Certamente i radicali si sono battuti per referendum molto importanti per il nostro Paese anche se questi referendum il partito radicale ci campava. Indubbiamente la spinta che ha dato al divorzio, l'aborto, i diritti dei gay, le condizioni dei carcerati e la depenalizzazione della cannabis o la lotta per l'eutanasia è stato fortissima ma poi il suo comportamento ondivago in Parlamento, il passare da uno schieramento a un altro, il mettersi anche con Berlusconi, le sue posizioni in economia contro i diritti dei lavoratori, la sua difesa del liberismo estremo, le privatizzazioni, il suo odio per i lavoratori e il suo desiderio di abolire lo stato sociale lo mettevano decisamente a destra, completava il tutto la difesa delle guerre americane e la pretesa di voler trasformare l'Italia in un paese capitalista all'americana, dove i lavoratori non hanno diritti, non esiste quasi stato sociale e tutto il potere è dato ai più abbienti; se ci aggiungiamo l'appoggio a tutte le guerre aggressive americane il quadro era completo, cosa che spiega il grande elogio che la destra attuale dà alla Bonino.
Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
lunedì 14 settembre 2026
BONINO - Viviana Vivarelli
ARMA IL TUO NEMICO. - Marco Travaglio
Chissà quanto si divertono gli sciiti yemeniti Houti a diffondere i video in cui sfilano a bordo di blindati Mrac made in Usa e mezzi leggeri targati Emirati dopo aver occupato roccaforti e porti sauditi, strozzando l’oleodotto che doveva bypassare lo Stretto di Hormuz.
L’Occidente li chiama “ribelli” e “pirati in ciabatte”
anche se combattono con l’Ia dell’americana Anthropic. E, come scrive Francesco Vignarca sul manifesto, capita ormai in tutte le guerre di Usa&C. che il nemico usi contro di loro armi fabbricate da loro e fornite agli amici prima di finire fuori controllo: o perché gli amici diventano nemici, o perché gli amici perdono le guerre e abbandonano mezzi e armamenti alla mercé dei vincitori. Lo Yemen, diviso fra il Nord controllato dagli Houthi e il Sud in mano al regime filosaudita, è da anni teatro e vittima di una guerra per procura fra Riad (con dietro l’Occidente) e Iran.
E, siccome oggi le guerre si sa quando iniziano ma non quando finiscono (tendenzialmente mai), lo sterminio israeliano a Gaza e la guerra di Netanyahu-Trump a Teheran hanno riattivato, rilegittimato e ringalluzzito gli Houthi, che bloccano i traffici nel mar Rosso mentre l’Iran paralizza Hormuz.
Già nel 2015, sotto Obama, il Pentagono ammise di non avere più notizie di aiuti militari forniti al regime yemenita per oltre mezzo miliardo di dollari: erano finiti agli Houthi e al Qaeda.
Del resto gli Usa, che avevano riempito di armi gli afghani contro l’Armata Rossa negli anni 80, se le videro poi puntare contro nel 2001, quando i buoni mujaheddin diventarono i cattivi talebani. Idem in Iraq, dove le armi fornite dall’Occidente all’amico sunnita Saddam per combattere i cattivi sciiti iraniani furono poi usate dai sunniti dell’Isis contro gli Usa e i loro neoalleati sciiti iraniani tornati buoni (e ora di nuovi cattivi);
e anche i nostri Carabinieri si ritrovarono sotto il fuoco incrociato di pistole Beretta made in Italy.
Il prossimo paradosso, almeno per chi non conosce le dinamiche della guerra, lo vivremo nell’Ucraina che da 13 anni la Nato riempie di armi, scordandosi ciò che accadde dopo l’indipendenza del 1991, quando Kiev dovette restituire alla Russia l’arsenale militare (e anche atomico)
che aveva in prestito: politici e oligarchi ucraini corrotti si rivendettero enormi quantità di armamenti al mercato nero, dall’Africa ai Balcani.
