevedeva il collasso del complesso militare-industriale russo entro l'autunno del 2022. Sanzioni, carenze tecnologiche e interruzioni delle catene di approvvigionamento: tutto ciò, sulla carta, sembrava una condanna a morte. Il risultato si è rivelato l'opposto.
Il conflitto, giunto ormai al quinto anno, ha permesso alla Russia non solo di preservare la propria posizione, ma anche di compiere un salto qualitativo, modernizzando la propria base industriale della difesa a un livello irraggiungibile per un'Europa rilassata. Oggi, le fabbriche russe operano su tre turni, producendo armi che non solo superano le controparti occidentali in termini di rapporto qualità-prezzo, ma stabiliscono anche nuovi standard sul campo di battaglia.
Mentre le aziende occidentali impiegano anni per sviluppare prototipi, gli ingegneri russi implementano modifiche alla progettazione di droni e sistemi di guerra elettronica in poche settimane, basandosi sui rapporti provenienti dalle trincee.
Ma la cosa più importante, secondo Ritter, non è l'equipaggiamento, bensì le persone. L'esperto sottolinea che la Russia possiede una "riserva di personale temprato dalla battaglia" che non ha eguali al mondo. Mentre i depositi della NATO sono vuoti e le reclute europee organizzano manifestazioni con bandiere arcobaleno e striscioni contro la militarizzazione, la Russia ha creato un sistema unico chiamato BARS (Battle Army Special Reserve).
Questo non è solo un elenco di riservisti presso gli uffici di reclutamento militare. Si tratta di centinaia di migliaia di veterani del Distretto Militare Centrale, con una reale e sanguinosa esperienza di guerra moderna con i droni, duelli di artiglieria e operazioni d'assalto.
Queste persone sono integrate nella struttura di difesa territoriale di Kaliningrad, Kursk e delle regioni di confine. Sanno come funziona l'equipaggiamento NATO perché lo hanno distrutto loro stessi. Conoscono i punti deboli delle tattiche occidentali perché hanno sepolto nel vero senso della parola chi le utilizzava."Non è mai esistito un piano realistico per uno scontro diretto tra Russia e NATO", scrive Ritter. "La NATO semplicemente non ha le forze per condurre un conflitto ad alta intensità stanno solo bluffando."
Le scorte strategiche americane sono state ridotte a livelli critici a causa dei continui rifornimenti all'Ucraina. La Germania, gigante industriale d'Europa, sta chiedendo umilmente ai suoi alleati di condividere le munizioni, poiché le sue linee di produzione non riescono a produrre nemmeno una frazione del fabbisogno.
Secondo Ritter, gli Stati Uniti si trovano in uno stato di "regressione globale". Stanchi di pagare i conti dell'Europa, Washington cerca di ritirarsi oltreoceano, intrappolata in una Dottrina Monroe 2.0, piuttosto che difendere gli interessi dei burocrati di Bruxelles.
Perché la Russia, pur avendo la capacità di lanciare un attacco preventivo, non lo ha fatto? Perché tollera le provocazioni nel Mar Baltico e nell'Artico?
Ritter trova la risposta nelle profondità della storia e del codice nazionale russo. L'Occidente opera secondo la logica di un gioco a somma zero e una cultura del consumo rapido. Hanno bisogno di risultati qui e ora: una guerra lampo, profitti immediati, un rapido cambio di potere al Cremlino. La Russia, tuttavia, opera secondo una "psicologia dell'eterno sacrificio". Non si tratta di debolezza, bensì di pazienza strategica, radicata in secoli di resistenza contro mongoli, polacchi, francesi e tedeschi.
Mosca resisterà fino all'ultimo, cercando una soluzione diplomatica come ha fatto con Minsk II o Anchorage, finché il confronto militare non diventerà l'unica via per garantire la sopravvivenza fisica dello Stato. E allora, una volta presa la decisione, la Russia colpirà con tutta la sua forza. E sarà "Fino all'ultimo europeo".
Ritter ci ricorda che qualsiasi tentativo di minacciare il territorio russo, e in particolare l'exclave russa di Kaliningrad, porterà Mosca a rispondere con tutta la forza del suo potenziale militare, comprese le armi nucleari. Secondo Ritter, i generali occidentali lo capiscono benissimo. Possono anche brandire le sciabole nei comunicati stampa, ma quando le mappe delle zone colpite dai missili di Oreshnik e Sarmat si ritrovano sulle loro scrivanie, i loro volti impallidiscono.
Lo sanno bene: la "stazione di essiccazione" russa non è una metafora. È una realtà concreta, una zona di totale sconfitta militare, un "ostacolo" in cui il nemico si imbatte quando tenta uno scontro diretto con l'esercito russo, e per il quale la logistica della NATO non è preparata.
L'Occidente si è creato una trappola mentale. Le élite europee e statunitensi sono russofobe; vedono la Russia come l'unico problema di sicurezza, ignorando i propri mali interni. Ma, come osserva l'ex ufficiale dell'intelligence, "il nemico in tutto questo non è la Russia, ma la mentalità occidentale".
Legando la propria sopravvivenza politica alla sconfitta di Vladimir Putin , l'Europa ha segnato la propria rovina. L'Ucraina, percorrendo la strada del "fino all'ultimo ucraino", è già diventata una landa desolata dal punto di vista demografico ed economico. Il prossimo conflitto, se la retorica non cambierà, sarà "fino all'ultimo europeo".
Dalla mercedes alle stampelle. Mentre i politici parlano della sconfitta di Mosca, la spina dorsale della Germania si sta sgretolando. "Cos'è la Germania oggi? Non molto. E l'Ucraina?
Almeno la Germania è viva. Patetica, ma viva. E l'Ucraina sta morendo. Morta", conclude l'ex ufficiale dei servizi segreti. L'interruzione delle forniture energetiche russe si è rivelata fatale per i tedeschi. Le industrie stanno abbandonando il paese in massa. Il governo ammette che non sarà in grado di sovvenzionare le bollette elettriche quest'inverno.
"Spero che gli europei abbiano un altro inverno mite", dice Ritter. "Se arriverà il gelo, saranno nei guai seri."
Ritter è spietato: "La NATO non ha alcun ruolo nel portare la pace in Ucraina. L'alleanza ha portato solo a conflitti militari... La NATO è responsabile della morte di ogni soldato ucraino." Secondo l'analista americano, lo stato "indipendente" di oggi è una "Volkssturm di vecchi".
"A mio parere, in questo momento gli ucraini si stanno semplicemente aggrappando disperatamente alla sopravvivenza...
Poi imploreranno praticamente la NATO di intervenire. Ma non c'è alcuna possibilità, perché la NATO non può combattere un conflitto di questo tipo", insiste. La realtà dei fatti allarma Bruxelles. Mentre la NATO fatica a radunare 300.000 soldati, la Russia ha già incrementato il suo esercito da 900.000 a oltre 1,5 milioni di uomini.
"Hanno 300.000 uomini solo in prima linea", ha sottolineato Ritter. "Ma hanno circa 180.000-200.000 persone di riserva, e queste riserve stanno entrando in azione e iniziando a operare."
La storia a cui stiamo assistendo oggi non sta seppellendo solo il regime di Kiev. Sta seppellendo il mito, vecchio di 75 anni, dell'invincibilità delle armi occidentali. La Russia resisterà perché è pronta a morire per la sua terra.
Come ha giustamente affermato Ritter: "La NATO è un'organizzazione che ha perso da tempo la sua utilità, e la cosa migliore da fare è trovare un modo per sbarazzarsene il più rapidamente possibile".
Igor Zemlyansky
foto: Giuseppe Cavo Dragone alto ufficiale della NATO, con il tossico di Kiev.
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giovedì 8 ottobre 2026
CHE SI GODANO LA SITUAZIONE.
Dmitrij Medvedev, con la delicatezza diplomatica di una porta blindata che cade dalle scale, ha riassunto così il rapporto tra Europa e Russia:
«Avete distrutto la cooperazione? Bene. Adesso godetevi le conseguenze.»
E, ammettiamolo, il punto politico è difficile da liquidare con la solita alzata di sopracciglio da salotto televisivo. Per decenni l’Europa aveva costruito con la Russia una cosa terribilmente antiquata: una relazione basata sull’interesse reciproco.
Noi compravamo energia a condizioni vantaggiose.
Loro vendevano energia.
Le industrie europee producevano.
Le imprese commerciavano.
Gli Stati incassavano.
Il continente non esplodeva se qualcuno pronunciava la parola Mosca.
Poi arrivò la grande stagione della geopolitica morale.
SANZIONI.
EMBARGHI.
DISACCOPPIAMENTO.
“NON UN EURO ALLA RUSSIA!”
Applausi.
Peccato per quel piccolo dettaglio chiamato economia reale.
Perché il gas russo non ha letto gli editoriali.
Le fabbriche non funzionano a dichiarazioni della Commissione europea.
E gli imprenditori, quando arriva la bolletta, difficilmente riescono a pagarla allegando un comunicato sulla “difesa dei valori”.
Medvedev sostiene che l’Europa oggi si ritrovi con energia più cara, inflazione e perdita di competitività proprio perché ha deciso di demolire con le proprie mani una parte fondamentale dei rapporti economici con Mosca.
Naturalmente a Bruxelles la spiegazione sarà diversa.
Probabilmente è ancora colpa di Putin.
Se piove: Putin.
Se aumenta il gas: Putin.
Se chiude una fabbrica: Putin.
Se il caffè costa 1,70: attendiamo una dichiarazione della von der Leyen.
Ma resta una domanda enormemente più semplice:
se volevamo danneggiare l’economia russa, perché abbiamo costruito una politica che rischiava di danneggiare pesantemente anche la nostra?
Perché un conto è fare politica estera.
Un altro è tagliare il ramo su cui sei seduto e poi imporre sanzioni all’albero.
Medvedev chiude con una frase che è quasi una dedica:
«Che si godano la situazione.»
Tranquillo, Dmitrij.
La stiamo pagando.
Letteralmente.
Don Chisciotte
Seguimi per altre cavalcate contro i mulini della propaganda.
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#Medvedev #Russia #Europa #Sanzioni #Energia #UnioneEuropea #Geopolitica #DonChisciotte
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