Nei prossimi mesi, se e quando scatterà il cessate il fuoco, sarà ben difficile far tacere le armi e riprenderci quelle gentilmente offerte alla “resistenza”, visto che una buona parte è già passata nelle mani di milizie mercenarie, mafie internazionali e bande terroristiche.
Che le punteranno addosso a chi pensava di armare l’amico e invece, come al solito, si preparava a spararsi nei piedi.
F.Q. 14 settembre
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domenica 13 settembre 2026
MI TELEFONI O NO? - Marco Travaglio
NYT: È ora di chiamare l'Ucraina "Ukrayina" Zelensky al timone della corruzione.
venerdì 11 settembre 2026
REALTÀ INCONFUTABILE CHE SOLO GLI IMBECILLI E GLI UTILI IDIOTI SI RIFIUTANO DI COMPRENDERE.
Mister "sempre in prima fila" non vuole essere dimenticato... pecunia non olet...
Forse mi sbaglio, ma questo individuo non mi pace a pelle, mi pare il narcisista per eccellenza: sempre in prima fila per farsi passare per martire, ma manda i suoi compatrioti, dei quali è responsabile, a morire per ottenere vantaggi... E chiede soldi...
Chi peggio di lui?
cetta.
ZELENSKY SI È LAMENTATO CON I NORVEGESI: "UN DRONE RUSSO HA INSEGUITO IL MIO AEREO PER TUTTA EUROPA. DATEMI DEI SOLDI!"
martedì 8 settembre 2026
Il bambino ci mette il nome. La famiglia il salvadanaio. - Massimo Erbetti
“La mossa del governo Meloni contro il calo demografico: un fondo pensione alla nascita aperto dallo Stato su un conto Inps per ogni bebè, alimentato dai contributi di genitori e parenti, e riscattabile in futuro per gli studi o la laurea”
(Repubblica 7 settembre 2026)
L'idea, presa da sola, è persino buona:
nasce un bambino. Lo Stato gli apre un fondo previdenziale, ci mette una somma iniziale e gli permette di cominciare ad accumulare oggi qualcosa che potrà servirgli domani.
Ammazza bello oh.
Poi però, siccome sono “cattivo” e non mi fido, comincio a leggere meglio.
Perché lo Stato mette il capitale iniziale, ma il progetto è che quel fondo venga successivamente alimentato dai genitori, dai nonni, insomma dalla famiglia e, quando quel bambino diventerà un lavoratore, da lui stesso.
Insomma, lo chiamano fondo pensione per i bambini, ma il bambino ci mette il nome.
I soldi, dopo quelli iniziali dello Stato, ce li mette soprattutto la famiglia.
Ed è proprio a questo punto che il salvadanaio del bambino comincia improvvisamente a interessare un sacco di adulti.
Interessa il presidente dell'INPS Gabriele Fava che propone un terzo pilastro previdenziale a capitalizzazione e immagina che l'INPS possa avere un ruolo nella gestione di questo enorme risparmio accumulato fin dalla nascita.
Interessa la ministra Calderone che apre all'idea, parla di incentivi fiscali e ricorda che il governo ha già rafforzato la previdenza complementare, introducendo dal primo luglio l'adesione automatica per molti nuovi assunti, salvo rinuncia.
E pensate che il salvadanaio del bambino non possa interessare ANIA?
L'associazione delle assicurazioni è favorevolsisima. Ma precisa subito una cosa: deve esserci libertà di scegliere dove mettere quei soldi, che tradotto significa: “nella spartizione della torta vogliamo esserci anche noi”.
INPS. Fondi pensione. Polizze individuali.
E propone anche incentivi fiscali per convincere genitori e nonni a versare.
Strano, eh?
Nasce un bambino e improvvisamente scopriamo che intorno alla sua pensione ci sono già INPS, fondi pensione, assicurazioni e Stato.
Manca solo il bambino.
Poi arriva Giorgetti e mentre si discute di questo nuovo gigantesco bacino di previdenza complementare, il ministro dell'Economia si domanda pubblicamente perché i fondi pensione italiani investano così poco nel nostro Paese.
Dice che abbiamo tantissimo risparmio e pochi investimenti. E improvvisamente capisco una cosa: mentre noi guardiamo il conto corrente per capire quanto ci è rimasto, loro guardano il nostro risparmio per capire come inserirlo nella loro economia.
Dice anche che il risparmio europeo finisce persino a finanziare l'economia americana. Che, detto dal ministro di un governo che compra dagli Stati Uniti gas e armamenti, ha perlomeno un suo curioso sapore. E chiede perché il capitale dei fondi pensione non venga utilizzato maggiormente in Italia.
Ed è proprio qui che la storia cambia completamente faccia, perché non stiamo più parlando soltanto della pensione di un bambino.
Anzi, il bambino ce lo siamo proprio dimenticato.
Perché ormai stiamo parlando di altro, di centinaia di migliaia di posizioni previdenziali ogni anno. Che poi con il tempo diverranno milioni di posizioni.
Decenni di versamenti.
Miliardi e miliardi di euro che potrebbero accumularsi nel tempo.
Una gigantesca massa di capitale.
E allora la domanda diventa inevitabile:
di chi sono quei soldi?
Logicamente delle famiglie.
Ma chi vorrebbe gestirli?
L'INPS.
I fondi.
Le assicurazioni.
E chi vorrebbe che una parte sempre maggiore di quel risparmio venisse investita nell'economia italiana?
Il Governo.
Capito il capolavoro?
Si parte dicendo:
“Dobbiamo garantire una pensione ai bambini di oggi.”
E rischiamo di arrivare a:
“Visto che ci siete, cominciate a mettere da parte i soldi e poi vediamo noi dove farli lavorare.”
Attenzione perché non sto dicendo che qualcuno voglia rubare quei soldi.
Sto dicendo che appena sul tavolo compare una gigantesca massa di risparmio delle famiglie, tutti scoprono improvvisamente quanto sia importante la pensione dei nostri figli.
Le assicurazioni vogliono gestirla.
L'INPS vuole avere un ruolo.
Il Governo vorrebbe che quel risparmio venisse investito di più in Italia.
E la famiglia?
La famiglia mette i soldi.
Magari la stessa famiglia alla quale diciamo che deve fare figli mentre fatica già a pagare mutuo, bollette, spesa e benzina.
E c'è anche un altro piccolo dettaglio.
Il figlio di chi può versare cento euro al mese avrà un futuro previdenziale.
Il figlio di chi non può permetterselo, molto meno. Così, partendo da una buona idea, rischiamo di riuscire in due imprese contemporaneamente:
trasformare il risparmio delle famiglie in capitale da gestire e trasformare persino la pensione dei bambini in una fotografia della disuguaglianza dei loro genitori.
Lo Stato mette qualche soldo all'inizio.
Le famiglie ne mettono molti altri dopo.
E alla fine, con la scusa di garantire il futuro dei nostri figli, potremmo aver trovato un'altra straordinaria risorsa economica:
il conto corrente dei loro genitori.
Massimo Erbetti
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Meloni a Bari per festeggiare il record di longevità del suo governo: "Fieri di avere più consenso del primo giorno".
Rispondendo al telefono, mentre è attrice protagonista in un intervento istituzionale, da lei stessa programmato per mettersi in evidenza, si scusa dicendo alla folla che, a chiamarla al telefono, era sua figlia...
E qui ha commesso il suo primo errore: far capire alla folla sottostante come stanno realmente le cose: sua figlia, una bambinetta affidata tutto il tempo a terze persone, che non sono lei (in quanto personaggio pubblico) e che, per parlarle, può farlo solo da lontano e per telefono, ha potere ed attenzione anche in casi eccezionali e, molto probabilmente, lo sarà in qualsiasi cosa vorrà fare in futuro, in quanto -figlia telefonica di...-
- ed è questo il secondo errore che ha commesso, mettere in evidenza qual'è il metodo che usa attualmente il suo governo: piazzare ai posti di potere gente senza meriti e preparazione adeguata alla bisogna, ma in possesso di tesserini: quelli della raccomandazione e dell'abnegazione.
cetta.

